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Secondary Buy-Outs
In this paper we show that SBOs do not generate a signicant improvement in the operating performance of target companies. We argue that the recent, spectacular increase in SBO activity is essentially motivated by the transient availability of cheap financing with steadily increasing market multiples that generates an incentive to "flip" investments between PE funds. We collect deal-level information on 3,811 buy-outs between 1998 and 2008 and we gather detailed firm-level financial and accounting information on 111 companies target of multiple leveraged acquisitions in the period 1998-2008. We show that first-round buyers generate a large and significant abnormal improvement in operating performance and efficiency. In contrast, SBO investors do not show statistically significant evidence of incremental performance but do generate large and significant jumps in leverage and cash squeeze-out. We investigate additional motivations for secondary acquisitions and we find that SBO activity responds surprisingly quickly to increases in industry multiples and to more favorable financing conditions such as narrowing debt spreads and equity contributions. Our results suggest the existence of residual risk-shifting to debt providers which is not priced in the cost of leveraged financing and cast doubts on the lenders' ability to assess risk exposure
Secondary buyouts: operating performance and investment determinants
Secondary buyouts represent now over 60% of the overall buyout activity. In this paper we investigate the possible determinants of such a spectacular growth. We show that first-round buyers generate a large and significant abnormal improvement in operating performance. In contrast, SBO operating growth is not different from that of the peer group. Returns to secondary PE investors are positive but significantly lower than those of first round buyers. We test several alternative drivers of SBOs and find that favorable credit market conditions and PE reputation drive secondary investment volum
Underpricing, bookbuilding and competitive IPO: an experimental analysis
The investigations in the beginning of the 2000s of the IPO practices following dot.com bubble have spurred hot debates among regulators as well as academics about the issuing
methods most widely adopted. The discussion about the superiority of one or another traditional IPO mechanism in controlling the underpricing is still largely open, although
practitioners have started actively developing and implementing novel mechanisms.
In 2004 two large IPOs have been conducted through non-traditional methods: Dutch auction (Google) and a pioneering method named “competitive IPO” (Pages Jaunes).
The present paper investigates the investors’ behavior in competitive IPO, in particular, we stipulate that this method increases competition not only among banks but also among
investors resulting in more information revelation and less underpricing compared to traditional bookbuilding. We adopt an experimental methodology approach to deal with the lack of reliable field data.
Our results show that in competitive IPO investors consistently reveal more information compared to traditional bookbuilding, and for experienced investors the difference in information revelation between the two mechanisms becomes even more pronounced. The underpricing (and its volatility) is also significantly lower for the newly introduced methodology
Metodi finanziari di valutazione in contesti perturbati: il Capital Cash Flow
In questo articolo intendiamo presentare una metodologia di determinazione del valore secondo l’approccio finanziario che risulta particolarmente agile in termini applicativi, in contesti nei quali la struttura finanziaria delle imprese oggetto di analisi sia potenzialmente soggetta a vistose oscillazioni all’interno dell’orizzonte temporale adottato ai fini valutativi.
Tale metodologia, nota come Capital Cash Flow Analysis si sostanzia per l`inclusione dello scudo fiscale nella determinazione dei flussi di cassa rilevanti, opzione questa, che consente di adottare, quale appropriato tasso di sconto, un tasso costante “unlevered” estratto dal CAPM.
