66 research outputs found

    Bioregione come spazio di ricerca e progetto

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    Attraverso le diverse voci e apporti che hanno contribuito a sviluppare il progetto di ricerca Bioregione finanziato da Fondazione Cariplo, l'articolo scritto da Antonio Longo (e che apre il servizio omonimo curato da A.Longo e C. Dezio) intende proporre una riflessione aperta e trasversale sulla natura esplorativa e progettuale del termine che alla stessa dà il nome. Il campo d’indagine è la metropoli milanese, centro di un sistema di luoghi e paesaggi, relazioni tra produzioni e consumi, gestione degli scarti e dell’energia. Il contesto sono anche le relazioni interdisciplinari e il dialogo tra gruppi di ricerca dell’Università degli Studi di Milano e dei dipartimenti di Architettura del Politecnico di Milano. La prospettiva bioregionale, che nel mondo è stata spesso legata a nuove ideologie e scuole, affinché non risulti una semplice modalità di identificazione accademica, richiede approcci pragmatici basati su azioni concrete; in questo caso, si parla di azioni rivolte al miglioramento della qualità agronomica e ambientale e della relazione tra produzioni, consumi e scarti. In questa chiave, la lettura territoriale e paesaggistica del sistema bioregionale si offre come una prospettiva di lavoro e di ricerca imperfetta, ma utile alla comprensione di relazioni complesse, che permette di affrontare sfide ambientali e paesaggistiche riguardanti i territori contemporanei, in una chiave che prevede la valorizzazione delle risorse locali.Il servizio propone una riflessione sulla natura esplorativa e progettuale del termine ‘bioregione’. Il campo d’indagine è la metropoli milanese, centro di un sistema di luoghi e paesaggi, relazioni tra produzioni e consumi, gestione di scarti ed energia. La prospettiva bioregionale, spesso legata a nuove ideologie e scuole, affinché non risulti una semplice modalità di identificazione accademica, richiede approcci pragmatici basati su azioni concrete; qui si parla di azioni rivolte al miglioramento della qualità agronomica e ambientale e della relazione tra produzioni, consumi e scarti. La lettura territoriale e paesaggistica del sistema bioregionale si offre come una prospettiva di lavoro e di ricerca imperfetta, ma utile alla comprensione di relazioni complesse, che permette di affrontare sfide ambientali e paesaggistiche riguardanti i territori contemporanei, nella valorizzazione delle risorse locali

    Verso un’infrastruttura materiale e immateriale per la Bioregione

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    L’idea bioregionale sottende un progetto di ricomposizione dei paesaggi di bordo che, ripristinando flussi, funzioni ecologiche, relazioni e identità, realizza un tessuto connettivo e attivatore. Tale tessuto agisce tramite interventi locali, caratterizzati da strumenti e linguaggi multidisciplinari e transcalari. Secondo quest’ottica, gli spazi rappresentano entità che si attivano attraverso una dimensione relazionale, di natura sociale, politica, economica, culturale, dai risvolti spaziali. Pratiche di modificazione, forme di regolamentazione, politiche di governo, gesti e usi, immaginari urbani e rurali concorrono, in forma plurale, alla generazione di spazi che sono il prodotto di questa molteplicità. È, quindi, attraverso questo quadro bioregionale che possiamo rileggere spazi, azioni progettuali e relazioni come elementi di una rete

    I servizi ecosistemici nel processo di ricomposizione del paesaggio agroambientale di bordo

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    Nei territori della frammentazione e della disgregazione, il ruolo, in termine di servizi, che il sistema agroambientale può svolgere si offre come occasione per un ribaltamento dell’approccio alla città infinita, in virtù dei suoi contenuti multipli e della sua naturale predisposizione a configurarsi come superficie connettiva ininterrotta. Il concetto di servizi ecosistemici, usualmente applicato su usi del suolo a scala vasta, può assumere un ruolo importante proprio nelle relazioni locali di un paesaggio di bordo, dove il quadro di relazioni che lega gli elementi fisici del paesaggio, le loro funzioni ecosistemiche, la diversità paesaggistica e le tracce coevolutive dei processi socio-ecologici può diventare principio determinante per orientare e validare un progetto di ricomposizione. L’esperienza di “OpenAgri” trasforma un’area agricola di bordo della Valle della Vettabbia in opportunità per sperimentare approcci inediti su tematiche poco affrontate in Italia, dove mancano esperienze d’integrazione della mappatura dei servizi ecosistemici nei progetti di ricomposizione a scala locale. Per assumere tale vocazione, il progetto ha adottato le sembianze di un’indagine senza fasi consequenziali, ma con un unico processo che si configura come atto conoscitivo anche nella sua esplicazione progettuale, accogliendo in sé il tema della trasformazione continua e l’apporto di saperi e punti di vista differenti. Essendo il progetto ancora in corso, in questa sede non si presentano risultati finiti ma ipotesi pioneristiche di riflessione senza pretese di esaustività assertiva

    Agricoltura Urbana. Gli orti metropolitani come strumento di ricucitura del tessuto ecologico, urbano e sociale

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    La relazione città-cibo costituisce un asse d’intervento innovativo per orientare l’agenda politica nazionale verso modelli più resilienti. Questo implica il riconoscimento degli agroecosistemi e della produzione agricola non come attività antitetiche rispetto a quelle urbane, ma come fenomeni capaci di svolgere un ruolo chiave nello sviluppo dei sistemi metropolitani (Marino, Cavallo, 2014). In tal senso l’ossimoro “agricoltura urbana” è rappresentativo di una possibilità nuova per gli spazi dimenticati, come riattivazione interna di meccanismi virtuosi di rigenerazione urbana, indirizzati alla ricostruzione dell’identità perduta. In questo contesto gli orti urbani rappresentano sperimentazioni spaziali, a metà tra il pubblico e il privato, utili alla riconnessione ecologica, urbana e sociale dei sistemi territoriali
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