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    La nave dei folli: la modifica dello stereotipo del malato mentale nell’adolescente

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    L’intervento si colloca in due ambiti: 1) la riabilitazione psichiatrica; 2) l’educazione alla diversità. Si è affrontato il problema della modifica dello stereotipo del malato mentale presso un gruppo di adolescenti frequentanti l’ultimo anno di un istituto superiore della periferia di Roma. Il problema è nato proprio dalla presenza degli utenti del Centro diurno nella scuola con richiesta da parte del personale docente di non fare incontrare studenti e utenti. Il rischio evidente del perdurare dell’ emarginazione si è trasformato, grazie all’aiuto del preside, in un’ occasione di incontro tra utenti e studenti conformemente con la “Mission” del centro diurno e l’ottica di educazione alla diversità per la scuola. L’intervento si poggia sulla concezione di riabilitazione proposta dall’APA. La riabilitazione si propone di conseguire anche una meta culturale caratterizzata dalla accettazione e dal riconoscimento dei più deboli attraverso una azione sul tessuto sociale che contrasti sia l’atteggiamento pietistico che quello emarginante. A questo livello si pone la specificità pedagogica dell’intervento che vede.1) la riabilitazione porsi entro il raggio d’azione di una pedagogia per l’inclusione che vede la scuola come microcosmo sociale all’interno del quale attuare la formazione di una piccola comunità competente. 2) La scuola sensibile al progetto di apertura alla diversità vede nell’avvicinamento alla radicale alterità della follia, una necessità fondamentale e un obbligo a favore della conoscenza e comprensione dell’altro diverso da sé per assicurargli pari dignità di cittadinanza. Si è voluto preparare un incontro tra due “culture”: quello dei “sani” e quello dei “folli” che rappresentasse un’esperienza di crescita reciproca e di annullamento di barriere fra i due gruppi, con una particolare attenzione ai processi intrapsichici che sono alla base del processo di emarginazione. Il costrutto mentale che si è inteso modificare era la costruzione dello stereotipo che per sua natura si presenta rigido, difficilmente modificabile e basato su pochi elementi. L’istruzione (dare informazioni) e la crescita empatica (modificazione degli aspetti emotivi) sono stati il focus della formazione orientata ad accrescere la curiosità piuttosto che la paura nei confronti della malattia mentale, attraverso la conoscenza della complessità e drammaticità dei vissuti dei malati, che ridimensionasse, esplicitandoli, gli atteggiamenti di paura e rifiuto. L’ipotesi formulata prevedeva che questi elementi avrebbero modificato lo stereotipo, nel senso di un allargamento-arricchimento degli attributi e di una maggiore elasticità-indeterminatezza attraverso una modificazione cognitiva e degli aspetti emotivi. Rivolta a quest’ultimo aspetto è stata l’organizzazione di un cineforum. Tale metodologia costituisce tuttora una delle attività formative più collaudate all’interno della scuola. Gli strumenti per la rilevazione dei dati sono stati: un tema a carattere fantastico sulla malattia mentale i cui contenuti sono stati analizzati con il software SPSS: questo strumento mirava a suscitare gli aspetti fantasmatici dell’incontro con il folle e a valutare gli atteggiamenti in merito a: emozioni, atteggiamenti cognitivi e tendenza all’azione: ad integrazione di questo strumento per sua natura poco strutturato, ma utilizzato perché inserito nella quotidianità della vita scolastica, e quindi accettato dai ragazzi, è stata affiancata la somministrazione di una Adjective check list (Acl) avente come stimolo il malato mentale. La metodologia ha visto due somministrazioni prima e dopo l’intervento formativo. I risultati hanno confermato gli esiti ipotizzati.Among the most invisible, of exclusions, are the mentally ill. This form of exclusion varies from society to society. In this cultural and historical context, the mentally ill emerge as “loser”. The question becomes how to minimize the cultural and social stigmata of mentally illness. This study illustrates a small investigation to educate the sensibility of young people by introducing them to the problems of perception which they hold by stereotyping the mentally ill. Internationally, similar results emphasise the importance of giving correct information which in itself tends to change stereotypes. The form which this research took was to arrange that a group of young people met the clients of public rehabilitation centre in Rome. The first step in the research was to prepare the young people to meet members of this centre who were all schizophrenics. This preparation was by showing films about mental disease; by discussing the interpretation of the films; and by offering to the young people precise, and correct, information on hallucination and delirium. Two instruments were used to measure the change in stereotypes. The first , was an Adjective Check List, and the second was the analysis of essays written by the young people. These essays were subjected to a content analysis. The results were clear. They will be indicated in the full paper