A differenza quindi del tradizionale approccio DCF asset side, del quale restituisce i medesimi risultati, il CCF non richiede la determinazione del costo del capitale in funzione della struttura finanziaria di ciascun periodo (costo medio ponderato del capitale) potendo percio’ essere applicato prescindendo dalla determinazione di un valore “approssimato” di impresa sulla base del quale impostare il calcolo della leva
"And the winners are...": economia, psicologia, scienze sperimentali e finanza
Tradizionalmente, le teorie economiche sono state formulate assumendo un soggetto decisionale che sia razionale nell’effettuare le proprie scelte ed agisca in base a propri interessi. Allo stesso modo, l’economia è stata sempre considerata una scienza non sperimentale, basata sull’osservazione diretta del mondo reale . Negli ultimi vent’anni, tuttavia, queste convinzioni sono state in parte riviste: gli esperimenti in laboratorio sono stati riconosciuti come una componente vitale della ricerca economica. il presente contirbuto propone una rassegna critica dei principali contirbuti presenti ed attesi in quest'area di ricerca
Confini di impresa e paradigmi economici
L’evoluzione delle teorie economiche in termini di modelli d’impresa può essere lette in parallelo all’evoluzione dei paradigmi economici. Tale parallelo sviluppo di teorie ed organizzazioni economiche è consistente con la possibilità di applicare i recenti contributi in tema di property rights alla nascente tipologia di impresa a rete, la quale rappresenta il concreto strumento attuativo del sistema produttivo afferente il post-fordismo
Venture Capital ed imprenditorialità: Prospettive di crescita a confronto
Il lavoro in oggetto ha presentato un’ampia rassegna teorica ed
empirica del ruolo ricoperto dagli strumenti finanziari nella
ottimizzazione dei processi di investimento attraverso Venture Capital e,
più in generale del supporto all’innovazione. L’analisi ha sottolineato il
necessario maggior peso da ascrivere al capitale di debito anche in
operazioni ad elevato rischio in ragione del suo ruolo di disciplina dei
comportamenti opportunistici e delle asimmetrie informative dei soggetti
finanziati. In tale contesto è stata ampiamente presentata testimonianza
della opportunità esistente per intermediari finanziari di partecipare
attivamente a tale ruolo di rilancio e sostegno allo sviluppo economico.
Attraverso l’utilizzo di strumenti tipici del sistema bancario, e pertanto
ampiamente gestibili, l’esperienza internazionale mostra come gli
intermediari finanziari abbiano gli strumenti e l’incentivo ad operare in
una logica di riduzione della distanza che ad oggi separa lo sviluppo,
inteso come creazione di nuova imprenditorialità, con il mantenimento,
inteso come fornitura di servizi finanziari a soggetti ampiamente
certificati
The macro and political determinants of venture capital investments around the world
This paper examines two different topics related to venture capital (VC) investments. The objective is to identify the main determinants of VC investments around the world. We test macro factors from the VC literature such as Initial Public Offerings (IPO), labor market rigidities, technological opportunities, stock market, Gross Domestic Product (GDP), interest rates, inflation, and corporate income taxation. We use a combination of data from 16 countries from 1995 to 2002. Plus, using risk ratings of the International Country Risk Guide (ICRG), we add political risk variables to our analysis. We examine relevant hypotheses in addressing the impact of macroeconomic and political risk factors on VC investments. In our between, fixed and random effects models, we discover that one of the most important determinants of VC investment is the total value of stocks traded. In contrary to Jeng and Wells (2000), we can only provide evidence for the significance of IPO in our fixed effects model and for only early stage VC investments.
We also present that corporate income tax rate, total entrepreneurial activity, inflation, labor market rigidities, GDP growth and some of the political risk variables- investment profile, socioeconomic conditions and corruption-affect both all stages (early and expansion) investments used as a broader definition of VC, and early stage investments used as a narrower definition
La valutazione dei costi di agenzia nelle scelte di struttura finanziaria
Il presente contributo vuole allora indagare circa la possibilità di fornire uno strumento misurativo dei costi di agenzia emergenti dalla rimozione dell’ipotesi di informazioni simmetriche nel frame teorico di Modigliani e Miller, attraverso una rilettura del contributo di Myers e Majluf.
Paradossalmente, se da una parte alla P.O, forse a ragione della sua elegante semplicità, troppo spesso è stata attribuita una valenza di indirizzo acritico delle scelte finanziarie d’impresa in presenza di agency effects, dall’altra, non ci sembra sia stata adeguatamente utilizzata per dimostrare/misurare l’esistenza proprio di quei costi che il suo impiego vorrebbe minimizzare.
Tentativo del presente lavoro sarà dunque quello di verificarne la capacità di apprezzarne i costi – attraverso lo strumento metodologico della “validazione per costruzione”
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