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Famiglie allo specchio
In bilico tra il bisogno di stabilità e la necessità di cambiamento, la famiglia è continuamente alla ricerca di un’identità al passo con gli sviluppi imposti dalla società. In questo libro gli autori fanno luce sui principali modelli teorici e i relativi strumenti di valutazione del funzionamento familiare, attraverso un approccio sistemico relazionale; esplorano il funzionamento di coppia e il parenting con particolare riferimento all’adattamento e al benessere dei figli; indagano le caratteristiche della coppia formata da persone dello stesso sesso e le complesse dinamiche del funzionamento delle famiglie omogenitoriali
Funzionamento familiare e comunicazione in famiglie con ragazze con anoressia nervosa: percezioni a confronto.
Oggetto: scopo del presente lavoro è quello di analizzare il funzionamento e la comunicazione nelle
famiglie di pazienti con una diagnosi conclamata di Anoressia Nervosa.
Metodo: sono state selezionate 22 famiglie (madre, padre, figlia) di ragazze con una diagnosi di
Anoressia Nervosa in trattamento presso centri specializzati per la cura dei DCA. Le ragazze hanno un’età
compresa tra i 18 e i 29 anni, mentre i genitori tra i 39 e 63 anni.
Risultati: dall’analisi dei dati sono emerse configurazioni relazionali improntate su un forte
invischiamento dei legami, voluti e mantenuti in particolar modo dalla figura materna. Nello specifico,
è emersa una “alleanza” emozionale madre-figlia che, pur sembrando all’apparenza un risvolto positivo,
rende difficile alla ragazza lo svincolo dalla famiglia nella fase adolescenziale
Io l’inglese lo imparo perchè la maestra usa i diti: comportamento mimico-gestuale e apprendimento della lingua straniera nella scuola dell’infanzia
Factorial and construct validity of FACES IV among italian adolescents
The aims of this study were to evaluate the reliability, validity and factorial structure of Family Adaptability and Cohesion Evaluation Scale, Version IV (FACES IV), investigate the relevance of sex and age on family functioning and study the relationship between family functioning and adolescents' perception of parent and peer attachment. The sample consisted of 1,416 participants (672 women, 744 men, M-age = 17.38 years; age range = 13-22 years) divided into three age groups: 13-15, 16-18, and 19-22 years. Factor analysis confirmed the dimensions formulated to define the construct of family functioning: all the items of each dimension were loaded in the same factor with a correlation of at least 0.30. Groups differed with regard to the age on Cohesion, Enmeshed and Rigid scales: Younger adolescents (age 13-15 years) showed significantly higher scores than adolescents (age 16-18 and 19-22). Sex differences revealed that females had a higher mean score on Cohesion and Flexibility, whereas males had a higher mean score on Disengaged, Enmeshed and Chaotic. Correlations between FACES IV and Parent and Peer Attachment Scale demonstrated the convergent validity of the FACES IV. Data confirmed the validity of FACES IV's Italian version and suggested that the Circumplex Model has a cross-cultural applicability and it could be a useful instrument in the Italian context
La reazione dei genitori alla diagnosi di labio/palatoschisi dei figli: uno studio nella prospettiva della teoria dell’attaccamento
La labio e/o palatoschisi (L/PS) è una malformazione del labbro e/o del palato, che comporta la mancata chiusura o la chiusura incompleta di due tessuti embrionali. Può essere diagnosticata a partire dalla 12° settimana gestazionale, ma in alcune circostanze la malformazione viene comunicata ai genitori solo alla nascita del bambino (Allori, Mulliken, Meara, Shusterman e Marcus, 2017).
Entro il primo anno di vita, il piccolo viene sottoposto ad un’operazione chirurgica per la riparazione del labbro e/o del palato. Tuttavia, nell’attesa dell’intervento, i genitori potrebbero dover affrontare diverse difficoltà, dovute sia alla componente funzionale della malformazione, come allattare il bambino al seno, sia alla componente estetica, come le reazioni emotive proprie e altrui all’aspetto esteriore deformato del bambino (Black, Girotto, Chapman e Oppenheimer, 2009; Lindberg e Berglund, 2014).
