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    Le manifestazioni epatobiliari nella colite ulcerosa

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    La colangite sclerosante primitiva (Primary Sclerosing Cholangitis, PSC) rappresenta la manifestazione epatobiliare di maggiore rilevanza associata alla rettocolite ulcerosa (RCU), in termini di frequenza e severità clinica. I pazienti con PSC ed RCU presentano un aumentato rischio di sviluppo di neoplasie epatiche ed extraepatiche, in particolare di colangiocarcinoma e neoplasia colorettale. Dati recenti indicano che, nella PSC, la terapia con acido ursodesossicolico ad alte dosi si è dimostrata in grado di indurre un miglioramento radiologico e della fibrosi epatica (staging bioptico); l’impatto sulla sopravvivenza rimane da valutare. Il trapianto di fegato costituisce ad oggi l’unica terapia curativa per i pazienti affetti da PSC in stadio avanzato e consente di ottenere un tasso di sopravvivenza a 5 anni dell’85% circa; il timing più appropriato resta tuttavia da definire. Steatosi epatica, epatite cronica, cirrosi, amiloidosi, ascessi epatici, trombosi portale e sindrome di Budd-Chiari rappresentano altre manifestazioni epatobiliari associate alla RCU

    Intestinal digestible protein balance and milk urea in lactating goats

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    Aim of this study was to evaluate, in lactating goats, the effects of diets with two different balances of intestinal digestible pro- tein (PDI), on milk production and milk urea level (MUL). Twenty four lactating Saanen goats, milked once a day, were divided into four pens and fed in a change-over design two diets with different concentration of PDI with Nitrogen (PDIN) or Energy (PDIE) as limiting factors: dietary treatments L (low) and H (high) had, respectively, 102 and 125 g PDIN/kg DM and 102 and 114 g PDIE/kg DM. The diets had the same forage:concen- trate ratio (45:55) but different amounts (on as fed) of maize grain and soya-bean meal (maize: 27.3 vs 17.9%; SBM: 1.6 vs 11.0%, for L and H, respectively). Chemical composition (g/kg DM) of L and H diets were: CP, 149 vs 181; NFC, 360 vs 323; aNDFom, 398 vs 400. Milk yield (MY) and MUL were individually measured, whilst DM intake (DMI) was determined for each pen. Individual DMI was calculated on the basis of MY and body weight according to INRA (2007) and adjusted for intake of the related pen. Data were statistically analysed by SAS-GLM proce- dure and linear regression analysis was performed between indi- vidual MUL and PDIN balance (PDIN intake – PDI requirement). Dry matter intake (overall mean: 2716 g/d), MY (overall mean: 2539 g/d) and milk composition were not influenced by dietary treatments. On the contrary, MUL (mg/dL) resulted higher (P<0.001) for diet H (58.3) as compared to diet L (37.1). Dietary N efficiency (milk N/intake N) was greater for the diet with lower CP concentration (0.21 vs 0.18) (P<0.001). The regression equa- tion between MUL and PDIN balance resulted as follows: MUL (mg/dL) = 0.151 x PDIN bal. (g/d) + 31.2; (n=46; r2=0.20; P=0.002). This equation shows that when the PDIN supply is equal to requirements, MUL is close to 30

    Valutazione dell'impatto ambientale della zootecnia da latte

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    I prati sono considerati un fattore di salvaguardia della biodiversità ecosistemica e specifica, tuttavia si registrano da tempo nella montagna alpina dinamiche regressive, legate al superamento del modello estensivo di allevamento, causa anche dell’alterazione dell’equilibrio tra risorse trofiche e carichi animali. Materiale e Metodi E’ stata effettuata un indagine su 31 aziende zootecniche della Bassa Valtellina e Valchiavenna che consegnano il latte ad una latteria cooperativa. Sono stati raccolti informazioni economiche e gestionali nelle aziende mediante questionario durante visite, oltre a campioni di foraggi utilizzati in azienda ed autoprodotti. Sono stati utilizzati i dati quantitativi delle consegne di latte e delle analisi qualitative per le valutazioni produttive. Sono stati calcolati bilanci economici, dell’Ne P, e indicatori di impatto ambientale con il sistema del Life Cycle Assessment (LCA). Risultati L’indagine su 31 aziende zootecniche da latte di Valtellina e Valchiavenna ha evidenziato una forte presenza di superfici destinate a mais da trinciato in 23 aziende, per un totale del 17% della superficie agricola complessiva di tutto il campione nel fondovalle. L’introduzione della coltura del mais si rende necessaria laddove la produzione lattea viene affidata a bovine di razze specializzate con maggiori esigenze nutrizionali. In queste situazioni si tende anche ad aumentare l’intensività produttiva (in particolare il latte prodotto per ettaro coltivato), con rischio di surplus aziendale di nutrienti (sia N che P). In questa indagine infatti, la variabile aziendale che maggiormente ha influenzato i surplus aziendali di azoto e di fosforo per ettaro è risultata l’intensività produttiva (R2=0,76 e 0,61, rispettivamente). Il costante eccesso negli apporti di elementi nutritivi può portare alla diffusione di specie invasive e di scarso valore foraggero, definite nitrofile proprio perché sono associate alla sovrabbondanza di azoto nel suolo. L’indagine del ciclo di vita del latte prodotto (Life Cycle Assessment) ha poi evidenziato come all’aumentare della superficie destinata a mais fosse associato un aumento dell’eutrofizzazione (espressa in kg di NO3 equivalenti) aziendale per kg di latte prodotto (P&lt;0,05). Un’altra importante causa di perdita di biodiversità nella montagna alpina è data dall’abbandono degli alpeggi, con conseguente degrado delle cotiche erbose e riforestazione. Solo 13 aziende del campione praticavano il pascolamento estivo del bestiame, e di queste tra il 2006 e il 2008 ben tre hanno smesso questa pratica. Inoltre, anche nei casi in cui l’alpeggio viene mantenuto, l’utilizzo di bovine a forte produzione lattea è spesso associato ad importanti integrazioni alimentari con mangimi concentrati (nell’indagine si sono riscontrate punte superiori ai 10 kg/d per capo). Questa pratica può comportare una maggiore selezione delle essenze pascolate, con diffusione delle specie meno appetibili e perdita di biodiversita

