1,721,344 research outputs found

    Il cibo per via. Paesaggi alimentari in Sicilia

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    Il contributo di S. Bonanzinga esamina quel particolare aspetto del “cibo per via” che investe l’uso della voce da parte dei venditori. Le formule cadenzate che invitano all’acquisto degli alimenti non solo confermano il ruolo centrale degli uomini come gestori della dimensione pubblica, in opposizione a quello privato delle donne, ma perpetuano anche l’arcaica connessione fra suono e cibo come espressioni dell’energia naturale. Un potere della voce di modellare il reale che implode quello degli alimenti, messi in scena entro quelle cornici sonore di antica e più recente fattura che i siciliani chiamiano abbanniati, vanniati, bbanniati o bbanniatini. Le grida di réclame continuano a proporre una retorica dell’arte verbale sorprendentemente affine alla pubblicità dei mass media. Il loro linguaggio appare infatti tanto tradizionale quanto moderno nella messa in forma del messaggio, efficace proprio perché breve, ridondante, stilisticamente marcato e in grado di catturare gli acquirenti in una rete di interazioni giocata su un piano di reciproca complicità con chi offre la merce. Questi richiami “cantati”, capaci di evocare mitici quanto funzionali paesaggi della memoria, invitano a un consumo aurale prima che gustativo dei cibi: ne prefigurano sapori e fragranze, colori e profumi. Voci narranti che riattualizzano anche l’immagine dei ritmi di crescita e maturazione, il senso gratificante dell’abbondanza che si offre al consumo

    Una nuova rivista/A new journal

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    L’etnomusicologia richiede una riconsiderazione della propria ragion d’essere, del proprio sguardo transculturale, dei propri metodi e tecniche. Le radici e i tratti peculiari della ricerca italiana possono rappresentare una prospettiva dalla quale affrontare nuove sfide e intraprendere nuovi percorsi. L’Italia infatti ha una tradizione consolidata di ricerche sul campo, di intersezione tra indagine storica ed indagine etnografica, di riflessione metodologica a partire da sguardi e approcci non colonialisti. E l’Italia appare oggi in prima linea nella riflessione critica e autocritica su compiti e prospettive di una ricerca transculturale sulle pratiche musicali contemporanee

    "Alberto Favara e l’indagine etnomusicologica moderna".

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    Quanto attestato dal musicista Alberto Favara (1863-1923) rappresenta la fonte di maggiore rilievo per la conoscenza della musica popolare in Sicilia tra fine Ottocento e inizio Novecento, mostrando un’apertura nella considerazione del fare musicale per l’epoca davvero sorprendente. La documentazione relativa ai ritmi dei fabbri rappresenta un esempio antesignano di sensibilità antropologica per la relazione fra lavoro e musica. In altri casi (ritmi della pesca, grida di venditori, suoni di campane, richiami pastorali), alcune forme presenti nel Corpus non sono state più riscontrate nelle successive indagini. Di grande importanza sono poi le numerose osservazioni etnografiche, spesso condotte da Favara con criteri innovativi di inchiesta sul terreno: raccolta diretta delle testimonianze su comportamenti e pratiche musicali (specialmente riguardo aspetti estetici e simbolici), attestazione del lessico tradizionale, notizie sugli esecutori e sulle occasioni dei rilevamenti. Il Corpus e gli Scritti di Favara non restano tuttavia soltanto una straordinaria testimonianza storica ma continuano a fornire impulso alle ricerche attuali, intese a indagare le dinamiche di permanenza e di trasformazione della langue etnico-musicale siciliana

    Presentazione a: Il mondo sonoro dei Bosavi : espressioni musicali, legami sociali e natura nella foresta pluviale della Papua Nuova Guinea

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    Prefazione al libro "Il mondo sonoro dei Bosavi" di Steven Feld.Preface to the book "The sound of Bosavi's Word" by Steven Feld

    Dall’antropologia della musica all’acustemologia

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    Il testo delinea una storia dell'etnomusicologia a partire dalla pubblicazione di "Antropolologia della musica" di A. P. Merriam, per arrivare alle nuove opzioni metodologiche proposte da Steven Feld con l'antropologia del suono e l'acustemologia.The text outlines the development of studies in the field of the so called Ethtnomusicology from the publishing of the book "Antthropology of Music" by A. P. Merriam up to new approaches such as "anthropology of sound" and "acoustemology" proposed by Steven Feld

