312 research outputs found
Muri, emarginazione, scuola
Un bambino su due, a Milano, viene iscritto in una scuola che non è quella del proprio quartiere. Con intensità differente, il fenomeno si ripete in altre città italiane. A una prima lettura, questo processo è semplicemente legato al fatto che in Italia, da molti anni, vi è libertà di scelta della scuola per le famiglie. Tuttavia, la libertà di scelta, intrecciata con altre dimensioni, sta contribuendo a creare una situazione difficile da sostenere. Anche in un’epoca di ritiro dei sistemi di welfare, a livello sia nazionale che locale, la scuola, e in particolare la scuola pubblica, dovrebbe rimanere una delle principali agenzie di integrazione sociale, in grado di garantire percorsi di mobilità sociale e, più in generale, di crescita democratica per le future generazioni. Questo ruolo, indicato anche nella Costituzione, rischia di venire messo in discussione negli ultimi anni a causa dell’intensificarsi, anche in Italia, di un fenomeno ben noto nelle principali città del mondo (in contesi diversi tra di loro come Parigi, Londra, Amsterdam o Barcellona): la progressiva concentrazione di popolazioni sempre più simili e omogenee tra di loro all’interno degli stessi istituti scolastici, e quindi la relativa segregazione dei gruppi sociali gli uni rispetto agli altri
Voci dal basso e trasformazione urbana
Forme di azione civica dal basso sono diffuse da molti anni nelle città europee, con modalità e risultati molto differenti. Giardini condivisi, riattivazione di spazi abbandonati, spazi contro-culturali, creazione di luoghi di incontro e inclusione: progetti che utilizzano l’impegno volontario, il crowdfunding civico, le differenti forme di sapere diffuso, le reti di relazione locali come risorse preziose per la propria attivazione e azione. Nella prospettiva delle politiche urbane è molto importante cercare di comprendere l’effettiva capacità trasformativa dell’attivazione e della mobilitazione di questi attori. Se, infatti, queste forme di attivazione hanno senz’altro degli effetti positivi sulla tenuta democratica a livello locale, per il loro ruolo di palestre di cittadinanza e di esercizio ‘virtù civiche’, molto più controverso è il loro esito in termini di trasformazione urbana
Norme e uso degli spazi nel post pandemia
La pandemia da Covid 19 ci ha lasciato in eredità diverse questioni su cui è utile e sarà utile confrontarsi nei mesi e negli anni a venire. A valle di un periodo contraddistinto da reazioni rapide in ambito di policy e di decisione pubblica (in campo sanitario, economico, scolastico e lavorativo) e, successivamente, anche di numerose elaborazioni e riflessioni nel campo della ricerca e del dibattito scientifico, oggi dobbiamo fare i conti con la sfaccettata eredità della fortissima accelerazione impressa dalla pandemia a una serie di fenomeni e tendenze già in cors
City and Production. a new Connection
Transformations of production spaces, in their relationship with other components of the urban and territorial structure, have constantly been a focus of attention in planning studies; Urbanistica itself has shown great interest towards this topic all along is cultural and scientific history: it hosted an article on industrial conditions in Turin in the second issue of its very first series (March-April 1932), and many other important reflections in the subsequent decades.
Thus, the contemporary ‘rediscovery’ of such spaces cannot be regarded as a surprise; at the same time, some elements of originality and innovation, which are radically different from the past, characterise today the organisational forms of such spaces and the dimensions of interest for the planning debate
Iniziative dal basso e trasformazioni urbane
L’attivismo civico urbano, animato da cittadini e loro organizzazioni, ha ormai raggiunto un elevato livello di diffusione e di maturità nelle città europee. Giardini condivisi, riattivazione di spazi abbandonati, spazi contro-culturali, creazione di luoghi di incontro e inclusione: progetti che utilizzano l’impegno volontario, le reti di relazione locali, il crowdfunding civico, le differenti forme di sapere diffuso, come risorse per la propria attivazione e azione.
