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La rendicontazione di sostenibilità. Evoluzione, linee guida ed esperienze in imprese amministrazioni pubbliche e aziende non profit
Trends in Higher Education
Trends in Higher Education (ISSN 2813-4346) is an international peer-reviewed open access journal publishing research-based articles or reviews in the fields of educational policy and practice, educational leadership, educational administration and management, university teaching and learning, university pedagogy, educational technology, quality assessment and evaluation in higher education, and international and comparative studies in higher education, in both theory and application
Introduzione
Sono cinque anni che il CUG promuove e cura la
formulazione del Bilancio di Genere dell’Università di
Bologna. È tempo di fare un primo “bilancio” dell’impatto
prodotto da questa azione.
I numerosi riscontri ricevuti per email, in occasione
dei confronti avuti con altre amministrazioni, nelle
presentazioni tenute durante lezioni universitarie,
convegni e seminari pubblici e nel corso delle riunioni
degli Organi di Ateneo, ci portano a ritenere che l’obiettivo
di creare consapevolezza sull’operare degli stereotipi
di genere e sulle discriminazioni che in maniera silente
hanno agito fino ad ora, a discapito principalmente
delle donne, sia stato sufficientemente raggiunto. Tra
le colleghe e i colleghi docenti e ricercatori, coloro che
si stanno formando alla ricerca, il personale tecnico
amministrativo e la componente studentesca, anche chi
preferiva ignorare il fenomeno o negarlo imputandolo
a semplice fattore generazionale, crediamo che oggi
abbia acquisito un livello di consapevolezza (se non di
conoscenza) tale da fargli guardare in modo differente le
aule di lezione, il personale presente negli uffici e negli
studi dell’Alma Mater, ma anche i tanti dipinti di illustri
colleghi appesi nel Rettorato
Appendice. L'analisi degli scostamenti
L'analisi degli scostamenti costituisce la fase conclusiva del ciclo di pianificazione commentato nel capitolo e attraverso i suoi risultati consente di rialimentare la pianificazione del periodo successivo
Introduzione
Fin dalla prima edizione del Bilancio di genere
dell’Università di Bologna (pubblicato nel 2016 con
riferimento ai dati del 2015) l’attenzione che i redattori
e le redattrici del documento hanno tentato di sollevare
sui fenomeni di segregazione, stereotipo, discriminazione
di genere, che sotto differenti profili interessano
la componente docente, tecnico amministrativa,
studentesca, ha prodotto un incremento del dibattito
su questi temi. Frutto del dibattito, promosso in sinergia
con colleghe e colleghi di altri Atenei italiani, è stata
la creazione di un Gruppo di lavoro costituito dalla
Commissione sulle tematiche di genere insediata dalla
CRUI, che ha elaborato nel 2019 delle Linee guida per
promuovere la redazione del Bilancio di genere nelle
università italiane e nel 2020 un video-corso di formazione
per illustrarne le fasi e modalità di elaborazione
Introduzione
Il Comitato Unico di Garanzia per le pari opportunità,
la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le
discriminazioni nel lavoro (CUG) si è fatto promotore per
il quarto anno consecutivo della redazione del Bilancio di
Genere dell’Alma Mater, nella consapevolezza che parlare
di pari opportunità di genere implica anche parlare
di numeri, per fornire una dimensione dei fenomeni
segregativi esistenti e misurare l’efficacia delle azioni
positive messe in atto per promuovere la parità.
Se quattro anni fa i numeri esposti nel Bilancio di Genere
stupivano, mettendo in luce situazioni di disparità di
cui larga parte della comunità Unibo (componente
studentesca, personale docente e personale tecnico
amministrativo, governance) non aveva completa
percezione, pur rappresentando una realtà che ci
accompagnava da anni (o per meglio dire da sempre), oggi
questo stesso documento ci aiuta a non dare per scontata
tale consapevolezza e a impegnarci per mantenere alta
l’attenzione sulle forti disparità che ancora permangono,
specie nei livelli più elevati della carriera accademica
delle donne
La misurazione del valore nelle organizzazioni non profit: gli approcci internazionali
Dagli anni Novanta del secolo scorso, alla luce della crescita di rilevanza assunta dalle organizzazioni non profit nelle economie e della loro dipendenza dai finanziamenti di terzi, si sono intensificati i processi di managerializzazione di tali entità e in tale direzione sono incrementati gli studi sui temi dell’accountability, della misurazione delle performance e dell’impatto sociale prodotto. Questi ultimi sono essenziali sia per alimentare la fiducia e la legittimazione esterna nei confronti di tali organizzazioni, supportandone i
finanziamenti/donazioni, sia per responsabilizzare, fornire maggiore trasparenza e supportare il sistema decisionale interno delle organizzazioni.
