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E. Boeri, F. Giudetti, “Milano è da scegliere insieme”: un manifesto di Gae Aulenti per lo spazio pubblico (1972)
This article aims at interpreting an unknown urban project named “Milan instead of Milan.
Transformation of the way of life by a traffic metamorphosis”, designed by the architect Gae Aulenti together with a collective of architects in 1972. Thus, the discovery of unpublished materials stored at the female architect’s archive has been an occasion to deeply unveil the project’s genealogy, its civic dynamics, its implications and interconnections, its future scenarios
Bosco Verticale. Morphology of a Vertical Forest
A dieci anni dalla sua inaugurazione, il Bosco Verticale di Milano ha mantenuto tutte le sue promesse, aprendo un nuovo modo di immaginare e progettare le città. La nuova monografia completa dedicata al progetto, diventato una pietra miliare dell'architettura contemporanea. Fin da subito il progetto per le due torri residenziali realizzate nel 2014 da Stefano Boeri (Boeri Studio) nel quartiere Porta Nuova si è rivelato lungimirante, anticipando le nuove frontiere dell'abitare urbano. Integrando per la prima volta al mondo architettura e natura vivente, il Bosco Verticale in questi dieci anni è premiato come grattacielo migliore del mondo e riconosciuto come simbolo dell'undicesimo Obiettivo di Sviluppo Sostenibile dell'ONU. Il libro, curato dallo studio Stefano Boeri Architetti, ripercorre la storia del progetto, con una struttura editoriale che evoca la crescita di un albero con le sue radici, il tronco e i rami. Le radici sono l'intuizione di un'idea innovativa, generata a partire da ispirazioni creative e artistiche. Al tronco corrispondono la genesi del progetto, le sfide affrontate in termini strutturali, tecnologici e ambientali, il cantiere, l'impatto del Bosco Verticale sulla trasformazione dell'area e sul paesaggio urbano. I rami, infine, sono la vita del Bosco: da un lato il posizionamento nel contesto dell'architettura internazionale, che segna un cambio di traiettoria verso l'integrazione della natura vivente nell'ambiente urbano, e dall'altro il percorso autonomo come simbolo e catalizzatore di biodiversità, anche nell'immaginario popolare collettivo. Oggi il Bosco è considerato un'icona dell'architettura contemporanea, un concept innovativo esportato e rielaborato in tutto il mondo. I diversi contributi testuali a firma di autori e studiosi internazionali, si accompagnano a disegni e schizzi, alle inedite illustrazioni del fumettista Enrico Pinto, alle fotografie dell'edificio nelle diverse stagioni e nei diversi anni, dalla sua costruzione ad oggi, con un inedito portfolio fotografico di Iwan Baan realizzato ad hoc per il libro
MI-ARCH 2013
L'iniziativa, dal titolo "MI/ARCH | 8 Lezioni Pubbliche di Architettura Urbana", è un progetto di Stefano Boeri, professore ordinario di Urbanistica al Politecnico di Milano, con l'obiettivo di promuovere visioni e progetti sulla Milano del futuro, quale capitale mondiale dell???architettura
urbania
De-sincronizzare i tempi della vita urbana, ripensare gli spazi aperti e quelli domestici, cambiare radicalmente il sistema della mobilità, incentivare l’uso delle energie rinnovabili, realizzare architetture verdi, ricostruire un rapporto di reciprocità con le migliaia di borghi abbandonati sparsi sulle pendici delle Alpi e sulla dorsale appenninica, valorizzare la biodiversità implementando il nostro patrimonio di boschi e foreste. Stefano Boeri, uno dei più influenti architetti e urbanisti italiani, ci mette di fronte alle sfide più urgenti che le città del futuro dovranno affrontare se vogliamo preservare la vita della nostra specie sul pianeta Terra.
Immaginare il futuro è diventato con la pandemia un esercizio arduo. È come se fossimo ancorati a un presente cupo che non ci lascia tregua e ci obbliga a svilire, giorno dopo giorno, le consuetudini più preziose del nostro stare insieme. Eppure Urbania dimostra che questa difficile esperienza può diventare un’opportunità per ripensare alla radice la logica e le forme della vita urbana. Grazie a un caleidoscopio di letture, visioni e ricordi personali, Stefano Boeri immagina un pianeta percorso da grandi corridoi della biodiversità dove le foreste e le città trovano un nuovo equilibrio, dove i borghi storici tornano a essere comunità di vita e le metropoli diventano arcipelaghi di quartieri autosufficienti. Un mondo nuovo che può nascere da un’intelligente accelerazione di tendenze già in atto. Un invito a non smettere di sognare
Dopo la sintesi delle arti. Dialoghi e rapporti tra artisti e architetti nel Novecento I
Il numero monografico della rivista (il primo di due) compie una ricognizione internazionale sul tema della sintesi delle arti e ne riconfigura i termini della discussione
"Quello che non sappiamo di non sapere”
All’interno del 164esimo numero della rivista di architettura internazionale Arketipo è incluso un saggio di Stefano Boeri intitolato “Quello che non sappiamo di non sapere”, riprendendo il titolo della XXIII Esposizione Triennale di Milano.
Partendo infatti dai temi trattati durante la XXIII Triennale, l’articolo analizza le sfide architettoniche e urbane contemporanee, cercando di trovare delle risposte nel superamento della divisione netta tra sfera umana e naturale, con l’obiettivo di integrare la natura vivente e il verde negli edifici, nelle città e nelle vite di tutti.
