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Rossini didatta: pagine autografe per lo ‘scolaro’ Lucio Campiani
Nell’anno 1900 una notizia rossiniana raggiunse l’attenta piazza musicale milanese: "Il m° Lucio Campiani ha donato alla R. Accademia Virgiliana di Mantova alcuni Recitativi con accompagnamento di quartetto d’archi, di Gioachino Rossini, scritti di tutto pugno dal Cigno pesarese che li dedicava al Campiani suo scolaro".
Tutto quanto riguardasse il «Cigno pesarese» era degno di interesse, tanto più se a riemergere fossero sue ignote pagine autografe. Lo scarno trafiletto, comunque più informato rispetto alle ancor più scarne notizie locali, non forniva altri dettagli, ma riconduceva la donazione al rapporto fra Rossini e il «suo scolaro» Campiani. Trattandosi di recitativi accompagnati, si poteva ipotizzare che l’autografo contenesse brutte copie o abbozzi di scene d’opera. Nessuno si dette la pena di approfondire. Il frammento rossiniano, tuttora conservato dalla stessa istituzione, ora denominata Accademia nazionale virgiliana di scienze, lettere e arti, è stato a lungo considerato più un cimelio che una fonte musicale degna di studio. Debitamente contestualizzato, esso reca invece il segno concreto dell’operatività didattica di Rossini, che si esplicava anche con interventi diretti sui lavori degli allievi del Liceo musicale di Bologna. Ramificate le implicazioni che ne conseguono: sulla circolazione delle fonti musicali, sull’impegno educativo di Rossini, intrecciato con le relazioni personali, e sulla sua fama postuma anche di didatta
L’autografo di Rossini per Campiani: da pagina didattica a cimelio
L’Accademia nazionale virgiliana di scienze lettere e arti di Mantova possiede un autografo di Gioachino Rossini (Pesaro, 29 febbraio 1792 – Passy, 13 novembre 1868). Si tratta di alcuni fogli di partitura per soprano basso, coro a cinque voci e quartetto d’archi contenenti due recitativi composti per divenire parte della cantata Giovanna d’Arco (1845) del mantovano Lucio Campiani, ai tempi in cui questi studiava al Liceo musicale di Bologna, dove Rossini ricopriva il ruolo di Consulente onorario perpetuo. Le pagine autografe rossiniane furono incluse nella composizione del giovane liceale che in seguito (1900), estrapolandole dal resto della partitura, le donò all’allora Reale Accademia Virgiliana.
Ben lungi dall’essere un semplice cimelio, questo documento musicale sollecita riflessioni plurime. In quanto omaggio di un accademico, e dunque segno di ossequio nei confronti dell’istituzione, il manoscritto richiede di essere decodificato nelle sue varie accezioni musicali, archivistiche, storiche e simboliche, nonché nelle trasformazioni di senso alle quali fu soggetto nel tempo. Il frammento musicale, dopo essere stato concepito in un contesto formativo, a distanza di undici lustri, è divenuto un oggetto degno di culto in sé, a prescindere dai suoi contenuti e dalla sua funzione originaria. Durante quel mezzo secolo la situazione politica italiana era profondamente cambiata e la città di Mantova, dopo un periodo di lacerante divisione, era entrata a far parte dell’Italia unita, condividendo le nuove coordinate culturali e identitarie anche tramite la celebrazione dei padri della patria e della città.
Campiani, longevo e attivissimo, aveva attraversato queste trasformazioni da infaticabile e sobrio protagonista, portatore di un valore aggiunto: la sua conoscenza diretta e non episodica di Rossini, emblema dell’Italia unificata. Quell’autografo rossiniano, che Campiani scelse di donare all’Accademia, diviene dunque, alla luce della distanza storica, un messaggio pluristratificato: esemplifica quali peripezie possano coinvolgere un documento musicale, racchiude elementi sulla trasformazione dei sistemi formativi musicali italiani tra Ottocento e primo Novecento, evoca il processo di monumentalizzazione dei grandi italiani, ma anche la necessità di dotare la nazione di solide radici sociali e culturali
Francesco II Gonzaga (1466-1519), la cappella musicale «de soi cantori» e il consolidamento del marchesato, «Civiltà mantovana», Francesco II Gonzaga (1466-1519) un protagonista del suo tempo
Nello stesso anno in cui venne liberato dalla prigioni di Venezia (1510) il marchese Francesco II costituì una cappella musicale sacra, che assunse implicitamente il ruolo di cappella marchionale ‘di Stato’. Tale atto contribuì al consolidamento dell’immagine della corte nella città e verso l’esterno.
