1,721,060 research outputs found

    Il progetto InnoTal: talenti per l’innovazione

    No full text
    Tema di un innovativo percorso di formazione tra Università e Impresa è lo sviluppo delle competenze trasversali. Il lavoro propone una stimolante riflessione sulla valorizzazione dei talenti e la sintesi di un progetto sperimentale di formazione alle competenze trasversali per la formazione di capitale umano di eccellenza nelle Università

    Le strategie dell’intervento formativo per i Dottorandi di Ricerca

    No full text
    Tema di un innovativo percorso di formazione tra Università e Impresa è lo sviluppo delle competenze trasversali. Il lavoro propone una stimolante riflessione sulla valorizzazione dei talenti e la sintesi di un progetto sperimentale di formazione alle competenze trasversali per la formazione di capitale umano di eccellenza nelle Università

    Know how o know out? Il sapere in rete

    No full text
    Il Sapere e il Web, creazione e partecipazione del sapere attraverso il Web per mano e intelletto di quei prosumer che nella Rete condividono il luogo dove è depositato il sapere di ogni cosa, la memoria personale di ciascuno, le conoscenze facilmente ricuperabili, la sicurezza della quotidiana disponibilità delle informazioni. Ma tale condivisione del sapere quanto è critica e quanto accettata per vera come fosse un dogma? quanto è messa in discussione e quanto indiscussa perché senza occasione di confronto vivo e articolato? Il sapere inteso come tutto ciò che è conosciuto attraverso l’esperienza, l’informazione e le relazioni interpersonali; il sapere che distingue un individuo da un altro; il sapere come guida delle scelte di ciascuno. Questo sapere, se si fa occasione di confronto e di verifica continua in quanto fonte d’informazione e strumento di partecipazione può contribuire a rendere gli individui più responsabili e consapevoli nel modo di vivere la realtà. Oggi le nuove tecnologie rappresentano uno strumento capace di facilitare la creazione del sapere e la sua democratica diffusione. E un comportamento simile non solo si dimostra necessario per maturare la consapevolezza collettiva e l’informazione oggettiva e condivisibile ma sarebbe anche utile per migliorare e ampliare le modalità di relazione interpersonale e, di conseguenza, di migliorare il mondo. I Social Networks sono oggi avamposto del sapere rappresentano la rete sociale del sapere da contare o una conoscenza reale e su cui contare? Il tempo di elaborazione cui i computer hanno abituato gli utenti ha superato le capacità di elaborazione della mente degli stessi, determinando una distorsione nella percezione della realtà: la maggior parte dei comportamenti d’oggi si esauriscono nel tempo e nello spazio di pochi “clic” a scapito criticità, approfondimento e verifica della realtà oppure no

    Social Network, ovvero stare da soli insieme dentro e fuori la rete

    No full text
    Internet 2.0 ha cambiato le regole del gioco, per il mercato come per le relazioni tra mercato e consumatori e tra consumatori. Le modalità di comunicazione, le dinamiche di relazione interpersonale, le strategie interattive, il significato simbolico della dimensione privata, di quella professionale e delle virtù pubbliche sono mutate seguendo, anticipando o affiancando le influenze dei nuovi media. Le nuove forme di social networking richiedono una maggiore e nuova attenzione anche da parte dello psicologo dei consumi al fine di comprendere come il nuovo consumatore viva e si viva all’interno di tali nuove forze. Seguendo qui questa prospettiva culturale d'indagine, se ne definiscono le origini, strutture di base, il funzionamento e il suo sviluppo, con particolare attenzione alla dimensione di limite tra reale e virtuale, tra il fuori e il dentro dove si muovono le nuove identità dei cyberconsumatori. Seguendo lo sviluppo esponenziale di questi universi reali ad ambientazione virtuale, si approfondisce il ruolo della comunicazione mediata, delle nuove identità fluide, delle appartenenze alle comunità virtuali, dei nuovi aspetti psicosociali della virtual life per comprendere cosa significhi stare “da soli insieme” dentro e fuori l’e- world

