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    Basso, bruto e sporco ingegno: A Hypothesis on the Allegorical Representation of Love in Romeo and Juliet by William Shakespeare.

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    Questa breve indagine punta a un’interpretazione scettica di Romeo and Juliet, ipotizzando il valore allegorico, di retaggio fondamentalmente platonico e neoplatonico, della vicenda amorosa. Lo spunto di base nasce da studi critici inerenti l’influsso di alcuni testi della filosofia rinascimentale italiana sull’élite intellettuale elisabettiana, con particolare riferimento alla produzione londinese di Giordano Bruno. Innestandosi su una linea interpretativa nata intorno alla metà del XX secolo, il lavoro trova le sue basi teoriche in ricerche italiane che, in tempi recenti, hanno recuperato i suggerimenti di Frances Yates, John Vyvyan e di una certa scuola tedesca ampliandone la prospettiva. Più precisamente, analisi come quelle di Hilary Gatti, Gilberto Sacerdoti e Rosanna Camerlingo costituiscono il punto di partenza di una lettura volta a dimostrare la validità di ipotesi spesso trascurate dalla critica Inglese per la supposta genericità del loro carattere e per l’influenza esercitata da ricostruzioni sensazionalistiche e controverse della permanenza di Bruno in Inghilterra L’approccio monografico si pone dunque in contrasto con le sopracitate accuse di vaghezza, mentre la ricerca di congruenze storico-biografiche cede il passo ad un raffronto diretto dei testi. Il titolo riprende un celebre passaggio degli Eroici Furori, proponendo l’osservazione della tragedia attraverso la lente ironica dell’allegoria erotica di Bruno pur non riducendo l’opera alla mera drammatizzazione di uno schema filosofico. L’intento parzialmente provocatorio è quello di suggerire che Romeo and Juliet non possa essere definita una tragedia d’amore, o almeno non una tragedia d’amore di carattere imitativo o metaforico. Al contrario, l’aspetto emotivo del dramma viene completamente sconfessato in favore di una decodifica razionale della sua simbologia, secondo i dettami di una tradizione emblematica e sapienziale che risale al Cantico dei cantici.This brief enquiry aims at providing a skeptical interpretation of Romeo and Juliet and hypothesizes that the romance of the play has an allegorical value, its philosophical legacy being mainly Platonic and Neoplatonic. The starting point of this dissertation is represented by critical studies concerning the influence exerted by Italian Renaissance philosophy and, more specifically, by Giordano Bruno’s London dialogues on the cultural élite of Elizabethan England. Following a series of interpretations that date back to the second half of the 20th century, the present analysis is mainly inspired by more recent Italian investigations that expanded the seminal observations of Frances Yates, John Vyvyan and some German scholars. To be more precise, Hilary Gatti, Gilberto Sacerdoti, and Rosanna Camerlingo’s works are the theoretical basis of a reading that intends to prove the validity of an approach that the majority of English scholars has often neglected. The reasons behind this scarce attention basically consist in a supposed vagueness of the analo-gies between Shakespeare’s writings and Bruno’s Italian dialogues, and in the perplexing and sensationalistic historical reconstructions of Bruno’s sojourn in England. The monographic focus of this thesis therefore attempts at avoiding such vagueness, while the search for historical and biographical congruencies is completely replaced by direct textual comparisons. The title evidently quotes a famous passage of Bruno’s Eroici Furori, proposing an observation of the tragedy through the ironical lens of Bruno’s erotic allegory, yet the play is not reduced to the mere dramatization of a philosophical scheme. The partially provocative hypothesis suggested here is that Romeo and Juliet is not a love tragedy or, at least, is a love tragedy whose essence is neither imitative nor metaphorical. On the contrary, the emotional dimension of the play must be ignored in order to foster a rational decryption of its symbols, according to the principles of an emblematic and sapi-ential tradition that has its origins in Solomon’s Song of Songs

