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The poetic hand of Alessandro Anselmi
The 1980 Venice Biennale marked the definitive break between GRAU (Gruppo Roman Urban Architects) and Alessandro Anselmi. Talented architect, but also professor and editor of several well-known magazines, Anselmi expresses his design thinking through the art of the hand. Anselmi’s drawing, of considerable figurative value, tells about the poetics of the fragments around the void: planes and surfaces that follow the traces of the context and give life to articulated spaces. In the design sketches the language of Alessandro Anselmi emerges with all its expressive power revealing the close relationship between conceptual sign and poetics; a poetics supported by numerous theoretical reflections that insist on the irreplaceable act of the hand in the creative process of architecture
Intuizioni sulla forma architettonica. Alessandro Anselmi dopo il GRAU
Alessandro Anselmi (1934-2013), maestro dell’architettura del secondo novecento italiano, è stato un astuto inventore di forme, capace di trasformare i segni stratificati della storia in nuove configurazioni formali.
Come molti progettisti impegnati culturalmente nella pubblicistica e nell’attività accademica, Anselmi affianca la scrittura alla professione. Meno noti rispetto agli esiti progettuali, i suoi testi non risultano inferiori per numero
ai progetti; più di cinquanta scritti dopo il distacco dal Gruppo Romano Architetti Urbanisti (grau). Se fino ad ora la critica si è occupata esclusivamente dell’Anselmi architetto, rimane quasi inesplorata l’altra componente dell’opera: la scrittura. Come i progetti disegnati anche i testi anselmiani sono pure intuizioni, annotazioni sparse che, direttamente o indirettamente, fanno capo alla questione della qualità figurativa dell’architettura. L’indagine qui proposta consiste nel tentativo di ordinare alcune intuizioni scritte attorno al problema della forma architettonica, utilizzando queste come apparato per rileggere alcuni degli esiti progettuali. L’operazione di confronto tra gli scritti e l’architettura si configura quindi come una selezione di testi “parafrasati” e progetti “ridisegnati” dell’opera di Anselmi post grau
Dez Obras. ARX Portugal Arquitectos
Le opere dello studio portoghese ARX costituiscono un unicum nel panorama lusitano contemporaneo, esse si inseriscono nella traiettoria della forma incompiuta, quella traiettoria che, dal manierismo in avanti, forza le proporzioni, esaspera le geometrie e si esprime nei termini venturiani di contraddizione tra forma e contenuto. L’attività progettuale dei fratelli José e Nuno Mateus attinge a tutti gli effetti alla lezione americana dei Five Architects che recuperava la figurazione frammentata delle avanguardie storiche. I loro lavori sono costruzioni esatte che si elevano ad architettura mediante il confronto con i luoghi, intesi come tracce astratte del sito e come memoria storica con i quali far interagire il programma. Le forme incompiute dei Mateus, gli spazi inquieti che sembrano attendere un loro completamento, le sperimentazioni a volte quasi scomposte, sono la testimonianza di una costante ricerca architettonica in continua evoluzione
Ordine e Poesia. Gli innesti di Brunelli Ann Minciacchi in una villetta a schiera di Fano
Dez Obras. ARX Portugal Arquitectos
Le opere dello studio portoghese ARX costituiscono un unicum nel panorama lusitano contemporaneo, esse si inseriscono nella traiettoria della forma incompiuta, quella traiettoria che, dal manierismo in avanti, forza le proporzioni, esaspera le geometrie e si esprime nei termini venturiani di contraddizione tra forma e contenuto. L’attività progettuale dei fratelli José e Nuno Mateus attinge a tutti gli effetti alla lezione americana dei Five Architects che recuperava la figurazione frammentata delle avanguardie storiche. I loro lavori sono costruzioni esatte che si elevano ad architettura mediante il confronto con i luoghi, intesi come tracce astratte del sito e come memoria storica con i quali far interagire il programma. Le forme incompiute dei Mateus, gli spazi inquieti che sembrano attendere un loro completamento, le sperimentazioni a volte quasi scomposte, sono la testimonianza di una costante ricerca architettonica in continua evoluzione
Alessandro Anselmi. Intuizioni sulla forma architettonica
È il 1992 quando Kenneth Frampton cita nella sua terza edizione di Storia
dell’architettura moderna, uno dei testi più letti al mondo, il municipio
di Rèze-les-Nantes di Alessandro Anselmi. Il capitolo in oggetto
riguarda quelle che il critico inglese chiama reflective practices, ovvero le
“buone pratiche” di architettura diffuse nei diversi continenti.