Il capitolo esamina nella prima parte i concetti di input, output, outcome e di impatto sociale e la determinazione di indicatori e modelli di calcolo di questi ultimi all’interno del settore non profit, mentre nella seconda parte si è focalizzato sui modelli di misurazione dell’impatto sociale, aspetto che amplia quelli classici della performance aziendale, allo scopo di determinare
gli effetti di medio-lungo termine generati attraverso l’attività posta in atto dall’organizzazione sui vari gruppi di stakeholder (al di là di quello target a cui era destinato) e sulla società e l’ambiente in generale. Non esistendo ad oggi un modello di misurazione degli impatti sociali generalmente accettato, nel corso della trattazione sono stati passati in rassegna i principali modelli di processo e quelli di monetizzazione, ranking e rendimento di investimenti sociali. Mentre i primi sono formulati allo scopo di descrivere le fasi che un’organizzazione deve porre in atto per la misurazione degli impatti, utilizzando indicatori indirizzati a realizzare dei report conclusivi quali il bilancio sociale, i secondi indicano le modalità di calcolo da seguire per attribuire un valore di ritorno economico-finanziario agli investimenti di carattere sociale nelle attività svolte, fornendo quindi un indice sintetico di valore prodotto, ovvero individuare dei ranking tra le organizzazioni e gli investimenti sociali. Nell’ambito dei secondi è stato descritto in particolare il modello SROI che risulta ad oggi il più diffuso in letteratura
Requirements and practices of Social reporting in Italian Not-for-profit organisations
Purpose Recently Italy has engaged in an extensive promotion of corporate
social responsibility (CSR) for not-for-profit organisations (NPOs). A
major reform of the sector was approved in 2016, with the aim of combating
corruption. Accordingly, NPOs will be eligible to receive public funds and
tax benefits only when they demonstrate that they produce social impacts
through their activities. To give an account of the social impacts produced,
the reform introduced mandatory reporting requirements: the formulation of
a social report (SR) that has to be published on the NPO’s website along
with its financial statement.
Design/methodology/approach The chapter first reviews the Italian
ongoing path of reform for NPOs, focusing on the mandatory reporting
requirements. Second, it reviews the previous empirical research on SRs in
Italian NPOs to provide a picture of the voluntarily reporting practices
before the recent reform entered into force.
Findings The chapter finds that SRs in Italian NPOs are in their infancy.
They are not used to disclose social impacts or to legitimate NPOs. SR practices
usually lack common frameworks, disclosure of outputs and outcomes,
stakeholder engagement, dissemination and assurance by third parties.Originality/value The chapter contributes to the international debate on
CSR by providing the perspective of reporting requirements and practices in
Italian NPOs. It analyses the ongoing reform of NPOs and gives the stock
of SR practices prior to the reform entering into force. This makes it possible
for future research to assess the impact produced by the reform
MISURAZIONE DEL CAPITALE INTELLETTUALE: APPROCCIO MONETARIO E NON MONETARIO A UN CASO AZIENDALE
La definizione dell’attuale contesto economico con la locuzione “Knowledge economy” spiega quanto la conoscenza
sia diventata di fondamentale importanza per la gestione operativa e strategica aziendale. La globalizzazione e il conseguente aumento della concorrenza mondiale, nonché l’avvento delle tecnologie informatiche, hanno
determinato l’esigenza di una produzione sempre più differenziata e innovativa da parte delle aziende e queste, per poter sopravvivere nello scenario mondiale, necessitano di informazioni sulle specifiche fonti di valore da loro creato in modo da poter incentrare le strategie al fine di ottenere un vantaggio competitivo. Nasce in questa ottica lo studio sul capitale intellettuale che racchiude l’insieme delle conoscenze di un’azienda e focalizza l’attenzione sugli asset intangibili,
indispensabili come base decisionale ma ancora non ben identificati nell’attuale sistema contabile. Affinché le informazioni relative al capitale intellettuale possano essere utilizzate, occorre dunque che vengano individuate dall’azienda che deve inoltre essere in grado di interpretarle e direzionarle nel contesto di una strategia aziendale. Il limite di tale informativa sta proprio nella sua natura immateriale che comporta una certa difficoltà nell’identificare le fonti di creazione di valore e nel quantificare investimenti e risultati attinenti. Un moderno sistema di controllo di gestione che preveda la misurazione delle attività intangibili può rappresentare quindi una grande opportunità che permetterebbe di avere a disposizione informazioni cruciali per lo sviluppo aziendale. Il lavoro espone un tentativo di applicazione
della misurazione del capitale intellettuale adottando un approccio monetario e non monetario a confronto per la società America Graffiti Franchising s.r.l
Gestione e misurazione del capitale intellettuale in azienda: il caso VEM SISTEMI
Negli ultimi anni, la letteratura e la dottrina economico-aziendale hanno focalizzato in maniera crescente l'attenzione sullo studio e la creazione di modelli che permettano di misurare e gestire le risorse intangibili. Tali risorse contribuiscono alla creazione di valore aggiunto, consentendo alle aziende di competere più efficacemente sul mercato. Considerata l'importanza che il tema del capitale intellettuale ha assunto, gli studi più recenti si stanno focalizzando sulla definizione di schemi per la misurazione e la rendicontazione delle risorse intangibili detenute dalle aziende. Questi strumenti dovrebbero essere affiancati ai tradizionali report aziendali, con l'obiettivo di illustrare a tutti i portatori di interesse le condizioni dell'azienda e l'effettivo potenziale di creazione di valore che la contraddistingue. Il presente articolo descrive il processo di definizione e applicazione di metriche per la misurazione del capitale intellettuale in un'impresa operante nel settore dell'Information and Communications Technology. Il modello di misurazione sviluppato per il caso in esame prende spunto dai vari framework esistenti in letteratura, per giungere all'identificazione di una serie di metriche personalizzate rispetto all'azienda oggetto dell'applicazione
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