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    Mobilità sostenibile. Una rilettura della storia dei movimenti in bicicletta

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    The essay aims to highlight some problems that the “history” of mobility relates to an approach that would be constantly concerned with the mobility “problem”. In the light of the recent methodological debate that has affected the transport and mobility history, the author wants to show a possible outcome of such methodological reflections in the recovery of a theme – the cycling mobility – certainly not new to the history of transport, but perhaps a little more new to the history of mobility, highlighting the outcomes to which a historical approach can take in the light of the cultural turn. Finally, the essay presents a hypothesis of periodization and thematization applied to the Italian case

    Ideologia dell'industrializzazione e borghesia imprenditoriale dal nazionalismo al fascismo (1907-1925)

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    Tra il 1896 e il 1914 l'Italia conosce il suo decollo industriale, secondo quelle modalità che la storiografia economica ha individuato come proprie dei paesi di seconda e terza industrializzazione, ma presentando al contempo alcuni elementi di "devianza", che la distinguono dal quadro "tipico" di riferimento. Tra questi, la complessa questione della mancata elaborazione di una organica ideologia politica della borghesia industriale, a cui si sostituirebbe un modello politico-ideologico di "partecipazione a distanza". Il vastissimo tema dello sviluppo capitalistico in Italia viene dunque affrontato dalla propsettiva dei mutamenti in ambito culturale-ideologico prodotti dal processo di industrializzazione. Più nello specifico si guarda alle modalità con cui tali mutamenti hanno interessato quella classe sociale che, più di altre, è stata protagonista attiva delle vicende industriali nazionali: la borghesia produttiva

    La Confindustria e lo sviluppo economico italiano. Gino Olivetti tra Giolitti e Mussolini

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    Gino Olivetti (1880-1942), segretario generale di Confindustria dalla fondazione fino al 1934, ha rappresentato una delle più importanti figure di riferimento per l'industria italiana del Novecento. A fronte di una presenza, importante e prolungata, sullo scenario della vita economica italiana, si registra tuttavia un sorprendente silenzio della storiograia su una figura, non priva di ambiguità, ma che sicuramente merita attenzione per il contributo che può fornire nel far luce su di una pagina importante dell'industrialismo italiano. Il volume ricostruisce dunque la vicenda personale, ma soprattutto pubblica, di un personaggio la cui biografia ha finito per attraversare momenti e problemi di una delle fasi più complesse e controverse della storia italiana post-unitaria

    L’Eni e il Terzo Mondo. L’anticolonialismo di Enrico Mattei nelle pagine de “Il Gatto Selvatico”

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    L’idea di politica energetica nazionale portata avanti dal presidente dell’Eni Enrico Mattei a cavallo tra anni Cinquanta e anni Sessanta del Novecento finì per riflettersi in una sorta di “politica estera parallela” che sottointendeva una riorganizzazione delle politiche petrolifere mondiali ma anche una visione anticolonialista che per le motivazioni da cui nasceva e su cui si reggeva tendeva a configurarsi come peculiare nel panorama nazionale ed internazionale. Il contributo ricostruisce questa particolare visione anticolonialista così come emerge dalla pagine de “Il Gatto Selvatico”. Fondata nel 1955, la rivista aziendale dell’Eni non mancò, sebbene in un registro leggero e divulgativo, di affrontare le tematiche “estere” del gruppo aziendale, anche attraverso approcci per così dire indiretti, ad esempio riservando spazio alla letteratura e alla poesia africana, nell’intento di contribuire a diffondere anche in Italia una cultura che rimaneva per i più sconosciuta, o comunque relegata alla stregua di “sottocultura”.Enrico Mattei’s strategy of a national policy for energy in Italy, managed between fifteenth and sixteenth, reflected itself in a sort of “parallel foreign policy”. It implied a different and new strategy for managing policy for energy in Italy, and especially oil; but also – at the level of foreign policy and international relations – an anticolonial perspective, extremely peculiar both in the national and international politics. This article aims to propose a general but quite detailed overlook of this strategy, considering and analyzing the contribution given by “Il Gatto Selvatico” review: the ENI’s review, founded in 1955, that proposed a sort of anticolonial parallel cultural politics putting out, for example, elements and development of African poetry and culture, generally un-known or considered within the limits of a sort of sub-culture

    La nascita dell’industria sportiva in Italia. Una prima periodizzazione

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    The aim of the research is try to describe the history of sports industry in Italy, from its origins to the end of the Second World War, considering its relationship both with Italian economic and sports history. The periodization points out three main phases or steps: the beginning of a sport industry, linked to the industrial take off in Italy (1896-1914); the changes determined by the Great War in sports industry (1914-1918); sports industry as an instrument of sports and economic politics of the fascism (1922-1943)

    Interests at Stake: (Re)planning the City and the Surrounding Area on the Occasion of Mega-Sporting Events: the Case of Cortina 1956

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    Olympic Games leave behind them legacies with impacts on different ‘levels’ (international, national, local). At these multiple levels correspond the multiplicity of subjects involved, who in turn have different interests. Collaboration/competition dynamics are created between these different subjects and between these different interests. The other element of interest is given by the unique character of planning that Olympic games requires: indeed, it is ‘extraordinary’ planning for a short-term event which however leaves a long-term legacy to the city and the territory. It is also a type of planning that includes an ‘anomalous’ subject, Sport, as embodied by the International and National Olympic Committees. The essay aims to evaluate the impact of all these factors in changing the balance between ‘traditional’ actors of urban planning: the experts, on the one hand, and the administrators, on the other. The article analyzes these variables referring to a particular case study: that of the 1956 Cortina Winter Olympic Games
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