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“Radioprotezione e aspetti di Risk Management: Il D.Lgs. n.°81/2008 e la Normativa di Radioprotezione: D.Lgs. n. 230/1995 e ss.mm.ii. Evoluzione normativa e possibili sviluppi di Prevenzione - Protezione: il ruolo del RSPP”
Requisiti ambientali e tecnologici dell'Ospedale per qualità dell'aria,condizionamento e controllo dell'inquinamento e della contaminazione interna -parte prima
requisiti ambientali e tecnologici dell'ospedale per qualità dell'aria,condizionamento, controllo dell'inquinamento e della contaminazione interna - Seconda parte
Aspetti di Igiene Applicata alla progettazione e manutenzione degli impianti aeraulici per locali ad uso assistenziale: La nostra esperienza.
propongo la introduzione: I – INTRODUZIONE
Nell’ambiente Ospedale, la più adeguata e consensuale “gestione degli utenti” con le loro patologie, secondo protocolli di qualità, la gestione di apparecchiature, impianti, fonti energetiche e risorse idriche, dei rifiuti, dell’ambiente, determina sostanziali differenze di risultato nella mission Aziendale. L’uomo e’ utente, cittadino, lavoratore al contempo e tutti questi aspetti devono armonizzarsi e contemperare la tutela della salute e della integrità fisica degli operatori in rapporto al lavoro, dai rischi anche elevati, di tipo chimico, fisico, biologico, psicologico presenti e in grado di indurre infortuni, patologie professionali, condizioni di disagio e stress lavoro correlato. I Dlgs 502/92 e 517/93 sul riordino del SSN stabilivano i requisiti minimi strutturali, tecnologici ed organizzativi per l’esercizio delle attività sanitarie da parte di strutture pubbliche e private, introducevano la pratica strategica della qualità nella ricerca di errori, problemi, criticità nelle procedure assistenziali, nella gestione di impianti e apparecchiature, nella protezione dai grandi rischi. Il DPR 14/11/97 “sui requisiti minimi delle strutture assistenziali”, il Dlgs 81/08 (art.64) con i riferimenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro, completavano detti riferimenti. Gli impianti aeraulici di condizionamento e ricambio dell’aria ambiente nei locali ad uso assistenziale rilevano in tema, dalla progettazione alla manutenzione come dall’Accordo Stato Regioni del 7 febbraio 2013, norme UNI EN 15780: 2011; UNI EN 13098: 2002. L’UTA (Unità di Trattamento Aria) lo sviluppo delle condotte, i sistemi di filtrazione e di umidificazione dell’aria di rinnovo, offrono punti critici rilevanti che vanno gestiti con crescente efficacia per fini di risultato assistenziale e tutela dei lavoratori
La esposizione professionale ai gas anestetici in sala operatoria e ambienti per chirurgia diurna
XVI Congresso Nazionale CIF Napoli 4-6 ottobre 2012-07-14 Tavola rotonda del 6 ottobre:
“Clinical governance dell’ambulatorio flebologico” – Presidenti: Maria Triassi –Antonello Peluso.
Bruno Cammarota - Napoli (intervento proposto a seguito del “rischio anestesiogico”).
La esposizione professionale ai gas anestetici in sala operatoria e ambienti per chirurgia diurna.