    Valutazioni e scelte imperfette di fronte al denaro. Prospettive di scenari decisionali in esperti e profani oltre la Bounded Rationality Theory

    No full text
    Consumare o risparmiare, spendere o investire non sono azioni scevre dal rischio di comportamenti inintenzionali, irrazionali o contrari alla legge dell’utilità (Kahneman e Tversky, 1979 e 2000; Kahneman, Slovic e Tversky, 1982; Kahneman, Knetsch e Thaler, 1986; Simon, 2000). Ogni consumatore nella vita di tutti i giorni pensa, agisce e prova differenti e articolate emozioni che ne condizionano decisioni e comportamenti. Giudizi e valutazioni risultano essere imprecisi e instabili; le espressioni delle preferenze che sottendono le scelte sono spesso incoerenti e incongruenti; le azioni intraprese raramente riflettono una massimizzazione dell’esito voluto; le strategie decisionali si basano più su sensazioni e intuito che su calcoli razionali e probabilistici. Lo studio intende aprire una riflessione scientifica su tali temi al di là degli assunti della Bounded Rationality (Simon, 1982; Gigerenzer e Selten, 2002; Kahneman, 2003b) verso un approfondimento delle implicazioni emergenti dalla Subjective Rationality (Boudon, 1989). Quanto qui presentato è un’indagine psicologica delle dinamiche dei processi decisionali in scenari di scelta di carattere economico quotidiano, agiti da individui in quanto consumatori e protagonisti di scambi interpersonali veicolati dal denaro. Gli obiettivi che hanno guidato l’argomentazione della problematica in una prospettiva di “coerenza” e non di “sostanza” (Legrenzi, Girotto e Johnson-Laird, 1993) intendono, da un lato, mettere in luce analogie e differenze nei comportamenti decisionali tra esperti e profani delle scelte economiche in contesti familiari e, dall’altro, valutare le forze multilivello di tipo qualitativo presenti nella valutazione dei fattori di scelta in scenari decisionali (Catellani, 1992) per comprendere se le strategie utilizzate da individui con differente grado di expertise siano soggette ad errori comportamentali simili. Il disegno sperimentale ha previsto una prima fase dedicata all’analisi sistematica della letteratura e una seconda duplice fase in cui è stato somministrato un questionario con simulazioni di scelta a un campione di 370 soggetti e una Conjoint Analisys con una serie di scenari decisionali che ha coinvolto un secondo campione, omologo al primo, di 154 soggetti. I risultati ottenuti, da un lato si allineano con quanto emerso in letteratura rispetto alla descrizione dei fallimenti cognitivi motivati dalle differenti modalità specifiche con cui le persone selezionano ed elaborano mentalmente le informazioni (Johnson-Laird, 1983; Thaler, 1985). Dall’altro, lo studio comparativo tra expert e ordinary people ha fatto emergere come non solo i comportamenti di scelta si dividano tra azioni ottimali e azioni subottimali, bensì come decisori con differenti gradi di expertise economica giungano attraverso simili processi mentali (heuristics, errors e biases) a conclusioni differenti. Esperti e Profani, infatti, si distinguono per una differente visione, sistemica o riduzionista, di medesimi scenari e per l’importanza attribuita ai fattori che compongono uno scenario decisionale, sia sul piano simbolico-semantico che logico-matematico, categorizzando in modo più o meno prototipico o restrittivo alcune opzioni a scapito di altre e agendo strategie di valutazione e di utilizzo delle informazioni differenti. Quello che appare distinguere il decisore esperto dal decisore profano è qualcosa che va oltre le abilità cognitive: qualcosa di qualitativamente differente, un’abilità diversa nel modo di organizzare le conoscenze e di individuare e usare le procedure più adeguate a operare su tali organizzazioni. Uno dei limiti del presente studio è sicuramente rappresentato dal setting di ricerca che ha ripercorso strategie ancora troppo vicine ad artificiosi metodi di laboratorio piuttosto che agli strumenti ecologici che permetterebbero un’osservazione diretta del comportamento decisionale, per il quale permarrebbe tuttavia un’intrinseca difficoltà di carattere introspettivo ancora attuale per l’impostazione qui preferita. Tuttavia, la riflessione nata dai risultati ottenuti porta a chiedersi quali siano le azioni possibili per migliorare l’efficacia di un comportamento decisionale che consideri la variabile expertise in attività economiche di carattere quotidiano, quali le strategie di ponderazione delle informazioni sulle opzioni di scelta che permetterebbero una più corretta valutazione degli attributi focali e, infine, cosa qualifichi da un punto di vista psicologico e comportamentale un decisore in quanto esperto nel campo delle decisioni economiche in scambi che hanno come strumento il denaro. Limiti e spunti di riflessione che aprono a un seguito e ad un approfondimento di queste indagini.Consommer ou économiser, dépenser ou investir ne sont pas des actions dépourvues du risque de comportements dénués d’intentionnalité ou de rationalité, voire de comportements contraires à la théorie de l’utilité (Kahneman et