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    Scheda su: Conflict in Communities. Forward-looking Memories in Classical Athens, Elena Franchi - Giorgia Proietti (ed.)

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    Review on: Conflict in Communities. Forward-looking Memories in Classical Athens, edited by Elena Franchi and Giorgia Proietti: Six case studies - in Italian and English - preceded by a programmatic introduction which illustrates the main lines of research and summarizes the results achieved, they examine, according to this perspective, the main events of Athenian history of the classical age, from the Persian wars to peace of Philocrates

    Prosperare al di là del merito: il senso della nemesis in Aristotele tra giustizia distributiva e giustizia correttiva

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    L’articolo prende in esame quella particolare forma di indignazione che Aristotele indica, nel secondo libro della Retorica, con l’infinito sostantivato to nemesan, derivato dal termine nemesis. Si tratta della reazione che si genera in un animo nobile contro chi prospera al di là del merito. Il sostantivo e i suoi derivati risultano poco usati in età classica e ricorre più frequentemente nell’epica omerica e in Esiodo. Aristotele sembra recuperarlo proprio dalla tradizione poetica arcaica, assegnandogli un ruolo nella sua riflessione sulla giustizia e in particolare nella differenza tra la forma distributiva e quella correttiva. Egli individua così in questa forma di indignazione, un’emozione da coltivare e sollecitare in quei giudici che, come accadeva nell’Atene classica, erano chiamati a formulare una sentenza, non solo sulla base della legge ma anche secondo un principio di equità.The article examines a particular form of indignation indicated by Aristotle, in the second book of the Rhetoric, with the infinitive to nemesan, derived from the noun nemesis. It describes the reaction of a noble mind towards people who prosper beyond merit. The noun and its derivatives are scarcely used in the classical age, but occur more frequently in the Homeric epics and in Hesiod. Aristotle retrieves them from the archaic poetic tradition and uses them in his general reflection about justice. He identifies nemesis as a useful emotion to be cultivated in the judges acting in contexts where they were called upon to formulate a judgement, not only according to the law but also following a principle of equity

    Recensione a Corinne Bonnet (sous la direction de), Noms de dieux. Portraits de divinités antiques Anacharsis Éditions, Toulouse 2021, ISBN 979-10-279-0408-2, € 23,00, pp. 376

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    Review of Noms de dieux. Portraits de divinités antiques, ed. Corinne Bonnet, Anacharsis Éditions, Toulouse 202

    Karl Julius Beloch e la tirannide di Dionisio I in Sicilia

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    L’articolo prende in esame le riflessioni di K.J. Beloch sulla tirannide di Dionisio I di Siracusa, tanto in uno studio specificamente dedicato, quanto nella Griechische Geschichte in cui il sovrano siceliota viene indicato quale precursore della politica di Filippo II e di Alessandro Magno. Le conclusioni sono analizzate alla luce dell’impostazione storiografica e degli interessi scientifici dello studioso tedesco e verificate sulla base della ricezione che esse ebbero presso i colleghi e nelle indagini successive sul tema.This article aims at inquiring the K.J. Beloch’s considerations about the tyranny of Dionysius I of Syracuse, in a specifically dedicated essay as well as in his major work, the Griechische Geschichte, where the Sicilian tyrant is represented quite as a precursor of the politics of Philip II and Alexander the Great. The conclusions of the German scholar are here analyzed in the light of both his historiographical approach and his scientific interests and they are verified on the basis of the reception among his colleagues and in the subsequent investigations on that topic