Quando vengono a conoscenza della diagnosi di L/PS questi genitori, come i genitori di bambini affetti da altre patologie, possono vivere intensi sentimenti di shock, rabbia, tristezza, incredulità o colpa (Fonseca, Nazare ́e Canavarro, 2013; Kuttenberger, Ohmer e Polska, 2010; Zeytinoglu, Davey, Crerand, Fisher e Akyil, 2017). In seguito ad un’iniziale reazione di disorientamento e dolore alcuni genitori riescono a elaborare l’esperienza della diagnosi di malattia del bambino, ad andare avanti nella vita e ad accettare i limiti e le peculiarità della situazione. Altri, invece, non riescono ad elaborare tale sofferenza e ne rimangono sopraffatti, oppure continuano a negare i sentimenti o le informazioni che si riferiscono alla diagnosi del bambino (Despart et al., 2011; Nelson, Nelson, O'leary e Weinman, 2009; Skrivan-Floincard e Habersaat, 2009; Pitt, McClaren e Hodgson, 2016).
La letteratura (Baiocco, Castelli Gattinara, Cioccetti e Ioverno, 2017; Dolev, Sher–Censor, Baransi, Amara e Said, 2016; Krstić, Batić, Mihić e Milankov, 2016) che si è occupata della reazione genitoriale alla diagnosi di malattia del figlio ha indagato la relazione tra reazione genitoriale e alcune variabili che chiameremo “soggettive” del genitore, come ad esempio le strategie di coping, la percezione di supporto sociale, lo stress rispetto al proprio ruolo genitoriale e la percezione del funzionamento familiare. Un secondo aspetto che è stato messo in relazione con la reazione genitoriale alla diagnosi del figlio sono le caratteristiche della malattia di cui è affetto il bambino e che chiameremo “variabili oggettive”, come ad esempio la gravità o il numero ospedalizzazioni (Barnett et al., 2006; Milshtein, Yirmiya, Oppenheim, Koren–Karie e Levi, 2010; Popp, Robinson, Britner e Blank, 2014). Infine, alcuni studi si sono occupati di esplorare il nesso tra capacità dei genitori di elaborare l’esperienza di malattia del figlio e la relazione caregiver-bambino, facendo ipotizzare che la reazione emotiva dei genitori alla diagnosi possa fungere da fattore di rischio per lo sviluppo di un attaccamento sicuro nel piccolo (Kearney, Britner, Farrell e Robinson, 2011; Oppenheim, Koren‐Karie, Dolev e Yirmiya, 2009; Shah, Clements e Poehlmann, 2011).
Il presente studio ha come focus principale l’indagine della reazione genitoriale, materna e paterna, all’esperienza della diagnosi di L/PS del figlio. In particolare, questo lavoro si prefigge di indagare la relazione tra risoluzione genitoriale alla diagnosi di L/PS del figlio e variabili “soggettive” e “oggettive”; analizzare il contributo delle variabili “oggettive” e di quelle “soggettive” nel predire la capacità genitoriale di elaborare la diagnosi di L/PS del bambino e di esplorare la qualità della relazione madre-bambino durante il pasto.
Questi aspetti sono stati indagati nel campione totale, ma sono state anche esplorate le eventuali differenze tra i due gruppi di madri e padri.
A tal fine è stato raccolto un campione di 60 genitori (30 madri e 30 padri) e i loro 30 bambini affetti da L/PS. Il campione è stato selezionato in base ai seguenti criteri d’inclusione: genitori conviventi e/o sposati; diagnosi di L/PS nel bambino; essere in attesa del primo intervento chirurgico per la riparazione del labbro e/o del palato.
Il presente progetto trasversale ha utilizzato un approccio multi-metodo, che prevedeva l’utilizzo d’interviste, self-report e videoregistrazioni.
Ad entrambi i genitori è stata somministrata una batteria di strumenti, che comprendeva:
- un’intervista semi-strutturata, la Reaction to Diagnosis Interview (RDI);
- i questionari self-report: Parenting Stress Index-Short Form (PSI-SF); Difficulties in Emotion Regulation Scale (DERS); Multidimensional Scale of Perceived Social Support (MSPSS); Dyadic Adjustment Scale (DAS); Family Adaptability and Cohesion Scale-IV (FACES–IV);
-L’interazione madre-bambino durante il pasto è stata videoregistrata in un sotto-campione di 20 diadi madre-bambino, ed è stata codificata con il sistema di codifica S.V.I.A.
