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    Governance, economic sustainability and socio-spatial relationships

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    The chapter summarizes major findings emerging from the six case studies. Drawing on the analytical framework presented in chapter five, the chapter is organized in three sections. The first section—“Genesis, governance and organisation”— underlines the experimental drive and, consequently, the developmental nature of the projects analysed. The “business model and economic sustainability section” highlights how all initiatives are characterized by the stratification of multiple values, a kind of “value mix” which m responds to both strictly productive as well as social, and at times cultural, needs. The value mix becomes a fundamental component of the business model, clearly reflecting on the definition of the users of the initiatives and the type of activity performed, as well as the economies generated/ consumed. The “socio-spatial relations” generated by the six cases are analysed in section three, focusing on both the relations with the ‘local’ and ‘supra-local’ networks, and with local public powers. Final remarks reflection the ownership of the assets in question, checking if and how this differentiates the cases in terms of governance, legal form and organisation on one hand, and mission, business model and sustainability on the other

    La relazione sull’utilizzazione del FUS

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    La Relazione sull’utilizzazione del FUS è lo strumento informativo con il quale il dipartimento per lo Spettacolo, attraverso l’Osservatorio, rende pubblici i dati relativi al sostegno ministeriale allo spettacolo. Un’analisi sul FUS non può prescindere quindi da una lettura dettagliata della più completa fonte di informazioni su questo tema. Bisogna poi considerare che i diretti destinatari della Relazione sono i parlamentari; di conseguenza i contenuti e le riflessioni della Relazione dovrebbero costituire la base per eccellenza dei dibattiti su uno degli aspetti della politica culturale del paese. Dato l’importante ruolo della Relazione, si propone di seguito una riflessione sugli argomenti da essa trattati. Questa riflessione non vuole essere una semplice ripetizione del sommario, ma uno strumento di lettura critica volto ad individuare quelle elaborazioni e quei commenti che mirano a suggerire o ad orientare il decisore politico, piuttosto che a descrivere semplicemente lo stato dell’arte. Da una riflessione sui contenuti si passerà poi a valutare la trasparenza, la coerenza interna, la completezza e l’utilità dell’unico strumento di rendicontazione del FUS

    Arts organizations and the transformation of the public sector

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    The debate on heritage management often tends to forget that the functioning of museums, archaeological areas and monuments is highly intertwined with that of public administration, either at the national, regional or city level. Public funding is not the only reason behind this: even more importantly, the connection is due to the fact that public administrations own cultural organizations in most parts of the world

    I fenomeni individuati

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    Nel capitolo vengono presentate le elaborazioni svolte sui dati di finanziamento dei comparti Attività Musicali, Attività Teatrali e Fondazioni Lirico-Sinfoniche . Le elaborazioni sono finalizzate a comprendere come lo stato ha allocato le risorse del Fondo Unico per lo Spettacolo nel triennio 2003-2005. Dopo una prima panoramica generale sull’andamento del FUS nel triennio (par. 1), la trattazione procede con la presentazione dei fenomeni emersi dalle elaborazioni, distinguendo tra i fenomeni rilevati per tutti i comparti in esame (par. 2 e par. 3), i fenomeni rilevabili esclusivamente per il comparto delle Attività Musicali grazie alla disponibilità di un maggior numero di dati (par. 4), concludendosi infine con una considerazione sul fenomeno della stratificazione del finanziamento tra i diversi livelli amministrativi (stato, regioni, province, comuni), fenomeno quest’ultimo che si è dimostrato impossibile da monitorare sulla base dei dati disponibili (par. 5)

    Management, beni culturali e pubblica amministrazione

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    Piaccia o non piaccia i beni culturali, nel nostro paese, sono ancora ad appannaggio (quasi) esclusivo della pubblica amministrazione. Giusto o sbagliato che sia, all’interno di questa, un ruolo fondamentale è ancora svolto dall’apparato centrale, cioè dal Ministero e dal suo complesso apparato periferico di soprintendenze. Le sorti del patrimonio culturale italiano non possono dunque essere disgiunte, né a livello normativo né a livello operativo né a livello d’analisi, da quelle del sistema pubblico nel suo complesso, e dal potente fenomeno di “managerializzazione” che lo ha recentemente investito (fenomeno, questo, di portata internazionale). Partendo da queste considerazioni, il volume ripercorre i principali interventi di riforma che hanno caratterizzato il settore dei beni culturali nel nostro paese, analizzando in ottica da studioso di management il complesso funzionamento delle soprintendenze ed alcuni recenti fenomeni di cambiamento che le hanno riguardate, tra cui segnatamente la costituzione di poli museali dotati di autonomia ed l’introduzione di un sistema di controllo di gestione. Ciò che emerge dalla ricerca sul campo, affiancata da una solida analisi teorica, è un quadro altamente contraddittorio in cui il linguaggio giuridico, manageriale e curatoriale dialogano con estrema difficoltà compromettendo seriamente la capacità delle amministrazioni di tutelare e gestire efficacemente il patrimonio culturale del paese. Ben più promettenti invece le soluzioni trovate nel contesto francese, a cui il volume dedica uno specifico capitolo, che suggeriscono l’importanza di un processo di cambiamento maggiormente partecipativo ed attento non solo alla definizione di nuovi obiettivi ma anche alla determinazione delle risorse necessarie al loro raggiungimento

    Autonomia, giuridificazione e retorica del management nella riforma del Ministero per i Beni e le Attività Culturali

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    Autonomy, giuridification and managerial rhetoric in the reform of the Ministry of Cultural Heritage. The case of Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Veneziano (di Sara Bonino Baraldi) - In the last 20 years the public sector at the international level has been involved in a wide process of change focused on the managerialization of several administrations. At the basis of the change lies the shift toward a performance based accountability, which is itself strictly linked to a greater autonomy of the individual entities. This article analyses the introduction of a special autonomous status in the peripheral administration of the Italian Ministry of Cultural Heritage (the Soprintendenze), with the aim of underline the operative effects of the managerialization process. What emerges from the field analysis, strongly supported by several New Public Management studies, is a seriously critical process, with a specific role of the Italian law system and culture: in the Italian case the managerialization process crashes with the giuridification context, which weakens and changes in unexpected directions the supposed meaning of the managerial language

    Dalla normativa ai risultati

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    Nel capitolo si intende studiare il funzionamento del sistema di finanziamento statale allo spettacolo, tentando di ricollegare la normativa ai fenomeni osservati (ed evidenziati nel capitolo precedente). L’obiettivo è quello di valutare l’efficacia del processo di finanziamento in termini di capacità di realizzare un’effettiva politica culturale per lo Spettacolo dal Vivo. In questo senso si arriva a dimostrare l’efficacia solo marginale dello strumento normativo e il ruolo preponderante giocato dalle procedure e dalle prassi che emergono e si affermano nel processo di amministrazione della norma
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