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    Introduzione [a Itaipu, le pietre che cantano. Formazione e resilienza nel popolo Guaranì]

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    Questo volume è il primo frutto di una ricerca etnografica sul campo che il Gruppo di Ricerca Internazionale EURESIS dell’Università di Ferrara, ha iniziato nel 2022 presso le comunità indigene guaranì, che vivono nella regione del Paranà brasiliano, in modo particolare, sull’Isola di Cotinga. Lo scopo di questi studi è quello di collocarsi sul crinale della differenza3 in un gioco di rispecchiamento che ci consente di osservare, interpretare e comprendere l’alterità al fine di indentificarne le differenti forme di razionalità e, in fondo, i significati che questo popolo antico e raffinato attribuiscono al reale. Di conseguenza, l’approccio è, in primo luogo, epistemologico: il fine della ricerca è infatti quello di tentare di interpretare e comprendere come funzionino i processi di costruzione della conoscenza all’interno di contesti caratterizzati da una forte densità relazionale. Si tratta, evidentemente, di una realtà radicalmente lontana dal nostro orizzonte culturale. Le informazioni e i dati raccolti dalla ricerca etnografica, unitamente a quelli bibliografici, sono interpretati entro una cornice ermeneutica. Si tratta di un’epistemologia che si auto-interroga, che si confronta con la differenza e che promuove processi metacognitivi. Riteniamo infatti, che tali processualità siano essenziali tanto per la riflessività pedagogica, quanto per la progettazione di pratiche educative transculturali

    Introduzione. Comparazione e trasformazione: in dialogo con le comunità indigene Guaranì

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    Il volume presentato raccoglie il lavoro di ricerca promosso dal gruppo EURESIS iniziato nell’aprile del 2023 presso le comunità indigene Guaranì situate presso l’Isola di Cotinga nella regione del Paranà brasiliana. L’approccio epistemologico applicato ai risultati ottenuti durante la ricerca etnografica, sarà fondamentale per raggiungere lo scopo della ricerca: esplorare altre forme di razionalità, dare voce al margine, rivelare gli impliciti che guidano la formulazione dei nostri giudizi sul mondo. La cornice pedagogica che guida l’indagine, propone una comparazione educativa che parte dall’interpretazione dei simboli che compongono l’immaginario Guaranì, fondamentali dal punto di vista non solo interculturale, bensì transculturale. Interpretare e comprendere i processi di costruzione del pensiero, significa avviare percorsi di coscientizzazione cognitiva che mettono in discussione il sistema di riferimento, allargano i confini del possibile e dell’impossibile, stimolano l’affermazione di una postura conoscitiva permeabile al cambiamento, adatta a mettersi in dialogo con l’Alterità. Se intendiamo la pedagogia come un processo multidimensionale, multifattoriale e multidirezionale che accompagna l’individuo nel suo continuo evolversi, porsi sul ‘crinale della differenza’ comparando sistemi educativi ed idee di formazione radicalmente diverse, significa anche accogliere la trasformazione, contrastando la fissità e l’asfissiante ugualità. Incontrare i Guaranì rappresenta il tentativo di allargare lo spazio del nostro immaginario, di ampliare la Grammatica con la quale produciamo i nostri discorsi sul mondo

    PER UN’EDUCAZIONE POLITICA. Strategie anticoloniali nelle comunità latino-americane

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    Nel nono capitolo, Per un’educazione politica. Strategie anticoloniali nelle comunità latino-americane, prendo in esame la risposta resistente di alcune comunità indigene del Sudamerica, per esplorare la loro educazione politica, quindi il loro modo di de- terminare la loro esistenza in quella terra. Emergerà come i Kuna, gli Yaqui, i Guaranì e i Mapuche, ognuno con la propria storia e la propria particolarità, rappresentino culture caratterizzate da una forte densità epistemica, costruendo una realtà che fa riferimento a categorie di pensiero differenti in comparazione a quelle occidentali. Il sogno di una Repubblica della Gente, il sentimento di trovarsi il quello spazio e il quel tempo per necessità divina, la ricerca di una terra senza il male, il profondo radicamento a quelle terre, sono gli elementi che ancora oggi animano la resistenza di popoli che propongono una visione della realtà in netto contrasto con gli ideali occidentali e capitalista

