196,516 research outputs found

    Gli studi italiani sui "libri per tutti" in antico regime : tra storia sociale, storia del libro e storia della censura

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    Negli ultimi vent’anni gli studi sui generi di larga circolazione in Europa hanno avuto un notevole sviluppo. Dalla riflessione comparativa sono emersi i principali nodi problematici che hanno caratterizzato gli studi sui generi e sulle collane popolari, e in particolare sulla collezione francese nota come Bibliothèque bleue: le tipologie dei testi e la loro messa in edizione; le modalità della distribuzione e, in terzo luogo, il pubblico dei lettori cui queste opere erano rivolte. Il saggio analizza i risultati degli studi italiani sui libri di larga circolazione in antico regime, confrontando tematiche e metodologie con quelle dei principali studi francesi, inglesi e spagnoli. In particolare vengono esaminati gli apporti alle nuove ricerche venuti dagli studi sull’alfabelizzazione, dagli studi di storia dell’editoria, dagli studi di storia religiosa e dalle ricerche sull’Inquisizione e sulla censura in Italia, rinnovati grazie all’apertura al pubblico, da circa dieci anni, dell’Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede. Queste ultime ricerche hanno consentito di capire meglio quali conseguenze ebbe il tentativo della Chiesa romana, sia attraverso gli Indici sia attraverso altre forme di controllo, di disciplinare la produzione tipografica e la circolazione dei libri e di condizionare l’accesso alla lettura di uomini e donne

    Implicazioni sanitarie sulla qualità delle acque potabili (processo NhACCP)