    Recensione a Paola Ricci Sindoni (cur.), Un filosofo tra i filosofi. Karl Jaspers e il pensiero occidentale, in Studi jaspersiani. Rivista annuale della società italiana Karl Jaspers (2020). Vol. 8: Influssi e interferenze: Karl Jaspers e i contemporanei

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    Karl Jaspers attraversò il Novecento, e lo fece dispiegando diverse sensibilità e competenze: da medico e psicopatologo, da filosofo dell’esistenza, da osservatore della storia e delle trasformazioni sociali e politiche. Fu ricettivo rispetto a tradizioni di studio autorevoli e correnti di pensiero in formazione, entrò in dialogo, diretto o mediato dagli studi, con alcune tra le voci più significative e influenti della cultura tedesca del secolo, da Dilthey a Weber, dai circoli di sociologi a quelli letterari e kierkegaardiani, dall’indirizzo fenomenologico alle scuole psichiatriche. Di questa ampiezza di studi e versatilità di pensiero sono testimonianze le plurime candidature al Premio Nobel che Jaspers attirò, pur senza mai arrivare a vincere l’ambito riconoscimento. Di questo intreccio di “influssi e interferenze” si occupa il volume VIII (2020) della rivista «Studi jaspersiani» dedicato a documentare il rapporto di Karl Jaspers con i suoi contemporanei. Ne risulta un viaggio attraverso il secolo che è anche un percorso di scoperta attraverso le discipline, e insieme traccia del cammino di un uomo mosso dal desiderio filosofico più originario: continuare a conoscere l'uomo

    Eine Zweisamkeit. Spinozian Intersections in Nietzsche’s Work

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    Starting from an analysis of the Preface to the second edition of The Gay Science, this article aims to offer a new perspective on the relationship between the thoughts of Nietzsche and Spinoza. In particular, by examining the resonance of some terms used by Nietzsche, which attest to a close link between the two philoso- phers on the theme of knowledge as affect, the article will attempt to clarify how the prism of passions, which Nietzsche refers to and which recalls Spinoza directly, is at the basis of his redefinition of philosophy. The expression of this rebirth proceeds through the centrality of the body, not in the sense of a new subjective foundation, but of an abyssal darkness perpetually soaring to power

    L’irrazionalismo delle ragioni: sul concetto di assurdo in Giuseppe Rensi

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    Questo articolo si propone di offrire alcuni chiarimenti in merito al concetto di assurdo in Giuseppe Rensi. Richiamando la radice etimologica di questo termine, legata al distonico e all’assenza di suono, è possibile mostrare come nel filosofo veronese il concetto di assurdo non si riferisca a una semplice assenza di senso, ma a una discordanza, una contraddizione, che rimane insita nella realtà e nel vivere. La realtà è animata dalla coesistenza di elementi reciprocamente contraddittori, una contraddizione irrisolta e irrisolvibile, attraverso l’impulso che il vivente ha contro se stesso, verso il nulla. E come in matematica la razionalità e l’irrazionalità coesistono per formare il ‘reale’, e come un suono si dà solo nel ritmo dei sordi, allo stesso modo la realtà è quella composizione ‘assurda’ tra il volere e il contro di sé, nella sua tensione permanente tra l’essere e il nulla

    L’ILLINEARE E IL BIFORCATO: DELEUZE LETTORE DI BORGES

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    This article aims to illustrate some fundamental aspects of the Borgesian reading of Gilles Deleuze. Through the concepts of bifurcation and simultaneity, we will try to show in which manner the French philosopher uses Borges to show how the selection of best of all possible worlds in the Leibnizian Theodicy, develops in the Argentinian writer through a vertiginous image of coexistence of all possibilities. The Universe of Borges, unlike that of Leibniz, is according to Deleuze, crossed by plots that develop bifurcated paths, that is, through non-linear series, points of rupture that open to the synchronic coexistence of contradictions. A sort of absurdity in which the linear and its paradox are co-present and not excluded