Le reflective practices, frutto di rapporti illuminati, sono l’espressione di
personali ricerche architettoniche in accordo a precisi ideali della committenza.
Tra alcuni dei nomi più significativi del contemporaneo, come
Holl, Maki, Siza, Ando e Moneo, Frampton inserisce quello di Alessandro
Anselmi; maestro indiscusso dell’architettura italiana degli ultimi
trenta anni.
Membro di spicco e fondatore del GRAU (Gruppo Romano Architetti
Urbanisti), Anselmi intraprende la sua ricerca personale a partire dalla
Biennale del 1980: è l’epilogo del GRAU e l’inizio del percorso autonomo.
Alessandro Anselmi, talentuoso progettista e disegnatore, è anche un architetto
impegnato culturalmente sia nel mondo accademico, sia in quello
dell’editoria. Redattore di “Controspazio” tra il 1974 e il 1981, docente
dallo stesso anno, e membro del comitato scientifico “Area” dal 2000,
Anselmi scrive oltre cinquanta saggi dopo l’esperienza con il GRAU. La
scrittura, attività costante e parallela alla professione, costituisce un apparato
altrettanto importante dell’opera completa.
Se la critica fino a oggi si è occupata dell’Anselmi architetto, rimane ancora
inesplorata la componente della scrittura. Le monografie e i saggi
editi trattano infatti l’opera anselmiana affrontando specifici temi come
il rapporto architettura-archeologia, la manipolazione spaziale per superfici
e piani, la dimensione paesaggistica dei progetti, il ruolo del disegno
nel processo creativo, il valore del “vuoto”, ma anche la militanza
e l’ideologia politica. Attualmente non esiste ancora né una antologia di
testi commentata né un volume esaustivo delle architetture progettate e
costruite dal 1980 al 2013 (anno della sua morte).
Anselmi non ha mai avuto la pretesa di sistematizzare le sue riflessioni
teoriche. Le relazioni progettuali e i testi editi per pubblicazioni accademiche,
o di altro genere, appaiono infatti come un insieme di intuizioni
sparse.
La ricerca progettuale di Anselmi e il suo lavoro “teorico”, interessano
quello che egli stesso reputa il problema centrale della disciplina: la forma
architettonica. È proprio attorno a questa tematica che si sviluppa la
narrazione in oggetto.
Anselmi, ponendo la forma al centro delle questioni teorico-progettuali,
ha ribadito la collocazione dell’architettura all’interno del mondo e dei
meccanismi delle arti figurative. L’intuizione sulla forma architettonica,
in riferimento alla definizione di Arte di Enzo Paci, è dunque l’espressione
che sintetizza al meglio il procedere “artistico” di Anselmi architetto
e scrittore.
Il tentativo della ricerca è dunque quello di ordinare le intuizioni scritte
attorno al problema della forma architettonica, utilizzando queste come
apparato critico per rileggere le intuizioni progettuali
Enhanced recovery pathways version 2.0 in thoracic surgery
We need to move from the concept of outcomes to the one of values in healthcare. Value in healthcare is expressed by the equation quality over cost. Quality in lung cancer surgery is represented by longitudinal outcomes such as cancer specific survival and quality of life. When interpreted in this way, costs should not be limited to hospital costs, but include social costs. This should be the benchmark to evaluate our performance, the effectiveness of new technologies or lung cancer treatments, and finally of any process of care aimed at improving patient-centered values. This is what we mean for ERP version 2
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