Sono state quindi individuate una serie di variabili oggettive: momento in cui i genitori hanno ricevuto la diagnosi del figlio, distinto in gravidanza o nascita; tipo di allattamento, ovvero al seno o con tettarella; tipo di malformazione, diviso in labioschisi, palatoschisi e labiopalatoschisi e schisi in sindrome; facial appareance, intesa come una malformazione al viso oppure solo al palato; e una serie di varabili soggettive: reazione genitoriale alla diagnosi, percezione dello stress genitoriale, del supporto sociale, disregolazione delle emozioni, adattamento di coppia e funzionamento familiare.
A partire dalla disamina della letteratura, abbiamo formulato tre serie di ipotesi.
1) Ipotesi sulle differenze tra genitori Risolti e Non risolti alla diagnosi del figlio, che riguardavano anche la scheda di codifica dimensionale dell’RDI. E’ stato, per di più, esplorato il contributo delle variabili “oggettive” oltre a quelle “soggettive”, nello spiegare la varianza della reazione genitoriale alla diagnosi del figlio.
2) Ipotesi sulle differenze tra madri e padri, per le variabili oggetto della nostra indagine.
3) Ipotesi sulla qualità dell’interazione madre-bambino durante il pasto, ovvero abbiamo esplorato le differenze tra genitori Risolti e Non risolti rispetto alla qualità dell’interazione alimentare e la correlazione tra la qualità dell’interazione madre-bambino durante il pasto e le variabili “soggettive” investigate.
I risultati hanno messo in luce che il 59,3% dei genitori è Risolto e il 40,7% dei genitori è Non risolto alla diagnosi di malattia del figlio, percentuale che sembra in linea con quanto riportato dagli studi che hanno utilizzato la medesima intervista e che riportano un range di risoluzione che va dal 33% all’82%.
A conferma delle nostre ipotesi su una relazione tra risoluzione della diagnosi e variabili “oggettive”, i risultati hanno messo in luce che la non risoluzione risulta associata alla comunicazione della diagnosi alla nascita, al tipo di malformazione e all’allattamento con tettarella. Al contrario, il tempo trascorso dalla diagnosi e la facial appareance non sembrano associato alla risoluzione/non risoluzione della diagnosi del figlio.
Nel nostro campione, non emergono differenze tra madri e padri per le variabili “soggettive” investigate, in accordo con una parte della letteratura qualitativa e quantitativa (Stock e Rumsey, 2015; Zeytinoğlu, Davey, Crerand e Fisher, 2016) che ha trovato nei padri reazioni emotive simili a quelle delle madri, nei casi di diagnosi di L/PS dei loro bambini.
Ciononostante emergono differenze statisticamente significative tra i due gruppi, per gli indici della reazione genitoriale alla diagnosi del figlio “coartazione” e “dolore”, per cui le madri tenderebbero ad esprimere maggiore dolore e i padri ad essere maggiormente coartati nell’espressione delle emozioni inerenti la diagnosi del piccolo. La differenza tra i due gruppi per gli indici “coartazione” e “dolore” è in linea con quanto emerso dalla letteratura sull’RDI per cui sembrerebbe che le madri mostrino con maggiore probabilità uno stile emotivo e i padri uno stile cognitivo alla reazione alla diagnosi (Barak-Levy e Atzaba-Poria, 2013; Guerriero, Gnazzo, de Campora, Vegni e Zavattini, 2017).
I risultati del nostro studio mettono, inoltre, in luce punteggi medi significativamente più alti nell’adattamento di coppia per il gruppo di genitori Non risolti, rispetto ai genitori Risolti. Questo dato suggerisce nei genitori Non risolti un iperinvestimento nella relazione di coppia, che potrebbe nascondere una difficoltà ad investire nella relazione con il bambino affetto da L/PS. Ciononostamnte non mergono differenze tra i gruppi rispetto alle altre aree indate, facendo ipotizzare una tendenza dei genitori non risolti a negare oppure una difficoltà di questi genitori a mostrare le loro problematicità. D’altro canto non si può negare l’ipotesi per cui questi genitori abbiano un funzionamento simile a quello dei genitori risolti per le aree indagate, oppure che i questionari self-report utilizzati non riescano a cogliere tali differenze.