La esposizione degli operatori sanitari ad agenti chimici, in specie ai gas anestetici, in ambiente ospedaliero, è stata lungo ignorata o minimizzata, poi valutata dalla OMS con la costituzione di un team di esperti per il suo controllo (WHO: Party on Occupational Hazards in Hospital – Rev. San. Hyg. Pub. 1982;56:1253-1260). Il nostro Ministero Sanità con Circolare n° 5 del 14-3-89 definiva i “limiti tecnici” in TLV-TWA di esposizione ambientale all’N2O, in 100 ppm per sale operatorie preesistenti; 50 ppm per sale operatorie ristrutturate. In anestesia generale si somministrano gas anestetici per via inalatoria coadiuvati da farmaci per via endovenosa (barbiturici, morfinosimili, curarici naturali e sintetici).Questi ultimi non comportano rischi noti di manipolazione per gli operatori mentre la inevitabile dispersione ambientale di gas anestetici può comportare effetti tossici da esposizione lavorativa su base lento-cronica (prolungata a basse dosi), diversamente dalle possibili criticità acute che possono riguardare il paziente(o Utente). L’anestesia inalatoria impiega uno o più anestetici veicolati da un gas vettore rappresentato da aria o ossigeno. Gli anestetici comunemente utilizzati sono: il Protossido di Azoto, allo stato fisico di gas (alla temperatura e pressione ambiente) ed i composti alogenati volatili, allo stato fisico di liquidi (alla temperatura e pressione ambiente), in grado di produrre vapori per moderata somministrazione di energia termica o meccanica. Il Protossido di Azoto è contenuto come gas compresso in bombole, gli alogenati, in appositi evaporatori. Nella storia recente gli alogenati più usati in miscela con il protossido di azoto risultano l’alotano (fluotano), l’enfluorano (etrano) e l’isofluorano (forano), più recentemente il sevofluorano che risulta molto attivo ed anche maneggevole in ragione della sua bassissima solubilità nei tessuti biologici. Gli anestetici inalati sono assorbiti a livello alveolo-capillare e distribuiti ai diversi tessuti biologici in funzione della loro solubilità (coefficiente di ripartizione) e caratteristiche fisiche e biocinetiche. Quelli con bassa solubilità nel sangue e nei tessuti biologici ne consentono la più rapida eliminazione alla fine dell’intervento chirurgico e della esposizione professionale.Gli anestetici inalati sono in parte biotrasformati ed eliminati come metaboliti idrosolubili attraverso il rene in percentuali molto variabili per tipo; una loro quota rilevante viene eliminata per espirazione e, ove non opportunamente convogliata, costituisce una importante fonte di inquinamento ambientale in sala operatoria. I possibili effetti sanitari da esposizione professionale sono sintetizzabili in: epatopatie, aborti spontanei, alterazioni ematologiche, effetti a carico del SNC e SNP, riduzione dei livelli di vigilanza e rallentamento dei processi percettivi e motori. Principali cause di esposizione derivano da: Perdita dal sistema di canalizzazione e diffusione dei gas (circuito vai-vieni del ventilatore per anestesia), diffusione di gas anestetico nella fase d’induzione dell’anestesia, diffusione di gas anestetici nell’aria espirata dal paziente. Il monitoraggio ambientale viene effettuato in tempo reale su aria campionata in continuo con tecnica spettrofotometrica nell’infrarosso o fotoacustica. Il riferimento ed il criterio adottato è quello dell’ACGIH che indica le soglie: T.W.A. (Time Weighted Average) o valore limite ponderato ( media delle concentrazioni della singola sostanza per turno lavorativo a cui può essere esposto un campione di popolazione lavorativa senza evidenza di effetti genericamente nocivi per la quasi totalità dei soggetti), S.T.E.L. (Short Time Esposure Limit) (valore della concentrazione ambientale che una data sostanza può raggiungere per un tempo massimo di quindici minuti per non più di quattro volte per turno lavorativo e con intervallo fra i picchi non inferiore ai sessanta minuti), Ceiling o tetto ( valore limite massimo da non raggiungere in nessun caso).
Nella nostra esperienza si dimostrano due cose: l’importanza di una esperta clinical, surgery governance e la possibilità di ottenere risultati soddisfacenti nel controllo della esposizione ambientale ai gas anestetici nella impiantistica a flusso turbolento anche non di ultima generazione ma manutenuti in via ordinaria e straordinaria, sorvegliati nelle prestazioni tecniche e negli effetti ambientali indoor, gestiti in ampia fascia oraria (8-20) ma senza sovraccarico
L'esposizione professionale alle vibrazioni meccaniche a bordo nave: la nostra esperienza nella valutazione dell'esposizione al corpo intero durante la navigazione.
