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    Monitoring heavy metal pollution by aquatic plants: A systematic study of copper uptake

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    Introduction: The copper bioaccumulation by the floating Lemna minor and by the completely submerged Ranunculus tricophyllus as a function of exposure time and copper concentration was studied, with the aim of proposing these species as environmental biosensors of the water pollution. Results: The results show that both these aquatic angiosperms are good indicators of copper pollution because the copper uptake is the only function of metal concentration (water pollution). Conclusion: Uptake behavior is reported as a function of the time and concentration, based on the results of a 3-year study. Kinetic evaluations are proposed. © 2012 Springer-Verlag

    Efficienza delle metodiche di frazionamento chimico elementare e selettività rispetto alle sorgenti emissive del PM

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    La disponibilità di traccianti chimici, il più possibile selettivi a particolari classi di sorgenti emissive, costituisce uno strumento basilare per gli studi di attribuzione delle sorgenti emissive del PM10 e del PM2.5. In questo contesto, l’impiego delle concentrazioni elementari è molto diffuso, anche se soffre della scarsa selettività di questi traccianti, molti dei quali sono rilasciati in atmosfera da numerose diverse sorgenti naturali ed antropiche. Diversi studi dimostrano che il frazionamento del contenuto elementare in funzione della solubilità consente di migliorare la selettività degli elementi come traccianti di contributi specifici, fornendo nel contempo utili indicazioni sulla mobilità ambientale e sulla biodisponibilità di metalli potenzialmente tossici. Questo lavoro riguarda un confronto critico del comportamento estrattivo di alcune delle soluzioni estraenti maggiormente impiegate in letteratura (acqua, tampone acetato, acido nitrico ed EDTA) basato sulla valutazione delle percentuali estraibili e sulla selettività delle frazioni rispetto a classi di sorgenti con diversa caratterizzazione dimensionale, al fine di una possibile confrontabilità dei risultati e di una loro più corretta interpretazione. Si è cercato, inoltre, di fornire un’interpretazione critica dei dati in funzione della robustezza della procedura estrattiva rispetto a fattori come l’acidità e la concentrazione di specie complessanti, che presentano una grande variabilità ambientale e sono in grado di alterare l’efficienza estrattiva. Lo studio della distribuzione dimensionale delle particelle costituisce uno dei principali strumenti per la caratterizzazione delle sorgenti emissive, a causa delle relazioni esistenti tra i processi di formazione delle particelle e le loro dimensioni. Le variazioni della percentuale estraibile osservate sul PM10 sono state quindi interpretate mediante il confronto dell’efficienza estrattiva delle diverse soluzioni estraenti sulle singole frazioni dimensionali del PM, campionate mediante un impattore a 13 stadi, in modo da ricavare interessanti informazioni sul diverso comportamento delle soluzioni estraenti rispetto alle sorgenti di particelle di tipo fine e coarse. Si è così dimostrato che, per alcuni elementi di particolare interesse ambientale e tossicologico (As, Pb, Cd, Sn, Sb e V), la frazione estratta del PM10 in tampone acetato permette di tracciare in modo selettivo il contributo delle sorgenti che apportano particelle di tipo fine, potenzialmente più rischiose per la salute umana e tipicamente prodotte da processi ad alte temperature e, quindi, prevalentemente di origine antropica. Sono stati, inoltre, individuati dei rapporti tra concentrazioni elementari estremamente sensibili agli eventi di trasporto di polveri naturali ed un gruppo di parametri in grado di tracciare selettivamente il contributo da traffico veicolare derivante dalla risospensione di polveri stradali e dall’abrasione di freni e parti meccaniche. Sulla base dei risultati ottenuti è stato possibile delineare i principali vantaggi e svantaggi derivanti dall’impiego delle diverse soluzioni estraenti, utile per avviare uno studio di armonizzazione delle procedure estrattive

    Chemical characterization of indoor and outdoor fine particulate matter in an occupied apartment in Rome, Italy

