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    Il Palazzo Nuovo nella Piazza del Campidoglio: dalla sua edificazione alla trasformazione in museo

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    Il Palazzo Nuovo nella Piazza del Campidoglio, pur costituendo una delle tre quinte architettoniche principali dell’impianto michelangiolesco, risultava essere il meno studiato. Il testo, riprendendo gli elementi documentari e storici già acquisiti, ha esteso ed ampliato llo studio della vicenda architettonica e costruttiva a tutto il secolo XVIII, ovvero fino alla costituzione del Museo Capitolino con Clemente XII nel 1734. La struttura del lavoro è articolata come segue: in apertura una panoramica d’insieme riassuntiva sulle vicende costruttive relative all'impianto michelangiolesco prima e dellaportiano poi; segue un' analisi puntuale e dettagliata delle tappe seicentesche, per ciò che concerne la vicenda costruttiva della fabbrica del Palazzo Nuovo; in fine vengono analizzati puntualmente tutti i lavori di trasformazione dovuti all’allestimento museale settecentesco. Quale anello di congiunzione tra le due fasi seicentesca e settecentesca, è stato inserito un capitolo dedicato alla fontana del Marforio, sempre coinvolta nelle vicende legate al Palazzo Nuovo dalla fine del Cinquecento alla sua definitiva sistemazione del 1734; di cui Giacomo Della Porta inizialmente, poi Filippo Tittoni ed in fine Filippo Barigioni sono gli autori della definizione formale nei tre diversi momenti storici. Ogni fase architettonica del palazzo Nuovoè stata ripercorsa avvalendosi (oltre ai dati bibliografici già consolidati) dell’analisi di specifici ed inediti documenti, che restituiscono le singole fasi dei lavori di edificazione e di trasformazione. Circa le opere di trsformazione settecentesca, si è individuato il ruolo decisivo ed ignoto di Filippo Barigioni che, con la definizione formale di ciascun ambiente del palazzo, conferisce all’intera struttura il carattere di preziosa 'teca architettonica' per le collezioni ivi destinate. A quest’ultimo architetto è stato dedicato un particolare approfondimento. Il volume include un' appendice documentaria che consta di n. 56 trascrizione per lo più inedite, i cui contenuti hanno permesso la definizione puntuale sia delle fasi costruttive seicentesche, che dei lavori di trasformazione per l'allestimento museale successivo che costituisce nella storia dell'architettura il prototipo nella definizionetipologica di museo pubblico. Sono altresì ivi pubblicati disegni inediti, nonchè elaborazioni grafiche curate dall'autrice. Abstract inglese: The New Palace in Capitol square, even if it consists in one of the three architectural prospects of the Miche-langelo's block, was the less studied one untill that time. The current text, referring to architectural and historical e-lements that have been already acquired, extended and riched the architectural and building affair with references to all the XVIII century and to the building of the Capitol museum during Clemente VII's papate in 1734. The structure of the work begins with a panorama of the past Michelangelo and Della Porta's intervenctions and then it ana-lyzes the Seventeenth-century phases about the real building site. Then all the transformation works caused by the XVII-century intervenctions are described. To join the XVII-century stage to the XVIII-century one a chapter about the Marforio fountain. This fountain has always been involved in the events linked to Capitol New Palace untill the end of the Sixteenth century and its definitive arrangement in 1734; Giacomo Della Porta, then Filippo Tittoni and at the end Filippo Barigioni are responsible of the three different building pha-ses. Each historical period is rebuilt thanks to specific and unpublished documents, that follow the singular stages of edification and trasformation works. The foundamental and completely ignored role of Filippo Barigioni has been found about XVIII-century intervenctions. With the formal definition of each space of the Palace he confers to all the structure the characteristics of a preciuos architectural case for the collections that were destinated to be put there. A specific deep study is dedicated to this last architect

    INTRODUZIONE a: GLI STUDI DI STORIA DELL'ARCHITETTURA NELLE RICERCHE DEI DOTTORATI ITALIANI (a cura di Simona Benedetti)