L’impatto lavorativo delle vibrazioni meccaniche trasmesse al sistema mano-braccio ed al corpo intero cresce quando associato a rumorosità ambientale e microclima severo. Il settore navale ha fruito della descritta graduazione attuativa del Dlgs 81/08 (art.3) per armonizzare le indicazioni tecniche e procedurali del Decreto con le particolari esigenze del lavoro marittimo. Il contributo proposto deriva dalla esperienza conseguita di monitoraggio ambientale, in postazioni lavorative a bordo nave, delle vibrazioni meccaniche trasmesse al corpo intero in quattro motonavi passeggeri e merci (Lunghezza <200 m, stazza lorda di 30.000/50.000 Ton.), in navigazione su rotte internazionali in condizioni atmosferiche moderate autunnali o primaverili, mare calmo, carico medio, velocità di crociera (~15nodi). Si descrive la dosimetria da vibrazioni trasmesse al corpo intero A(8i) per postazioni, normalizzata per giornata lavorativa (8h); la dosimetria quotidiana A(8), risultante dai diversi contributi di esposizione quotidiana per la categoria di Lavoratori: Ufficiali di Macchina (tab.2), la dosimetria quotidiana di esposizione alle vibrazioni meccaniche al corpo intero delle diverse altre categorie di Lavoratori Marittimi (tab.3). Per le misure si è impiegato un Analizzatore 4447 Bruel & Kjaer con accelerometro piatto triassiale 45158 (10 mV/g); calibratore 4294 (10m/sec2;159,2 Hz). L'art. 202 (D.Lgs.81/08) [4] prevede che il Datore di Lavoro valuti o misuri i Livelli di Esposizione a vibrazioni meccaniche dei lavoratori secondo lo standard UNI EN ISO–5349:2001 per il sistema mano-braccio a]; UNI EN ISO-2631 -1: 1997 per il corpo intero b]. Il valore di azione giornaliero riferito al sistema mano-braccio a], A(8) inteso come valore mediato nel tempo, ponderato in frequenza, delle accelerazioni misurate per una giornata lavorativa di otto ore è di 2,5 m/sec2, il valore limite di esposizione giornaliero A(8), di 5 m/sec 2, il limite di esposizione per brevi periodi, A(i), di 20 m/sec 2. Il valore di azione giornaliero riferito al corpo intero b], A(8) inteso come valore mediato nel tempo di 8 ore e ponderato in frequenza, più elevato delle accelerazioni misurate lungo gli assi x,y,z, per una giornata lavorativa di 8 ore, A(8), è stabilito in 0,5 m/sec2; il Valore Limite di esposizione giornaliero, in 1 m/sec 2; il Valore Limite per Brevi Periodi A(i), in 1,5 m/sec2.
I valori A(8), normalizzati al tempo di riferimento di 8 ore, sono espressivi degli eventi lungo gli assi x,y,z ma con diversa modalità.
Nel sistema mano-braccio A(8) esprime la radice quadrata della somma dei quadrati dei valori (RMS) quadratici medi delle accelerazioni ponderate in frequenza, determinati sui tre assi ortogonali (Ahwx, Ahwy, Ahvz):
A(8) = A(wsum) x (Te/8)1/2
Per esposizione a diverse sorgenti (utensili-postazioni diverse) nella giornata lavorativa, si avrà che,
A(8) = [ ∑ n i=1 A(8i)2 ] 1/2 [m/s2].
Dove: A(8i) rappresenta il contributo della esposizione i-esima
A8i = A(wsumi)
Nel corpo intero A(8) esprime il maggiore dei valori quadratici medi delle accelerazioni ponderate in frequenza, determinati sui tre assi ortogonali (1,4. awx, 1,4awy, 1awz) per un lavoratore seduto o in piedi secondo la:
A(8) = A(wmax) x (Te/8)1/2 [m/s2];
Per esposizione in postazioni diverse si avrà:
A(8) = [ ∑ n i=1 A(8 i)2 ] 1/2 [m/s2 ]
in questo caso A(8i) = A(wmaxi)
Le misure sono state eseguite secondo gli articoli 28 e 202 Dlgs 81/08 [4] in tema di valutazione dei rischi e secondo la norma tecnica di riferimento [9] per postazioni lavorative, non per i singoli addetti. Sono riferiti in successione i valori Awzmax (valori RMS ponderati in frequenza; fattore di correzione K=1), delle vibrazioni meccaniche trasmesse al corpo intero nelle diverse postazioni lavorative durante la navigazione, per le quattro navi osservate. Sono riferiti i valori della Esposizione lavorativa a Vibrazioni Meccaniche trasmesse al corpo intero per la Categoria degli Ufficiali di Macchina, sia in contributi i-esimi A(8i) che in valori risultanti, A(8), nelle navi:1, 2, 3, 4 in navigazione [valori di A(8) RMS ponderati in frequenza, fattore di correzione K=1]. Sono infine riferiti e confrontati i valori risultanti A(8) di dose quotidiana totale di vibrazioni meccaniche trasmesse al corpo intero da esposizione cumulativa durante la giornata lavorativa per la frequentazione delle diverse postazioni per i tempi indicati, per tutte le Categorie di Lavoratori esposti, nelle quattro navi osservate
La esposizione professionale alle radiazioni ottiche artificiali
XVI Congresso Nazionale CIF Napoli 4-6 ottobre 2012-07-14 Free Papers del 5 ottobre:
Presidenti: R.Pepe – A.M. Iannicelli.
