1,721,006 research outputs found
Psicosi indotta da farmaci dopaminoagonisti in un giocatore professionista di basket
The proposed case study gives the cue to reflect on the aspects that concern the treatment of a patient suffering
from Parkinson’s Disease and from a psychosis,reached our observation for a medical examination established by the Proxy.
We have considered,particularly,the difficulties meet at the moment of his insertion in a Rehabilitative Structure.In that time
the patient was suffering from a form of psychosis with remarkable behavioral troubles,induced by the dopamine-aghonists
assumed in improper way to face the motor difficulties.The patient previously was a basket professional player.Finally the
authors deal with the subject of the informed consent to the treatment and of the motivations to the insertion in the Reha-
bilitative Structure,that rather seems faint in our case
Di un caso di delirio erotomanico: alcune riflessioni in tema di trattamento del paziente "socialmente pericoloso" nei servizi psichiatrici
Psychopathology and weapon choise: a study of 103 perpetrators of homicide and attempted homicide
Ipotesi trattamentali nella prevenzione di comportamenti antisociali nei minori con ADHD
La valutazione psichiatrico-forense della pericolosità sociale del sofferente psichico autore di reato: nuove prospettive tra indagine clinica e sistemi attuariali
Nei primi decenni del secolo scorso l’interpretazione giuridica della nozione di pericolosità sociale di cui all’art. 203 c.p. ed il concetto di “pericolosità per sé e per gli altri”, che connotava l’allora predominante paradigma interpretativo della malattia mentale risultavano sostanzialmente sovrapponibili. Dopo la metà del ‘900, grazie anche al fiorire della psicofarmacologia, la psichiatria italiana ha vissuto una trasformazione radicale rispetto ai modelli del passato, restituendo al “matto” la dignità di “malato”, e quindi che necessita cure ed assistenza in modo analogo a qualunque altro paziente “clinico”. Tale evoluzione, tuttavia, ha contribuito a creare un differente equivoco: se da un lato è certo che non esista alcun automatismo tra malattia psichica e pericolosità, dall’altro non si può negare sic et simpliciter l’esistenza del rischio da parte del sofferente psichico di commettere comportamenti illeciti. Per questi motivi, nell’ultimo trentennio, il dibattito sulla valutazione clinica della “pericolosità sociale psichiatrica” è stato molto intenso, registrando la critica, e spesso il furore e l’impotenza, dei tecnici di fronte a previsioni normative che, nonostante il passare dei decenni, non mutavano in modo sostanziale. In tale prospettiva, gli Autori presentano i risultati più interessanti delle ricerche che hanno cercato di dimostrare se sussista o meno un rapporto tra malattia mentale e crimine ed analizzano se esistano e quali possano essere gli strumenti clinico-prognostici utilizzabili nella valutazione di tale correlazione
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