Le diverse esperienze riguardano temi di interesse comune, come il livello e l’accessibilità dei servizi, il verde e la qualità dell’ambiente, l’offerta e l’articolazione degli spazi pubblici, il riuso di edifici abbandonati, le nuove filiere del cibo, diverse forme di produzione e fruizione culturale. Queste esperienze possono essere lette come contributo alla definizione di politiche di pianificazione e di rigenerazione urbana più efficaci, ma anche come opportunità di rafforzamento della democrazia loca
Il PNRR e le città
I fondi del PNRR dovrebbero svolgere un ruolo cruciale nel sostenere le città e i progetti urbani nel nostro Paese, ed è quindi proprio nelle città che si gioca una parte rilevante delle sfide potenziali di questo ampio programma di ripresa e di riforma, i cui effetti dovrebbero determinare cambiamenti profondi e strutturali anche dopo la conclusione del periodo di finanziamento nel 2026. Le amministrazioni centrali e locali hanno individuato una serie di progetti urbani che beneficeranno di questi finanziamenti, tra cui progetti relativi alla mobilità sostenibile, alla rigenerazione urbana, all'efficienza energetica, alla digitalizzazione e all’inclusione sociale
Interpretazione delle relazioni tra scuola e territorio. I paesaggi educativi e le dinamiche di segregazione scolastica
L’articolo propone di esplorare le potenzialità euristiche del concetto di paesaggio educativo. A partire da una lettura intrecciata di queste variabili, e da alcune evidenze empiriche sulle città di Milano, Barcellona e Oslo, l’articolo riflette criticamente su come questo concetto possa essere utile per affrontare le crescenti diseguaglianze educative e i fenomeni di segregazione di studenti svantaggiati
Critical voices from the 1960s: Jane Jacobs and the Epistemological Critiques to the Technocratic Planning Model
During the 1960s, different critical voices emerged with regard to the main gaps of rational comprehensive planning, or as we will define it, technocratic planning (what Jacobs calls ‘modern, orthodox city planning’), voices highlighting the oversimplifying epistemological approaches that had been characterising planning in the first half of the Twentieth century. Jane Jacobs’ thought has been of paramount importance in influencing planning and urban discourses worldwide, but she has not been isolated: in the same years, other critical voices have been shaping a critical thought and fostering debate, on both sides of the Atlantic. Among them, Paul Davidoff , appealing for advocacy planning in NYC, Giancarlo De Carlo, proposing a sharp critique of architectural and planning education in Italy and Reyner Banham and his group, advocating the (paradoxical) possibility of non-planning in the UK.
The paper proposes to identify an important common feature across their positions in the connection between epistemological and political critique; as Jane Jacobs, many critics of traditional technocratic planning underline the inappropriate and ineffective mechanisms of knowledge production and use in urban planning: if cities are characterised by organised complexity (‘intricate social and economic order under the seeming disorder of cities’, as Jacobs puts it), then it is not possible to reduce them to ‘simple problems’. These authors develop their interpretative discourses in different ways, and advance different proposals to bridge this gap, combining in original ways the epistemological dimension with a political and a cultural one
Forme di azione dal basso e trasformazione urbana. Riletture a partire dal caso Tempelhofer Feld a Berlino. Paper presentato alla XX Conferenza Nazionale SIU 'Urbanistica e azione pubblica', Roma, giugno
Il paper argomenta la rilevanza di una lettura dei processi conflittuali urbani capace di tenere insieme le dimensioni del disegno del processo e della progettualità espressa dagli attori locali, per leggere con maggiore capacità di penetrazione il reale potenziale trasformativo delle pratiche dal basso. Per provare a mettere in tensione questi aspetti, il paper propone una rilettura critica del caso del complesso percorso decisionale che ha riguardato il ripensamento e il riuso dell’ex-aeroporto di Tempelhof a Berlino, sullo sfondo più complessivo del ruolo che le differenti componenti della società locale stanno giocando nei processi recenti di trasformazione urbana e di animazione del dibattito pubblico. Benché si tratti di un processo molto studiato, la reale alterità del progetto (o dei progetti) promosso dall’azione dei cittadini rispetto ai possibili usi futuri immaginati dall’Amministrazione non è forse stata indagata a sufficienza. Da questo punto di vista, è possibile trarre alcune lezioni sulle difficoltà dell’interfaccia tra azione dal basso e azione amministrativa, utili a metterne meglio a fuoco i caratteri anche in una prospettiva transnazionale, guardando quindi anche alle esperienze italiane.
Le riflessioni finali del paper mirano quindi a collegare la rilettura di questo rilevante esempio di mobilitazione dal basso nella città di Berlino con alcune riflessioni critiche di carattere più generale sulle potenzialità di apertura di arene di discussione e progetto nei percorsi di trasformazione urbana, radicalmente alternative rispetto al discorso urbano
Spaces and Social Practices in the new Forms of Labour
The acknowledgement of the strength of what has been called cognitive cultural capitalism in forming, transforming and redesigning spaces and relationships in contemporary urban regions can hardly be questioned (Scott, 2008), while the paradigm of the creative city appears less convincing, at least in its simpler versions that propose to perfunctorily connect the presence of a new creative class with opportunities for urban growth (Scott, 2014). This article contributes to the monographic section by proposing to look specifically at transformations of creative and cultural production that have spread in the dense and compact spaces of inner city areas. Such parts of the city are characterised by relatively high urban densities, hinting at forms of (not only physical) proximity, but also by a certain degree of porosity, due to the fine grain closing down or relocation of productive activities, which enable small-scale reuse and substitution
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