“La esposizione professionale alle Radiazioni Ottiche Artificiali”
Bruno Cammarota - Napoli
La normativa in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro nelle previsioni di cui al Titolo VIII ( Agenti Fisici) del D.Lgs n° 81/08 definisce l’obbligo a carico dei Datori di Lavoro della valutazione dei possibili rischi legati alla qualità dell’aria, al microclima, all’illuminazione dei luoghi di lavoro. Il Datore di lavoro ha altresì l’obbligo di promuovere la informazione e formazione dei lavoratori sui possibili effetti di detta esposizione lavorativa sulla salute e sul benessere in rapporto al lavoro. Il Capo V del D.Lgs 81/08: “ Protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione a radiazioni ottiche artificiali”. Es particolar so prevede nell’art 213 le prescrizioni minime di tutela della salute e della sicurezza con e riguardo alla conservazione della integrità della cute e degli occhi. L’art 306, comma 3 ) ne ha previsto l’entrata in vigore dal 26 aprile 2010. Le radiazioni non ionizzanti (NIR) sono distinguibili in ottiche, suddivise nell’intervallo dell’ UV (λ=100–380nm); Vis. (λ=380–780 nm) e I.R. (λ=780 nm–1mm) compresa la variante Laser (amplificazione di luce per emissione stimolata di radiazione nell’intero spettro ottico) e non ottiche o campi elettromagnetici(CEM). Nella regione dell’UV, l’energia dei fotoni incidenti è paragonabile con quella di legame di molte strutture atomiche e molecolari biochimiche. Ciò può determinare produzione di perossido di idrogeno, alterazione delle pompe ioniche, legami di cross-link negli acidi nucleici, effetti disturbanti negli anelli aromatici dei coenzimi. Le radiazioni UV a più alta energia hanno minore penetranza cutanea e dunque minor effetti termici bensì netta prevalenza di effetti fotochimici, hanno effetto eritemigeno ed abbronzante con produzione di melanina ed ispessimento dell’epidermide. Fin dal 1992 la IARC (International Agency for Research on Cancer) ha inserito le radiazioni UV fra gli agenti cancerogeni di classe 2A ossia fra quelli per cui è accertata la cancerogenicità su animali e, su base epidemiologica, quella umana. Gli effetti termici della esposizione a radiazioni IR che interessano soprattutto l’acqua contenuta nei tessuti organici, dipendono dalla intensità della radiazione incidente, dal tempo di esposizione, dal modo di trasferimento dell’energia e dai meccanismi omeotermici coinvolti. Se la modalità di trasferimento energetico è troppo intensa e non consente una tempestiva risposta di adattamento e dispersione termica, possono generarsi effetti fotomeccanici con formazione di onde d’urto in grado di distruggere per esplosione le strutture irradiate. Le misure di protezione indicano l’esigenza
di ridurre la esposizione alla fonte, l’uso di schermi riflettenti, la protezione personale con abiti di cotone, grembiuli e guanti in alluminio, occhiali filtranti. Il Decreto Lgs 81/08 nell’art. 215,All.37° parte I definisce i valori limite di esposizione per le radiazioni Incoerenti, in argomento
Il Decreto 81/08, nell’art. 214 comma e) per la misurazione o calcolo dei valori limite di esposizione al fine di proteggere i lavoratori dagli effetti nocivi riconosciuti per gli occhi e per la cute. Nel comma f) definisce la
irradianza (E) o densità di potenza come : potenza radiante incidente per unità di area su una superficie espressa in watt su metro quadro ( W m-2 ); nel comma g) la
esposizione radiante (H) : integrale nel tempo dell’irradianza espresso in Joule su metro quadro ( J m-2 ) ; nel comma h), la
radianza (L) : il flusso radiante o potenza per unità di angolo solido e per unità di superficie ( espressa in W m-2 sr -1), nel comma i) il livello, come combinazione di irradianza, esposizione radiante e radianza alle quali è esposto un lavoratore. La adozione delle misure indicate consente un efficace controllo della probabilità di accadimento degli eventi traumatici (infortuni) e della insorgenza di patologie professionali a carico della cute e degli occhi, nelle attività lavorative che espongono a ROA
La esposizione professionale alla vibrazioni meccaniche trasmesse al sistema mano-braccio ed al corpo intero
XVI Congresso Nazionale CIF Napoli 4-6 ottobre 2012-07-14 Free Papers del 5 ottobre:
Presidenti: R.Pepe – A.M. Iannicelli.