Questo contributo offre qualche spunto di riflessione su questo fondamentale snodo storico-musicale, contestualizzando le scelte di Francesco II alla luce di nuove prospettive interpretative con particolare riguardo per gli orizzonti percettivi musicali e per le forme di sostenibilità anche economiche di un organismo musicale ampio e di alto profilo qualitativo.In the same year in which he was freed from the prisons of Venice (1510), the Marquis Francesco II Gonzaga constituted a sacred musical chapel, which implicitly assumed the role of a ‘state’ chapel. This act contributed to the consolidation of the image of the court in the city of Mantua and outwards.
This essay offers some considerations on this fundamental historical passage, contextualizing the choices of Francesco II in the light of new interpretative perspectives with particular regard to the perceptive musical landscape and to the forms of sustainability, even economic, of a large and high-quality musical chapel
Storie di emancipazione: Virginia Ramponi Andreini (1583-1631) dal suocero al marito
Nell’archivio di stato di Mantova sono conservati numerosi atti notarili, che coinvolgono alcuni fra i più famosi comici del Seicento. Piermaria Cecchini (Frittellino), Francesco Andreini e i suoi figli Domenico e Giacinto, Giovan Battista (Lelio) con suo figlio Pietro Enrico, Tristano Martinelli e altri, ricorsero ai notai per i loro testamenti, contratti d’acquisto e vendita, liberazione da crediti, inventari di beni e doti. Alcuni di quegli atti, in parte noti, interessano anche i membri femminili della famiglia Andreini: Lavinia (suor Fulvia), Caterina (forse suor Clarastella), Virginia Ramponi Andreini (Florinda).
Di peculiare interesse, un atto di emancipazione (1620) toccò indirettamente Virginia (Genova, 1583 – ?, ante 17 novembre 1631), prima moglie di Giovan Battista. Il documento diviene occasione per riflettere, partendo da Virginia stessa ma spingendo poi lo sguardo su tutto il Seicento, sulla condizione delle donne attive nel mondo teatrale e musicale, e sul concetto giuridico di emancipazione femminile fra giurisprudenza, professioni artistiche, patrimoni economici e vita quotidiana.Numerous notarial deeds are kept in the State Archive of Mantova, involving some of the most famous comedians of the Seventeenth century. Piermaria Cecchini (Frittellino), Francesco Andreini and his sons Domenico and Giacinto, Giovan Battista (Lelio) with their son Pietro Enrico, Tristano Martinelli and others, used notaries for wills, sales contracts, debt reduction, inventories of assets and dowries. Some of these documents also involve the women of the Andreini family: Lavinia (sister Fulvia), Caterina (perhaps sister Clarastella), Virginia Ramponi Andreini (Florinda). In particular, an emancipation deed (1620) indirectly touched Virginia (Genoa, 1583 -?, Before November 17, 1631), the first wife of Giovan Battista Andreini. On the basis of document analysis, two perspectives are treated: the peculiar contribution of Virginia to the activities of the family also from the economic point of view; the status of women towards the emancipation, legally patriarchal and defensive of property. The document thus becomes an opportunity to reflect, starting from Virginia but pushing the gaze further, on the condition of women active in the theatrical and musical world between jurisprudence, artistic professions, economic heritage and daily life. In conclusion, through some selected examples (the «concerto delle dame» of Ferrara, Adriana Basile, Margherita Salicola, Antonia Merighi), the theme of emancipation is observed throughout the Seventeenth century, when women singers, populated successfully the new operatic market. As the law remained unchanged, they experimented with different strategies to protect their own person and assets
CARLO TESSARINI, Violin sonatas
Coordinamento musicologico e nota in CD di una selezione delle sonate per violino e basso continuo del violinista, compositore ed editore Carlo Tessarini da Rimini (1690 ca. - post 1767)
Saverio Bettinelli e la musica
Disseminate all’interno ampie trattazioni (Il risorgimento d’Italia; Dell’entusiasmo delle belle arti), le idee sulla musica di Saverio Bettinelli (1718 – 1808) non hanno sinora attratto l’attenzione dei musicologi e degli studiosi di estetica musicale. A differenza dei suoi contemporanei egli non focalizza le proprie riflessioni sul melodramma, cercando invece di comprendere perché la musica, «primo piacere dell’uomo in ogni suo stato», avesse, rispetto ad altre arti, un ruolo meno decisivo nel «risorgimento» delle coscienze e delle nazioni. Ripercorrendo l’incessante avvicendamento di gusti e pregiudizi, Bettinelli auspica che anche in musica possa essere fissato un canone classico, frutto di un risolutivo incontro fra il talento del genio e il raziocinio dell’ingegno.Disseminated in the interior extensive treatises (Il Risorgimento d'Italia; Dell'entusiasmo delle belle arti), the ideas on music by Saverio Bettinelli (1718-1808) have not so far attracted the attention of musicologists and musical aesthetics scholars. Unlike his contemporaries, he does not focus hi reflections on melodrama, trying instead to understand why music, "the first pleasure of man in every state", had, with respect to other arts, a less decisive role in the "revival" of the consciences and nations. Retracing the incessant succession of tastes and prejudices, Bettinelli hopes that even in music a classic canon can be set, the result of a decisive encounter between the talent of genius and the reasoning of genius