Tversky, 1979 et 2000 ; Kahneman, Slovic et Tversky, 1982 ; Kahneman, Knetsch et Thaler, 1986 ; Simon, 2000). Tout consommateur, dans la vie de tous les jours, pense, agit et éprouve des émotions diverses et complexes conditionnant ses décisions et son comportement. Il s’avère que ses jugements et ses évaluations manquent de précision et de stabilité ; l’expression des préférences qui sous-tendent ses choix sont souvent incohérentes et contradictoires ; les actions qu’il déploie reflètent rarement une maximisation du résultat poursuivi ; enfin, ses stratégies de décision se basent davantage sur des sensations et sur l’intuition que sur la raison et sur des calculs de probabilité. Cette étude se propose d’ouvrir une réflexion scientifique sur ces thèmes, en allant au-delà de la Bounded Rationality (Simon, 1982 ; Gigerenzer et Selten, 2002 ; Kahneman, 2003b) et en approfondissant les implications qui émergent de la Subjective Rationality (Boudon, 1989). Ce qui est présenté ici est une enquête psychologique menée dans le domaine des dynamiques des processus décisionnels, au sein de scénarios de choix économiques opérés au quotidien, par des individus agissant en qualité de consommateurs et d’acteurs d’échanges interpersonnels, basés sur l’argent. Les objectifs qui ont guidé l’argumentation de cette problématique, dans une perspective de “cohérence” et non de “substance” (Legrenzi, Girotto et Johnson-Laird, 1993), entendent, d’un côté, mettre en lumière les analogies et les différences entre experts et profanes dans les comportements décisionnels relatifs aux choix économiques, opérés dans des contextes familiaux et, de l’autre, évaluer les forces multiniveau de type qualitatif, présentes dans l’évaluation des facteurs de choix dans des scénarios décisionnels (Catellani, 1992), afin de comprendre si les stratégies utilisées par des individus dotés d’un degré différent d’expertise sont sujettes aux mêmes erreurs comportementales. Le cadre de cette expérience s’articule sur une première phase consacrée à l’analyse systématique de la littérature et sur une seconde phase à double objectif, où l’on a distribué un questionnaire avec des simulations de choix à un échantillon composé de 370 sujets et une Conjoint Analisys comportant une série de scénarios décisionnels qui a impliqué un second groupe échantillon, homologue au premier, de 154 sujets. Les résultats obtenus s’alignent, d’un côté, sur ce qui est ressorti de la littérature, quant à la description des échecs cognitifs dus aux diverses modalités spécifiques par lesquelles les individus sélectionnent et traitent mentalement les informations (Johnson-Laird, 1983 ; Thaler, 1985). De l’autre, l’étude comparative entre expert (experts) et ordinary people (profanes) a montré que non seulement les comportements vis-à-vis des choix se divisent entre actions optimales et actions suboptimales, mais aussi que des décideurs, dotés de différents degrés d’expertise économique parviennent, à travers des processus mentaux semblables (heuristics, errors et biases), à des conclusions différentes. En effet, les experts et les profanes se distinguent par une vision différente – systémique ou réductionniste –, de scénarios semblables, et par l’importance qu’ils attribuent aux facteurs composant un scénario décisionnel, aussi bien sur le plan symbolico-sémantique que sur le plan logico-mathématique, en catégorisant de manière plus ou moins prototypique ou restrictive certaines options au détriment d’autres et en opérant différentes stratégies d’évaluation et d’utilisation des informations. Ce qui semble distinguer le décideur expert du décideur profane, c’est quelque chose qui va au-delà des habiletés cognitives : quelque chose de qualitativement différent, une habileté différente dans la manière d’organiser les connaissances, et de cerner et d’utiliser les procédures les plus aptes à opérer sur ces organisations. Une des limites de cette étude réside sans aucun doute dans le cadre de recherche qui a adopté des stratégies encore trop proches des méthodes spécieuses de laboratoire, plutôt que des stratégies proches d’instruments écologiques qui permettraient une observation directe du comportement décisionnel, pour lequel il resterait toutefois à vaincre une difficulté intrinsèque de caractère introspectif, encore en acte dans la démarche que a été préférée ici. Cependant, la réflexion née des résultats obtenus incite à se demander quelles sont les actions possibles pour améliorer l’efficacité d’un comportement décisionnel qui tienne compte de la variable expertise dans des activités économiques à caractère quotidien ; quel effet produisent les stratégies de pondération des informations sur les options au choix qui permettraient une meilleure évaluation des attributs focaux et, enfin, qu’est-ce qui fait, d’un point de vue psychologique et comportemental, que l’on qualifie un décideur d’expert dans le domaine des décisions économiques; où les échanges reposent sur l’instrument argent. Ce sont là des limites et des pistes de réflexion qui ouvrent la voie à la poursuite et l’approfondissement de ces enquêtes

