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    His Majesty The Pervers

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    Che rapporto vi è tra l’odierna insistenza sull’uno, ciò che giace assolto da ogni (cor)relazione, e il ‘senza altro’ con cui Deleuze, in un’appendice della sua Logica del senso, qualifica l’isola deserta della perversione? È forse il ritorno dell’uno nel dibattito filosofico e psicoanalitico contemporaneo un ritorno perverso? Invero, come pensare altrimenti che non ricorrendo all’immaginario perverso – del resto esplicitamente richiamato da Deleuze – quel ‘senza l’altro’ cui oggi una certa insistenza sull’assolutezza dell’immanenza poggia per affermarsi

    L'adeguatezza della legge morale: Spinoza, Kant e l'esperienza della libertà

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    The Adequacy of the Moral Law: Spinoza, Kant and the Experience of Freedom In this article we want to suggest that, in the Critique of Practical Reason, the Moral Law works as an adequate idea that makes us adequate causes and, consequently, that the freedom’s experience procured by its conscience is not so different from the one of eternity described in the fifth book of the Ethics. Indeed, both Spinoza and Kant admit the existence of something different from phenomena that, with them, is necessarily involved. "Faktum" is the Kantian name of this singular synthesis between heterogenous and, at the same time, also the name of the way in which, while the body endures, the mind can grasp something of its eternity thanks to the virtuous circle between necessity and freedom

    LA SOMIGLIANZA

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    What Can Philosophy Do? A commentary to Alain Badiou's Seminar on Lacan (1994-1995)

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    Under what conditions is it possible to do philosophy today? This is the question that has haunted Alain Badiou for more than fifty years and to which, since the first Manifesto for philosophy, he has found at least one answer: philosophy is possible today on condition that it is composable with Lacan, "educator of every philosopher to come", as Badiou defines him. Lacan is a condition of possibility of philosophy because, for Badiou, a (contemporary) philosopher worthy of this name is the one who has the courage to cross, without weakening, Lacan's antiphilosophy, that is, the one who is able to perform an act. But one can find in philosophy something which is analogous to the so called “analytic act”? The aim of this article is to answer this question by illustrating the Badiousian theses together with their significant, limit

    Sentimus experimurque nos aureos esse: l'immagine mediatrice della filosofia bergsoniana,

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    Ogni volta che Bergson vuole descrivere il modo in cui la metafisica tradizionale ha pensato il rapporto tra Dio e il mondo, l'eternità e il tempo, la forma e la materia, sceglie sempre la stessa immagine. Quella, alchemica ed economica, della "pièce d'or" e del suo legame con la "menue monnaie". Nei suoi corsi e nelle sue opere, la si trova impiegata dieci volte in tutto: cinque nelle sue lezioni dedicate alla Histoire de l'idée du temps (1902-19003), una in Introduzione alla metafisica (1903), tre in L’Evoluzione creatrice (1907) e un’ultima nel suo corso al Collège de France consacrato al Tractatus de intellectus emendatione di Spinoza (1910-1911). In questo articolo ci prefiggiamo di dimostrare che l’immagine della pièce d’or è l'"immagine mediatrice" della filosofia di Bergson, un’immagine non diversa da quella che lui stesso giudica mediatrice rispetto alla filosofia di Spinoza

    Factum della ragione, factum della sensazione: il chiasma degli eterogenei nelle prime due Critiche

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    Cosa Kant abbia visto chiamando “Factum der Vernunft” quella moltitudine di fenomeni individuata abilmente da Lewis White Beck è, ancora oggi, incerto. E, d’altra parte, lo stesso Beck giudicava impossibile comprimerne la varietà semantica in un’unica interpretazione stante il fatto che, per di più, in alcuni suoi scritti Kant impiega il sostantivo “Factum” in riferimento ad altro ancora. Ma allora, si può escludere l’esistenza di altri facta e, più in particolare, di un Factum della sensazione? È possibile, cioè, parlare di Factum der Empfindung analogo a quello, introdotto da Kant nella seconda Critica, come Factum der Vernunft? Scopo di questo articolo è dimostrare come il Factum della ragione non sia l’unico Factum ammesso dal criticismo. Nelle pagine dell’Analitica trascendentale dedicate all’esposizione delle Anticipazioni della percezione, Kant illustra una sintesi sui generis non così diversa da quella del 1788: una sintesi asintetica la cui condizione di possibilità è un certo, preliminare, darsi del suo “oggetto” nel modo dell’affezione
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