    Lionardo Vigo, un pioniere dell'etnografia siciliana

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    Il testo esamina la genesi della prima raccolta di canti popolari siciliani apparsa a stampa nel XIX secolo (prima edizione 1857, edizione riveduta e ampliata 1874). Le vicende biografiche dell’autore – Lionardo Vigo – si intrecciano con la storia politica e culturale della Sicilia, tra lotte risorgimentali e fase postunitaria. La sua Raccolta amplissima di canti popolari siciliani riflette il mutare delle ragioni politiche e i contrasti metodologici che nella seconda metà dell’Ottocento sorgono tra posizioni romantiche e nuovi orientamenti positivisti, destando intense reazioni tra gli studiosi contemporanei e alimentando un ampio dibattito nell’ambito della storiografia demoantropologica novecentesca. La ricostru¬zione di questo articolato itinerario critico è specialmente finalizzata a porre in evidenza il valore pionieristico della documentazione etnografica raccolta da Vigo, anche in rapporto a un dialogo con la ricerca etnomusicologica moderna.The text examines the genesis of the first collection of Sicilian folk songs, printed in the nineteenth century (first edition 1857, revised and expanded edition 1874). The biography of the Author – Leonardo Vigo – is intertwined with the politics and cultural history of Sicily, between “Risorgimento” and the early period after the Italian unification. His Raccolta amplissima di canti popolari siciliani [Wide Collection of Sicilian Folk Songs] reflects the changing of political reasons and methodological contrasts that arise between romantic positions and new positivist trend in the second half of nineteenth century, rousing intense reactions among contemporary scholars and fueling a broader debate in the field of anthropologic historiography in twentieth century. Rebuilding this articulate critical itinerary is specially designed to highlight the pioneering value of Vigo’s ethnographic work, also in relation with the modern ethnomusicology research

    La zampogna a chiave in Sicilia

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    Esistono in Sicilia due diverse varietà di zampogna (ciaramedda), caratterizzazioni regionali del più tipico strumento a fiato del contesto agropastorale mediterraneo. In quasi tutta l’Isola è presente la zampogna “a paro”, la cui denominazione si deve all’eguale misura delle due canne melodiche. A questo arcaico aerofono, specialmente associato al repertorio da danza, si affianca uno strumento più “moderno”, riconducibile per fattura e repertorio alla tradizione musicale barocca: la zampogna “a chiave”, esclusivamente diffusa nel territorio di Palermo-Monreale, dove è stata probabilmente importata da Napoli nei primi decenni del Settecento. Quest’ultimo strumento si qualifica per una vocazione esclusivamente devozionale (il suo impiego è limitato al periodo del Natale) e le sue origini sono denotate dal repertorio tuttora praticato, in buona parte riferibile alla musica sacra organistica di epoca barocca. Oggi lo strumento suona esclusivamente in minore, mentre in passato si utilizzava anche una seconda chiave che permetteva il passaggio al modo maggiore della stessa tonalità d’impianto. Mentre gli ultimi suonatori palermitani sono scomparsi negli anni Settanta del Novecento, alcuni zampognari di Monreale hanno conservato un sapere integro che ha permesso di documentare ogni fase del loro “mestiere”: dalla costruzione delle ance di canna e dell’otre in pelle di capra alla tornitura delle parti in legno; dall’accordatura e diteggiatura dello strumento alla documentazione contestuale (sonora e/o audiovisuale) delle esibizioni del periodo natalizio (novena dell’Immacolata, novena di Natale, ottava dell’Epifania). Il volume propone inoltre un’ampia documentazione (immagini, testimonianze etnografiche, trascrizioni musicali su pentagramma, audioregistrazioni) destinata a delineare la vicenda storica di uno strumento musicale che occupa un posto peculiare nell’ambito del panorama organologico siciliano: prodotto di saperi che si situano all’incrocio fra pratiche paraliturgiche ufficiali (nelle chiese) e forme della devozione popolare (presso le abitazioni dei fedeli), fra artigianato urbano (lavorazione delle parti in legno) e competenze costruttive di matrice agropastorale (realizzazione delle ance e dell’otre), fra trasmissione orale del repertorio poetico-musicale e processi compositivi originariamente legati alla scrittura

