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    La conoscenza (scienza) del corpo nella poesia di Dante

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    Il contributo si propone di studiare come già dalla Vita Nova Dante mostri di avere una buona conoscenza del corpo umano, attento, nel racconto della propria straordinaria esperienza d’amore, sia all’esplorazione dell’anima sia alla rappresentazione fisica e psicologica di sé. Nella Commedia, poi, Dante compie col corpo l’esemplare avventura conoscitiva ed escatologica, servendosi della medicina e dell’anatomia per raccontarsi come viator dell’aldilà e soprattutto per ritrarre la moltitudine dei corpi ammorbati, lacerati e deformi, che affolla il paesaggio angusto e tenebroso dell’Inferno. L’intento è di individuare il ruolo che la scienza del corpo ha nella struttura narrativa e figurativa della Commedia e di osservare come le nozioni scientifiche si trasformino in poesia

    Autobiografie di scienziati bolognesi fra Sei e Settecento

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    A partire dal XVII secolo alcuni scienziati bolognesi si cimentano in operazioni di autorappresentazione attraverso il genere dell’autobiografia e i cosiddetti ego-documents. Questa categoria di intellettuali acquisisce, fra Sei e Settecento, sempre più consapevolezza del valore della propria attività. In questo contesto divengono significative le autobiografie di quattro scienziati operanti a Bologna: Marcello Malpighi, Giovan Domenico Cassini, Luigi Ferdinando Marsili e Giovan Battista Morgagni

    Arsenico, «giornalista di malumore» col «sublimato corrosivo»: rappresentazioni e usi della scienza negli articoli di Ippolito Nievo

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    Nella sua prolifica attività giornalistica, Ippolito Nievo dedica alla scienza un’attenzione cursoria ma varia, a cominciare dai riferimenti al suo ruolo nell’evoluzione della lingua e della letteratura e letteraria contenuti negli "Studii sulla poesia popolare" (1854) per proseguire con l’attenzione, nella successiva produzione articoli, a sue singole applicazioni, come quelle tecnologiche per l’agricoltura e l’ingegneria (’55), o ai libri “scientifici”, con le recensioni alla porzione faunistica e botanica di un dizionario friulano (’57), a un manuale di agronomia e agli studi chimici sull’idropsicoterapia (’58), fino alla redazione di pezzi divulgativi sulla fisica e il suono (’59) e sulle acque (’60), per non dire del "Dialogo della Chimica e della Natura umana", operetta morale rimasta inedita fino alla recente scoperta di Alessandra Zangrandi. Ma la scienza è per Nievo soprattutto un grande serbatoio di immagini del contemporaneo, un repertorio di termini e personaggi, insieme straniante e alla moda, cui ricorrere come reagente per la propria prosa nervosa e accattivante, o a cui cedere addirittura la propria voce, declinandola coi caratteri di due pseudonimi come “Dulcamara” e “Arsenico”

    Dalle città invisibili alle città visibili. Italo Calvino sulla frontiera degli Urban Studies

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    Nel mio intervento intendo offrire una breve panoramica sulla ricezione delle "Città invisibili" di Italo Calvino nell’ambito degli Urban Studies. A partire dagli anni Ottanta si è assistito ad una ripresa dei modelli urbani calviniani, sempre più interpretati da parte degli esperti del settore come riferimenti per la comprensione dei fenomeni inerenti la città moderna. Questo interessamento mette in rilievo la cultura architettonica inscritta nella composizione delle Città invisibili, come la teoria dei fatti urbani di Aldo Rossi e il concetto di ‘figurabilità’ di Kevin Lynch. In chiusura propongo un accenno alle suggestioni dell’immaginario calviniano nel ‘concrete’ di alcune opere di architettura contemporanea

    Vitruvio e i grammatici: alcuni aspetti della lettura filologica del De Architectura sul finire del Quattrocento

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    Se non mancano importanti e approfonditi studi sulla ricezione di Vitruvio tanto nel primo Umanesimo italiano, quanto nel più maturo Rinascimento, rimangono invece in gran parte da esplorare le letture che i grandi grammatici dell’umanesimo filologico tra Quattro e Cinquecento, (Poliziano, Filippo Beroaldo il Vecchio ed Ermolao Barbaro su tutti) avevano condotto sul De architectura. La presenza di riferimenti al lessico vitruviano nelle annotazioni, pur in tono minore rispetto ad altri autori ‘enciclopedici’ come Plinio, è comunque significativa e rivela l’interesse degli umanisti filologi verso un autore ritenuto certamente fondamentale, ma che era spesso di difficile interpretazione anche a causa di edizioni scorrette e lacunose (a partire dalla princeps, apparsa a Roma attorno al 1486 e curata da Giovanni Sulpicio da Veroli). L’intervento analizza le modalità con cui i grammatici si interessavano e ricorrevano a Vitruvio, nelle loro annotazioni filologiche (Miscellanea, prima e seconda centuria, Adnotationes Centum, Castigationes Plinianae), ora come testo da correggere, ora come fonte per spiegare o restaurare altri testi, cercando di individuare in queste letture i segni precursori della fortuna cinquecentesca del De architectura

    Scienza ed etica nella visione di Margherita Hack

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    Considerando il rapporto tra scienza ed etica secondo Margherita Hack (12 ottobre 1922 - 29 giugno 2013) non si può prescindere dal suo convinto e profondo ateismo, che non concedeva spazio ad alcun tipo di fede. Non credeva alla vita dopo la morte e per lei l’anima coincideva con l’attività cerebrale. Una fede comunque manifestava: credeva nella libertà intellettuale, nella razionalità e nel rifiuto di ogni dogmatismo e di ogni verità rivelata o pregiudizio religioso. Appassionata difenditrice della scienza pura, sosteneva la necessità di un’etica laica con un’eloquenza fiera e spesso aggressiva
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