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    Il testo introduttivo costituisce, in parte l’illustrazione dell’organizzazione del volume stesso, in parte una riflessione a posteriori sulle tipologie di ricerca attualmente in corso, o appena terminate nei corsi di Dottorato di Ricerca italiani nel settore disciplinare di Storia dell’Architettura (ICAR 18). Sulla base dei dati emergenti, si fa un bilancio degli interessi espressi nelle ricerche svolte dai giovani studiosi. In fine l’auspicio di un incremento maggiore per i temi meno frequentati, ma altrettanto importanti nel prezioso quadro dei Beni Architettonici italiani. INGLESE: This triple number of the magazine collects the contributions of the Workshop, that took place in the scene of the Crescenzi's House in December of 2006, dedicated to the knowledge of the researches realized in courses of the Doctorate about the Architecure History that were set up in Italian universities that joined the enterprise (Florence, Genoa, Naples - "Federico II" and "Seconda Università"- Palermo, Pescara, Reggio Calabria, Rome - "Sapienza" and "Roma 3" - Turin, Venice). The introduction of the Coordinator of each Doctorate happens before the sequence of his graduate students' thesis (belonging to XVIII, XIX, XX course). The background of the researches that are presented in this study highlights the varied situation of interests and points of view of the architectural-historical area of academic Departments, proving through documents the importance of themes and variety of disciplinary envelopments that have been realized up to here

    La peste a Roma: disegni di Carlo Rainaldi (1633)

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    A causa della pestilenza dilagante in tutta Italia, fin dal 1629 viene istituita la Congregazione della Sanità, che in brevissimo tempo mette a punto vari provvedimenti per la salvaguardia dei centri urbani non ancora colpiti dal contagio. In particolare per la città di Roma, venne stabilito di chiudere la maggior parte delle Porte cittadine, ed inibire il più possibile l’entrata in città di merci o ogni altra possibile fonte di contagio. Per le poche porte, che furono lasciate aperte, venne istituito un presidio di soldatesche e controlli sanitari, con relative strutture d’appoggio, ove venivano trattenuti i forestieri in osservazione. All’interno della città inoltre, vennero istituiti dei veri e propri lazzaretti per i malati conclamati e per quelli sospetti, riadattando strutture edilizie già esistenti. Tale articolazione di organismi di fermo e di assistenza, sia per ciò che concerne l’esterno, che l’interno della città, è stato disegnato dal giovane Carlo Rainaldi e si trova documentato in un manoscritto Barberini, conservato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, che in questo contributo si analizza puntualmente, del quale si pubblicano numerosi disegni inediti; di essi si elabora un accurato studio che mette in luce l'organizzazione di quanto sopra esposto. Particolare attenzione viene dedicata all’analisi delle diverse tipologie destinati a lazzaretti (disegnati nel manoscritto - e in questa sede pubblicati), talvolta semplici, talvolta più complessi. Nel contributo si è quindi inizialmente documentata l'attività progettuale, per poi approfondire gli aspetti compositivi, anche rispetto ad alcuni disegni di targhe-didascalie, che compaiono nei grafici a corredo dei disegni in esame. Elementi che hanno evidenziato, ancora una volta, l’espressività del giovane Carlo Rainaldi, individuabile tra meccanismi formali tardo-cinquecenteschi (provenienti dalla collaborazione con il padre Girolamo), ed elaborazioni embrionalmente barocche. Tali riflessioni sono sviluppate anche attraverso schemi di lettura (elaborate dall'autrice- pubblicati nel saggio), i quali mettono in evidenza gli elementi figurativo-formali presenti nella composizione. In calce all'articolo viene altresì inserita un'appendice documentaria inedita, citata ed analizzata nel contributo. ABSTRACT IN INGLESE: Because of the epidemic plague, since 1629 the Health Congregation was established in Rome. In a short time, different preventive actions were started in the towns not jet infected by the plague. In the Rome the most of the city gates were closed, and the soldiers had to check every person or vehicle in the allowed passages. Inside the circuit of the walls, several recovery centers were organized for the sick people. The young Carlo Rainaldi was appointed as Superintendent to manage on the architectural projects prepared for the plague, inside and outside the city. A manuscript in the Vatican Library documents the projects for all the lazarettos. The Author examined the different architectural typologies of the projects, as well as graphic composition of the tables with title and captions. Even these last details enhanced the style of the young architects, between the late Fifteenth century articulation (due to the cooperation with the father Girolamo) and a primitive Baroque

    “L’attività di Carlo Rainaldi al tempo di Urbano VIII” .