    Cambiamenti in atto dei sistemi produttivi in un campione di aziende zootecniche valtellinesi

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    La necessità di conservare la redditività delle aziende bovine da latte nelle aree alpine tende a favorire un’evoluzione verso sistemi di allevamento intensivi, spesso con risvolti negativi sull’ambiente ed il territorio. Risulta perciò essenziale analizzare le scelte gestionali degli imprenditori agricoli e valutarne la sostenibilità ambientale. Nell’indagine sono stati raccolti i dati di 24 stalle con bovini da latte nella zona della bassa Valtellina e Valchiavenna relativi a due annate differenti (2006 e 2009), per evidenziare i cambiamenti e delineare la dinamica delle scelte manageriali in questi tre anni. Inoltre è stato calcolato il bilancio dell’azoto relativo all’attività produttiva nel fondovalle (kg N ha-1 di fondovalle). Dai risultati di questa indagine viene confermato l’orientamento delle aziende verso una generale intensificazione dei sistemi produttivi: il numero medio di capi allevati per azienda è aumentato dal 2006 al 2009 (da 86,8 a 95,6 UBA) così come la SAU (da 25,7 a 27,9 ha) e il carico animale (da 3,0 a 3,3 UBA ha-1). Per quanto riguarda l’utilizzazione agronomica del suolo di fondovalle, la superficie dedicata ai prati stabili da sfalcio è rimasto pressoché immutata, mentre pare più evidente la variazione della parte di SAU destinata alla produzione di mais (prevalentemente trinciato ed insilato) che è aumentata passando dal 23,0 al 25,8 % della SAU, con effetti positivi sull’autosufficienza alimentare degli allevamenti. Il surplus dell’azoto dell’annata 2009 è risultato maggiore rispetto al 2006 passando da 198 ± 162 a 213 ± 154 kg ha-1 e, in particolare, è aumentato in modo rilevante l’azoto introdotto in azienda, soprattutto per quanto riguarda gli animali e foraggi acquistati, mentre non è aumentato quello legato all’acquisto di mangimi concentrati; preoccupante è l’incremento dell’input di azoto da fertilizzanti (utilizzati principalmente per il mais) che è quasi raddoppiato tra il 2006 e il 2009Changes of the productive systems in a sample of dairy farms in Valtellina – In mountain areas the agricultural activity, nearby a productive role, has had for a long time a function in preservation and maintenance of the environment and landscape through extensive system that guaranteed the exploitation of local resources (fodder, pasture, ecc...). In the last years many farms have modified their managerial choices from an extensive model to an intensive one, with negative effetcs on the environmental sustainability. In this study we collected data in 24 dairy farms in Valtellina and Valchiavenna, referred to 2006 and 2009. Data have been compared to study production system changes, and nitrogen farm-gate balance was computed to evaluate the environmental effects of changes (kg N ha-1 lowland). The results of the study confirm a general trend of mountain dairy farms to intensify their production systems. From 2006 to 2009 data showed an increase of average number of cows and Livestock Unit (86.8 to 95.6 LU), of land (25.7 to 27.9) and animal intensity (3.0 to 3.3 LU ha-1) per farm. In 2009 farms produced more corn silage, and consequently feeding self sufficiency was better but nitrogen farm-gate balance (kg N ha-1 lowland) worsened. In fact nitrogen input from chemical fertilizers (for maize production) doubled in 2009 in comparison to 2006 and also other inputs (purchased forages and animals) were greater in 2009; only nitrogen introduced by concentrated feeds remains unchanged

    Effect of raw suflower seeds on goat milk production in different farming systems

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    Aim of this study was to test the effect of raw sunflower seeds on goat milk production. Two farms with different farming systems (intensive and semi-intensive) participated to the trial. In each farm about 60 mid-lactation Alpine goats were divided in two groups during spring-summer time. A diet containing 5-6% of sunflower seeds on DM basis was compared with a control diet in a change-over design. In the semi-intensive farm milk yield of goats fed sunflower was 3.46 kg/d compared to 3.58 kg/d of goats fed control diet, whereas in the intensive farm milk yield was 4.60 kg/d vs 4.66 kg/d. Fat content increased significantly from 2.99% to 3.23% only in the intensive farm. The research in the intensive farm investigated also milk and cheese fatty acids composition. Medium and short chain fatty acids (C8-C16) content dropped and long chain fatty acids content increased when sunflower was added. In conclusion raw sunflower seed inclusion in dairy goat diets can be useful, in order to limit the inversion of fat and protein percentages in milk
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