    Il femminile tra la terra e il cielo: mediazioni in forma di musica

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    La devozione tributata in Sicilia alla Madonna e alle Sante, tuttora ampiamente diffusa a livello popolare, è ancora parzialmente associate specifiche pratiche musicali, in prevalenza riconducibili a consuetudini di matrice ecclesiastica. In alcuni casi si riscontra tuttavia la permanenza di comportamenti musicali e coreutici che rinviano a una matrice rituale arcaica, connessa alle declinazioni “femminili” del sacro e alla propiziazione della salute, della fertilità e dell’abbondanza.The devotion paid in Sicily to the Madonna and the Saints, still widely spread at the popular level, is still partially associated with specific musical practices, mainly attributable to customs of an ecclesiastical matrix. In some cases, however, we find the persistence of musical and dance behaviors that refer to an archaic ritual matrix, connected to the "feminine" declinations of the sacred and to the propitiation of health, fertility and abundance

    Sortino. Suoni, voci, memorie della tradizione

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    Benché i modelli della “globalizzazione” abbiano coinvolto l’intero pianeta, una piccola comunità iblea, dalle origini agropastorali, ancora si riconosce in un sistema musicale-sonoro di tradizione orale che abbraccia tutte le fasi della vita associata. I documenti sonori contenuti nei due dischi allegati al volume offrono una straordinaria testimonianza di questo repertorio. Sessantotto sono stati registrati nel corso dei rilevamenti da me condotti tra il 1987 e il 2005. A questi si aggiungono dieci preziose registrazioni provenienti dagli Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia (fino al 1989 Centro Nazionale Studi di Musica Popolare) e dalle collezioni dell’Associazione per la Conservazione delle tradizioni popolari di Palermo. Quello che emerge dall’ascolto dei due dischi, dalla lettura dei testi poetici e delle trascrizioni musicali è una dimensione esistenziale immersa in una forte sacralità. I tocchi delle campane, soliti annunziare al paese eventi festosi, come il battesimo e il matrimonio, (ma anche luttuosi) aprono infatti i due dischi. Preludio, nel primo caso, della nascita, quando ninnananne e filastrocche codificavano la dimensione dell’infanzia e scandivano le varie fasi della crescita. Una parte considerevole di suoni e canti, presenti nel primo disco, sono inoltre dedicati all’amore, soggetto privilegiato delle canzuni in occasione delle serenate associate al corteggiamento e al fidanzamento. Il matrimonio, e tutta la fase preliminare, rappresentava uno dei momenti più importanti del ciclo della vita e richiedeva pertanto una forte ritualizzazione, espressa anche attraverso un repertorio musicale sia vocale che strumentale: ne siano da esempi generi ancora in uso come la tarantella, la polka, il valzer, la mazurca e la quadriglia o contraddanza, che ricorrono in forma diffusa nei nostri dischi, eseguite da quelle “orchestrine artigiane” che, con strumenti musicali a corde, accompagnavano le feste e altri importanti momenti della vita collettiva. Una rarità assoluta è qui costituita dal repertorio delle musiche funebri del lutto e del cordoglio. Gli antichi lamenti del mondo mediterraneo che accompagnavano il defunto nel passaggio verso il trascendente, sono oggi quasi del tutto scomparsi mentre ancora piuttosto vitale si presenta l’uso di accompagnare i funerali con marce funebri, eseguite anche durantei giorni della Settimana Santa. Affidati alla memoria degli anziani sono invece i canti che scandivano i tempi della mietitura e della trebbiatura, nel rispetto dell’antica sacralità del grano e della terra: si cantava di tutto, avvicendandosi a voce solista o coralmente, dagli stornelli alle canzonette moderne, dai canti d’amore e di sdegno alle “storie” sacre e profane. Al trasporto dei cereali e di altre merci in genere, era strettamente correlato il canto dei carrettieri, oggetto di interminabili sfide canore durante le soste nei fondaci, per misurare la prodezza e la perizia di questo mirabile esempio di canto monodico siciliano. Se il canto del carrettiere, malgrado sia scomparsa la funzione d’uso, esprime ancora l’identità del mestiere, in rapido e inesorabile declino sembrano invece tutti gli altri generi musicali legati al lavoro tradizionale, dai canti delle lavandaie ai suoni dei pastori e dei fabbri ferrai. Arcaici esorcismi e scongiuri, invocazioni rituali e pratiche divinatorie legate al culto patronale per santa Sofia attestano infine la persistenza di significativi sincretismi magico-religiosi
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