In aggiunta, il nostro campione riporta più bassi livelli di stress genitoriale e disregolazione delle emozioni, e più alti livelli di supporto sociale e coesione familiare rispetto ai campioni normativi, evidenziando un buon adattamento di questi genitori nonostante la diagnosi di L/PS del figlio. Tuttavia, emergono più bassi livelli di Flessibilità familiare, che indicano qualche difficoltà nella percezione della capacità di adattamento familiare, rispetto al campione normativo.
In aggiunta, questi dai potrebbero dipendere da una difficoltà genitoriale di esprimere le proprie difficoltà oppure una tendenza deliberata a minimizzarle che, invece, la procedura multi-metodo e, in particolare, l’uso di un’intervista ci ha permesso di osservare.
La regressione a due passi ha messo in luce il ruolo significativo delle variabili “oggettive” (tipo di malformazione, momento della diagnosi, tipo di allattamento e facial appareance) nello spiegare la varianza dell’RDI, oltre a quanto già spiegato dalle variabili “soggettive” (supporto sociale, disregolazione delle emozioni, adattamento di coppia e funzionamento familiare). Ha, inoltre, messo in luce il peso “unico” sull’RDI della percezione genitoriale del funzionamento familiare.
Dall’utilizzo della scheda di codifica dell’RDI e le successive analisi dei dati è emerso che dei 17 indici di Risoluzione e Non risoluzione quelli maggiormente correlati con la classificazione RDI riguardano il riconoscimento dei cambiamenti emotivi e cognitivi dal momento della notizia della diagnosi e delle difficoltà della situazione, la mancanza dei ricordi del momento della diagnosi, la negazione dell’impatto della diagnosi sul genitore, i comportamenti di spostamento dell’attenzione verso argomenti diversi dalla diagnosi del bambino e la difficoltà ad esprimere le emozioni vissute in relazione alla diagnosi di L/PS. Questi dati fanno riflettere sulla possibilità che, a latere di una codifica categoriale, si possa pensare ad una scheda adattata alla specifica situazione che riesca a cogliere le sfumature della reazione emotiva dei genitori in merito alla peculiare patologia del bambino.
Infine, non sono emerse differenze statisticamente significative tra genitori Risolti e Non risolti rispetto alla qualità dell’interazione madre-bambino, ma abbiamo messo in luce che una migliore interazione tra madre e bambino durante il pasto sembra essere correlata ad una maggiore capacità della famiglia ad adattarsi al cambiamento e alla migliore capacità materna di regolare le emozioni negative. In media, le diadi madre-bambino del nostro sotto-campione hanno mostrato una buona qualità dell’interazione alimentare durante il pasto, nella direzione degli studi che hanno evidenziato una buona qualità delle interazioni di attaccamento madre-bambino affetto da L/PS (Coy et al., 2002; Endriga e Speltz, 1997; Koomen e Hoeskman, 1991; Slade et al., 1999; Speltz et al., 1997).
In conclusione, quanto messo in luce dal nostro studio segnala l’importanza di rivolgere l’attenzione sia alle caratteristiche oggettive della malformazione del bambino sia alle caratteristiche soggettive del funzionamento del genitore. In particolare, la diagnosi alla nascita, l’allattamento con tettarella e la diagnosi di labiopalatoschisi sembrano essere associate con la capacità genitoriale di elaborare l’esperienza della diagnosi di malattia del figlio.
Un altro aspetto peculiare tra i genitori del presente studio, sono i più alti livelli di adattamento di coppia dei genitori Non risolti rispetto ai genitori Risolti e i livelli di flessibilità familiare del campione totale più bassi di quelli della popolazione normativa, che fanno ipotizzare un maggiore investimento nella relazione con il partner da parte dei genitori Non risolti e una minore capacità di adattamento alla nuova situazione nel campione totale. Per le altre variabili “soggettive” oggetto d’esame, il nostro campione ha mostrato un buon funzionamento, nonostante l’esperienza della diagnosi del figlio.