    Infanzia e scuola presso le comunità Guaranì

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    Con l'espressione 'Entiendo pero non hablo', (Comprendo ma non parlo), Carolina Gandulfo mette in luce come i bambini della scuola rurale, dove ha fatto esperienza pratica di ricerca antropologica ed etnografica, parlano in guaranì sottovoce tra loro, solo se la maestra non li osserva. Di fatto hanno ereditato in famiglia, e nella comunità, la convinzione che vi sia una vera e propria sanzione sociale nei confronti di chi è così arretrato da esprimersi ancora in una lingua da selvaggi. La maestra Marta Rodríguez, essendone capace, sceglierà però di parlare guaranì con loro sfruttando a pieno i caratteri di un idioma che nella tradizione era soltanto parlato. In questo contributo si rifletterà sul ruolo che la scuola svolge nei processi di coscientizzazione

    Storia e identità del popolo Guaranì Il nostro “modo di essere”

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    n questo capitolo cercheremo di tracciare una mappa storica del popolo indigeno Guaranì, sottolineando gli aspetti sociali e culturali di queste comunità. È bene tenere presente che, in questa sede, non abbiamo la presunzione di descrivere in maniera compiuta la complessa e ricca storia di questo popolo. L’obiettivo è infatti quello di restituire il dibattito testimoniato dalle diverse fonti che ci permettono di delineare una cornice utile a comprendere l’orizzonte culturale a cui queste comunità si riferiscono. In modo particolare, si cercherà di individuare alcune categorie che definiscono i principi sui quali si fonda la ‘visione del mondo Guaranì’, allo scopo di rivelarne gli impliciti educativi e quindi i risvolti pedagogici

    Spirito della terra ed ecologia politica

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    Terra, acqua, aria non possono diventare proprietà privata, ciò è molto chiaro, addirittura evidente nella cultura guaranì, in base al principio che si tratta di beni comunitari inalienabili. Nelle nostre democrazie liberali, al contrario, tutto è possibile grazie a quel mediatore universale, il denaro, che riduce a merce qualsiasi cosa, compresi gli esseri umani. Ciò avviene a causa di un concetto di libertà dissociato da quello di uguaglianza, per non parlare della fastidiosa utopia della fratellanza. Dopo questa premessa è stimolante prendere in considerazione la cultura guaranì in relazione alla terra e alla sua salvaguardia, in particolare perché la loro visione della vita umana in un ambiente che la renda possibile del tutto inconciliabile con quella del sistema cosiddetto “occidentale”

    Cantare l’incanto. Comparazione educativa e Intercultura

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    Il popolo indigeno Guaranì, per rivolgersi agli dei, usano quelle che loro chiamano ‘Belle Parole’, parole che scorrono nella linfa degli alberi, nel fruscio del vento che agita le foglie, nei pensieri del Bene. Il libro rappresenta il secondo risultato di una ricerca di Pedagogia etnografica svolta dal gruppo EURESIS (Università di Ferrara) iniziata nell’aprile 2022 presso le comunità̀ indigene Guaranì dell’Isola di Cotinga (Paranà, Brasile). L’approccio epistemologico della ricerca si dipana all’interno di una dimensione comparativa che tiene conto dei processi storici che hanno coinvolto le comunità prese in esame, ed ha lo scopo di proporre una riflessione pedagogica di carattere inter e transculturale. A questo fine, abbiamo cercato di porre a confronto sistemi di razionalità differenti: il nostro e quello di questo Popolo dal sentire poetico. Siamo infatti convinti che porsi sul ‘crinale della differenza’, comparando elementi culturali radicalmente lontani, rappresenti l’occasione di incontro di altre forme di pensiero, quindi altri modi di organizzazione la conoscenza e l’apprendimento. Il discorso Guaranì sul mondo si struttura a partire dal mito, inteso come congegno cognitivo che definisce le categorie attorno alle quali queste comunità rappresentano la realtà e il loro orizzonte di senso. Per tale ragione, entrare in contatto con questa cultura significa dar voce all’antico canto dei loro miti, alla parola dei loro ancestri, ai saperi antichi che ancora oggi vengono “raccontati” di generazione in generazione. Alla ricerca di quell’incanto, che forse, abbiamo perduto