Paesaggi sonori vivaldiani in prospettiva bio-musicale
Nel contesto di una vasta opera di valorizzazione dei repertori musicali italiani pre-ottocenteschi, nel 1950 usciva, a cura di Gian Francesco Malipiero, l’edizione moderna della raccolta di Antonio Vivaldi Il cimento dell’armonia e dell’invenzione op. 8 (Le Cène, Amsterdam 1725), che include Le quattro stagioni. Dopo circa due secoli di silenzio, i portentosi quattro concerti vivaldiani riconquistavano così l’attenzione degli studiosi, ma soprattutto dei musicisti, divenendo in pochi anni tra le composizioni strumentali più eseguite e più amate al mondo. Progettarne un’ennesima esecuzione oggi rappresenta un gesto di meditata responsabilità. Nell’intraprendere nel 2015 lo studio di Le quattro stagioni, I solisti aquilani, guidati da Daniele Orlando, hanno gradualmente compreso di essersi inoltrati in un percorso che, con crescente impegno e con una sempre più nitida focalizzazione, li avrebbe condotti ben oltre gli intenti iniziali
Ladislas of Poland’s visit to Mantua (1625): music in open and enclosed spaces
The visit to Mantua of Ladislas Sigismund Vasa, son of Sigismund III, King of Poland and Sweden, was announced, expected, and prepared well in advance. Ladislas stayed in Mantua at the end of February 1625. Duke Ferdinando I Gonzaga mobilized the best musical and artistic resources at court for the prestigious guest, offering a comprehensive programme of events. Despite the lack of sources, it is clear that the festivities planned for Ladislas’s three- day stay replicated, on the one hand, well-tested Mantuan traditions for similar occasions, while also emphasizing or adapting some elements deemed appropriate for the concurrent jubilee year. Ladislas’s short sojourn in Mantua came at a troubled time in the life of the Gonzaga court, caught in the middle of reorganizing its artistic collections and, contrary to appearances, economically weakened and close to political decline and the irreversible depletion of its artistic and musical resources. The present contribution combines known documentation with new details and contextual evidence, in an attempt to arrive at a better understanding of both the role of the artists involved and the function and meaning of the venues visited by Ladislas and the objects presented to him
‘Tocca a noi Italiani pensare a questo ristoro della Musica’: la dissertazione di Francesco Maria Colle (1774-1775)
Nel 1771 l’Accademia Reale di scienze e belle lettere di Mantova, rifondata tra il 1767 e il 1768 da Maria Teresa d’Austria, scelse per il concorso della classe di lettere un tema di interesse musicale: Dimostrare, che cosa fosse, e quanta parte avesse la Musica nell’educazione de’ Greci, qual era la forza di una siffatta istituzione, e qual vantaggio sperar si potesse, se fosse introdotta nel piano della moderna educazione. Il premio fu attribuito a Francesco Maria Colle (1744 – 1815)., nobile bellunese, al tempo gesuita, studioso di lettere, filosofia, matematica e idraulica. La rilettura analitica dello scritto di Colle, sino a ora mai affrontata, offrirà nuovi elementi per comprendere come l’accademia teresiana di Mantova riflettesse sulla presenza di attività musicali al proprio interno, ma soprattutto sul proprio ruolo nell’orientare la società e le sue politiche, anche rispetto al dilagante pensiero francese
‘Un tempo lontano ha avuto un raggio di fortuna’: luci e ombre sulle commemorazioni per Lucio Campiani
Lucio Campiani (Mantova, Frassine di S. Giorgio, 16 settembre 1822 – Mantova, 4 novembre 1914) fu testimone e artefice della vita musicale mantovana del secondo Ottocento e del primo Novecento. Figlio d'arte, apprezzato e pluripremiato allievo del Liceo musicale di Bologna (1840-45), precoce socio onorario della prestigiosa Reale Accademia Filarmonica bolognese (1845), conclusi gli studi tornò a Mantova. In stretta contemporaneità con la ‘trilogia popolare’ (1851-1853) di Giuseppe Verdi , tentò con qualche iniziale successo la carriera di compositore d’opera (1852-1857), che lasciò (1857). Da allora non vi fu carica o istituzione pubblica o privata mantovana, legata alla musica, che non lo vide coinvolto, direttamente o indirettamente. La sua operosa longevità apre numerose prospettive interpretative che, anche a livello comparativo, possono contribuire a comprendere un’epoca di profondi mutamenti politici, sociali e musicali. Il contributo si sofferma sulla percezione che si ebbe di lui come musicista e come uomo all’indomani della sua scomparsa e, in stretta connessione, sul confronto con l’ingombrante eredità rossiniana. Con il supporto di documenti e testimonianze, la narrazione abbraccia il primo anno successivo alla sua morte
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