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    “Voi non mi conoscete, ci scommetto!” : Giro a vuoto (1960) di Laura Betti, tra cabaret letterario e riforma della canzone leggera

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    On 27 January 1960, the Teatro Gerolamo in Milan hosted the premiere of Giro a vuoto, a play written, coordinated and performed by Laura Betti, and directed by Filippo Crivelli. Giro a vuoto represented a distinctive experiment at the time. Indeed, the project brought together a number of prominent literary figures of the era, including Calvino, Pasolini, Flaiano, and Arbasino, who served as lyricists, and composers from both the avant-garde and functional music traditions, who set their texts to music. This resulted in the creation of an anthology of "intellectual folk songs" and an artistic performance centred around the charismatic figure of Betti. This paper reconstructs the genesis of Giro a vuoto, with a particular focus on the role played by the singer-performer Laura Betti. Through archival research on musical and textual sources, reception and cultural debate in the periodical press of the period in question, and thanks to first-hand testimony from director Filippo Crivelli (1928-2022), interviewed in February 2021, The focus will be on two key aspects: firstly, the strategic and demiurgic role of the performer Laura Betti, who experienced her artistic consecration with this performance; and secondly, the significance attributed to Giro a vuoto by the intellectuals of the time, who were eager to find new models in order to renovate popular music. Furthermore, the evolution of the show's nature will be examined as it underwent various re-propositions in the subsequent months and years, in disparate contexts and forms.Il 27 gennaio 1960 andava in scena al Teatro Gerolamo di Milano Giro a vuoto, spettacolo ideato, coordinato e interpretato da Laura Betti, su regia di Filippo Crivelli. Si trattava di un esperimento unico per l’epoca: univa infatti alcuni tra i più noti scrittori del tempo (tra cui Calvino, Pasolini, Flaiano, Arbasino) in veste di parolieri; i loro testi poetici, musicati da compositori afferenti al contesto della musica funzionale, costituivano un’antologia di “stornelli intellettuali” per una performance artistica in cui la figura carismatica di Betti fungeva da epicentro. Il saggio ricostruisce questo episodio ripercorrendone la genesi, e in particolare il ruolo fondamentale svolto dalla cantante-perfomer Laura Betti. Attraverso la ricerca di archivio sulle fonti musicali e testuali, sulla ricezione e il dibattito culturale attestabili sulla stampa periodica coeva, e grazie a una testimonianza di prima mano del regista Filippo Crivelli (1928-2022), intervistato nel febbraio 2021, si porrà l’accento da un lato sul ruolo strategico e demiurgico dell’interprete Laura Betti – che con questo episodio vivrà la sua consacrazione artistica – dall’altro sul significato attribuito a Giro a vuoto dal contesto intellettuale dell’epoca, insofferente alle caratteristiche della canzone leggera e desideroso di riformarla attraverso la ricerca di nuovi modelli. A questo fine verrà anche indagata la natura dello spettacolo nel suo evolversi attraverso le varie riproposizioni nei mesi e anni successivi, in contesti e forme diverse

    Coscienza fonografica. La riflessione sul suono registrato nell'Italia del primo Novecento

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    La pratica della registrazione sonora, diffusasi in Europa e negli Stati Uniti tra la fine del Diciannovesimo e l’inizio del Ventesimo secolo, rappresentò una novità tale da portare alla ridefinizione di molti aspetti legati alla vita musicale contemporanea, quali il sistema produttivo, le abitudini di ascolto e persino il concetto stesso di evento sonoro. La possibilità rivoluzionaria di fissare e riprodurre i suoni venne quindi accolta, osservata, apprezzata, ma anche rifiutata e temuta nei circoli culturali dell’epoca, dove si iniziò a discuterne natura e possibili applicazioni. Questo volume ricostruisce il percorso della riflessione fonografica in Italia dagli albori del Ventesimo secolo fino allo scoppio del secondo conflitto mondiale, indagandone le cause e seguendone poi il diramarsi in differenti narrazioni. Attraverso un ampio spoglio di pubblicistica coeva è ricostruita all’interno del libro l’evoluzione socio-culturale del suono riprodotto: ne scaturisce un quadro multidisciplinare e composito, che connette tra loro elementi e protagonisti della cultura italiana primonovecentesca, tra cui i filosofi crociani e i pionieri dell’etnografia italiana
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