637 research outputs found

    Infanzia e povertà educativa nel Pnrr: le distanze tra le politiche pubbliche e la ricerca scientifica nell’implementazione di interventi sociali

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    L’impatto della Pandemia da Covid-19 che ha colpito l’Europa ed altri paesi del mondo, ha avuto ripercussioni dirompenti nella vita delle persone ed in particolare per quelle categorie di soggetti già colpiti da una condizione di marginalità ed esclusione sociale come quella delle bambine e dei bambini. Nonostante l’intera comunità internazionale abbia da tempo riconosciuto i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza - con la Convenzione ONU del 1989 - gli Stati membri non hanno portato avanti delle vere e proprie strategie per ridurre la loro condizione di fragilità. Questo è un esempio concreto di un fallimento e di una lentezza globale con cui si affrontano i diritti dei minori nell’arena internazionale. E, ancora una volta, di fronte a una crisi così urgente come quella pandemica sono mancati gli strumenti necessari e le capacità per affrontare le emergenze che colpiscono la nostra società (Salomone 2013) e le bambine e i bambini non hanno trovato spazio all’interno dell’agenda politica internazionale e locale (Saraceno 2020). Colti nel vivere la propria delicata età, e le fasi evolutive e di crescita che questa al progredire attraversa, le riconfigurazioni dell’assetto spazio-temporale delle famiglie hanno - in taluni casi - tentato di sopperire all’impoverimento di opportunità educative e di sviluppo che questa clausura forzata ha provocato (Save the Children 2020). Si è verificata una operazione di cesura, più o meno netta ma pur sempre invalidante, tra le famiglie e le altre agenzie della socializzazione che con fatica hanno perpetuato una qualche forma di mediazione. Se quanto delineato è una constatazione generalizzabile su scale geografiche più ampie, è pur vero che le necessarie contestualizzazioni evidenziano picchi di gravità differenti. È riconosciuto, infatti, che proprio in Italia, si è acuito sensibilmente il problema della povertà educativa giacché alle carenze storiche del nostro sistema scolastico e educativo si sono aggiunte le difficoltà contingenti dovute all’emergenza, nonché le difficoltà di implementazione della didattica a distanza e non ultimo anche l’impossibilità di partecipare ad attività extrascolastiche aggregative (Ibidem). A fronte dell’acuirsi di questioni irrisolte già prima dalla pandemia, il governo nazionale ha dedicato uno spazio al tema della povertà educativa nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) - anche se solo in un secondo momento della stesura del Piano e, comunque, in misura marginale - e lo ha fatto facendo propri dei principi e delle sensibilità tipiche del Terzo Settore, realtà con cui immagina si debba stabilire una qualche forma di dialogo in sede di implementazione. Nello specifico, questi temi vengono affrontati in due delle sei missioni di cui il Pnrr si compone: il contrasto alla povertà educativa è affrontato nella Missione 4 (Intervento straordinario finalizzato alla riduzione dei divari territoriali nei cicli I e II della scuola secondaria di secondo grado) mentre il coinvolgimento del Terzo Settore è trattato nella Missione 5 (Potenziamento degli strumenti di contrasto alla dispersione scolastica e dei servizi socio-educativi ai minori in particolare del Sud, attraverso il finanziamento di progetti del Terzo Settore). Come già è emerso dai primi dibattiti su questi aspetti del Piano, due appaiono le questioni da chiarire: la necessità di definire linee guida strategiche rispetto alle azioni di contrasto alla povertà educativa e la necessità di considerare il Terzo Settore come attore centrale con cui co-progettare . A partire da questi elementi il nostro contributo mira a fornire una riflessione sull’infanzia e la povertà educativa e su come queste sono presentate all’interno del Pnrr; facendo riferimento all’approccio della sociologia dell’infanzia (James et al. 1998; Qvortrup 1993) e all’approccio delle capability (Sen 1986) il tentativo sarà quello di far emergere quanto su questi temi vi sia ancora oggi una distanza tra le politiche pubbliche e la ricerca scientifica