    Itaipu, le pietre che cantano. Formazione e resilienza nel popolo Guaranì

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    Foz do Iguaçu, che compare nell’immagine di copertina, si situa nel punto in cui Brasile, Argentina e Paraguay si incontrano. Qui ora domina l’ingombrate presenza di una centrale idroelettrica. In questo luogo magico c’è quello che i Guaranì chiamano Itaipù, un posto carico di sacralità dove, si dice, le pietre cantano. Oggi, purtroppo, le pietre non cantano più. Lo scopo di questo libro è quello di presentare il primo frutto di una ricerca di Pedagogia etnografica svolta dal gruppo EURESIS (Università di Ferrara) iniziata nell’aprile 2022 presso le comunità indigene guaranì dell’Isola di Cotinga (Paranà, Brasile), rivolta alla comprensione dei processi di costruzione della conoscenza lungo il crinale della differenza culturale. Siamo infatti convinti che tentare di interpretare e comprendere come culture collocate ai margini della società cosiddetta civile costruiscano la conoscenza a partire dall’esplorazione della loro cosmovisione, rappresenta per noi l’occasione di riflettere sulle conseguenze educative dell’etnocentrismo, avendo la possibilità e al contempo la fortuna di apprendere. All’interno di questa cornice epistemologica, proponiamo pratiche educative inter e transculturali che possano mantenere viva la speranza di tornare ad ascoltare l’antico canto delle pietre. Il saggio si volge a studenti, ricercatori, educatori, infine, a quanti pensano che un mondo migliore sia possibile

    Radici storiche di una critica al pensiero unico: l’esempio di de Condorcet

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    Le riflessioni del filosofo illuminista de Condorcet, rappresenta un importante esempio di critica al pensiero unico e di lotta per l’affermazione di un’educazione che promuova la capacità a pensare in maniera autonoma e indipendente. Il filosofo illuminista francese ha infatti dato al tema del progresso, di grande rilievo colturale e politico nella sua epoca, un’impronta precisa e coerente a partire da un’indagine di ricostruzione storica dell’evoluzione umana, che è rimasta solo abbozzata a causa della persecuzione politica nei suoi confronti. La nostra riflessione cerca la continuità teorica tra la visione storica e quella pedagogica, orientata all’istruzione pubblica come elemento centrale della rivoluzione

    Atucà, Figlio del vento. Educazione e formazione di un guerriero Guaranì

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    Questo saggio affronta il tema dell’educazione del giovane guerriero Guaranì. Per fare ciò, esploreremo gli antichi miti, le testimonianze di coloro che condussero lunghe ricerche etnografiche presso queste comunità, unitamente alle ricerche di campo multisituate condotte dal gruppo EURESIS. Le narrazioni, i miti, le metafore e la storia di vita di Atucà, testimone guaranì che abbiamo avuto la possibilità di intervistare, divengono elementi paradigmatici per esplorare la formazione del guerriero e dell’epistemologia implicita che vi sottende. Tale prospettiva è importante per una pedagogia che possa definirsi transculturale. All’interno di questo quadro di ricerca, sarà data molta rilevanza alla storia biografica che emergerà nel corso dell’intervista semi-strutturata, assumendo la narrazione come dispositivo che ci consente di entrare nel “mondo dell’intervistato”. L’incontro con l’alterità ci offre la possibilità di avviare processi metacognitivi rispetto ai nostri sistemi di pensiero, nonché di trasformarci attraverso un esercizio auto-ermeneutico di decostruzione della realtà. Confrontarsi con un sistema mondo diverso, ci offre chiavi orientative nuove per interpretare l’educazione al tempo presente
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