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    «Se conformer aux temps». Voltaire et l'actualité comme problème philosophique

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    Campi Riccardo. «Se conformer aux temps». Voltaire et l'actualité comme problème philosophique. In: Raison présente, n°172, 4e trimestre 2009. Lumières présentes. pp. 23-46

    Per una poetica dell’infinito: Borges, l’Aleph e la “parola dell’universo”

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    Il paradosso borgesiano della parola poetica come espressione della totalità dell'esser

    Un deista mascherato da persiano. L’immagine di Zoroastro negli scritti di Voltaire

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    Benché dell’antica religione mazdea e della sua complessa teologia Voltaire abbia avuto solo una conoscenza piuttosto superficiale, e per più tardiva, la figura di Zoroastro, ovvero di Zarathustra, ha finito col tempo per assumere ai suoi occhi un’importanza fondamentale nella sua concezione della religione naturale. Per la sua antichità ed estraneità alla tradizione religiosa giudaica, la religione di Zoroastro è stata interpretata, o piuttosto apprezzata, da Voltaire come un esempio dell’universalità dei principi del deismo, che postulava il culto di un unico dio creatore, ma non ammetteva il monoteismo dogmatico delle religioni rivelate e la loro intolleranza nei confronti di ogni altra fede

    Il fango e l’oro. Parigi da Voltaire a Breton

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    Nel corso dei secoli, il mito letterario di Parigi è andato costruendosi per sovrapposizioni successive di immagini, gure, tipi. A partire dalla ne del Settecento, col monumentale Tableau de Paris di Louis-Sébastien Mercier, questo mito ha cominciato ad alimentarsi della realtà stessa della città, della miseria dei suoi sobborghi, delle sue strade, del loro fango. La metropoli inizia allora a diventare loggetto di una rappresentazione letteraria che si vuole realistica, senza per questo perdere nulla del proprio fascino romanzesco, avventuroso, misterioso. Sarà Balzac il primo a riconoscere in Parigi la «città dai centomila romanzi». La letteratura scoprirà, grazie a lui, nuove possibilità di parlare di una Parigi che nessuno scrittore aveva mai descritto prima, né, forse, visto. Scopo del volume è mostrare, attraverso lo studio di alcuni temi ricorrenti ed esemplari, come romanzesco e realtà si siano intrecciati nelle pagine delle successive generazioni di romanzieri, da Flaubert a Huysmans e Zola, no a quando i surrealisti, in primo luogo Breton e Aragon, inseguirono lungo le strade parigine la rivelazione di un «meraviglioso» che ne trasformasse la banale realtà quotidiana in «surrealtà» − aggiungendo così un nuovo capitolo alla storia del mito di Parigi

    Filosofia, stile, forma della scrittura. Considerazioni sulla prosa francese del Settecento

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    Dinanzi a testi tersi e brillanti come quelli di autori tanto diversi tra loro per qualità stilistica e rilevanza storica quali Fontenelle, Moncrif, Vauvenargues, Duclos, Voltaire, o La Mettrie, ma appartenenti tutti a una cultura come quella del Settecento francese che ci sembra appartenere ormai a un’età irrimediabilmente superata, continuare a chiedersi che cosa volessero dire allora, e che cosa possano dire ancora oggi, rischia di distogliere l’analisi dal problema che ognuno di essi pone al lettore a ogni pagina, quasi a ogni riga. Problema scomponibile in due momenti, distinti ma complementari, e formulabile in poche parole: in primo luogo, si tratta di capire che cosa abbia reso possibile, partire dalla prima metà del XVIII secolo, in Francia, l’emergere di una scrittura – e, prima ancora, di una lingua – in cui il mito classicistico della clarté si coniuga curiosamente a un culto della nuance1, che della clarté parrebbe essere l’opposto; e, secondariamente – anche se proprio in ciò risiede il nocciolo del problema –, che cosa renda ancora oggi tale scrittura viva e affascinante, cioè esteticamente riuscita, a dispetto della caducità di molti suoi temi e stilemi

    Filosofia e stile. Studi settecenteschi

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    Riferiti alla letteratura filosofica del Settecento francese, termini quali “stile” e “filosofia” non esprimono la tradizionale dicotomia di forma e contenuto, come se la scrittura costituisse l’involucro, più o meno elegante e stilisticamente riuscito, di un pensiero teorico astratto e separato dalle forme nelle quali trovò espressione. Al contrario, nel caso di autori come Fontenelle, Paradis de Moncrif, Voltaire, Vauvenargues, La Mettrie, Duclos, è nella forma stessa della loro scrittura che, al di là di ogni affinità, diversità e divergenza di pensiero, si condensa il sapere filosofico dei Lumi, inteso non come un insieme di idee, dottrine e teorie disparate, bensì come un orizzonte discorsivo plurale e vario, magari ricco di contraddizioni irrisolte, ma comunque unitario. E come tale, gli studi raccolti nel presente volume intendono trattare questo sapere, nella convinzione che esso esiga di essere analizzato, compreso e interpretato, in primo luogo, come uno stile di pensiero

    Pour un tombeau d'Axel Heyst

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    Axel Heyst come figura del filosofo schopenhauerian
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