200,409 research outputs found
One man's war: a case for systemic change in military mental health
In the following pages, I will use the story of my patient Lee, who I have been treating in my role as his therapist for a period of three and half years. This case study will be used to illustrate the difficulties that service members face when transitioning back into the community. I will also challenge some of the current leading paradigms that are used for treating individuals with symptoms related to their combat experiences. This case will highlight the importance of individualized, culturally competent treatment within the context of a strong therapeutic alliance and the absence of possible secondary gain. Through a person-in-environment and with a historical appreciation, this case will explore Lee's journey in hopes of providing some generalizable knowledge and offer a different way to conceptualize traumatic experiences and individuals' responses to them.DSWIncludes bibliographical referencesby Brandi M. Koh
Editorial - The perfect (skills) match? Tracking a chimera of lifelong learning policy
Contemporary lifelong learning policy is increasingly dominated by skills discourse. Skills are becoming a focus for lifelong education researchers (e.g. Pavić & Černja Rajter, Citation2025) and we have questioned the skills discourse in our editorials (e.g. Milana et al., Citation2025; Brandi et al. Citation2023). This time around we address a trend in policy to conceptualise lifelong learning in terms of ‘skills matching’ (e.g. ILO, Citation2020; OECD, Citation2024; WEF, Citation2025a).No Full Tex
«L’inserzione del nuovo nel vecchio». Brandi e il dibattito sull’architettura moderna nei centri storici (1956-64)
Il saggio approfondisce il contributo di Cesare Brandi alla questione dell’architettura moderna nei centri storici, collocandolo nell’ambito dello stimolante dibattito della seconda metà degli anni ’50 del Novecento. A partire dalla prime riflessioni di Brandi sull’architettura, il saggio si sofferma sulla dettagliata analisi della sua conferenza del 1956, intitolata “Il vecchio e il nuovo nelle città italiane”, e del coevo volume “Eliante o dell’architettura”. Quest’ultimo è approfonditamente riletto, con attenzione anche agli altri personaggi che ne compongono la struttura dialogica, nonché al suo apparato iconografico, scelto dallo stesso Brandi per illustrare i presunti e nefasti effetti dell’inserimento della nuova edilizia negli antichi tessuti. Oltre a Brandi, vengono evidenziate anche le voci degli altri protagonisti di quegli anni e le loro posizioni dialettiche in rapporto al suo radicalismo, tra cui Zevi, Argan, Dorfles, Pane. Ne emerge un quadro straordinariamente ricco di posizioni, la cui tensione intellettuale appare, al contempo, ancora drammaticamente attuale per i tanti nodi irrisolti delle odierne città italiane e nostalgicamente lontana per lo spessore intellettuale delle figure allora coinvolte nel dibattito
La tradizione di Brandi
Accogliendo l’idea avanzata da Giulio Carlo Argan, che identifica la trasparenza quale strumento compositivo e di lettura dei testi di Cesare Brandi, il saggio intende applicare, a partire dalla voce “Restauro” dell’Enciclopedia Universale dell’Arte, tradotta in castigliano su questo numero di Conversaciones, una lettura in trasparenza degli altri suoi testi sul restauro, cercando talvolta conforto anche negli scritti più propriamente di riflessione estetica.
Attraverso tale metodologia, due coppie di temi sembrano emergere in modo evidente: la reintegrazione e, in trasparenza, l’unità potenziale dell’opera d’arte; il rapporto tra discipline umanistiche e discipline scientifiche e, in trasparenza, la possibilità di fondazione di una teoria del restauro. Il tema della trasparenza, infine, apre a una riflessione sullo spazio, o meglio, sugli spazi, e, ancora in trasparenza, sugli oggetti. Proprio questo ultimo approdo costituisce l’elemento per una possibile via di fuga, di uscita dal lavoro di Cesare Brandi, per continuare a praticare, però, la tradizione di Cesare Brandi
Linee di convergenza fra la teoria del restauro di Cesare Brandi e la psicologia dell'arte
Il saggio affronta alcune pregnanti convergenze di ordine concettuale, metodologico e applicativo fra alcuni aspetti fondanti la teoria del restauro di Cesare Brandi e quelli pertinenti al filone di ricerca, prevalentemente di impronta gestaltista, che si e’ occupato e si occupa della psicologia della percezione delle arti visive e che fa capo all’ancora piu’ ampio e generale settore di studio della psicologia dell’arte. Tali convergenze vengono paradigmaticamente esemplificate tramite l’illustrazione del caso di intervento restaurativo dei dipinti in frammenti della Basilica Superiore di Assisi, successivo al danno provocato dal sisma del 1997
Novena al gloriosísimo apóstol ... Santiago el Mayor...
El cura de Fruime es seud. de Diego Antonio Cernadas y CastroLa h. de grab.: "Manuel García Pastor, lo dibº año de 1803; M. Brandi lo gº
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Photograph of Brandi (Brast) Behney wearing a face mask.Photograph of Brandi (Brast) Behney wearing a face mask
Cesare Brandi
Il libro Che cos’è il restauro?, pensato da Paolo Torsello, è diviso in 4 sezioni dedicate, rispettivamente, ai Militanti (in cui autori contemporanei si cimentano nel difficile cimento della definizione), ai Maestri, che include i teorici del XX secolo, dei Padri Fondatori che riunisce coloro i quali hanno “costruito” la disciplina nel XIX secolo. Un’ultima sezione riunisce invece le Dichiarazioni, risoluzioni, documenti, carte del restauro. Le regole stabilite dal curatore dell’opera fissavano una lunghezza molto limitata dei singoli saggi, 4 pagine nelle quali condensare in modo chiaro e sintetico il pensiero degli autori considerati, senza la possibilità di inserire note.
Il saggio qui selezionato è uno dei quattro redatti dall’autrice: Cesare Brandi, Alois Riegl, Eugene Emmanuel Viollet-le-Duc, Decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’art. 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137)
Il saggio approfondisce la definizione di restauro proposta da Cesare Brandi nel suo testo fondamentale Teoria del restauro pubblicato nel 1963. Si tratta, come si legge nella prefazione del libro, di una delle due definizioni storiche di restauro insieme a quella di Viollet-le-Duc, in quanto quella di Ruskin è a tutti gli effetti una “invettiva” piuttosto che una enunciazione.
Il saggio mette in evidenza ed esplicita semanticamente i termini utilizzati da Brandi per costruire la propria definizione a partire dall’ ”opera d’arte” intesa come “oggetto speciale”, dal suo “riconoscimento” e dalla “coscienza”, luogo in cui avviene tale riconoscimento. Si passa poi alla “traccia”: ciò che differenzia la presenza, di fronte a me, dell’opera in quanto “astanza” e non come semplice “flagranza”. Il saggio propone, a questo punto, l’analisi di quella parte della definizione che indica come finalità del restauro il “ristabilimento dell’unità potenziale dell’opera d’arte” approfondendo i termini “unità”, “immagine” e “forma”
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