    I bambini inventano la città: partecipare per progettare

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    Il saggio si compone di due parti. Nel primo paragrafo, dopo una breve ma necessaria discussione dei processi che legano la pianificazione della città ai diritti dei bambini, sono presentati alcuni paradigmi e dati utili per gettare luce sulle principali caratteristiche del fenomeno. Nel secondo paragrafo viene introdotta l’analisi della ricerca empirica che illustra un processo sperimentale di pianificazione partecipata svolta nella città di Pompei. Il fine è quello di comprendere se progetti di progettazione partecipata con i bambini possano costituire un’apertura verso i possibili futuri della progettazione urbana contemporanea

    Abitare Mediterraneo: un progetto di edilizia residenziale pubblica ecocompatibile

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    Comune di Itri (LT) – Ordine degli Architetti della Provincia di Latina PREMIO DI ARCHITETTURA Ernesto Lusana - Quarta edizione CONCORSO NAZIONALE DI PROGETTAZIONE ‘la casa leggera 2009’ “Le dolci case sulla collina” – progetto menzionato – Giugno 2009: LORENZO CAPOBIANCO (capogruppo) ANTONELLA VIOLANO FRANCESCA CAPOBIANCO con: ALFONSO MATTIA BERRITTO FABIO BARATTO collaboratori: DANILA RENIS GIANLUCA DE VIT

    Socializzare outdoor: se non ora quando? Come i bambini affronteranno i nuovi bisogni di socialità e di distanziamento sociale ora e nel futuro post-Covid

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    In Italy as in other EU countries, one of the social categories most affected by the COVID-19 health emergency are children. Faced with such an urgent challenge, once again, there is a lack of tools and skills to deal with the emergencies affecting our society (Salomone, 2013) and children do not find space on the political agenda. There seems to be no awareness for the impoverishment of educational and development opportunities that this forced enclosure has caused in this category (Savethechildren, 2020). However, to grow up children need experiences that a large international literature (Qvortrup, 2005; Invernizzi, Williams, 2008) has documented are crucial from an early age. The contribution we are presenting reviews some of the main measures adopted in Europe to deal with the educational emergency from COVID-19. More specifically, in the contribution we propose some of the suggested “solutions” will be analysed such as the formation of “microcomunità spontanee” (Saraceno, 2020). Through a specific comparison between the Italian and Danish “situational” model - an example of the avant-garde in outdoor education - we will try to identify points of convergence or divergence. The Danish example shows itself careful to the interaction between society and the environment in its social, cultural, and political aspects in terms of sustainability. Bringing children outdoors not only recovers the concept of the environment as a place of learning but the contact with nature gives them a feeling of well-being (Warming, 2019). Starting from these elements, the sociological gaze will be aimed at the horizon of the post-pandemic which summarizes the need to elaborate a new concept of well-being and, therefore, a new concept of education that is part of a broader paradigm which is that of sustainability (Salomone, 2013). The paper aims to advance, from a forecasting point of view, some indications on the impact that experimental outdoor practices have on social relationships and on children

    Girls and Boys at School. Do Gender Differences Still Matter?

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    In this chapter, we review theory about gender and socialization during early childhood (age 3-6). In particular, in § 1 we describe the different currents of thought and main changes in the gender perspective in the field of education, paying specific mention to gender socialization theory. Over the years, some theories have prevailed by explaining how the educational context operates as an engine for reproducing gender differences and inequalities. In § 2 we review how gender differences in early childhood educational contexts affect the use of school spaces. This differential use of space is a result of the fact that some institutional school practices such as spatial division reinforce, normalize, and encourage gender dualism. In § 3 we discuss how children themselves are interested in topics that are specifically associated with their gender identity. In particular, this section aims to discuss how children explore and rehearse roles during their games. Finally, the chapter offers some policy recommendations for future research and practice. Specifically, we refer to the EURYDICE report which illustrates gender inequalities in the school environment and gives a comprehensive overview of national policies. We also outline policies designed to tackle gender inequalities. This goal is a part of the Europe 2020 strategy for smart, sustainable and inclusive growth promoted by the European Commission
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