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Percorsi formativi per la riduzione del rischio: il progetto EDURISK
L'obiettivo di un progetto di educazione ambientale è modificare i comportamenti individuali e
collettivi; tale obiettivo è ambizioso, ma non può essere eluso quando si affronta il tema dei rischi
naturali e dei loro potenziali effetti distruttivi. La stessa distinzione epistemologica, ben chiara nella
lingua inglese, fra hazard e risk, più incerta nella lingua italiana fra pericolo (o pericolosità) e
rischio, include la consapevolezza che il rischio è determinato dall'azione umana. Educare al rischio
significa promuovere la coscienza del rischio quale elemento della vita quotidiana: la conoscenza
della vulnerabilità dell'ambiente fisico e costruito, acquisita facendone esperienza, è la chiave per
promuovere comportamenti individuali e sociali positivi e ridurre il rischio.ISTITUTO NAZIONALE DI GEOFISICA E VULCANOLOGIAPublishedope
Percorsi formativi per la riduzione del rischio: il progetto EDURISK
L'obiettivo di un progetto di educazione ambientale è modificare i comportamenti individuali e
collettivi; tale obiettivo è ambizioso, ma non può essere eluso quando si affronta il tema dei rischi
naturali e dei loro potenziali effetti distruttivi. La stessa distinzione epistemologica, ben chiara nella
lingua inglese, fra hazard e risk, più incerta nella lingua italiana fra pericolo (o pericolosità) e
rischio, include la consapevolezza che il rischio è determinato dall'azione umana. Educare al rischio
significa promuovere la coscienza del rischio quale elemento della vita quotidiana: la conoscenza
della vulnerabilità dell'ambiente fisico e costruito, acquisita facendone esperienza, è la chiave per
promuovere comportamenti individuali e sociali positivi e ridurre il rischio.ISTITUTO NAZIONALE DI GEOFISICA E VULCANOLOGIAPublishedope
Catalogues of historical earthquakes in Italy
A complete survey of historical earthquake investigation in Italy cannot be compressed into a few pages, since it would entail making a summary of widely different phases of research (performed by past scholars and by contemporary scientists and historians) and taking into account the widely different historical contexts, methodological assumptions and critical awareness of each of them. This short note only purposes to chart the main stages of the progress made by Italian historical seismology, from the late 17th century compilation by Bonito(1691) up to the latest parametric catalogue (Working Group CPTI, 1999).PublishedJCR Journalope
Image change detection on urban area: the earthquake case
Earthquakes constitute one of the most relevant natural hazards on wide areas, involving both economical and social aspects. In the last years, lots of resources have been involved in developing methods for a quick response management and for mapping macroseismic damage information of urban estate; macroseismic data are especially critical either for social and scientific aspects. Turkey’s Marmara earthquake in 1999 demonstrated that seismologic community doesn’t have sufficient resources, organization and procedures to completely classify the damage on widely damaged urban areas. Thanks to the new documentation possibilities offered for instance by digital image acquisition and visual reality scenery georeferenced by GPS, a wide variety of techniques can be used in loci to help post survey damage assessment and macroseismic evaluation, but in the most relevant earthquakes, such as the Marmara’s one, these surveys are not sufficient to take all the information, due to time and resources limits.
In this sense, image remote sensing techniques could play an important role to quickly detect damage distribution, also before starting of rescue operation, and therefore supplying a view of earthquake effects.
Various techniques of data processing are useful to enhance damage information, and furthermore the increasing availability of high-resolution data leads to new possibilities in the integration of field survey with remote sensing. This work presents results in information extraction from Medium Resolution to Very High Resolution satellite imagery both for rapid damage assessment purpose and damage information extraction, using classical and object-oriented approaches. In particular, object oriented approach is useful to integrate different images, because is less affected by registration problems, and the improved space of states of the object could improve classification accuracy than probabilistic method. Cases of study presented are Marmara (1999) and Boumerdes (2003) earthquakes, where geometrical registration and radiometrical enhancement problems are faced up.
