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Recensione a Julia Gaulhofer, Metus. Der prätorische Rechtsschutz bei Furcht, Zwang und Gewalt (= Forschungen zum Römischen Recht 59), Böhlau, Wien 2018, 368 S., ISBN 978-3-205-20298-1
Riflessioni sul fondamento romanistico della diversa disciplina tra violenza del terzo e dolo del terzo nel Codice civile italiano
Il Codice civile italiano, come gran parte dei Codici civili moderni, prevede una diversa disciplina della violenza del terzo rispetto a quella del dolo del terzo. I lavori preparatori al Codice civile del 1942 mostrano il dibattito su questo tema e le ragioni che hanno condotto alla attuale versione degli articoli 1434 e 1439. La diversa disciplina risale al diritto romano, la cui analisi è utile per comprendere le possibili ragioni che ad essa hanno dato vita e per valutare se ancora oggi, al di là di una familiarità con la tradizione romanistica, sia o meno opportuno conservarla
Aeterna auctoritas adversus hostem: una soluzione per lo straniero alla logica cittadina del meum esse
L’articolo si propone di mettere in evidenza come il precetto decemvirale ‘aeter- na auctoritas adversus hostem’ fosse una risposta alle conseguenze che la logica cittadina del meum esse ex iure Quiritium avrebbe potuto avere sugli stranieri e, in particolare, sui traffici commerciali tra Romani e stranieri. Nel caso di mancipatio tra civis Romanus e hostis (peregrinus), la scelta del diritto romano, nella tutela dell’acquisto del peregrino, fu quella di intervenire non sulla situazio- ne potestativa (sul meum esse) dell’hostis, anche se dotato di commercium, ma quella di assicurar- gli una aeterna garanzia (l’auctoritas del mancipio dans) riconducibile al campo delle obbligazioni
"Costituzionalizzazione di strumenti rivoluzionari della lotta di classe" e "principio della necessità della collaborazione" secondo Giuseppe Grosso
Il contributo prende le mosse da due affermazioni di Giuseppe Grosso, riportate nel titolo dell’articolo, per discutere la relazione tra la costituzionalizzazione degli strumenti di lotta di classe e il principio della necessità della collaborazione nel diritto romano e nell’ordinamento italiano. Particolare attenzione è dedicata al parallelismo tra il tribunato della plebe e l’intercessio da un lato ed il sindacato e diritto di sciopero dall’altro
Riflessioni sul diritto di proprietà lungo la Via della Seta
In questo contributo l’autore propone una prima analisi sulla concezione e sulle caratteristiche del diritto di proprietà, in particolare, nell’àmbito delle diverse forme di proprietà, della proprietà privata nel diritto romano, nel diritto islamico, nel diritto russo e nel diritto cinese. La comparazione, sia diacronica che sincronica, in questo specifico àmbito, tra le diverse esperienze giuridiche esaminate fa emergere punti di contatto che meritano di essere approfonditi. La varietà degli schemi giuridici dell’appartenenza; la concezione del potere del proprietario come non assolutamente illimitato; l’attenzione per gli interessi della collettività, nonostante la prevalenza della prospettiva proprietaria, sembrerebbero essere espressione di un dialogo tra le diverse esperienze giuridiche esaminate
"Potere" del proprietario e interesse della collettività nel nuovo codice civile e commerciale argentino
Il contributo si propone di valutare se le scelte adottate dal nuovo Codice civile e commerciale argentino sulla proprietà e -in particolare- sul ‘potere’ del proprietario permettano di ritenerlo un codice ‘romanistico’. La domanda nasce dalla considerazione che il diritto romano, come mostra l’esame delle due fonti principali analizzate nel contributo (Gell. Noctes Atticae, 4,12,1 e I. 1,8,2), teneva in considerazione l’interesse sociale e riteneva preminente l’interesse collettivo su quello individuale
Meum esse e ius Quiritium. Logica, effetti e implicazioni
Come mai l’espressione ex iure Quiritium ricorre nei formulari degli atti solenni in cui si afferma il meum esse o liber esse? Che relazione intercorre tra ex iure Quiritium e meum esse? Che rapporto c’è tra ius Quiritium e civitas Romana? Nell’espressione ex iure Quiritium meum esse, lo i.Q. appare come l’elemento fondante del meum esse, che ne legittima l’affermazione all’interno della comunità, tanto nei solenni atti processuali quanto nei solenni atti negoziali, e che al contempo lo qualifica. Lo ius Quiritium sembra allo stesso tempo fondare, legittimare, qualificare il meum esse, perciò indicare il ‘tipo’ e la ‘forza’ dell’appartenenza, collegata alla posizione potestativa del pater familias romano. Prima della trattazione gaiana del duplex dominium l’espressione ex iure Quiritium (meum esse) ricorre con poca frequenza nelle fonti. Invece, la trattazione del duplex dominium e dei problemi che la divisio del dominium creava, in particolare alla disciplina dell’appartenenza dei servi, porta Gaio e l’autore dei Tit. ex corp. Ulp. ad impiegare spesso l’espressione ex iure Quiritium accanto a dominus per distinguere chi lo fosse ex iure Quiritium dall’in bonis habens. Per il sintagma e.i.Q. si trattava di un ‘nuovo impiego’, ma non di un ‘nuovo significato’. Inoltre, ius Quiritium è spesso considerato sinonimo di civitas Romana, ma la preziosa testimonianza dell’epistolario di Plinio il giovane, in cui vengono menzionati casi di concessione dello i.Q. ai Latini Iuniani, è fondamentale per ritenere che ius Quiritium e civitas Romana sono due concetti sicuramente collegati, ma distinti
Volenti non fit iniuria: una regula romana?
L’articolo vuole rispondere alla domanda se la regula “volenti non fit iniuria”, presente nella tradizione romanistica, sia il risultato di una generalizzazione che tradisce il diritto romano o piuttosto sia espressione di una ratio che emerge più o meno esplicitamente dalle soluzioni elaborate dai giuristi per i casi da loro discussi. A questo fine vengono esaminati tre testi, tramandati nel Digesto, nei quali vi potrebbe essere un fondamento per la regula in esame: Ulp. 56 ad ed. D. 47,10,1,5; Paul. 49 ad ed. D. 39,3,9,1 e Ulp. 66 ad ed. D.42,8,6,9
Pertenencia colectiva, propiedad y "comunidad": la experiencia romana
L’articolo vuole dimostrare lo stretto rapporto esistente nel diritto romano tra l’essere membro della comunità e alcune importanti forme di appartenenza. A questo fine, l’autore si sofferma sulla tutela prevista in caso di impedimento all’utilizzo di una cosa propria, di una res in usu publico o di una res communis omnium e sul principio expedit enim rei publicae ne quis re sua male utatur
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