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    L’Acqua è il principale elemento a cui è associata la vita. Nella sua componente potabile, l’acqua mostra caratteristiche di grande complessità, in quanto distribuita sulla terra in base ad una rete idrica naturale interrelata. L’obiettivo di questo lavoro di tesi è analizzare questo elemento essenziale, secondo il protocollo NhACCP (Nutrient Hazard Analysis Critical Control Point). La filosofia innovativa e sperimentale, alla base del protocollo NhACCP, ha le sue radici, nella “4P Medicine” dove le P stanno per “predictive, preventive, personalized, and partecipatory” (1). Il concetto nasce dal grande sviluppo delle omics (genomica, proteomica, metabolomica et alia) e dalla potenziale identificazione di tutte le caratteristiche genetiche di un individuo, nonché dall’innovazione tecnologica che mette a disposizione sempre più efficienti biomarcatori di facile accesso, rendendo così possibile una efficace predizione del futuro di salute/malattia delle persone. Tale predizione consente una concreta prevenzione individuale, intesa sia come tentativo di evitare o rallentare il passaggio da salute a malattia, sia come diagnosi precoce, sia come intervento nella malattia conclamata per contrastare le complicanze. Le conoscenze genetiche e fenotipiche, che il Laboratorio può determinare, aiutano a definire una corretta personalizzazione sia della prevenzione che della cura farmacologica. Come conseguenza di questa impostazione rivoluzionaria di “prospective health care”, vi è la necessità di una partecipazione consapevole ed attiva delle persone, ancor prima di ammalare e durante la malattia, per l’adozione di stili di vita e di comportamenti sanitari virtuosi. Come detto, il protocollo NhACCP origina dalla filosofia introdotta dalla “4P Medicine”, e su questa ottica promuove l’interpretazione dell’alimento, non più come una semplice fonte di energia e di nutrienti, ma come una miscela di molecole in grado di influenzare lo stato di salute e di benessere dell’organismo a breve, medio e lungo termine. In questo senso l’alimento mostra significative assonanze con un farmaco e risulta in grado di giocare un ruolo principale verso il controllo dello stato di salute e verso la prevenzione dalle malattie cronico degenerative, che oggi risultano uno dei principali allarmi mondiali. Il fine del protocollo NhACCP, è garantire la “total quality” sanitaria e nutrizionale dell’alimento, a partire dalla produzione delle materie prime fino al consumatore finale. Il raggiungimento di questo obiettivo, passa attraverso l’intersecazione di diverse materie, tra cui l’igiene ambientale, dalla quale origina la disciplina della sicurezza sanitaria alimentare con lo sviluppo dei manuali di autocontrollo HACCP, la branca della nutrizione, che introduce il concetto di alimento come farmaco e si occupa dell’identificazione e quantificazione dei biomarcatori nutrizionali e metabolici, e l’ingegneria ambientale, grazie alla quale è possibile effettuare l’analisi e la prevenzione della matrice naturale sulla quale vengono prodotte le materie prime. L’unione delle diverse discipline ha permesso di creare un percorso omogeneo in grado di salvaguardare l’aspetto sanitario e Ing. Braida Matteo Pagina 3 nutrizionale dell’alimento a partire dal luogo di produzione delle materie prime fino all’utente finale, garantendo durante tutti i passaggi, che vengano preservati i nutrienti identificati nelle idonee concentrazioni e che venga impiegato il giusto grado di prevenzione da possibili contaminazioni. Il protocollo NhACCP, introduce quindi due diversi approcci preventivi tra loro interrelati, ovvero l’identificazione degli HCCP (Hazard Critical Control Point) che sono i punti a cui viene associato un rischio sanitario di contaminazione dell’alimento e gli NCCP (Nutrient Critical Control Point) ovvero i punti a cui viene associato un rischio di perdita nutrizionale. Questo duplice approccio si estende lungo tutto il percorso a cui l’alimento è sottoposto, a partire dall’analisi predittiva di contaminazione e perdita nutrizionale, da svolgersi sulla matrice ambientale naturale sul quale è prodotto, passando attraverso l’impianto di produzione, confezionamento e trasporto, fino a raggiungere l’utente finale. L’applicazione estesa del protocollo NhACCP, possibilmente fino al livello nazionale, permetterebbe di progettare alimenti e diete di cui si ha quantificazione scientifica degli effetti benefici (biomaratori), ottenendo allo stesso tempo garanzia sanitaria e nutrizionale, a partire dal luogo di produzione delle materie prime di cui è composto. La metodica giocherebbe quindi un ruolo chiave verso la lotta alle malattie cronico degenerative e ad al miglioramento dello stato di salute. Una ulteriore conseguenza positiva, è rappresentata dal maggior grado di controllo della matrice ambientale naturale dove vengono prodotte le materie prime, con il conseguente incremento dello stato di qualità del territorio. Il processo NhACCP rappresenta quindi un approccio poliedrico e multidisciplinare, che nel caso specifico dell’acqua potabile permette di inquadrare questa risorsa secondo la sua doppia natura di elemento ed alimento, analizzandola in modo completo, dal suo ciclo idrogeologico naturale fino al consumatore. Analizzando l’acqua come elemento, l’obiettivo del processo è la protezione dalla contaminazione e l’analisi delle possibili criticità (HCCP); mentre come alimento lo scopo risulta essere invece la protezione dei possibili elementi benefici presenti nell’acqua (NCCP) e l’ analisi quantitativa degli effetti positivi sulla salute. L’ Obiettivo del lavoro di ricerca, sarà quindi quello di impostare il protocollo sperimentale NhACCP per lo studio dell’acqua destinata al consumo umano, Ing. Braida Matteo Pagina 4 realizzando un modello sperimentale generale del processo, sulla base del caso studio del complesso termale di Saturnia; e parallelamente sviluppare una analisi sperimentale, effettuata su un campione di 150 soggetti sottoposti a questionario antropometrico sul consumo di acqua, alle analisi di composizione corporea ed alle analisi ematochimiche. Lo scopo di questo lavoro sperimentale è stato quello di definire dei parametri di riferimento statistici ed alcuni biomarcatori nutrizionali e metabolici associati alle principali tipologie di acque minerali consumate, permettendo la realizzazione di un’iniziale database di orientamento sulla base del quale strutturare il protocollo NhACCP e le relative analisi di dettaglio. La Mission del protocollo è la divulgazione dell’approccio di total quality management dell’alimento ed in particolare per il caso dell’acqua potabile, il superamento dei limiti procedurali e normativi dovuti alla natura multidisciplinare dell’acqua (elemento ed alimento). Lo sviluppo del processo NhACCP per l’acqua, comprenderà l’individuazione dei punti critici di controllo, identificati per l’intero ciclo produttivo e suddivisi in due grandi macrocategorie: 1) lo studio delle criticità legate all’aspetto idrogeologico della zona naturale di filtrazione, ricarico e trasporto dell’elemento all’interno della matrice suolo, 2) lo studio delle criticità legate alla tipologia di impianto ed eventuale confezionamento e trasporto dell’acqua