“La sfera dell’umano e quella della naturalità non sono più in questa prospettiva due forme per realizzare una geografia delle specie viventi sul pianeta, ma piuttosto una fenomenologia del vivente, in tutte le sue forme. Guardare oggi, come alcuni di noi fanno, a una nuova alleanza tra foreste e città non significa solo dunque reimpostare un equilibrio tra umano e naturale, tra umani e alberi, tra noi e loro, ma scoprire finalmente l’altro dentro di noi; e finalmente accettarlo. Significa ripensare alle città come fenomeni naturali, alle foreste come manifestazioni culturali di una tecnologia che consideriamo priva di cultura semplicemente perché non l’abbiamo creata noi e non la conosciamo. Foreste e città, ma potremmo dire anche oceani e città, non sono mondi speculari ma forme diverse della vita; manifestazioni di quella ecologia integrale che, tra gli altri, anche Papa Francesco cita come prospettiva fertile sul mondo contemporaneo. Una prospettiva che oggi ci è lontana, ma che pur in alcuni periodi è stata parte della storia stessa dell’arte occidentale, anticipando di secoli le opportune, contemporanee, consapevolezze.” dichiara Stefano Boeri
Dopo la sintesi delle arti. Dialoghi e rapporti tra artisti e architetti nel Novecento.
Il rapporto tra la sintesi delle arti – che negli anni tra le due guerre vede la sua cristallizzazione più recente e stereotipata – e le ricerche di una più mutua relazione tra gli strumenti di ricerca e pratica dell’arte, e quelli del progetto architettonico, si attestano come i due elementi intorno ai quali sono polarizzati la gran parte degli interventi di questo numero monografico di Studi e ricerche di storia dell’architettura (il primo di due) dedicato alle relazioni tra architettura e arte nel XX Secolo
Interview to Stefano Boeri, Stefano Boeri Architetti
Il contributo, realizzato sulla base di una conversazione condotta con l'architetto Stefano Boeri, tratta la questione delle stazioni ferroviarie abbandonate e la loro riabilitazione all'interno del tessuto urbano esistente, delle nuove esigenze della città di Milano in termini di spazio pubblico, sistemi verdi, infrastrutture leggere e mobilità sostenibile. L'intervista raccoglie la visione dell'architetto Boeri attraverso l'analisi e la prefigurazione di nuovi scenari metropolitani.The contribution, made on the basis of a conversation with the architect Stefano Boeri, deals with the question of abandoned railway stations and their rehabilitation within the existing urban landscape, of the new needs of the city of Milan in terms of public space, greenery, light infrastructure and sustainable mobility. The interview collects the vision of architect Boeri through the analysis and prefiguration of new metropolitan scenarios
Che lavoro fa Stefano Boeri?
Stefano Boeri dirige una rivista, coordina ricerche, modera dibattiti, collabora con artisti, progetta edifici, interviene sui giornali, collabora con fotografi, organizza eventi, interviene alla televisione. Che lavoro fa Stefano Boeri?
Boeri ha sinteticamente esposto il suo programma di lavoro nell’editoriale del primo numero di “Domus” da lui diretto (Domus 866, gennaio 2004). L’editoriale è dedicato alla XIV Triennale, curata da Giancarlo De Carlo nel 1968, e alla sua occupazione e distruzione da parte degli studenti, che la contestavano in quanto istituzione borghese. Nella grande foto in bianco e nero che accompagna il testo, De Carlo (anarchico ed eroe borghese in cravatta stretta di lana) affronta gli studenti in un dialogo concitato e troppo presto interrotto. Nel testo, Boeri rivendica gli obiettivi di quella sfortunata mostra e reclama la possibilità di intendere l’architettura come strumento capace di riconoscere, interpretare e suggerire modi di appropriazione dello spazio urbano. Il fallimento della XIV Triennale è dovuto alla sua pretesa di sollevare idee e aspirazioni che non confluiscano unicamente nelle pratiche del progettare. Al suo tentativo di leggere lo spazio come un sensore di fenomeni altrimenti invisibili, come una straordinaria metafora delle nostre società. Ad andare in pezzi con la XIV Triennale è l’idea, ancor oggi viva, di un’architettura che non sia solo un magazzino di prototipi, ma anche un modo -uno dei più efficaci- per capire il mondo e per raccontarlo
Il contesto e le implicazioni progettuali
A partire dal mondo dell’arte, e via via abbracciando i molteplici campi di studio e di applicazione del colore, grande attenzione è sempre stata posta agli aspetti connessi alle relazioni tra i colori, sia in termini di interazioni cromatiche, e quindi come i colori interagiscono tra loro modificandosi percettivamente, sia in termini di reciproci rapporti.
L’interesse che questo ambito di studio ha suscitato, e continua a suscitare, fa riferimento agli evidenti risvolti pratici implicati. D’altra parte è proprio nella contestualizzazione progettuale che emergono almeno due ordini di problemi con cui si deve confrontare ogni teoria sull’armonia dei colori. Da una parte le specificità spaziali, o contesto spaziale, in cui si concretizza una composizione cromatica, e quindi in particolare la dimensione, la forma e la posizione dei rapporti tra i colori. Dall’altra il significato che i colori concorrono ad esprimere, e che è legato al contesto storico-culturale proprio di ogni tempo e luogo
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