“La esposizione professionale alle Vibrazioni mecaniche trasmesse al sistema mano-braccio ed al corpo intero”
Bruno Cammarota - Napoli
Il Titolo VIII (Agenti Fisici) del D.Lgs n°81/08 sussiste l’obbligo a carico dei Datori di Lavoro, della valutazione dei possibili rischi legati alla qualità dell’aria, al microclima, al rumore, alle vibrazioni, all’illuminazione dei luoghi di lavoro. Il Datore di lavoro ha altresì l’obbligo di promuovere la informazione e formazione dei lavoratori sui possibili effetti di detta esposizione lavorativa sulla salute e sul benessere in rapporto al lavoro. Il D.Lgs 81/08, nel Titolo VIII, al Capo III, art. 202 (valutazione del rischio), detta le indicazioni per la valutazione del rischio da esposizione a vibrazioni meccaniche in ambienti di lavoro, al sistema mano-braccio (comma 3) ed al corpo intero (comma 4). . Queste previsioni si confermano pur con le modifiche introdotte dall’ indirizzo applicativo del D.Lgs n° 106/2009. vibrazioni meccaniche trasmesse al sistema mano-braccio (HAV) ed al corpo la valutazione dei rischi e nel caso particolare di quello da esposizione a intero (WBV), dovrà contenere le specifiche misure di tutela prescritte nell’art. 28 del D.Lgs 81/08 e nell’art. 202 che stabilisce l’obbligo ad effettuarla nel corso della attività lavorativa. Detta valutazione andrà aggiornata per ogni significativo cambiamento nella organizzazione del lavoro con particolare riguardo a nuove sorgenti di vibrazioni meccaniche, cambiamenti organizzativi, introduzione di nuovi utensili, macchine o quant’altro degno di nota ed ancora quando emergano indicazioni degne di nota a seguito della attività di sorveglianza sanitaria dei lavoratori. I riferimenti tecnico normativi adottati per l’indagine sono costituiti dalla Norma ISO 2631-1-1997e dalla Norma ISO6954-2000. La esposizione lavorativa a vibrazioni meccaniche può costituire un rilevante fattore di rischio per i lavoratori esposti ove non soggetta ad idoneo controllo attraverso l’attuazione delle misure di prevenzione tecnica e sanitaria indicate nella normativa protezionistica, nei protocolli di igiene e prevenzione del lavoro. Esposizione del sistema mano-braccio HAV (Hand/arm vibration); Si riscontra in lavorazioni in cui si impugnano strumenti vibranti o materiali sottoposti a vibrazioni o impatti. Queste possono indurre un insieme di disturbi neurologici o circolatori digitali e lesioni osteoarticolari a carico degli arti superiori definiti come “sindrome da vibrazioni mano-braccio”. L’esposizione a vibrazioni al sistema mano-braccio è generalmente causata dal contatto delle mani con l’impugnatura di utensili manuali o di macchinari condotti a mano. Esposizione del corpo intero,indicata con l’acronimo inglese WBV (Whole Body Vibration). Si riscontra in lavorazioni a bordo di mezzi di trasporto e in generale di macchinari industriali vibranti in grado di trasmettere vibrazioni al corpo intero che possono causare nei lavoratori esposti lombalgie e traumi del rachide. Il monitoraggio ambientale per le vibrazioni al corpo intero, le misure al mano-braccio durante il lavoro, la dosimetria espositiva normalizzata per giornata lavorativa di otto ore con riferimento al rispetto dei limiti indica in normativa, consentono importanti risultati in ordine alla possibile insorgenza delle patologie correlate e di cui quelle vascolari costituiscono un importante aspetto
Requisiti ambientali, tecnologici ed organizzativi nell'ambulatorio flebologico
XVI Congresso CIF Napoli 4-6 ottobre 2012-07-14 Tavola rotonda del 6 ottobre:
“Clinical governance dell’ambulatorio flebologico” – Presidenti: Maria Triassi –Antonello Peluso.
Bruno Cammarota - Napoli.
Requisiti ambientali, tecnologici, organizzativi.