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    2001 - 2003 Titolare di un Assegno di Ricerca in Storia dell’Architettura presso la Facoltà di Architettura di Pescara, Università degli Studi di Chieti “G. D’Annunzio” - Area 08; Settore disciplinare ICAR 18 – tutor Prof.ssa Laura Marcucci. Le ricerche svolte presso archivi italiani e stranieri hanno reso possibile consolidare studi sulla figura di Carlo Rainaldi, tali approfondimenti sono stati pubblicati nei contenuti di articoli sulla rivista specialistica Palladio n. 28 (2001) e n. 33 (2004) vedere tipologia 01

    Lettura storica degli apparati decorativi nell’architettura

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    Il tema della decorazione è stato analizzato secondo le varie accezioni e secondo il ruolo assolto nel tempo. Gli approfondimenti presentati hanno toccato i seguenti argomenti specifici: la decorazione come puro ornato di superfici; gli apparati decorativi celebrativi e dedicatori; la decorazione simbolico-didascalico- narrativa- luministica; gli apparati decorativi che qualificano la firmitas; l' apparato decorativo che qualifica l'utilitas; la decorazione ripresa dell'antico "materia preziosa"; decorazione con l'ordine architettonico; decorazione simulazione di spazialità e di struttura portante; decorazione simbolica; decorazione che traduce la funzione; decorazione araldica; decorazione che riempe le superfici; decorazione che altera la percezione spaziale; decorazione linguaggio architettonico. Ogni punto è stato esposto riferendosi a singoli casi di studio anche attraverso proiezioni di numerosi esempi esplicativi

    Membro Collegio Docenti Dottorato di Architettura degli Interni membro e Allestimento (coordinatore prof. M. Petreschi), presso il Dipartimento di Architettura e Costruzione (ArCos), Facoltà di Architettura Valle Giulia- Università degli Studi di Roma “La Sapienza”

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    membro del Collegio dei Docenti del Dottorato di ricerca in Architettura degli interni e Allestimento – dal XX ciclo (coordinatore prof. M. Petreschi), presso il Dipartimento di Architettura e Costruzione (ArCos), Facoltà di Architettura Valle Giulia- Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, nell’ambito del qualeha svolto lezioni nei cicli di dottorato dal 2004 al 2008

    L’area urbana fra il Teatro di Marcello e il Foro Boario. Demolizioni, progetti, nuove edificazioni (1910-1945)

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    Il contributo fa parte del volume monografico dedicato alla Casa dei Crescenzi e analizza le trasformazioni (demolizioni e ricostruzioni) avvenute nell’area urbana in cui sorge il manufatto architettonico. Unico edificio medievale rimasto in situ, escluso dalle demolizioni e dagli spostamenti attuati dal Governatorato negli anni Trenta del Novecento, poi divenuto sede del Centro di Studi per la Storia dell’Architettura. Nel saggio si analizzano le soluzioni architettoniche dei palazzi degli Uffici del Comune di Roma (Anagrafe e altre Ripartizioni), che costituiscono le quinte urbane del nuovo asse viario della via del Mare (ora via Petroselli - ove sorge la Casa dei Crescenzi). Oltre al ruolo dei progettisti Ignazio Guidi e Cesare Valle, che elaborarono diversificate soluzioni attestate dalla documentazione dell’Archivio Valle, si analizza altresì la documentazione inedita sia relativa agli altri manufatti architettonici, attualmente esistenti nell’area, sia quella inerente alla destinazione d’uso dell’edificio demaniale concesso in uso a Gustavo Giovannoni come sede del nascente Centro di Studi per la Storia dell’Architettura

    Contaminazione di tradizione e modernità nei quartieri popolari a Roma:1920-40

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    Il contributo analizza il ricco quadro offerto dalla produzione architettonica dell’I.C.P. di Roma, degli anni ’20 -’30, che all’interno della vicenda romana, evidenzia una significativa esperienza nella definizione di ’altra Modernità’. Si individua il tema della contaminazione che frequentemente accomuna i vari livelli progettuali nei quartieri popolari di questo periodo: a scala urbana, nella distribuzione funzionale degli alloggi, nella definizione architettonico-formale. Contaminazione che è contestualmente processo di semplificazione di stilemi formali tradizionali consolidati a più livelli e nuova sperimentazione progettuale di impianti, forme, metodologie aggregative dei tipi edilizi; modalità ormai lontane dal deposito metodologico ottocentesco, ma non assimilabili all’interno di quelle categorie dello ‘stile moderno internazionale’. Da qui si svolge un’analisi rivolta ad alcuni quartieri dell’I.C.P. meno studiati, come il Flaminio II, l’Appio I e II, il Tiburtino II, Ostia Mare, opera degli architetti: A. Limongelli, G. Guidi, C. Palmerini, P. Marconi, M. De Renzi, ecc. Nell’analisi si richiamano anche quegli episodi noti ma altrettanto eloquenti nell’ottica della contaminazione generatrice di ‘altra modernità’, come l’esperienza del Testaccio IV, Trionfale V, Città-giardino Garbatella e Aniene
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