These experimental studies are leading to the opportunity, in the future, to integrate classical damage survey and image oriented semi-automatic interpretation
The Italian earthquake catalogue CPTI15
The parametric catalogue of Italian earthquakes CPTI15 (Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani) represents the latest of a 45-years-long tradition of earthquake catalogues for Italy, and a significant innovation with respect to its predecessors. CPTI15 combines all known information on significant Italian earthquakes of the period 1000–2017, balancing instrumental and macroseismic data. Although the compilation criteria are the same as in the previous CPTI11 version, released in 2012, the catalogue has been revised as concerns: the time coverage, extended to 2017; the associated macroseismic data, improved in quantity and quality; the considered instrumental data, new and/or updated; the energy thresholds, lowered to maximum or epicentral intensity 5 or magnitude 4.0 (instead of 5–6 and 4.5, respectively); the determination of parameters from macroseismic data, based on a new calibration; the instrumental magnitudes, resulting from new sets of data and new conversion relationships to Mw. The catalogue considers and harmonizes data of different types and origins, both macroseismic and instrumental. For all earthquakes, the magnitude is given in terms of true or proxy moment magnitude (Mw), with the related uncertainty. The compilation procedure rigorously implements data and methods published in peer-reviewed journals. All data and methods are clearly indicated in the catalogue, in order to guarantee the maximum transparency of the compilation procedures. As compared to previous CPTI releases, the final CPTI15 catalogue shows a frequency–magnitude distribution coherent with current Italian instrumental catalogues, making it suitable for statistical analysis of the time-space property of the Italian seismicity
Immagini telerilevate ad alta risoluzione per l’individuazione del danneggiamento in area urbana da eventi sismici distruttivi
L’applicazione di tecniche di telerilevamento nell’analisi dei danni causati da una catastrofe naturale sta acquisendo un’importanza sempre maggiore all’interno della comunità scientifica; uno dei campi oggetto di sperimentazione è quello legato agli effetti degli eventi sismici. Se nel settore della previsione non esistono attualmente tecnologie applicabili al terremoto, nelle fasi di mitigazione e di risposta le possibilità di utilizzo del dato telerilevato sono molteplici e vengono certamente ampliate dalla recente disponibilità di immagini ad alta e altissima risoluzione. Oltre che per la fase di mitigazione del rischio, in cui i dati telerilevati possono essere utili per la creazione di mappe e carte attraverso l’implementazione in sistemi GIS, il telerilevamento può offrire un importante contributo nella fase di risposta, fornendo in tempi rapidi informazioni utili per le squadre di soccorso, per la messa in sicurezza delle strutture e per una prima stima dei danni economici.
L’attività del gruppo di ricerca si è concentrata sulle opportunità offerte da immagini ottiche a media, alta ed altissima risoluzione, focalizzando l’attenzione in particolar modo su queste ultime, per sviluppare procedimenti automatici o semi-automatici di qualificazione e quantificazione del danneggiamento al patrimonio edificato. In questo lavoro viene analizzato in particolare il terremoto altamente distruttivo che ha colpito la cittadina di Boumerdes, in Algeria, nel maggio 2003, attraverso il confronto fra immagini pre- e post-evento acquisite da differenti piattaforme (IRS e QuickBird), applicando due tipologie di approccio differenti: una, più classica, basata sui pixel (pixel based classification), l’altra basata sugli oggetti (object based classification)
Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani - Versione 2004 (CPTI04)
La necessità di aggiornare il Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani CPTI (Gruppo di lavoro CPTI, 1999; di qui in avanti CPTI99), fermo al 1992 e parzialmente lacunoso nella finestra temporale post-1980, è divenuta improrogabile nel momento in cui è stata promossa l’iniziativa per la redazione di una mappa di pericolosità sismica di riferimento per l’individuazione delle zone sismiche, secondo quanto previsto dall’Ordinanza PCM 3274 del 20 marzo 2003 (Gruppo di lavoro MPS, 2004).
Nell'ambito di questa iniziativa è stata realizzata una versione aggiornata di CPTI99, denominata CPTI04, estesa a tutto il 2002, che offre per ogni terremoto una stima il più possibile omogenea della magnitudo momento Mw e della magnitudo calcolata sulle onde superficiali Ms.
In particolare:
• le sezioni ante 1000 e 1000-1980 sono le stesse di CPTI99, con l’apporto delle modifiche seguenti:
a) per i terremoti della zona etnea è stata ricalcolata la magnitudo macrosismica Mm utilizzando la relazione fornita da Azzaro e Barbano (1997) che determina, a parità di Io, valori di Mm inferiori alla relazione usata in precedenza. Successivamente Mm è stata utilizzata per ricalcolare Ms secondo le procedure usate per CPTI99;
b) per tutti i terremoti è stata determinata Mw, calcolandola da Ms (utilizzando il valore medio Ma) con le formule determinate nel corso della ricompilazione delle sezioni successive;
c) per tutti i terremoti è stata determinata una magnitudo denominata Msp, utilizzabile come input agevole per l’utilizzo della relazione di attenuazione di Sabetta e Pugliese (1996).
• la sezione 1981-1992 è stata ricompilata integralmente;
• la sezione 1993-2002 è stata compilata ex novo.
Per la compilazione di queste due sezioni sono stati consultati in particolare:
a) la versione 3 del Catalogo dei Forti Terremoti Italiani (CFTI3, Boschi et al., 2000);
b) il database francese SISFRANCE (SisFrance, 2002);
c) il database svizzero ECOS (Swiss Seismological Service, 2002);
d) lo studio monografico sulla sismicità di Catania (Boschi e Guidoboni, 2001);
e) studi di terremoti relativi ad aree o singoli eventi di particolare interesse realizzati da ricercatori INGV (sezioni di Milano, Catania e Roma1);
f) rilievi macrosismici di terremoti recenti;
g) i bollettini macrosismici INGV (INGV, 1982-1999);
h) il Catalogo Strumentale dei Terremoti Italiani 1981-1996 (CSTI; Gruppo di lavoro CSTI, 2001);
i) il bollettino dell’INGV (disponibile in rete dal 1983 fino al 2002: INGV, 1983-2002);
j) due open file risultanti dalle ricerche svolte nell’ambito dei Progetti: i) “Terremoti probabili...”, coord. A. Amato e G. Selvaggi; ii) “Revisione dei fondamenti....”, coord. P. Gasperini, promossi dal Programma Quadro GNDT 2000-2002 (Gruppo di lavoro CSTI, 2003).
