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La cucina e i piani alti. Il disaccordo come forma del discorso urbanistico
Tema di questo scritto è il disaccordo. Non la logica del disaccordo nel senso della filosofia politica, ma il disaccordo come forma del discorso che connette tra loro posizioni in un legame di contrasto, di opposizione, di scontro dialettico. Come pratica che tende a colpire il suo contrario: la tendenza al consenso. Come critica di un’idea conciliativa, evasiva, celebrativa dell’urbanistica. Beninteso, c’è disaccordo e disaccordo. Questo descritto è un disaccordo locale, occasionale, tra due studiosi (Luigi Mazza e Bernardo Secchi)che si stimano e conoscono a fondo il reciproco lavoro – cosa di cui posso testimoniare. Il disaccordo tra due nemici intimi. É locale, occasionale, ma non per questo meno aspro, quasi sferzante in alcune battute, in alcuni rimbalzi
Nel cuore del trentennio
commento al testo di James Corner Terra fluxus pubblicato per la prima volta nel 2006 e ripubblicato in Lotus nel 2012
Clandestine parentele
Gli ultimi decenni del Novecento sono stati segnati da un’esplosione di temi e direzioni di la-voro divergenti e contraddittori che questo libro, in parte, ripercorre, inseguendo parole, con-cetti, metafore; indagando progetti editoriali; ricostruendo polemiche e disaccordi. Rintrac-ciando la cultura del progetto dentro le forme tarde dell’avanguardia e nelle storie dei gruppi femministi e omosessuali degli anni settanta e ottanta, laboratori di dialogo che allora si di-cevano di autocoscienza: pratiche fondate su interpretazioni diverse dell’uguaglianza e dell’appartenenza, sempre a rischio di sfociare in nuove diseguaglianze e contrapposizioni.
Nulla o quasi di questo è rimasto. La cultura urbanistica e architettonica è oggi veramente di-versa da quella di fine Novecento: diversi i temi che si sono imposti con una certa violenza; diverso il tono radicale di molte posizioni; diversa l’apertura per così dire geografica con l’irruzione di culture urbanistiche altre. Non è per una sorta di ricaduta positiva sull’oggi che mi sembra utile ripensare ciò che questo testo ripropone. O per una sorta di disistima del presente che troppo spesso sfocia in una drammaturgia del declino. Obiettivo è, più sempli-cemente, collocarsi in un atteggiamento pratico di ascolto di posizioni che hanno disegnato l’urbanistica italiana di fine Novecento. Consapevoli di una capacità parziale e limitata, sem-pre insufficiente a ricostruire l’intero intreccio di discorsi e di pratiche che accompagnano il progetto. Qualcosa la cui utilità si misura nelle riflessioni che genera. E sta quindi a chi legge, accertare.
Questo libro è un omaggio alla cultura progettuale degli ultimi decenni del Novecento nell’apertura di temi che la connota, nella disarticolazione delle posizioni, nelle ambizioni certo sproporzionate al peso esercitato. Una cultura progettuale che non è riconducibile ad un unico sistema di valori, a una raccolta selezionata di biografie esemplari, a qualche racconto edificante
Two issues concerning research in the field of architecture
This article covers considerations formulated some years ago, following the process of evaluating the quality of research in
the area of architecture, drawing attention to two issues. The first is that of conformism (or "increasingly similar research").
The second is that of reconfiguring new or renewed relationships between academic critical reflection and professional and
design practice. Both issues are relevant in the field of architectur
Du côté du corps. Dalla prospettiva del corpo / From the perspective of the body
Pluralità, pubblico, spazio, biopolitica sono non le sole, certo, ma le più rilevanti traiettorie in cui si ri-compone la questione urbana oggi. Traiettorie radicate nel corpo. Che fanno del corpo un problema etico e politico per il progetto. Hanno una forte connotazione politica
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