    Cannabinoid-induced working memory impairment is reversed by a second generation cholinesterase inhibitor in rats

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    Cannabinoids which impair rat working memory appear to inhibit hippocampal extracellular acetylcholine (Ach) release and reduce choline uptake through an interaction with CBI cannabinoid receptors. Here we report that CP 55,940, a potent bicyclic synthetic cannabinoid analog, dose-dependently impaired rat performance, when given i.p. 20 min before an eight-arm radial maze test. The selective CB1 cannabinoid receptor antagonist SR 141716A, given i.p. 20 min earlier, significantly reduced the memory deficit. Pretreatment with eptastigmine, a second generation cholinesterase inhibitor, given orally 100 min before the cannabinoid agonist, relieved the memory impairment without affecting CP 55,940-induced behavioural alterations such as reduced spontaneous motor activity, analgesia and hind limb splaying. These data suggest that cannabinoid-induced working memory impairment is mediated through a central cholinergic blockade

    I documenti di S. Giorgio in Braida di Verona, II (1151-1165)

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    edizione della documentazione concernente il monastero di San Giorgio in Braida dal 1151 al 115

    Endocannabinoids and 3,4-methylenedioxymethamphetamine (MDMA) interaction

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    Cannabis and MDMA are two of the most widely used recreational drugs. This review considered their neuropsychological effects, when taken singly or in combination, in humans or animals. In humans, prolonged use of MDMA and cannabis together is associated with a variety of psychological problems, including elevated impulsiveness, anxiety, somatic complaints, obsessive–compulsive patterns,and psychotic behavior. It is not clear to what extent the combination of MDMA and cannabis contributes to fatal motor vehicles accidents though an additive adverse effect on visual perception in MDMA/D9-THC users has been reported. Neurocognitive deficits (memory, learning, word fluency, speed of processing, and manual dexterity) in several brain areas (hippocampus, frontal lobe) have been reported in those taking both drugs. Endocrine abnormalities in MDMA users have been closely related to their use of cannabis too. A recent study investigated whether coadministered cannabinoids and MDMA in rats affected the long-term neurotoxic properties of MDMA through a hypothermic action, an antioxidant action, or both. Very few studies have set out to clarify the consequences of chronic exposure to concomitant cannabinoids and MDMA for their abuse liability in animals. MDMA showed some cross-discriminative stimulus effects with cannabinoids (delta9-THC), and it has been demonstrated in rats that the endocannabinoid system is involved in MDMA selfadministration.However, these findings have not been confirmed by microdialysis studies in mesolimbic structures which might further clarify this interaction. These findings may help explain the use of marijuana and MDMA together by polydrug users in order to overcome the unpleasant effect which often arise as the initial euphoria dissipates. It has recently been confirmed,using a CPP task, that the endocannabinoid system is involved when the reinforcing properties of MDMA, given centrally, were blocked by pretreatment with SR 141716

    Emotional response induced by salvinorin A and D9–tetrahydrocannabinol (THC) is mediated by k-opioid and CB1 cannabinoid receptor in rats