Per una descrizione dettagliata delle modalità con cui sono state compilate le due sezioni si rimanda all’Appendice 1 del rapporto conclusivo per la redazione della mappa di pericolosità sismica (Gruppo di Lavoro MPS, 2004)
Collection of macroseismic data in a digital age: Lessons from the 1999 Kocaeli, Turkey earthquake
A che santo votarsi. L’influsso dei grandi terremoti del 1703 sulla cultura popolare
La paura e il suo contraltare, la ricerca di rassicurazione e protezione, sono all’origine
delle più svariate manifestazioni umane: riti, feste, interdetti, comportamenti pubblici e
privati, molto insomma di quanto si riassume nell’espressione generica “le mentalità”1.
Questo saggio è un primo abbozzo di storia delle risposte a una paura specifica: quella
suscitata dai grandi terremoti del 1703, la maggior catastrofe sismica che abbia colpito
l’Italia centrale in età moderna. Il suo scopo è cercare di capire se le risposte alla paura
del 1703 siano rientrate nella norma di un contesto di modelli di comportamento
consolidati nel tempo o se vi abbiano introdotto degli elementi di novità: come e quanto,
insomma, i terremoti del 1703 abbiano influito sulla cultura popolare.
Usiamo l’espressione “cultura popolare” in senso antropologico, intendendo per
“cultura” l’insieme dei valori e modalità di giudizio, percezione ed espressione che dà
forma e colore a un dato ambito sociale e dando all’aggettivo “popolare” l’accezione di
“comune a una vasta maggioranza”.
Siamo a un crocevia tra più discipline: il tema è dell’antropologia storica, i metodi
sono storici e a far da sottofondo c’è una lunga consuetudine di lavoro nel campo della
sismologia storica2, senza la quale questo saggio non sarebbe mai stato neanche pensato.
Il soggetto è vasto, elevato il rischio di ripetere cose note ai lettori o magari ricordate in
altri saggi presenti in questo volume: confidiamo nell’indulgenza dei lettori per un testo
che in fondo vuole essere solo la messa a punto di una serie di problemi e spunti di
ricerca, ciascuno meritevole di trattazione più estesa e approfondita di quanto non sia
possibile entro i limiti di questo saggio e che proponiamo ai colleghi ricercatori come
degno soggetto di un’indagine storica in larga misura ancora da fare.SubmittedL’Aquila, 29-31 ottobre 2004ope
A che santo votarsi. L’influsso dei grandi terremoti del 1703 sulla cultura popolare
La paura e il suo contraltare, la ricerca di rassicurazione e protezione, sono all’origine
delle più svariate manifestazioni umane: riti, feste, interdetti, comportamenti pubblici e
privati, molto insomma di quanto si riassume nell’espressione generica “le mentalità”1.
Questo saggio è un primo abbozzo di storia delle risposte a una paura specifica: quella
suscitata dai grandi terremoti del 1703, la maggior catastrofe sismica che abbia colpito
l’Italia centrale in età moderna. Il suo scopo è cercare di capire se le risposte alla paura
del 1703 siano rientrate nella norma di un contesto di modelli di comportamento
consolidati nel tempo o se vi abbiano introdotto degli elementi di novità: come e quanto,
insomma, i terremoti del 1703 abbiano influito sulla cultura popolare.
Usiamo l’espressione “cultura popolare” in senso antropologico, intendendo per
“cultura” l’insieme dei valori e modalità di giudizio, percezione ed espressione che dà
forma e colore a un dato ambito sociale e dando all’aggettivo “popolare” l’accezione di
“comune a una vasta maggioranza”.
Siamo a un crocevia tra più discipline: il tema è dell’antropologia storica, i metodi
sono storici e a far da sottofondo c’è una lunga consuetudine di lavoro nel campo della
sismologia storica2, senza la quale questo saggio non sarebbe mai stato neanche pensato.
Il soggetto è vasto, elevato il rischio di ripetere cose note ai lettori o magari ricordate in
altri saggi presenti in questo volume: confidiamo nell’indulgenza dei lettori per un testo
che in fondo vuole essere solo la messa a punto di una serie di problemi e spunti di
ricerca, ciascuno meritevole di trattazione più estesa e approfondita di quanto non sia
possibile entro i limiti di questo saggio e che proponiamo ai colleghi ricercatori come
degno soggetto di un’indagine storica in larga misura ancora da fare.SubmittedL’Aquila, 29-31 ottobre 2004ope
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