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La terramara di S. Rosa di Poviglio: un villaggio terramaricolo e la sua periferia
La terramara di Santa Rosa di Poviglio è oggetto di scavo estensivo a partire dal 1984 da parte della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, il CNR-IDPA di Milano, il comune di Poviglio e Coopsette.
Le campagne di scavo degli ultimi dieci anni si sono concentrate al margine meridionale nel Villaggio Grande ponendovi in luce una situazione di rilevante complessità relativa sia all’impianto delle strutture che alla loro evoluzione nell’arco della vita del Villaggio. All’esterno della recinzione, costituita in una prima fase da una palizzata lignea di cui rimangono le impronte dei pali, e soltanto tardivamente da un terrapieno, vi è un ampio fossato, nel quale converge almeno uno dei due canali venuto in luce al suo esterno. Numerosi e profondi pozzi per acqua vengono dapprima aperti lungo la recinzione, al ciglio del villaggio e provvedono ad alimentare il fossato stesso. Successivamente altri pozzi, assai più profondi dei precedenti, vengono scavati all’interno del fossato e attestano una costante preoccupazione per l’approvvigionamento idrico a fronte di un sensibile depauperamento delle falde acquifere alla fine della vita del villaggio.
Lo studio stratigrafico di queste strutture, sostenuto dall’analisi micromorfologica, integrato con l’analisi tipologica dei materiali contenuti al loro interno e da una serie di datazioni radiocarboniche ha permesso di studiarne i differenti momenti di uso, riutilizzo e successiva defunzionalizzazione, che avvengono in un arco cronologico compreso fra il tardo Bronzo Medio (BM3) ed il Bronzo recente avanzato (BR2)
Geoarchaeological method and application in the frame of the Archeologia Preventiva. A new perspective for archaeologist and quaternary scientist
Archeometria della ceramica terramaricola: prime analisi da Santa Rosa di Poviglio
Nei siti archeologici protostorici, ed in particolare in quelli terramaricoli, la ceramica costituisce la maggior parte dei ritrovamenti ed è abitualmente studiata dal punto di vista tipologico e funzionale. Tuttavia indicazioni importanti possono essere fornite anche dalle analisi archeometriche, finora non numerose, volte ad indagare provenienza delle materie prime e processi produttivi (tipologia degli impasti, tipo di degrassante utilizzato, modalità di foggiatura e cottura).
Si è pertanto avviato anche a Santa Rosa di Poviglio un progetto di studio mineralogico-petrografico di sezioni sottili e analisi mediante diffrazione a raggi X su materiali ceramici provenienti dal Villaggio Piccolo e dal Villaggio Grande, di cui si presentano qui i risultati preliminari.
Tali analisi, effettuate su campioni provenienti da unità di sicura affidabilità stratigrafica, attestano l’uso sistematico del degrassante (chamotte), la cottura a temperature assai basse (non superiori a 650°) che hanno permesso la conservazione di frammenti di gusci di molluschi, la presenza di inclusi vegetali.
Le ceramiche analizzate si differenziano nettamente per la natura degli impasti che risultano appartenere a due tipi chiaramente distinguibili, uno di tessitura limo-argillosa e con pasta di fondo tendenzialmente isotropa (Gruppo 1) e l’altro marcatamente più argilloso (Gruppo 2) con pasta di fondo fortemente birifrangente. Tale differenza però non può essere messa in relazione con le forme e la conseguente funzionalità dei recipienti, in quanto sia le forme “da mensa” che quelle destinate allo stoccaggio appaiono foggiati con entrambi gli impasti, nè con la cronologia dei materiali poiché gli stessi gruppi sono attestati sia nel Villaggio Piccolo che nel Villaggio Grande. E’ assai più probabile che dipenda da una precisa selezione della materia prima e dai processi di lavorazione. Per identificare la provenienza dei due impasti e comprendere i processi cui sono stati sottoposti è in corso l’analisi di campioni di terreno provenienti dal sito e dai suoi dintorni
La recinzione e le strutture idrauliche al margine della terramara di S. Rosa di Poviglio
La terramara di Santa Rosa di Poviglio è oggetto di scavo estensivo a partire dal 1984 da parte della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, il CNR-IDPA di Milano, il comune di Poviglio e Coopsette.
Le campagne di scavo degli ultimi dieci anni si sono concentrate al margine meridionale nel Villaggio Grande ponendovi in luce una situazione di rilevante complessità relativa sia all’impianto delle strutture che alla loro evoluzione nell’arco della vita del Villaggio. All’esterno della recinzione, costituita in una prima fase da una palizzata lignea di cui rimangono le impronte dei pali, e soltanto tardivamente da un terrapieno, vi è un ampio fossato, nel quale converge almeno uno dei due canali venuto in luce al suo esterno. Numerosi e profondi pozzi per acqua vengono dapprima aperti lungo la recinzione, al ciglio del villaggio e provvedono ad alimentare il fossato stesso. Successivamente altri pozzi, assai più profondi dei precedenti, vengono scavati all’interno del fossato e attestano una costante preoccupazione per l’approvvigionamento idrico a fronte di un sensibile depauperamento delle falde acquifere alla fine della vita del villaggio.
Lo studio stratigrafico di queste strutture, sostenuto dall’analisi micromorfologica, integrato con l’analisi tipologica dei materiali contenuti al loro interno e da una serie di datazioni radiocarboniche ha permesso di studiarne i differenti momenti di uso, riutilizzo e successiva defunzionalizzazione, che avvengono in un arco cronologico compreso fra il tardo Bronzo Medio (BM3) ed il Bronzo recente avanzato (BR2)
Hydraulic systems in the Po plain (northern Italy) during the Bronze Age: archaeology and geoarcheology
Hydraulic systems in the Bronze Age: a multidisciplinary approach
Abstract
The Terramare are archaeological sites which developed in the Po plain (Northern Italy) from the Middle Bronze age up to the Late Bronze age (XVI - XII centuries B.C.). During that period the Po plain was intensively inhabited and the Terramare culture had an heavy impact on the environment, leading to the first systematic deforestation of the area. While the strict relation between Terramare and water courses was already stressed out by XIX century scientists, it is now further confirmed by recent geomorphologic studies of the Po plain. The Terramare were surrounded by ditches fed by influent water courses. Spatial distribution of the archaeological sites and their connections with extinct water courses allow to separate palaeochannels which were active during the Bronze age from the later intricate palaeohydrological net as recorded by recent geomorphologic mapping of the Po plain. The archaeological excavation in the Terramara S. Rosa of Poviglio provides a deeper knowledge of the water management during the Bronze age. A number of large water wells were discovered at the southern fringe of the village which reach the acquifer consisting of a sand layer intercalated in the bedrock: through a system of small drains the rising water was distributed through the ditch surrounding the terramara to the periphery of the site. The terramara therefore acted as centre of collection and redistribution of water resources. These wells were in use from the late Middle Bronze age up to the Recent Bronze age but they were inactivated during the last period of the site. At that time, a number of wells were excavated inside the ditch in order to reach a deeper acquifer. This circumstance may indicate a local drop of the water table related to a dry period, which could be not unrelated to the final abandonment of the site.
Key-words: Holocene, palaeohidrografy, Bronze Age, terramare
I pozzi al margine del Villaggio Grande della terramara di Santa Rosa di Poviglio (RE). Uso delle risorse idriche tra la fine del Bronzo Medio e il Bronzo Recente
Evoluzione e scomparsa del sistema delta-lago di Garat Ouda (SW Fezzan, Sahara Libico) tra l’antico e medio Olocene.
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