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    Enrico IV ovvero il potere salvifico dell’immaginazione

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    Among the writings published by Umberto Artioli a year before his sudden death in July 2004, there is a study on Luigi Pirandello’s Enrico IV. Abandoning the usual realistic interpretation of the text, the scholar highlights the allegorical path underneath its conception and a number of references related to the evangelical Last Supper. The core of Pirandello’s hero teachings identifies in the theatrical imagination the way to salvation. Although the initiation of his disciples fails, the Author outlines the characteristics of a new type of artist and his ideal relationship with the public; a figure that will inspire Bontempelli’s ideas on an extremely versatile and eclectic interpreter to be driven on stage like a puppet

    Autori, attori, adattatori. Drammaturgia e prassi scenica nell’Ottocento italiano

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    Quando Luigi Pirandello pubblica nelle pagine della rivista «Nuova Antologia» un intervento dal titolo Illustratori, attori e traduttori, le sue riflessioni rappresentano il più autorevole punto di arrivo di un vivace dibattito culturale volto a denunciare le precarie condizioni in cui versa l’arte scenica italiana nei primi anni del ventesimo secolo da un lato, e, dall’altro, a rivendicare il primato della concezione drammaturgica sulla rappresentazione teatrale. Sulla scorta di tali affermazioni è maturata l’idea di una monografia che indagasse in che modo la creazione d’Autore venisse rielaborata in Italia nel corso del diciannovesimo secolo per soddisfare alle necessità dello spettacolo. A partire dall’esempio paradigmatico offerto dal copione approntato da Gustavo Modena per mettere in scena il Kean di Dumas père, in Autori, attori, adattatori si evidenzia l’esistenza di una consonanza nei criteri di riduzione del testo drammatico utilizzati da interpreti e adattatori per le scene della penisola. Il volume mette a fuoco non solo l’interdipendenza tra la pratica scenica degli attori e la scrittura drammaturgica dell’autore italiano – come nei casi del Poeta e la ballerina di Giacometti e di Goldoni e le sue sedici commedie nuove di Ferrari –, ma anche come i parametri di traduzione di molteplici pièces straniere vengano influenzati dall’organizzazione e dalle consuetudini del teatro dell’epoca. Significativi a questo proposito risultano sia il confronto fra le trasposizioni di Luigi Enrico Tettoni delle commedie augieriane (Le gendre de M. Poirier, Le fils de Giboyer e Maître Guérin), sia l’analisi delle trasformazioni subite dalla figura del raisonneur, protagonista di Le demi-monde di Dumas fils

    Meravigliosi mostri meccanici: Cristina Grazioli, Lo specchio grottesco. Marionette e automi nel teatro tedesco del primo Novecento

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    Breve recensione al volume Lo specchio grottesco di Cristina Grazioli (Padova, Esedra, 1999), in cui si analizza la convergenza fra il teatro di marionette (inteso come simbolo, come metafora o come modalità spettacolare) e l’universo dell’arte grottesca

    Ten Years of Short Theatre. Rome and Its 'Short' Festival

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    This article focuses on the analysis of a ten-year old festival of performing arts called "Short Theatre" which has been organized in Rome since 2006. Initially hosted at the India Theatre and later on at "La Pelanda", "Short Theatre" represents one of the most topical and up-to-date Italian occasions to explore and celebrate contemporary international experimental theatre. Moving from the investigation of the festival’s own constituting idea, its main characteristics and locations, the meaning of its title, "Short Theatre", is investigated in relation to the types of performances staged during the many editions of the festival. In the last part of this essay, two shows performed at "Short Theatre" in 2013 are analysed in detail as significant examples of short theatre: "Pentesilea" ["Penthesilea"], produced by Lenz Rifrazioni, and "La semplicità ingannata" ["Simplicity Deceived"] starring Marta Cuscunà. These two shows have not been chosen for being substantially ‘better’ than others, but because they efficaciously, clearly, and even emblematically exemplify the Festival’s characteristics as illustrated in this analysis

    Recensione a: M.A. Katritzky, "The Art of Commedia. A study in the Commedia dell'Arte 1560-1620 with Special Reference to the Visual Records", Amsterdam-NewYork, Rodopi, 2006

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    Il volume "The Art of Commedia. A Study in the Commedia dell’Arte 1560-1620 with Special Reference to the Visual Records" di Margaret Katritzky, edito nel 2006 ma licenziato nel 2005, rielabora, arricchisce e raccoglie in una visione unitaria il frutto di appassionate e meticolose ricerche iconografico-documentali dedicate alle origini della Commedia dell’Arte. Completa l’opera un ricchissimo catalogo di 340 immagini in bianco e nero, che riproduce dipinti, xilografie, incisioni, oggetti artistici, e altro, raffiguranti nelle modalità più diverse il poliedrico ambito del carnevale e delle festività ad esso connesse, purché riconducibili, in qualche misura, all’universo spettacolare dei comici italiani. In una salda e dettagliata discussione di fonti, mediante l’ausilio di campioni iconografici, "The Art of Commedia" dispiega al lettore un intrigante percorso alla scoperta delle origini della Commedia dell’Arte, dei suoi protagonisti e il loro riflesso nelle arti figurative

    Maestranze, artisti e apparatori per la scena dei Gonzaga (1480-1630), Atti del convegno internazionale di studi (Mantova, 26-28 febbraio 2015)