    Ocean’s Child Worshipping Nemesis in Ancient Rhamnous

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    In un passo della Periegesi (i, 33, 2-4), Pausania riferisce che la statua di Nemesis, nel demo attico di Ramnunte, era opera di Fidia ed era stata scolpita da un blocco di marmo pario che i Persiani portarono con loro all’epoca della battaglia di Maratona per farne un trofeo. Essi erano infatti convinti che avrebbero conquistato Atene. Il Periegeta descrive nel dettaglio l’agalma della dea, definendola la più implacabile contro gli hybristai. La statua portava sulla testa una corona decorata con cervi e piccoli agalmata di Nike. Nella mano sinistra aveva un ramo di melo, mentre nella destra una phiale sulla quale erano rappresentati degli Etiopi. Pausania dice di non essere stato in grado di scoprire il motivo di tale decorazione, ma afferma di non condividere la spiegazione di coloro che sostengono che la ragione sia da ricercare nel fatto che gli Etiopi vivono presso la corrente del fiume Oceano che sarebbe, a sua volta, il padre di Nemesis. Il Periegeta procede poi a un excursus di sapore tipicamente erodoteo per dimostrare che gli Etiopi non abitano sull’Oceano e che quest’ultimo non è affatto un fiume, ma la parte estrema del mare navigato dagli uomini. Egli accetta dunque la versione locale che Nemesis sia la figlia di Oceano e la ripete ancora nel vii libro (5,1-3) dove, parlando delle due Nemesis di Smirne, precisa che gli Smirnei invece assegnano alla divinità Notte come madre, mentre gli Ateniesi dicono che sia Oceano il padre. Pausania insiste su questa doppia genealogia, che fa riferimento tanto alla Teogonia di Esiodo (vv. 211-225), quanto alla tradizione ateniese. Questo articolo si propone di esplorare le origini e i termini di questa tradizione locale che descrive Nemesis sia come una divinità che sanziona implacabilmente, sia come la figlia di Oceano: quest’ultimo, a sua volta, figura liminale che marca i limiti spaziali dell’azione umana.According to a passage of Pausanias’ Periegesis (i, 33, 2-4), the statue of Nemesis in Rhamnous was made by Phidias from a piece of Parian marble, which the Persians had brought along at the time of the battle of Marathon to build a trophy, sure as they were that they were going to conquer Athens. The Periegete describes in detail the agalma of Nemesis, defining her as the most implacable against the hybristai. The statue has a crown with deer and small images of Nike. In the left hand, she carries an apple branch, and in the right hand a phiale on which Aethiopians are carved. Pausanias reports that he was not able to guess the reasons why Aethiopians were represented on the phiale, and he does not accept the statement of those who give as an explanation the fact that they live near the river Ocean, and Ocean is the father of Nemesis. Pausanias then proceeds with an excursus in a Herodotean manner to demonstrate that the Aethiopians never dwelled on a river Ocean, and he adds that in any case Ocean is not a river, but rather the extreme part of the sea navigated by men. He thus accepts the genealogy that makes Nemesis Ocean’s daughter. He repeats it in Book 7 (5, 1-3) where, speaking about the two Nemeseis of Smyrnai, he specifies that the dwellers of Smyrnai assign them Night as mother, while the Athenians say Ocean is the father of Nemesis. Pausanias insists upon this double genealogy for Nemesis, referring to the Hesiodic Theogony (211-225) and the Athenian tradition, respectively. This paper aims at exploring the origins and the terms of the Athenian tradition, describing Nemesis, who implacably sanctions the overwhelming of the limit, as a child of Ocean, himself a liminal figure who marks the spatial borders of human action

    Rec. a Franco De Angelis: Archaic and Classical Greek Sicily

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    Recensione al volume Franco De Angelis: Archaic and Classical Greek Sicil

    Nemesis. Rappresentazioni e pratiche cultuali nella Grecia antica

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    La nemesis, espressione presso i Greci della censura sociale, e Nemesis potenza divina omonima, il cui santuario di maggior prestigio è collocato a Ramnunte in Attica, sono esplorate in questo volume in cui storia delle emozioni, storia culturale, sociale e religiosa si intersecano. Prendendo le mosse dalla ricezione della figura divina, l’analisi si concentra sulle forme della nemesis attribuite a mortali e immortali, per passare poi a ricostruire il profilo della divinità, quale emerge dalle tradizioni sulla sua genealogia, dalla sua vicenda mitica e dagli attributi onomastici con cui i Greci la invocavano. Infine, la ricerca si focalizza sulle pratiche cultuali e punta lo sguardo sul contesto documentario di Ramnunte che consente di ricostruire il paesaggio religioso in cui Nemesis era inserita. Indagando la relazione tra una pulsione emotiva e il teonimo corrispondente, il volume affronta la complessa questione dei culti riservati a concetti astratti, virtù o moti dell’animo, per esplorarne le dinamiche di funzionamento da una prospettiva storica, sul filo della tensione tra rappresentazioni note a livello “panellenico” e prassi religiose locali

    Marte Zepernick: "Heilige Bäume" in der antiken griechischen Religion. (= Antike Kultur und Geschichte, Bd. 21), Münster / Hamburg / Berlin / London: LIT 2020, ISBN 978-3-643-14697-7, EUR 29,90.

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    Recensione del volume 'Heilige Bäume' waren wichtige Elemente der griechischen Religion" ,versione rielaborata di una tesi di Master discussa nel 2019 presso l'Università di Göttingen, sul ruolo delle piante nella religione greca.Review of the volume 'Heilige Bäume' waren wichtige Elemente der griechischen Religion ", revised version of a Master's thesis of the 2019 at the University of Göttingen, on the role of plants in Greek religion
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