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    The daily concentration and chemical composition of PM2.5 was determined in indoor and outdoor 24-h samples simultaneously collected for a total of 5 weeks during a winter and a summer period in an apartment sited in Rome, Italy. The use of a specifically developed very quiet sampler (<35 dB) allowed the execution of the study while the family living in the apartment led its normal life. The indoor concentration of PM2.5 showed a small seasonal variation, while outdoor values were much higher during the winter study. Outdoor sources were found to contribute significantly to indoor PM concentration especially during the summer, when the apartment was naturally ventilated by opening the windows. During the winter the infiltration of outdoor PM components was lower and mostly regulated by the particle dimensions. Organics displayed In/Out ratios higher than unity during both periods; their indoor production increased significantly during the weekends, where the family stayed mostly at home. PM components were grouped into macrosources (soil, sea, secondary inorganics, traffic, organics). During the summer the main contributions to outdoor PM2.5 came from soil (30%), secondary inorganics (29%) and organics (22%). Organics dominated both indoor PM2.5 during the summer (60%) and outdoor and indoor PM2.5 during the winter (51% and 66%, respectively)

    Distribuzione dimensionale e rilevanza ambientale di antimonio(III) e antimonio(V) nel PM

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    Nel corso degli ultimi anni si è verificato un aumento degli studi sulla diffusione ambientale dell’antimonio. La concentrazione di tale elemento ha infatti subito dei rilevanti aumenti in tutte le matrici ambientali ed alcuni studi recenti mostrano che l’antimonio è ora l’elemento in traccia maggiormente presente nel materiale particellare areodisperso (PM) in ambiente urbano. Come per altri elementi, è noto che il comportamento tossicologico e fisiologico dell’antimonio dipende dal suo stato di ossidazione. In particolare, l’antimonio elementare è più tossico rispetto ai suoi sali e, in generale, l’antimonio(III) ha una tossicità acuta 10 volte più elevata dell’antimonio(V). E’ stata ottimizzata e validata una metodica analitica che utilizza l’accoppiamento IC-ICP-MS, in grado di separare e quantificare l’antimonio(III) e l’antimonio(V) estratti da campioni di PM sufficientemente rapida, sensibile e ripetibile da poter essere facilmente applicabile a brevi campagne di monitoraggio ambientale. Lo studio ha evidenziato che una parte decisamente rilevante dell’antimonio estratto dai filtri, determinato mediante l’analisi diretta del contenuto elementare totale effettuata con il metodo convenzionale (ICP-MS) non viene eluito dalla colonna cromatografia. Questo risultato, costantemente rilevato nei campioni di PM10 e non attribuibile a inesattezza della metodica analitica, sembra esse dovuto alla presenza di antimonio in nanoparticelle non solubili, che riescono a superare lo stadio di filtrazione, ma non il transito nella colonna cromatografia. Questo risultato, se confermato, è di notevole interesse, in quanto indicherebbe la disgregazione, a contatto con la soluzione acquosa, di agglomerati di nanoparticelle contenenti antimonio. Tale disgregazione potrebbe avvenire anche a contatto con i liquidi biologici e l’effetto sulla salute meriterebbe sicuramente ulteriori indagini.. Nei campioni analizzati, inoltre, il rapporto tra l’antimonio(III) e l’antimonio(V) è risultato estremamente variabile (da 0 a 1,5), in contrasto con i dati di letteratura nei quali viene costantemente indicato come prevalente l’antimonio(V). Prove preliminari di invecchiamento della polvere non sembrano mostrare una particolare rilevanza dell’esposizione agli agenti atmosferici sulla conversione ossidativa tra le due specie, anche in questo caso in contrasto con i dati di letteratura. La presenza di concentrazioni anche elevate della forma più tossica dell’antimonio pone ulteriormente in risalto la necessità di un attento monitoraggio di questo elemento nel PM. Lo studio della distribuzione dimensionale, effettuato mediante un campionamento con impattore multistadio, ha permesso inoltre di trarre interessanti conclusioni sulle sorgenti emissive dell’antimonio(III) e dell’antimonio(V). Queste due forme sono infatti presenti solo nelle particelle di tipo coarse, tipicamente associabili a fenomeni abrasivi. Per l’antimonio, la sorgente più probabile è legata all’abrasione delle pasticche di freni. Anche in questo caso, alcune prove preliminari hanno evidenziato un notevolissima variabilità del rapporto tra antimonio(III) e antimonio(V), probabilmente associata al processo di fabbricazione delle mescole e, in diversi casi, l’antimonio(III) è la specie predominante
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