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Alfredo Casella. Gli anni di Parigi. Dai Documenti
Gli anni parigini di Alfredo Casella non furono un semplice appendistato, vissuto da un giovane musicista italiano nella capitale musicale europea a cavallo tra i due secoli. Allievo di Louis Diémer e Gabriel Fauré al Conservatorio, Casella a Parigi è stato anche un apprezzato concertista (pianista, clavicembalista e direttore d'orchestra) presente nei cartelloni delle più prestigiose sale, infaticabile critico musicale e organizzatore di eventi di primissimo piano, come la celebre esecuzione della "Seconda Sinfonia" di Gustav Mahler. A fianco dei "petits anarchistes" della Société Musicale Indépendante, in primis con Maurice Ravel, egli organizzerà stagioni concertistiche di primissimo piano, mentre con la Société des Instruments Anciens divulgherà la musica di Johann Sebastian Bach. Non ultimo nella capitale francese egli si proporrà più volte come compositore, eseguendo pagine pianistiche, musica da camera, e dirigendo le sue prime Sinfonie. Il libro cerca di restitutire questa fitta trama di eventi a partire dai documenti
Erich Wolfgang Korngold musicista cinematografico
L’avventura cinematografica di Erich Wolfgang Korngold si realizza nell’arco di un decennio, dal 1935 al 1946 con un’appendice nel 1954, all’interno di un sistema produttivo particolare e molto diverso da quello europeo, quello hollywoodiano, e in un momento storico estremamamente delicato, che vedeva il cinema affrontare la vasta mole di problemi subentrati con l’avvento del sonoro. Ben presto il musicista legherà il proprio nome a quello di Michael Curtiz dando vita ad alcune pellicole che hanno segnato la storia della musica per film ("Captain Blood", "Adventures of Robin Hood", "The Sea Hawk" e altri). L'articolo prende in esame questi lavori del compositore
La musica che meglio si adatta alle immagini. Il rumore della vita nell’Eclisse di Michelangelo Antonioni
L'articolo prende in esame il paesaggio sonoro dell' "Eclisse" di Michelangelo Antonioni. L'analisi si sofferma sulla partitura di Giuseppe Fusco e sui rumori che affollano le diverse scene del film, con particolare attenzione alla celeberrima sequenza finale
La musica nel cinema di Vittorio Cottafavi
Della musica nel cinema di Vittorio Cottafavi si è parlato raramente. Pochi i riferimenti nelle recensioni dei suoi film e, ancor più, nelle pubblicazioni dedicate alla musica cinematografica in cui il nome del regista, a torto, non figura. Per quanto gli universi sonori di Cottafavi non si contraddistinguano per l’originalità delle scelte, per cui non possono essere posti a fianco di quelli di tanti altri autori coevi, essi meritano pur sempre una riflessione. L'articolo prende così in esame alcune pellicole del regista che possono essere additate come rappresentative della sua poetica sonora: "Traviata 53", "Una donna libera" e "Una donna ha ucciso"
L’altra fabbrica di Luigi Nono
Prodotto nel 1971 dal Centro Sperimentale di Cinematografia e distribuito dall’ARCI, La Fabbrica è un documentario di 80 minuti
circa che vede la regia di Lino De Seriis e Alberto Lauriello, con i testi di Lucio Libertini e le musiche di Luigi Nono. E' questa l'unica esperienza diretta del musicista veneziano con il cinema. L'articolo prende in esame i materiali utilizzati e le modalità con cui sono stati posti a commento delle immagini
Un percorso in costante evoluzione. La musica nel cinema di Marco Bellocchio
Molti sono i motivi per iniziare una riflessione sulla musica nel cinema di Marco Bellocchio. Sin da I pugni in tasca, infatti, il regista si serve dell’universo sonoro in maniera atipica e allo stesso tempo interessante, attribuendo alla musica funzioni estremamente rilevanti nel contesto narrativo cinematografico. Questa impressione viene poi ulteriormente confermata da un semplice sguardo ai nomi che hanno firmato le colonne sonore dei suoi film in cui troviamo Ennio Morricone, Nicola Piovani, addirittura Astor Piazzola, chiamato a commentare Enrico IV, Carlo Crivelli e Riccardo Giagni. Alcuni tra i “cinematografari” maggiormente significativi e rappresentativi dell’universo italiano del secondo Novecento con cui il regista ha collaborato seguendo un percorso in costante evoluzione
Percorsi letterario-musicali. Bande, feste, canzoni popolari nella narrativa italiana del Secondo dopoguerra. Alcuni echi
L'articolo prende in esame alcuni luoghi della produzione letteraria italiana del secondo dopoguerra in cui ricorrono le immagini dei complessi filarmonici e della musica popolare
Rocco e i suoi fratelli, «un possente melodramma»
Le poche parole riservate da Nino Rota all’allestimento della colonna sonora di "Rocco e i suoi fratelli" ("L’ho [il film] dovuto spremere con le mie meningi, perché era un momento in cui Visconti era un po’... Soffre di distrazioni") nascondono il reale spessore di questa partitura che ben può figurare accanto a quelle degli altri capolavori della filmografia del regista, da un lato per i suoi inconfondibili stilemi rotiani e, dall’altro, per i sapienti lasciti viscontiani che ripetutamente affiorano ovunque al suo interno. L'articolo esamina la colonna sonora del film, con un costante raffronto alla sua partitura, e descrive le movenze operistiche con cui il racconto è articolato
Fra un silenzio e l'altro: per una moderna teoria della colonna sonora
A partire dagli anni Trenta in Italia iniziano a comparire le prime riflessioni sulla musica per film. L'articolo si sofferma sulla figura di Enrico Magni e sul suo Cinedramma; analizzando alcuni suoi scritti
Filmare la musica. La macchina da presa di fronte all'oggetto sonoro
«A volte esplicitamente espresso, a volte celato e resistentemente riparato anche dagli affondi delle analisi più brusche o cattivanti, a volte velleitariamente sbandierato, il rapporto di mimesi fra cinema e musica e non meno il suo rovescio, il rapporto di mimesi fra musica e cinema, è un gran bel campo di azione critica. Lo è stato e lo sarà sempre di più». Così scriveva Giovanni Morelli presentando il ciclo Stentoree mimesi. I grandi personaggi della musica catturati dalla rappresentazione cinematografica alla Cineteca Pasinetti di Venezia. L’arte di filmare la musica, non a caso, ha affascinato e coinvolto il cinema sin dalle sue origini ispirando atteggiamenti quanto mai diversi che nel corso dell'articolo sono circoscritti all’interno di alcune categorie per definire un universo quanto mai poliedrico e variegato
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