    Il disagio degli insegnanti tra psicologia e pedagogia: una indagine multidimensionale sul fenomeno del burnout

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    A partire da un minuzioso esame della letteratura internazionale sui diversi versanti che costituiscono gli elementi chiave di questa ricerca (stress lavoro-correlato, burnout, formazione insegnanti) il lavoro vuole analizzare il fenomeno del burnout degli insegnanti come fenomeno multi dimensionale. Si raggiunge questo obiettivo a partire dalla concezione del burnout come risultato di stress lavoro-correlato che si muove su dimensioni plurime, aventi carattere sia soggettivo che organizzativo. Per l’apprezzamento delle prime sono stati utilizzati il Maslach Burnout Inventory (Maslach e Jackson 1986; validazione italiana Sirigatti e Stefanile, 1993); sul versante della salute organizzativa il Multidimensional Organizational Health Questionnaire (MOHQ; F. Avallone e A. Paplomatas 2005); sul versante dei principali sintomi lamentati dal campione di ricerca la Sympton Check List (SCL-90; Derogatis, Phd 1977) e infine sulla percezione di sé Adjective Check List (ACL; Gough 1949; valid. It. Gough, Heilbrun e Fioravanti, 1980) nella modalità di Sé reale . Il campione era costituito da 52 docenti di cui 28 maschi (53,8%) e 24 femmine (46,2%). 50 anni l'età media dei soggetti interpellati. si è osservato che nel gruppo a “rischio burnout”. I fattori che incidono in modo significativo sul burnout degli insegnanti, con aumento della “percezione dei conflitti” e dei “disturbi psicosomatici”, sono il minore comfort dell’ambiente di lavoro, la peggiore percezione del dirigente e dell’efficienza dell’organizzazione. Questo significa che gli insegnanti che rientrano nel gruppo a “rischio burnout”, percepiscono il luogo di lavoro come scarsamente confortevole e poco accogliente anche in termini relazionali. La loro percezione è di una organizzazione lavorativa che non definisce in modo chiaro i ruoli e i compiti professionali. Quello che viene considerato fonte di stress è il modo in cui si stabiliscono i processi decisionali e di controllo nell'ambito lavorativo o meglio la possibilità di partecipare alle decisioni prese all'interno dell'organizzazione. Tale modalità di gestione produce, in queste persone, un vissuto di perdita della libertà di espressione, mancato riconoscimento delle proprie capacità e competenze, e limitazione della possibilità di scelta nei confronti degli eventi del lavoro. Non sono, invece, motivo di stress i vari fattori appartenenti alla tipologia del lavoro (orario prolungato, fatica fisica e mentale dovuta alla didattica, sovraccarico di burocrazia, isolamento). Per quel che riguarda i fattori di personalità, i risultati della ricerca, ottenuti attraverso la somministrazione del Sympton Check List (SCL-90; Derogatis, Phd 1977), mostrano che la variabile Depressione ha valori più alti nel gruppo a “rischio burnout”. Il confronto tra i due profili indica che tali persone vivono uno stato distimico, caratterizzato da insicurezza, irritabilità, pessimismo, disturbi del sonno e scarsa fiducia nelle proprie capacità. L’analisi dei risultati mostra la necessità di soluzioni al problema secondo più dimensioni e anche di una lettura pedagogica del fenomeno nel suo intrecciarsi con le dinamiche alla base della socialità contemporanea. Tale lettura e le soluzioni proposte si inscrivono infatti nel contesto ampio delle trasformazioni che investono a livello globale il mondo dell’istruzione e la società nel suo complesso, generando un disagio che si coagula intorno alla perdita di senso del proprio essere nel mondo, quindi anche sul senso delle attività lavorative e dell’educazione. Il contributo pedagogico è orientato quindi alla ricerca di senso da un lato, e al contrasto a livello istituzionale di pratiche volte a fare dell’educazione un mercato e del suo assessment uno strumento politico. Le soluzioni proposte devono configurarsi nella direzione di azioni specifiche orientate alla formazione degli insegnanti di scuola superiore che privilegi strategie di empowerment volte al fronteggiamento di inevitabili frustrazioni e delusioni lavorative, alla formazione di una dirigenza in grado di esercitare forme di leadership promozionale; una formazione al saper essere a tutti i livelli della scuola e per tutto il personale e infine la promozione di una ricerca di significato che costituisce la base di un vero benessere all’interno della scuola che rimane, nelle dinamiche che si intrecciano all’interno di essa e nella sua configurazione sistemica, un microcosmo sociale