    Il muto e il barbarico. Poetica e mitologia in Vico secondo Alain Pons

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    THE MUTE AND THE BARBARIC. POETICS AND MYTHOLOGY IN VICO ACCORDING TO ALAIN PONS. This article sets out to analyse, throu- gh Alain Pons’ interpretation of it, the category of the barbaric in Vico’s work. Emphasising one of Vico’s fundamental discoveries, namely the revaluation of the poetic as a key to interpreting the world, Pons shows how in Vico wisdom is not ascribable only to the rational dimension, and that it is in the field of the symbolic, synthesis of fantasy and expression, that the link between truth and metaphorical power must be ‘discovered’. In this sense, the ‘barbaric’, with its mutism and archaisms, its mythologies and poetry, regains a ‘productive’ con- notation, assuming a fundamental relevance in understanding the course and history of origins

    Jaspers e Kant: il pensiero della fenomenicità

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    Il saggio intende porre in rilievo alcuni temi kantiani che ricorrono nel pensiero di Jaspers. Il dialogo tra Jaspers e Kant si instaura a partire dalla Psicologia delle visioni del mondo, in Jaspers riflette sulla dottrina delle idee. Dal punto di vista di Jaspers, Kant è il primo filosofo che ragiona attorno alla radicale dicotomia tra soggetto e oggetto. Dunque, l'idea agisce, nel soggetto, come una forza psichica che tende verso l'unità onnicomprensiva. Ma questo sforzo è destinato a rimanere incompiuto. Il fallimento dell'idea mette in luce la struttura antinomica della vita. Il processo vitale è un movimento dialettico tra tendenze opposte: da un lato, vi è la creazione di nuove forme oggettive; dall'altro, vi è la dissoluzione delle stesse. La distruzione evita la stagnazione del dinamismo e la morte dell'idea. L'influenza di Kant sulla filosofia jaspersiana è ancora più evidente in Filosofia, in cui il metodo trascendentale diventa il metodo della trascendenza. Le categorie sono ora funzioni al servizio della trascendenza, di cui il soggetto dispone per oltrepassare l'oggettività. Jaspers assegna alla ragione, e non all'intelletto, il compito di relativizzare. Egli, infatti, rilegge in chiave esistenziale la distinzione kantiana tra intelletto e ragione. In Ragione ed Esistenza, Jaspers teorizza un concetto di ragione, ancora ispirato al modello kantiano, ma individualizzato e storicizzato

    Il ruolo dell'intellettuale nella DDR: l'esempio di Christa Wolf

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    In questo saggio si approfondisce la figura di Christa Wolf come interprete di un’epoca e simbolo dell’impegno e del ruolo dell’intellettuale. Wolf è stata una personalità di spicco nella DDR e ha cercato di affrontare in maniera lucida ed estremamente critica i principali temi di dibattito dell’epoca, arricchendo le sue opere con riflessioni che ancora oggi costituiscono una profonda chiave di lettura di un periodo così complesso. Lo scopo di questo studio, ripercorrendo alcune delle fasi principali della storia della DDR per mezzo delle sue analisi, è quello di ragionare, attraverso il suo esempio, sull’essenzialità della funzione degli intellettuali che, in ogni tempo, rappresentano una guida. Ricoprire il ruolo di intellettuale-guida, però, significa anche sopportare il dolore della verità in virtù del suo perseguimento: allo stesso modo Wolf, pur mostrando la propria vulnerabilità, ha accettato questo ruolo, diventando una figura chiave per comprendere un’epoca così significativa.This essay examines the figure of Christa Wolf as the interpreter of an era and the symbol of the role and the commitment of the intellectual. Wolf was a leading personality in the GDR, who sought to address the main issues of debate of that time by always adopting a lucid and highly critical approach, thus enriching her works with reflections that still constitute a clear and insightful key to understanding such a complex age. The purpose of this study is not only to retrace some of the main phases of the history of the GDR by means of Wolf’s analyses, but also and mainly to reflect on the crucial role of intellectuals, who have always represented a guide. Being an intellectual and a guide, however, also means bearing the pain of truth by virtue of its pursuit: similarly, Wolf accepted this role, though arduously and showing her own vulnerability, thus becoming a key figure in understanding such a significant era
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