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    Reply to comment by D. Carbone and D. Patanè on “Multi-disciplinary investigation on a lava fountain preceding a flank eruption: the 10 May 2008 Etna case”

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    Bonaccorso et al. [2011a] investigated the source and magma dynamics of the 10 May 2008 lava fountain at the South-East Crater (SEC) of Mount Etna through a multidisciplinary approach that integrated a wide data set ranging from bulk rock compositions of the erupted products to seismic tremor and long-period events, tilt and gravity signals. Using a large dataset, the study provided a robust framework in which the mechanism of the 10 May 2008 lava fountain is explained as a violent release of bubble-rich magma layer previously trapped at the top of a shallow reservoir located between −0.5 and 1.5 km above sea level (asl). This result is in agreement with recent relevant literature [Allard et al., 2005; Vergniolle and Ripepe, 2008; Aiuppa et al., 2010; Andronico and Corsaro, 2011; Bonaccorso et al., 2011b; Calvari et al., 2011; Vergniolle and Gaudemer, 2012]. In the introduction of their comment Carbone and Patanè [submitted] affirm that in their opinion the interpretation that “the lava fountain was generated by the fragmentation of a foam layer trapped at the top of shallow reservoir” is not soundly based. This comment’s conclusion is puzzling because one of the comment’s authors (D. Patanè) is also a co-author on the paper by Aiuppa et al. [2010] where the same conclusion, now criticized, was well supported (see figure 5 and conclusions of that paper). In particular, in the conclusions Aiuppa et al. [2010] reported that “The paroxysmal SEC episodes mark the violent release of a bubble-rich magma layer, with bubbles having relatively shallow reservoir ...", that is, the same conclusion now criticized in the comment. After this, the comment raises issues concerning the analysis and interpretation of gravity and tilt data in the multidisciplinary approach presented by Bonaccorso et al. [2011a]. The comment by Carbone and Patanè is divided into 4 paragraphs, labelled “1. Introduction”, “2. Gravity changes”, “3. Tilt changes” and “4. Concluding remarks” with only paragraphs 2 and 3 containing specific comments. In this reply, we address these two paragraphs, and we shall show how the assumptions underlying the comment are merely speculative and why the results presented by Bonaccorso et al.[2011a] remain valid.PublishedQ110093.6. Fisica del vulcanismoJCR Journalope

    Roma e le sue acque potabili nel cinquecento: la competizione con il Tevere, in G. Bonaccorso (a cura di); le acque e la città (XV-XVI secolo)

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    Oltre al grande fervore edilizio e alla contestuale ricerca architettonica, la rinascita di Roma nella prima metà del Cinquecento passò necessariamente anche attraverso la realizzazione di nuove infrastrutture viarie e idriche. Nella sistemazione di nuovi assi stradali, finanche nell’adozione di traghetti per attraversare il Tevere, si distinsero fin dal Quattrocento numerosi pontefici: da Niccolò V Parentucelli (1447-1455) a Sisto IV della Rovere (1471-1484), da Giulio II della Rovere (1503-1513) a Leone X de’ Medici (1513-1521), sino a Paolo III Farnese (1534-1549). Ma ad eccezione di Niccolò V, che parzialmente ripristinò l’acquedotto Vergine, essi trascurarono la riattivazione delle antiche «acque correnti», posponendole, come ebbe a sottolineare nel 1556 Giovanni Battista Modio, «per l’uso del loro bere a quelle del Tevere»

    A CENTRALIDADE DO RITO NA EXPERIÊNCIA RELIGIOSA: UMA ENTREVISTA A GIORGIO BONACCORSO

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    Giorgio Bonaccorso é monge beneditino da Abadia de Santa Justina, em Pádova (Itália), onde também leciona no Instituto de Liturgia Pastoral vinculado ao mosteiro e ao Pontifício Ateneu Santo Anselmo, em Roma. Suas pesquisas acerca do rito, em diálogo com várias das ciências humanas – História, Biologia, Neurobiologia, Psicologia, Antropologia Cultural, Sociologia, Linguística, Filosofia, Teologia, Fenomenologia, Arte –, têm se destacado e levantado reflexões importantes para a Teologia e as Ciências da Religião. Em 2015, Bonaccorso publicou o livro “Rito”, no qual condensou seu pensamento acerca do tema. Dada a relevância de seu trabalho para pensar o papel da ritualidade na compreensão do fenômeno religioso hoje, pedimos ao professor que nos concedesse uma entrevista, e que também se colocasse em diálogo com a realidade brasileira. A seguir, apresentamos a tradução completa da entrevista, que nesta edição também está disponibilizada no original italiano

    Carlo Fontana e la sua discussa laconicità

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    Operante in una fase storica a cavallo tra Seicento e Settecento, Carlo fontana si fa interprete dei nuovi bisogni della società romana, dedicandosi alla progettazione di edifici che sovente, pur semplificando precedenti ricerche spaziali, hanno il pregio di misurarsi con tipologie innovative per il suo tempo

    Convegno internazionale: "Le Marche e il mare. Arte, architettura, paesaggio"

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    Il convegno internazionale "Le Marche e il mare. Arte, architettura, paesaggio", a cura di Giuseppe Bonaccorso, Claudio Castelletti e Federico Bulfone Gransinigh con la collaborazione di Flavio Stimilli, aspirava a gettare nuova luce sulla fenomenologia culturale del grande tema del mare nelle Marche, dall’Antichità agli anni 2000, dedicando particolare attenzione scientifica alle interpretazioni degli artisti e alle soluzioni degli architetti nell’ampio contesto storico, geografico e paesaggistico del Medio Adriatico

    I pensieri di Borromini per Santa Maria dei Sette Dolori

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    Come noto il giorno della scomparsa di Francesco Borromini (1599- 1667) nella sua casa romana in vicolo dell’Agnello vi erano, nelle immediate vicinanze del letto, i busti di Seneca e Michelangelo, una statua rappresentante san Francesco d’Assisi e un modello in cera raffigurante la facciata di Santa Maria dei Sette Dolori 1. Questa circostanza è assai singolare se si considera che Borromini non terminò mai la chiesa e l’annesso convento, ai quali in definitiva non sembrò molto interessato visto che solo pochi anni dopo l’inizio del cantiere rinunciò al suo incarico professionale. Ma la presenza del modello, non il solo comunque presente in casa, ci fa pensare viceversa che l’architetto ticinese mantenesse fino al termine dei suoi giorni ancora viva l’attenzione a questo progetto, spesso giudicato dai critici affascinante ma di secondo piano

    Un atelier alternativo a quello di Carlo Fontana: la scuola del "misterioso" Abraham Paris

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    Ignorato e univocamente considerato dalla storiografia contemporanea come “misterioso signor Abrahamo”, per la frequente presenza di questo nome su diversi disegni di Nicodemus Tessin (1654-1728), Johann Bernhard Fischer von Erlach (1656-1723) e James Gibbs (1682- 1754), la personalità dell’architetto Abraham Paris (1641c.-1716) risulta solo di recente indagata nelle opere e nelle vicende biografiche. Ma se nella ricostruzione della sua attività professionale permangono ancora lati oscuri, viceversa la sua vocazione per la didattica è stata messa in luce da recenti studi di Borje Magnusson ed Elisabeth Kieven, i quali hanno ipotizzato l’esistenza di una scuola privata d’architettura tenuta a Roma dallo stesso Paris nel corso dell’ultimo quarto del XVII secolo, che ha annoverato tra le sue fila diversi giovani architetti italiani e stranieri
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