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    Salvinorin A, a potent k-opioid receptor agonist (Roth et al., 2002), is the major active ingredient of Salvia divinorum, the abuse of which has greatly increased in recent years for its hallucinogenic effects. Recently, salvinorin A has been shown to produce, in the zebrafish, CB1 cannabinoid receptor mediated-reinforcing effects (Braida et al., 2007). Furthermore, salvinorin A, like THC, induced in humans both positive and negative emotional responses, depending on the dose and route of administration (Porter and Felder, 2001; Gonzalez et al., 2006). The aim of the present work was to investigate salvinorin A, in comparison with THC, on emotional reactivity in male Sprague-Dawley rats (150-200 g) using the elevated plus-maze (EPM) and the forced swimming test (FST) apparatus at doses not affecting motor activity. Animals, divided in groups of 10 each, were acutely treated with Salvinorin A (0.001-1000 mg kg-1 s.c.) or THC (1.5-1500 mg kg-1 i.p.). Anxiety-like response was studied in EPM apparatus according to Pellow et al. (1985). The test length was 5 min. The total time spent in each arm and the number of arm entries were scored 20 min after salvinorin A and 30 min after THC treatment. Depression was evaluated in the FST (Porsolt, 1979) consisting in two swimming sessions where the time of immobility, during the 2nd 5-min session, was an indicator of antidepressant activity. The obtained results were expressed as mean (± SEM) and statistically analysed by one-way ANOVA or Kruskal-Wallis test followed by appropriate post-hoc test. Salvinorin A and THC showed a significant dose-dependent increase in the mean number of entries and time spent in the open arms and a decrease of the mean time spent in immobility. The maximal anxiolytic effect was obtained with the dose of 0.1 mg kg-1 of salvinorin A and 750 mg kg-1 of THC, while the maximal antidepressant effect was obtained with 10 mg kg-1 of salvinorin A and 75 mg kg-1 of THC. Pre-treatment with the CB1 cannabinoid receptor antagonist, AM 251 (3 mg kg-1 i.p. -40 min), and the k-opioid antagonist, nor-binaltorphimine (10 mg kg-1 i.p. –120 min), significantly blocked both the anxiolytic and antidepressant effects induced by salvinorin A and THC. The present findings support the demonstration of a mechanism which is CB1 cannabinoid and k-opioid receptor-mediated for the emotional response induced by both salvinorin A and THC

    From the Printer’s Mind to the Author’s Hand: Paolo Manuzio and His Tre libri di lettere volgari (1556–1560)

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    This article aims to focus on the activity of an important Venetian publisher-editor, Paolo Manuzio, the son of Aldo, who, while resuming his father’s profession, also pursued his intent of becoming a well-known author. More specifically, the article analyses Paolo Manuzio’s contribution to a specific genre, a genre to which he had already contributed as a publisher-editor, that of vernacular epistolary collections. The genre had shown great dynamism and success between the beginning of the 1540s and the end of the 1550s, and Manuzio had edited and published the most important epistolary anthology of the 16th century, the Lettere volgari di diversi nobilissimi huomini et eccellentissimi ingegni scritte in diverse materie, come out in three successive volumes, with the first published in 1542, the second in 1545 and the third in 1564, and had reached a total of 28 editions before 1567. Between 1556 and 1560 Paolo Manuzio focused his efforts on becoming an author. This is confirmed by the collections of his Latin and vernacular letters which Manuzio edited between 1556 and 1560. This essay examines the books of Letters written and published by Manuzio in 1556 and in 1560 and precisely the editions with the title Tre libri di Lettere Volgari and Lettere volgari di M. Paolo Manutio divise in Quattro libri, bearing titles which clearly refer to the anthology which had made him famous: the Lettere volgari di diversi nobilissimi huomini. The aim is to analyse the two editions and the conditioning exerted by the cultural , social, political and religious world in which the author lived and worked selecting his letters. Analysing the second edition (1560) is possible to explore the authorial self-censorship. The changes that Paolo made were two-fold. First are foremost, he updated the contents to include events of the intervening three years, and secondly he exercised a measure of self-censorship, omitting certain letters that contained considerations on the most private aspects of his life and that of his relatives, as well as those addressed to men whose religious beliefs had become suspect and were under investigation by the Inquisition for heterodoxy (Francesco Porto, Pietro Carnesecchi). The result was a publication in which Paolo presented himself more effectively than previously as an excellent humanist publisher who had relationships with important intellectuals, prelates and politicians of the time, and who was preparing himself to receive the appointment which would change his life: head of the Papal printing house, planned for June 1561