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    Nel febbraio 2015 si è deciso di organizzare a Mantova un convegno internazionale per ricordare e rendere omaggio a Umberto Artioli, un evento che in primis ha voluto tener presente quel suo intento umanistico di restituire alla sua città un ruolo di centro di elaborazione culturale e rappresentativa in senso lato attuato con l’ideazione e promozione della Fondazione Mantova Capitale Europea dello Spettacolo, oggi a lui intitolata. Prendendo spunto dal lavoro di ricerca realizzato in più di sedici anni di attività scientifica si è deciso di approfondire lo studio di tutte quelle figure, spesso minori o sconosciute, che hanno concorso alla concezione e alla realizzazione delle attività spettacolari patrocinate dai Gonzaga dal 1480 al 1630. Infatti, una delle più affascinanti peculiarità dello spettacolo rinascimentale è stata quella di riunire gli esperti più abili di arti diverse e, in un certo senso, di obbligarli a lavorare insieme per la realizzazione di un evento unico e irripetibile. Allo stesso modo abbiamo idealmente voluto riprodurre quel clima tra i relatori che sono stati chiamati a offrire il loro contributo, coinvolgendo esperti di vari ambiti di ricerca, dalle discipline dello spettacolo, alla musica, l’arte, l’architettura, la letteratura, la storia. Ne è nato un percorso particolarmente ricco e variegato di cui questi Atti offrono uno spaccato fedele

    Alexandre Dumas fils: Note a "Le demi-monde"

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    In occasione della pubblicazione della propria produzione teatrale, nel 1868 Alexandre Dumas fils inizia a rivedere tutti i testi delle sue commedie, aggiungendo prefazioni e approfondimenti. Nel 1882 il drammaturgo elabora una nuova edizione pensata per attori e direttori di teatro, detta per questo motivo “édition des comédiens”. L’opera presenta un’interessante novità: una serie di note alle commedie in cui l’autore delinea il processo di elaborazione dei testi, sostiene alcuni passaggi critici delle proprie argomentazioni e ricorda i momenti più significativi dei primi allestimenti. Nel 1898 questi interventi vengono riuniti e pubblicati come ultimo volume dell’edizione princeps del suo teatro: ALEXANDRE DUMAS FILS, Théâtre complet, avec préfaces inédites, Paris, Michel Lévy-Calmann-Lévy, 1868-1898, VIII (Notes). Dei sette scritti relativi a Le Demi-monde contenuti in questo libro, si è scelto di proporre quelli in cui l’autore approfondisce questioni di carattere più strettamente scenico o drammaturgico: Note C; Note E; Note G, di cui si rende solo la prima parte

    La signora dalle camelie. Adattamenti per la scena italiana dell'Ottocento

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    Il capolavoro teatrale di Alexandre Dumas fils, La dame aux camélias, esordisce a Parigi, al Théâtre du Vaudeville, il 2 febbraio 1852. Ben presto la pièce viene rappresentata in tutta la penisola italiana, ma l’esame di alcuni copioni per attore e testi per suggeritore non sembra ammettere dubbi: per più di cinquant’anni il testo di riferimento obbligato per la rappresentazione del dramma in Italia rimane una trasposizione di Luigi Enrico Tettoni, che fortemente modifica l’originale francese, edita a pochi mesi di distanza dal debutto parigino dell’opera. Considerando l’estremo interesse dei materiali indicati, alcuni dei quali inediti, si è pensato di pubblicarne alcuni: l’originale francese, offerto nella prima edizione, il primo adattamento italiano, il copione appartenuto ad Alamanno Morelli e quello di proprietà di Tommaso Salvini

    Il metateatro in "Goldoni e le sue sedici commedie nuove"

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    Analizzando il tracciato metateatrale presente in "Goldoni e le sue sedici commedie nuove" si mette in luce come Paolo Ferrari si avvalga di modelli e convenzioni desunti dalla scena ottocentesca, in particolar modo dal sistema dei ruoli, per descrivere il settecentesco universo spettacolare del commediografo veneziano. L’operazione di “mascheramento del ruolo”, concepita per alcuni personaggi della commedia, si rivela un tassello essenziale per poter decifrare i reali intenti dell’Autore: adombrare attraverso la poetica riformatrice di Carlo Goldoni alcuni aspetti della condizione teatrale italiana del diciannovesimo secolo

    Recensione a: G.P. Tomasina, "L'ultimo Arlecchino del re. Carlo Antonio Bertinazzi detto Carlino (1710-1783)", Bologna, Pàtron, 2013

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    Seguendo il tracciato emerso da una ricca messe di fonti bibliografiche, iconografiche e documentali, il volume "L’ultimo Arlecchino del re. Carlo Antonio Bertinazzi detto Carlino (1710-1783)", scritto da Gianna Paola Tomasina, indaga la figura artistica e familiare di un celebre attore italiano del secondo Settecento molto amato dal pubblico parigino e prediletto da Luigi XV. Partendo dagli esiti noti dell’arte scenica di Carlo Antonio Bertinazzi il volume da un lato tenta di ricostruire con un percorso particolarmente suggestivo quanto in essa vi era di sfuggente e inafferrabile, dall’altro tratteggia gli ultimi decenni della gloriosa avventura delle maschere italiane a Parigi, che termina sostanzialmente con la morte dell’attore
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