    Navigo dunque so, no? Turismo sostenibile e comunicazione responsabile

    No full text
    Chi si occupa di sostenibilità dovrebbe conoscere la Linea di Plimsoll. Essere sostenibili significa essere capaci di garantire il rispetto dei limiti di sicurezza della propria imbarcazione nel rispetto delle condizioni di navigazione. Ovvero di mantenere l’onere della responsabilità di carichi, limiti e libertà. Sostenibilità è responsabilità. Essere sostenibili significa saper vivere entro le capacità di carico del sistema di cui si fa parte. E tale capacità di carico deve considerare limiti naturali e limiti artificiali. Se la Terra è un sistema chiuso basato su un equilibrio di interdipendenze globali che tendono alla stabilità e alla conservazione delle condizioni favorevoli alla vita e alla sua preservazione, la Rete è un sistema aperto dai limiti artificiali basato su una dinamica di scambi di informazioni asimmetriche: la rete informativa umana. Questa, sempre esistita, è in grado di agire a qualsiasi livello della società, dalla produzione al lavoro, dalla tecnologia alla politica, fino alla cultura, al turismo e ai tempi del quotidiano. Navigare in rete oggi significa percorrere rotte proprie alla società dell’informazione. Significa usare parole che hanno il potere di divenire gesti, comportamenti, fatti. E proprio per questo la comunicazione dev’essere responsabile, perché genera effetti nel mondo e nelle relazioni interpersonali.Every person who is responsible for sustainability should know about the Plimsoll line. Sustainability means being sure of the safety limits of the boat in all conditions of navigation. This means taking responsibility for loads, constraints, and freedom. Sustainability is responsibility. Being sustainable means being able to live within the carrying capacity of the system to which we belongs. What’s more, the carrying capacity must take natural and artificial limits into consideration. If Earth is a closed system based on a balance of global interdependencies whose aims are stability and conservation of the favorable conditions for life and its preservation, the Web is an open system with artificial limits based on a dynamic exchange of asymmetric information: the human information network. This always existed and it is able to act at all levels of society, from production to work, from technology to politics, to culture, tourism and everyday life. Surfing the Net today involves setting one’s own course in the society of information. It means using words that have the power to become gestures, behaviors, facts. For this reason communication has to be responsible because it has an effect on the world and on all human interactions
    corecore