    HSE Management Standards and burnout dimensions among rehabilitation professionals

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    Background The Health & Safety Executive Indicator Tool (HSE-IT) is a standard-based questionnaire commonly used to assess work-related stress in organizations. Although the HSE-IT validity has been well documented and significant relationships have been observed between its scales and several work-related outcomes, to date there is no evidence concerning the relationships between the HSE-IT and burnout among healthcare workers.Aims To investigate the relationships between the HSE-IT subscales and burnout dimensions as measured by the Maslach Burnout Inventory (MBI) in a sample of Italian rehabilitation professionals employed in healthcare institutions.Methods An anonymous cross-sectional questionnaire was administered to a sample of Italian rehabilitation professionals including physical therapists, occupational therapists, psychiatric rehabilitation technicians and developmental psychomotor therapists. Associations between the HSE-IT and the MBI were analysed with multiple linear regression models.Results A total of 432 rehabilitation professionals completed the questionnaire and 14% of them showed high levels of burnout risk. Significant differences in the HSE-IT scores were found between workers at high risk of burnout and workers at low risk of burnout. Hierarchical regressions showed an association between the HSE-IT scales and the MBI factors: emotional exhaustion was associated with 'demands' and 'role', and both depersonalization and personal accomplishment were associated with 'control' and 'role'.Conclusions This preliminary study showed the HSE-IT subscales are sensitive to burnout risk as measured by the MBI. The association found between the HSE-IT 'demands', 'role' and 'control' subscales and the MBI dimensions is significant but small. These findings might inform targeted burnout prevention

    Pedagogia generale e pedagogia speciale

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    Collocare ogni persona nel contesto socio-culturale di appartenenza, tenere conto delle dinamiche intrapsichiche che si instaurano tra l’individuo ed il suo ambiente, trovare una occasione di apprendimento e crescita nel contatto quotidiano con le persone malate: sono queste alcune considerazioni che sostengono la realizzazione di un manuale volto alla formazione integrale dell’operatore socio-sanitario. Intento degli autori in questo volume, è creare un filo rosso tra gli specifici campi disciplinari, rappresentando in un unico volume una completezza necessaria per il professionista che non sia soltanto di tipo tecnico, ma anche personale e culturale, come realtà imprescindibile costituita da saperi diversi, tutti a servizio dell’Uomo. Il testo vuole rivolgersi anche agli altri operatori del settore sanitario, medici in particolare, ma anche a tutto il personale paramedico, che sentono l’esigenza di ‘umanizzare’ il loro sapere ed essere maggiormente vicini alle persone malate, e a coloro i quali in veste diversa, (volontari, animatori) intendono affrontare la realtà della malattia a partire da un’ottica specialistica, di tipo non medico . Dai contributi di queste singole discipline che fanno tradizionalmente parte delle Scienze dell’educazione, scaturisce un testo particolarmente adatto anche agli studenti dei corsi di laurea in Scienze dell’educazione e della Formazione che devono avvicinarsi per la prima volta alle realtà della malattia e della emarginazione e ai modi di superarle per favorire il processo di inclusione

    L'examen psychodiagnostique : étude de cas et méthodologie au service médical des chemins de fer italiens (F.S.)

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    Burla F., Del Villano M., Stachi P., Paba G., Turbiaux Marcel. L'examen psychodiagnostique : étude de cas et méthodologie au service médical des chemins de fer italiens (F.S.). In: Bulletin de psychologie, tome 48 n°418, 1994. Psychologie du travail – Ergonomie dans les transports. pp. 135-139
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