Il DPR 37 del 14 11/97 detta i requisiti minimi strutturali, tecnologici ed organizzativi, (per la prima volta unificati), per lo svolgimento delle attività sanitarie da parte delle strutture Pubbliche e private nel nostro Paese. Alle Regioni il compito di legiferare e definire criteri e modalità di accreditamento delle strutture, realizzando la loro omogeneità tecnica e funzionale in ambito nazionale. Cresce la consapevolezza del rischio lavorativo, anche elevato, di tipo chimico, fisico, biologico, psicologico, in grado di indurre negli operatori infortuni e malattie professionali, condizioni di disagio e stress, ridotta motivazione al lavoro, elevati costi sociali ed economici, diminutio della performance professionale. Si introduce la pratica della qualità come elemento strategico per la individuazione di errori, problemi e criticità nella gestione del paziente, degli impianti ed apparecchiature, nella protezione dai grandi rischi e dai rischi lavorativi, in attuazione di leggi nazionali e Regionali, di norme tecniche UNI EN ISO, riguardanti la protezione antisismica, antincendio, acustica, elettrica, l’antinfortunistica, l’igiene dei luoghi di lavoro, la protezione dalle radiazioni ionizzanti, l’abbattimento delle barriere architettoniche, lo smaltimento razionale dei rifiuti, il microclima, la qualità dell’aria, gli impianti di distribuzione gas, la valutazione della esposizione professionale ai gas anestetici. Cresce l’attenzione verso le infezioni ospedaliere (I.O.) causate da microrganismi opportunistici o patogeni presenti in ambiente ospedaliero in soggetti immunodepressi e non, in lavoratori esposti a livelli di rischio elevati. Le (I-O.) possono essere ridotte del 30 - 44% secondo le esperienza americana del NNIS (National Nosocomial Infection Surveillance 1990/2000). Uno dei modi efficaci per il loro controllo riguarda certamente l’adeguamento dei requisiti tecnologici degli ambienti operatori e critici assistenziali, dalla sala operatoria al day surgery, agli ambulatori chirurgici con particolare riguardo al quello fleblogico per la sua invasività nell’interno del corpo umano pur attraverso tecniche a bassa lesività chirurgica. Il DPR 37/97 definisce un limite di 9 mq/posto letto, un limite numerico di 4 p.l. per locale di degenza, almeno un servizio igienico ogni 4 pl., almeno il 10% di posti letto per ricoveri singoli. Nei complessi operatori l’impianto di climatizzazione dovrà garantire una temperatura dell’aria ambiente nell’intervallo di 20-24 °C, con una umidità relativa del 40 – 60%, dovrà essere garantito un numero minimo di volumi ora di rinnovo dell’aria ambiente pari a 15 e senza alcun ricircolo dell’aria esausta (correntemente recuperata in quota per esigenze di risparmio energetico).
L’aria di rinnovo dovrà essere filtrata con filtri HEPA, classe ≥ H12 efficienza del 99,97%, testati con particelle di prova di diametro pari a 0,3 μm.. Anche la carica microbica totale all’immissione dovrà risultare <1UFC. Negli impianti di condizionamento a flusso turbolento potrà essere consigliato ottenere un numero minimo15 ricambi ora per aspirazione con un numero minimo di volumi ora di rinnovo maggiore del 20-25 % , tali da indurre nel locale di s.o. una pressione positiva verso i locali di servizio di almeno 5 Pa. Per attività di chirurgia generale è generalmente indicata una classe di pulizia dell’aria ISO 7 (Norma UNI EN ISO 14.644 del maggio 2001), limite di inquinamento da particelle aerodisperse di 352.000 (d) da 0,5 μm/m3; 83.200 da 1 μm/m3 ; 2.930 da 5 μm/m3. Per interventi “puliti”di ortopedia, trapianti, cardiochirurgia, chirurgia vascolare è generalmente indicata una classe di pulizia dell’aria ISO 5 con limite di inquinamento da particelle aerodisperse di 100.000 (d) da 0,1μm/m3 ; 23.700 da 0,2 μm/m3 ; 3.520 da 0,5 μm/m3; 832 da 1 μm/m3 ; 29 da 5 μm/m3. La ridotta lesività chirurgica dell’ambulatorio flebolgico non va confusa con la persistente invasività del tipo di chirurgia. Vi andranno necessariamente garantiti gli essenziali requisiti ambientali tecnologici ed organizzativi
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