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Democrito: la lingua e il mondo
La riflessione di Democrito sulla lingua, pur nella esigua presenza di testimonianze, appare poliedrica: lingua quale fenomeno fisico, ma anche strumento di comunicazione e raffinato veicolo di cultura. Una riflessione che mostra straordinarie analogie con il pensiero fisico, etico e economico-politico che Democrito ha elaborato
Omero e il falso Etone: ἴσκε in Odissea XIX 203
In Od. XIX 203 il narratore commenta con ἴσκε ψεύδεα πολλὰ λέγων ἐτύμοισιν ὁμοῖα la prima parte del racconto menzognero di Odisseo a Penelope. Se il senso generale dell'espressione non presenta difficoltà, la traduzione puntuale non è semplice, soprattutto a causa del verbo ἴσκε, spesso reso con 'diceva' o 'mentiva', senso lontano dal valore base del verbo, 'credere o rendere simile'. Non è del resto da trascurare l’ostacolo dato dalla esplicitazione di ὁμοῖα, un elemento già contenuto nel verbo. L'analisi di tutte le occorrenze del verbo in Omero, anche nella forma parallela ἐΐσκω, consente di capire il valore che ha ἴσκε nel nostro passo: il narratore illustra qui la creazione mimetica, realizzata da Odisseo attraverso le parole
Sulla costruzione del racconto nel Protagora di Platone
Nel Protagora Platone fa parlare Protagora con una tecnica fondata su prolessi e analessi, sia a livello di macrostruttura che di singole sezioni. A livello di macrostruttura, il prometheomai di 316c5 sembra anticipare Prometheus, protagonista del mito narrato da Protagora, 320c8-321c7, e torna, a chiusura anulare, alla fine del dialogo, 361c2-d6, con promethoumenos associato esplicitamente a Prometheus. Per le microstrutture, interessante proprio il mythos di Prometeo, in particolare il racconto del furto del fuoco, che presenta palesi contatti con la produzione arcaica, spesso caratterizzata dalla prolessi, che anticipa un evento, poi ripreso con ulteriori dettagli
L'anacoluto come scelta stilistica: un percorso fra generi
Le fratture di sequenze sintattiche si trovano spesso a costituire uno scarto per evidenziare o rafforzare un pensiero. Quattro esempi, Omero (Iliade VI, 503-514), Tucidide (IV 108, 4), Euripide (Baccanti 200-203), Platone (Leggi VI 769b6-c8), illustrano il peso non trascurabile che gli ancoluti hanno nella costruzione di immagini o di argomentazioni in zone del testo di complessa densità
Strutture compositive nel Cratilo di Platone: il nome di Ermogene
L'enigma del nome di Ermogene percorre tutto il Cratilo. Ermogene ha, secondo Cratilo, un nome che non gli appartiene. I tentativi di risolvere il problema con la prova etimologica non sono soddisfacenti. Quando Socrate provoca Cratilo per cercare una soluzione, il nome "Ermogene" assegnato all'uomo Ermogene appare il risultato di attribuzione convenzionalistica, destinata a creare connessioni senza fondamento
All'origine del valore tecnico di rhema: Platone
Nei dialoghi di Platone rhema tende a strutturare la sua valenza semantica in rapporto a onoma e logos, a marcare il suo valore di predicazione e ad assumere in alcuni contesti il significato di « verbo », quale specializzazione dell'ambito più vasto della funzione predicativa
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