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Psicoterapia del disturbo post-traumatico da stress.
Lo scopo del capitolo è fornire una panoramica sulle ricerche applicate al trattamento del disturbo post-traumatico da stress. Vengono illustrati gli studi più significativi, con riferimento anche alle meta-analisi, fornendo le basi per l'applicazione clinica delle tecniche che si sono dimostrate efficaci per questo disturbo psichico
Psicoterapia del disturbo ossessivo-compulsivo.
Lo scopo del capitolo è fornire una panoramica sulle ricerche applicate al trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo. Vengono illustrati gli studi più significativi, con riferimento anche alle meta-analisi, fornendo le basi per l'applicazione clinica delle tecniche che si sono dimostrate efficaci per questo disturbo psichico
Eventi stressanti nelle prime fasi di vita
I fattori che hanno influito precocemente nello sviluppo della persona sono spesso stati oggetto di indagine nella ricerca psicosomatica. Data la difficoltà di reperire informazioni retrospettive, particolare importanza hanno assunto gli studi che impiegano modelli animali. Eventi come la separazione precoce dalla madre risultano correlati ad una certa alterazione dei meccanismi di regolazione, comportando un aumento dell’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e della secrezione di prolattina. Ciò può rendere l’individuo più vulnerabile agli effetti dello stress nel corso della vita. Inoltre, si è messa in luce la relazione tra abuso fisico e sessuale nell’infanzia e disturbi medici, quali la sindrome dell’intestino irritabile e il dolore cronico. Infine, storie di maltrattamenti nell’infanzia risultano significativamente associati, nell’età adulta, a vari problemi di salute, come disturbi funzionali e comportamenti a rischio
Classificazione del disagio psicosomatico
La categoria diagnostica dei disturbi somatoformi, fin dalla sua introduzione nel DSM-III è stata oggetto di numerose critiche. La sua struttura porta implicitamente il clinico a compiere una scelta dicotomica in base al fatto che i sintomi lamentati abbiano una base organica o siano invece espressione di un disagio psicologico, limitando così un approccio biopsicosociale al paziente. La sua sovrapposizione con i disturbi d’ansia e con la depressione, così come l’incertezza in merito all’eziologia dei disturbi somatici lamentati, rendono queste diagnosi poco utili ai clinici e spesso fonte di frustrazione per i pazienti. Per superare gli evidenti limiti di questa categoria diagnostica, negli anni, i maggiori ricercatori nell’ambito della psicosomatica si sono mossi verso una sua ridefinizione. In questo capitolo verrà fatta una rassegna della letteratura per mettere in luce come i Disturbi Somatoformi sono entrati a pieno titolo come diagnosi ufficiali nel DSM-III (APA, 1980), le loro principali caratteristiche, la loro effettiva utilità clinica, le proposte avanzate negli ultimi anni per una loro riformulazione in vista della pubblicazione del DSM-V e il draft che di questo è stato pubblicato nel gennaio 2010
Ruolo della personalità
L’idea che un determinato profilo di personalità corrispondesse ad uno specifico disturbo era diffusa nella prima fase di sviluppo della medicina psicosomatica tra il 1930-1960. Tale ipotesi è stata sostenuta da ricercatori ad orientamento psicoanalitico, ma la ricerca specifica successivamente non l'ha confermata. In particolare, sono stati studiati alcuni costrutti di personalità che possono influenzare la vulnerabilità generale alla malattia. Uno riguarda la correlazione tra malattie coronariche e il comportamento di tipo A (Type A coronary-prone behaviour) (Friedman e Rosenman, 1959). Questo pattern comportamentale è stato incluso nei DCPR. L’individuo di tipo A può presentare alcune o tutte delle seguenti caratteristiche: eccessivo coinvolgimento nel lavoro, sensazione dell’incalzare del tempo, ostilità e cinismo, umore irritabile, alta competitività, ambizione, stile espressivo enfatico, gesticolante, e un linguaggio rapido e incalzante. Le ricerche che si sono susseguite negli anni sull’associazione tra comportamento di tipo A e sviluppo di malattie cardiovascolari hanno dato risultati controversi. L’ostilità e la sensazione dell’incalzare del tempo sembrano essere le due componenti chiave. Il problema principale consiste nel fatto che la definizione di questo pattern comportamentale è un incrocio di caratteristiche di stato e di tratto, tali da non poter essere associate ad aspetti stabili della personalità (Fava et al. 1995). Tuttavia, la maggior parte della letteratura sembra essere concorde nell’indicarlo come un modello di comportamento associato alle malattie coronariche, anche se non applicabile a ogni caso clinico e non facilmente identificabile. Un altro costrutto di personalità è l’alessitimia, concetto introdotto da Sifneos per descrivere un impoverimento dei processi immaginativi che sfociano in una particolare incapacità di usare parole appropriate per descrivere le proprie emozioni (Sifneos, 1973). Anche questo costrutto è stato incluso nei DCPR. E’ stato riscontrato che l’inibizione dell’espressione emotiva, in particolare la tendenza a sopprimere la rabbia, comportano un aumento del rischio per una varietà di problemi di salute. Nonostante alcuni decenni di ricerca, l’alessitimia è ancora un concetto controverso, soprattutto per quanto riguarda la sua valutazione, i correlati psicofisiologici e le relazioni con altre componenti affettive.