Sembra, inoltre, che le madri tendano ad esprimere maggiore dolore e i padri ad essere maggiormente coartati nell’espressione delle emozioni in merito alla diagnosi del piccolo. Questo aspetto andrebbe fortemente tenuto in considerazione dagli specialisti che si occupano di comunicare la diagnosi o di aiutare i genitori ad elaborarla, in quanto esprime una diversa modalità delle madri e dei padri, seppure in entrambi i casi disfunzionale, di gestire le emozioni dolorose che riguardano l’esperienza della diagnosi di L/PS del figlio.
Infine, le variabili “soggettive” e “oggettive” prese in esame sembrerebbero predire la capacità genitoriale di risoluzione dell’esperienza della diagnosi di malattia del bambino. Tuttavia, la reazione genitoriale non sembra essere in relazione con la qualità dell’interazione madre-bambino durante il pasto, mentre la flessibilità familiare e la capacità di regolare le emozioni negative sono aspetti correlati con una buona regolazione interattiva tra madre e bambino durante il pasto.
Tali risultati per la natura trasversale di questo studio, non consentono di stabilire nessi causali tra le variabili esaminate, ma permettono di fare delle riflessioni rispetto al focus degli interventi precoci di carattere preventivo sui genitori dei bambini che ricevono una diagnosi di L/PS del figlio.
Alcune considerazioni verranno presentate in merito alla struttura che ha preso in carico i partecipanti al nostro studio e che potrebbe aver positivamente influito sulla reazione emotiva di questi genitori. Indagini future, dovrebbero tenere conto della possibilità di meglio comprendere gli specifici aspetti che caratterizzano la relazione medico-paziente nei casi di bambini affetti da L/PS, e che potrebbero fungere da fattore di protezione per la capacità genitoriale di elaborare l’esperienza della diagnosi del figlio e, in ultima analisi, la qualità della relazione madre-bambino
Screening for Early Signs of Paternal Perinatal Affective Disorder in Expectant Fathers: A Cluster Analysis Approach
Previous studies documented gender-related differences in the expression of Perinatal Affective Disorders. However, little attention has been paid to screening the male population during the perinatal period. This study was based on three aims: (1) to investigate the mental health of expectant fathers based on their levels of depression, anxiety, addiction, anger attacks/hostility, and somatization, identifying psychological profiles; (2) to analyze the association between these profiles and the individual variable of perceived stress; (3) and to examine the association between these profiles and the couple’s variable of marital adjustment. A total of 350 Italian expectant fathers in the last trimester of pregnancy were asked to fill in questionnaires concerning perceived stress, dyadic adjustment, psychiatric symptomatology, and depression. Three different clusters were found: “psychologically healthy men” (68%) with low levels of symptoms on all the scales; “men at risk of externalized behavioral problems” (17.1%), characterized by one or more addictive or risky behaviors and moderate levels of scales scores; and “men experiencing psychological distress” (14.9%), with the highest scores on all the scales. A significant association emerged among the perceived stress, marital adjustment, and cluster membership. These results highlight the importance of screening fathers in perinatal health services, which are still predominantly mother-centered, and underscore the necessity to create tailored and personalized interventions
MABS validation through repeated execution and data mining analysis
Agent Based Modelling is the most interesting and advanced approach for simulating a complex system: in a social context, the single parts and the whole are often very hard to describe in detail. Besides, there are agent based formalisms which allow to study the emergency of social behaviour with the creation and study of models, known as artificial societies. Thanks to the ever increasing computational power, it's been possible to use such models to create software, based on intelligent agents, which aggregate behaviour is complex and difficult to predict, and can be used in open and distributed systems. Data mining is born in the last decades in order to help users in finding useful knowledge from the otherwise overwhelming amount of data available nowadays from the web and the data collected every day by companies. Data Mining techniques can therefore be the keystone to reveal non-trivial knowledge expressed by the initial assumption used to build the micro-level of the model and the structure of the society of agents that emerged from the simulation
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