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    Stress lavoro-correlato e mobbing: casistica clinica e differenze di genere

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    Dopo avere definito lo stress lavoro-correlato e avere sinteticamente esposto i rischi per la salute dei lavoratori ad esso conseguenti, la relazione si focalizza sul mobbing, che attualmente rappresenta una delle maggiori sfide per la medicina del lavoro. È presentata la casistica clinica dell’unità operativa diretta dal relatore, dal 2000 a tutt’oggi, relativa a soggetti giunti all’osservazione con problematiche psicopatologiche da essi ritenute in relazione ad una situazione di mobbing sul posto di lavoro. La casistica indica che: (i) per un corretto inquadramento diagnostico della patologia da mobbing è necessario un approccio integrato multidisciplinare; (ii) con tale approccio, un quadro compatibile con una sindrome da mobbing (disturbo d’adattamento o sindrome post-traumatica da stress) viene diagnosticato in un numero limitato di pazienti; (iii) tra i lavoratori con sindrome da mobbing si riscontra una netta preponderanza del sesso femminile, in accordo con quanto osservato da altri ricercatori

    Lavoro e Psicopatologia

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    Raccolta (con editing) degli atti del Convegno

    Industria conciaria

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    Descrizione del ciclo tecnologico dell'industria conciaria e relativi rischi profesionali

    Prefazione

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    Presentazione dell'oper

    La valutazione obiettiva dei fattori di rischio stress lavoro-correlati: prime esperienze applicative del metodo OSFA (Objective Stress Factors Analysis)

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    Il metodo OSFA (Objective Stress Factors Analysis) costituisce un approccio alla valutazione del rischio stress basato su una rilevazione obiettiva dei fattori di rischio, rispondente alle disposizioni di legge (d.lgs.81/08) e alle linee guida nazionali e internazionali. La sua finalità è quella di consentire l’individuazione e l’attuazione di idonee misure di prevenzione. Il metodo OSFA si basa sulla valutazione obiettiva delle condizioni di lavoro riconosciute come potenzialmente dannose per la salute psicofisica dei lavoratori. Si compone di due fasi principali: la prima (Fase A) di analisi dei dati aziendali e la seconda (Fase B) di analisi delle condizioni di rischio stress lavoro-correlato. In particolare, la fase B è centrata sull’analisi delle condizioni di lavoro proprie delle diverse unità organizzative e viene condotta attraverso interviste strutturate rivolte a conoscitori ed esperti della specifica realtà aziendale. Le interviste, basate su un questionario composto da 72 item, prendono in considerazione quattro principali aspetti del lavoro: organizzativi, sociali, di sicurezza e gestionali. La sperimentazione della versione finale dello strumento è stata condotta su 13 aziende di dimensioni medio-piccole della Lombardia, operanti in diversi settori produttivi, con un numero di dipendenti compreso tra 5 e 107 (mediana=37). Dai risultati ottenuti nelle diverse organizzazioni è stato possibile verificare l’adeguatezza del metodo in riferimento alla completezza delle aree esaminate, alla comprensibilità degli item e alla loro capacità di discriminare i fattori di rischio stress propri delle diverse realtà produttive. I risultati emersi dalle prime sperimentazioni del metodo OSFA indicano come tale approccio risulti di agevole applicazione e venga favorevolmente accettato dalle diverse componenti aziendali per la sua obiettività. Inoltre consente di progettare interventi preventivi e migliorativi previsti sia dal d.lgs. 81/08 sia dall’accordo europeo dell’8 ottobre 2004. Infine, gli elementi conoscitivi che emergono possono rappresentare la base su cui impostare una eventuale ulteriore valutazione del rischio stress attraverso metodi di valutazione soggettivi

    Elementi di tecnologia industriale a uso dei cultori di medicina del lavoro

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    Il trattato esamina i cicli tecnologici industriali, identificando in ciascuna fase di essi i rischi per la salute dei lavoratori
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