    Eptastigmine : ten years of pharmacology, toxicology, pharmacokinetic, and clinical studies

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    Eptastigmine (heptyl-physostigmine tartrate) is a carbamate derivative of physostigmine in which the carbamoylmethyl group in position 5 of the side chain has been substituted with a carbamoylheptyl group. In vitro and ex vivo results suggest that eptastigmine has a long-lasting reversible brain cholinesterase (i.e., acetylcholinesterase and butyryl-cholinesterase) inhibitory effect. When administered in vivo to rodents by various routes, eptastigmine inhibits cerebral acetylcholinesterases (AChE) and increases acetylcholine (Ach) brain levels by 2500-3000%, depending on the dose. This effect leads to an improvement in the cerebral blood flow in the ischemic brain, excitatory and inhibitory effects on the gastrointestinal tract and to a protection from acute soman and diisopropylfluorophosphate intoxication. Eptastigmine, by either acute or chronic administration, has been found to have memory enhancing effects in different species of normal, aged and lesioned animals. It also restored to normal the age-related increase of EEG power without affecting spontaneous motor activity. Clinical investigations on more than 1500 patients with Alzheimer's disease demonstrated that eptastigmine significantly improved cognitive performance (as assessed by the cognitive subscale of the Alzheimer's Disease Assessment Scale) as compared with placebo. This improvement was most evident in patients with more severe cognitive impairment at the baseline. The relationship between patient performance and average steady-state AChE inhibition was described by an inverted U-shaped dose-response curve. Pharmacokinetic studies have revealed that after oral administration eptastigmine is rapidly distributed to the tissues and readily enters the CNS, where it can be expected to inhibit AChE for a prolonged period. Eptastigmine is generally well tolerated and the majority of adverse events (cholinergic) were mild to moderate in intensity. However, the adverse hematologic (granulocytopenia) effects reported in two studies have resulted in the suspension of further clinical trials

    Intracerebral self-administration of the cannabinoid receptor agonist CP 55,940 in the rat: interaction with the opioid system

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    The effect of CP 55,940 {(-)-cis-3-[2-hydroxy-4-(1,1-dimethylheptyl)phenyl]-trans-4- (3-hydroxypropyl)cyclo-hesanol}, heroin and etonitazene on intracerebroventricular (i.c.v.) self-administration in a free-choice procedure was evaluated in rats. Animals were trained in 1-h daily sessions with a continuous reinforcement schedule to press two active levers to obtain the vehicle of each drug. Then, when a stable baseline was reached, each drug could be self-administered by pressing the lever found to be less preferred during training, while the vehicle came from the other. The number of bar pressings associated with the delivery of increasing unit doses of CP 55,940 (0.1, 0.2, 0.4, 0.8, 1.6 μg/2 μl/infusion), heroin (0.125, 0.25, 0.5, 1, 2 μg/2 μl/infusion) or etonitazene (0.1-0.2-0.5-1 μg/2 μl/infusion) and with the delivery of the corresponding vehicle was fitted by symmetrical parabolas. The mean drug intake was linearly related to the log of self-administered drugs. Pretreatment with SR141716A [N-piperidino-5-(4-chlorophenyl)1-(2,4-dichloro-phenyl)-4-methylpyrazole-3- carboxamide] (0.5 mg/kg) or naloxone HCl (2 mg/kg/i.p.) 15 min before each daily session reduced the self-administration of both CP 55,940 and heroin. The combination of CP 55,940 with heroin or etonitazene reduced the number of drug-associated lever pressings compared to that obtained with the maximal reinforcing unit dose of each drug alone. These findings suggest there may be a strong interaction between opioids and the cannabinoid system
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