Di recente introduzione è il concetto di personalità di tipo D, o “personalità Stressata” (Distressed personality), originariamente sviluppato allo scopo di indagare il ruolo dei tratti di personalità sugli esiti delle patologie cardiovascolari. Denollet e collaboratori (1995) lo hanno definito un aspetto di vulnerabilità tipico dei pazienti cardiologici. Tale costrutto è basato su due ampi e stabili tratti di personalità quali l’affettività negativa e l’inibizione sociale
Salute e benessere psicologico
Nel 1948 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito la salute come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non solamente l’assenza di disagio o di infermità” (World Health Organization, 1948). La presenza di benessere quindi, e non solo l’assenza di malessere, può incidere fortemente sulla salute dell’individuo, proteggendo l’organismo dall’insorgenza di patologie o promuovendo la guarigione nel caso queste siano già presenti. Purtroppo, come sottolineano Ryff e Singer (1996), storicamente la ricerca nell’ambito della salute mentale è rimasta focalizzata sul disagio psicologico, continuando a considerare l’assenza di sintomatologia come criterio necessario e sufficiente per poter definire un individuo sano. Ricerche sul benessere psicologico hanno indicato che esso deriva dall’interazione di diverse dimensioni intercorrelate. Numerosi studi mostrano come il benessere psicologico abbia un effetto tampone nel far fronte allo stress e un impatto favorevole nel decorso della malattia e, anche se i dati non sono ancora consolidati, le implicazioni per la salute sono di grande interesse. Nei disturbi affettivi, l’applicazione di specifiche strategie psicoterapeutiche finalizzate al miglioramento del benessere si è dimostrata efficace nell’incrementare i livelli di remissione e migliorare l'esito finale
Sub-Clinical Psychological Conditions Affecting Cardiovascular Disorders.
Using DSM criteria in medical settings, a basic question arises, that is whether patients who do not fulfil these criteria do not indeed present psychological problems which may affect the medical symptoms and are worthy of clinical attention. However, psychological symptoms and personality traits that do not satisfy traditional psychiatric criteria are not well defined; moreover, it is difficult to measure these subtypes of distress and there is always the need for a clinical judgement. In recent years psychosomatic research has focused increasing attention on these clinical and methodological issues. Psychosocial variables that were derived from psychosomatic research were then translated into operational tools, such as Diagnostic Criteria for Psychosomatic Research (DCPR). DCPR diagnoses such as demoralization, irritable mood, type A behavior, illness denial, alexithymia and health anxiety are frequently detected in cardiac patients. The joint use of DSM-IV and DCPR criteria allow then to identify psychological factors that seem to affect cardiologic condition. Clinical and therapeutic implications are discussed by the author
Iatrogenic factors in psychopathology
The side effects and risks associated with the medical intervention are defined as iatrogenesis. Adverse drug reactions, malpractice, medical error, and negligence constitute common iatrogenic complications. Examples of important syndromes induced by medications are asthma caused by beta-adrenoceptor antagonists, pulmonary fibrosis associated with cytotoxic agents, gastric bleeding and complications with anti-inflammatory agents, torsade de pointes tachycardia with various drugs, abnormal glucose homeostasis with thiazide and corticosteroids, and osteonecrosis of the jaw with bisphosphonates.
In psychiatry, iatrogenesis has traditionally been concerned with medical complications of psychotropic drug treatment, such as tardive dyskinesia and insulin resistance with antipsychotic drugs, and cardiac and metabolic disturbances with antidepressant medications. The complications may occur due to direct toxicity, drug-drug interactions, intoxication, or withdrawal from psychotropic medications. In more recent years, attention has also been dedicated to the patient experience of negative effects of psychotherapy, including the interactions between pharmacotherapy and psychotherapy.
As it happened with medical therapy, psychiatric treatment has mainly been assessed and evaluated as to its capacity to improve psychiatric symptomatology. Side effects have been conceptualized as the unavoidable drawbacks of any form of medical therapy. Little attention has been paid to the adverse psychological and behavioral effects of psychiatric treatment on psychopathology and illness course. In view of the insufficient body of knowledge on the iatrogenic effects of psychological therapies, we will only concentrate on the effects of psychotropic drug treatment. Many of the insights that have been gained in the past 25 years have originated in this journal
“Cognitive-behavioral treatment of depression in patients with acute coronary syndrome”
State of the art: Depression in association with acute coronary syndromes (ACS) is an independent risk factor for subsequent cardiac events and mortality. However, the only randomised behavioral intervention trial attempting to reduce cardiac risk in depressed ACS patients showed that changes in depression did not translate into improved survival. Such intervention did not address issues such as lifestyle modification and improvement in psychological well-being, which were found to affect individual vulnerability to medical disease. Our research group has developed a well-being enhancing psychotherapeutic strategy, well-being therapy (WBT), which has been validated in a number of controlled clinical trials.
Objective and rationale: To evaluate the efficacy of cognitive behavioral treatment (CBT) with WBT in reducing cardiac risk in depressed and/or demoralized ACS patients compared to clinical management (CM). The same protocol will be carried out in two centres (Bologna and Torino).
Experimental plan: 100 patients after a first episode of ACS, meeting DSM-IV criteria for depressive disorders and DCPR criteria for demoralization will be randomized to one of two treatment groups: 1) CBT supplemented by WBT; 2) CM. In both groups, treatment will consist of twelve, 45-minute sessions once a week. A two-year follow-up will be performed.
Expected results and their relevance: It is expected that psychological treatment may significantly decrease cardiac morbility and mortality at follow-up compared to clinical management. The findings may entail considerable preventive implications and possible large reductions in health costs
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