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    Recensione a : C. Santini, I frammenti di L. Cassio Emina. Introduzione, testo, traduzione e commento, Pisa 1995, pp. 225.

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    Il contributo ha per oggetto la recensione al volume dedicato da Carlo Santini ai frammenti di L. Cassio Emina. Nel mettere in luce i vari pregi dell'ampio ed articolato lavoro di Santini, vengono tuttavia avanzate riserve circa l'estensione dell'opera di Emina prospettata da Santini, mentre rispetto alla traduzione, di cui si rileva la sostanziale puntualità, ed al commento, di cui si mostra la ricchezza e l'esaustività, vengono evidenziate talune lievi inesattezze ed alcuni passaggi, in cui l'argomentazione svolta desta qualche perplessità

    Incerti Auctoris Epitome de Caesaribus Concordantiae et Indices

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    L’Epitome de Caesaribus di autore ignoto, si presenta come una serie di biografie di imperatori, di diversa ampiezza, e copre il periodo che va da Augusto fino alla morte di Teodosio il Grande. La concordanza, interamente lemmatizzata, con gli omografi accuratamente distinti, e organizzata secondo il metodo KWIC (Key word in context), con una porzione di testo contenente, salvo l’eventuale segno di punteggiatura forte che precede o segue la forma di riferimento, fino ad un massimo di 11 elementi, è basata sull’edizione di Fr. Pichlmayr, Incerti Auctoris Epitome de Caesaribus (editio stereotypa a cura di R. Gruendel), Leipzig 1970. La concordanza è accompagnata da una serie di indici contenenti un conspectus delle diverse lezioni dell’edizione di Pichlmayr rispetto a quelle della edizione di M. Festy, Paris 1999 (Collection Budé), l'elenco dei luoghi corrotti, delle lacune, delle parole espunte, delle congetture e degli emendamenti presenti nel testo dell'opera,l’indicazione di tutti i nomi propri presenti nell'opera, con notazioni che ne permettono l’identificazione, informazioni di natura statistica quali la frequenza dei lemmi, la loro frequenza decrescente, la frequenza delle singole forme, con distinzione degli omografi, e la loro frequenza decrescente, nonché la frequenza dei lemmi e delle forme greche, oltre all’indice alfabetico delle forme terminanti per enclitica

    Pisone e la subversa pudicitia

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    Nel F 40 Cornell L. Calpurnio Pisone Frugi lamenta che, in concomitanza con la censura di C. Cassio Longino e M. Valerio Messala, nel 154 a.C. la pudicitia venne subversa. Le spiegazioni finora fornite per il collegamento tra questa espressione piuttosto criptica e l’anno 154 non paiono convincenti. In questo lavoro si sostiene che, partendo dall’ipotesi di uno scambio in Ov. Fast. 5, 229-230 tra i consoli del 173 a. C. (Marco Popilio Lenate e Lucio Postumio Albino, figlio diAulo) e quelli del 154 a. C. (Lucio Postumio Albino, figlio di Spurio, e Quinto Opimio), i ludi Florales, che erano caratterizzati da particolare lascivia e licenziosità, divennero annuali nel 154 a. C. (e non nel 173 a.C.) grazie anche alla mancata opposizione dei censori di quell’anno, tanto da determinare per Pisone il tracollo di quella pudicitia che era uno dei valori fondanti del mos maiorum

    Quanti libri scrisse L. Calpurnio Pisone Frugi? Congetture sull'estensione dell'opera

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    Il contributo cerca di dimostrare che, benché l'ultimo libro di cui abbiamo nei frammenti testimonianza sia il settimo, gli Annales di Lucio Calpurnio Pisone Frugi abbracciavano almeno otto libri

    Le Origines di Catone iniziavano con un esametro?

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    Il contributo cerca di dimostrare che le Origimes di Catone iniziavano con un esametro e come tali costituivano l'antecedente per l'esamentro con cui Sallustio, in Bell. Iug. 5,1, inizia la narrazione verra e propria della guerra contro Giugurta e dell'andamento esametrico con cui si apre il proemio degli Ab urbe condita libri di Livio

    Aurelii Victoris Liber de Caesaribus Concordantiae et Indices

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    Il Liber de Caesaribus di Sesto Aurelio Vittore, storico romano di origine africana, vissuto nel IV sec. d.C. (fu praefectus urbi nel 389), ripercorre, attraverso le brevi biografia dei suoi imperatori, la storia dell’impero Romano da Augusto fino a Costanzo II. La concordanza, interamente lemmatizzata, con gli omografi accuratamente distinti, e organizzata secondo il metodo KWIC (Key word in context), con una porzione di testo contenente, salvo l’eventuale segno di punteggiatura forte che precede o segue la forma di riferimento, fino ad un massimo di 11 elementi, è basata sull’edizione di Fr. Pichlmayr, Sex. Aurelii Victoris Liber de Caesaribus (editio stereotypa a cura di R. Gruendel), Leipzig 1970. La concordanza è accompagnata da una serie di indici contenenti un conspectus delle diverse lezioni dell’edizione di Pichlmayr rispetto a quelle dell'edizione di P. Dufraigne, Paris, 1975 (collection Budé), l'elenco dei luoghi corrott, delle lacune, delle parole espunte, delle congetture e degli emendamenti presenti nel testo dell'opera, i’indicazione di tutti i nomi propri presenti nell'opera, con notazioni che ne permettono l’identificazione, informazioni di natura statistica quali la frequenza dei lemmi, la loro frequenza decrescente, la frequenza delle singole forme, con distinzione degli omografi, e la loro frequenza decrescente, nonché la frequenza dei lemmi e delle forme greche, oltre all’indice alfabetico delle forme terminanti per enclitica

    Alcune osservazioni sulla lingua degli storiografi arcaici

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    Il contributo ha per oggetto l’analisi di Cic. De Orat. 2, 62-64; 2, 55 e De leg. 1, 5 e le osservazioni dell’Arpinate sulle caratteristiche della storiografia a lui precedente. Partendo dalle considerazioni dell’auctor della Rhetorica ad Herennium relative ai tria genera dicendi si mostra, attaverso l’analisi dei frammenti degli storiografi del II sec. a. C., ed in particolare di quelli di Calpurnio Pisone Frugi e di Catone, come le critiche di Cicerone risultino fondate e non siano da ascrivere al pregiudizio classicistico di un oratore scaltrito e dal gusto raffinato quale egli fu. In effetti, per quello che possiamo ricostruire, gli storici del II sec. a. C. furono effettivamente dei semplici narratores rerum, privi di qualsiasi cura dello stile

    Tito Livio, Storia di Roma dalla sua fondazione libri XXXIV-XXXV

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    Il volume contiene la traduzione dei libri XXXIV-XXXV degli Ab urbe condita libri di Tito Livio, storico di età augustea

    Tradizione annalistica e versione virgiliana della figura di Amata

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    Il contributo, partendo dall'analisi dei dati che conosciamo sulla figura di Amata, cerca di gettare una nuova luce, per quanto fioca, sul rapporto tra tradizione storico-mitologica ed invenzione poetica nell'Eneide e di fornire ulteriori elementi per meglio comprendere il metodo di lavoro di Virgilio

    Spigolature etimologiche.

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    Il contributo ha per oggetto l'ipotesi di una nuova etimologia per il termine arbiter ed una rivisitazione di quella del termine custos
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