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    Territori e architetture del fiume. Il Ticino dal Lago Maggiore al Po

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    Se il problema della città contemporanea è la perdita dei luoghi dell’abitare e l’incognita sembra risiedere non tanto e non solo nel singolo edificio quanto piuttosto nelle relazioni tra le parti – cioè nel rapporto stesso tra architettura e città –, la possibilità di indagare tali nessi attraverso le architetture costruite e i loro caratteri insediativi motiva lo studio della Valle del Ticino. Si assume la regione ticinese come area vasta rispetto a cui istituire un rinnovato punto di vista all’interno del quale la complementarietà dei piani territoriali, la giustapposizione delle fabbriche e la definizione costruttiva delle architetture siano ancora capaci di stabilire chiari rapporti compositivi, di costruire cioè una alternativa non solo reale, ma vera alla condizione della città contemporanea. La regione ticinese, dal Verbano fino al Po, incarna una sorta di rico mposizione di senso, di c ome la città potrebbe essere in ogni luogo; la struttura insediativa del Ticino, costituita da molteplici elementi che sperimentano il tema dell’edificazione architettonica del terrazzo fluviale, mostra una permanente identità dei luoghi e una resistente dipendenza dei caratteri della costruzione dalla morfologia dei siti. La ricerca del dato originale, materializzato nella rete di segni fisici che nel tempo ha costruito l’identità della valle, permette di individuare i nessi sintattici esistenti tra le singole parti e di costruire un unico grande testo ove ricol locare trame, tracciati e edifici

    Rappresentare l'architettura della città. Cartografia, iconografia e progetto della Milano neoclassica.

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    Lo scritto affronta il ruolo degli strumenti della rappresentazione nella descrizione delle trasformazioni alla scala urbana. A fronte della consolidata capacità del disegno tradizionale d'indagare alla scala dell’edificio la struttura logica dell’architettura, i nuovi sistemi di rappresentazione georeferita si propongono oggi come strumento per sperimentare le metodologie dell’analisi urbana definite sotto il profilo teoretico tra gli anni ’60 e ’70. Viene descritta l'applicazione del SIT con finalità ermeneutica al patrimonio carto-iconografico (composto da mappe, piani, dipinti incisioni e progetti) riferito alla Milano in un momento storico particolarmente significativo come quello del governo napoleonico

    The tenacious memory of the future in the carto-iconographic heritage.

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    Testo dell'intervento selezionato a partecipare al convegno internazionale " Le vie dei mercanti : S.A.V.E: Heritage. Safeguard of Architectural, Visual, Environmental Heritage. 9/6/2011-11/6/2011, Aversa, Capri.” Presenta gli esiti del lavoro svolto nell’ambito del progetto di ricerca “Ritratti di città in un interno”. Lo scritto illustra come, nello spazio-tempo del webGIS progettato per Milano, al ritratto della città attuale si intreccino insieme sia quello della Milano perduta per effetto trasformazioni intervenute a cancellare taluni luoghi urbani e sia quello della Milano sperata, contenuta nei progetti non realizzati e rimasti sulla carta

    Großstadt Architektur. Milano Scalo Farini

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    Großstadt Architektur. Milano Scalo Farini. Il progetto per la trasformazione dello Scalo Farini tende a ricomporre in un principio normativo unitario la molteplicità delle trame che strutturano la città in quel punto, riprendendo temi e modalità insediative individuabili nelle proposte degli architetti della Commissione d’Ornato e nell’idea di città per tipi misti elaborata dai protagonisti del Movimento Moderno tedesco. La costruzione della città contemporanea sembra sottrarsi all’esigenza di delineare un principio strutturale, un’idea di città, e demanda la sua morfologia ad una successione di frammenti episodici e irrelati che si sottraggono ad ogni comprensibile rapporto con i segni persistenti della sua evoluzione storica. Prevale la tensione a tradurre, senza mediazioni, attraverso immaginifiche figurazioni, la sequenza ininterrotta di flussi ed eventi, ad evidenziare l’impossibilità di ricondurre la rapidità e fugacità degli accadimenti ad una generalizzabile idea di sviluppo. Più che necessario elemento di confronto per misurare l’effettivo grado di novità delle proposte, le vicende evolutive della città e le tracce di una pratica che ha in essa progressivamente precisato il proprio statuto, sembrano costituire un inutile, ingombrante, fardello, un impedimento al libero sviluppo della creatività; l’immagine terrifica e inebriante della metropoli va sostituendo l’idea di lenti e progressivi adeguamenti correlati all’evoluzione dei problemi. Lo scalo Farini, si situa lungo una direttrice di importanza rilevante per lo sviluppo di Milano, non solo per la contiguità con il grande spazio libero in corrispondenza di Porta Garibaldi, ad est, e con il quartiere Bovisa, ad ovest, aree oggetto di profonde e radicali trasformazioni, ma anche perché apre, attraverso il complesso sistema infrastrutturale che lo innerva, alle fasce della conurbazione esterna, oggetto, a loro volta, di interventi di grande portata (il nuovo polo fieristico, l’Expo, ecc.). Prevale, nel progetto, il tentativo di ristabilire un rapporto di commisurazione tra i nuovi interventi e gli elementi che sembrano ostinatamente resistere alla pretesa neutralità dei piani di espansione come alla frammentazione prodotta dalle nuove linee di sviluppo. La giacitura dell’asse del Sempione, direttrice dell’intera porzione nord-ovest fin dal Piano neoclassico dei Rettifili, ordina la sequenza degli edifici sviluppati in altezza alternativa formale al rapporto tra edificazione e suolo degli isolati ottocenteschi; edifici di trenta piani destinati a residenza e uffici, che delimitano il grande parco centrale, attraversato dalle strade che riconnettono le fasce edificate limitrofe e sotto il quale corrono i binari, vero cuore ed elemento d’ordine dell’insieme. Il cuneo di verde, che interrompe la geometria banale delle fasce di espansione che consolidano la struttura monocentrica della città, individua, come nel progetto del Canonica per Foro Bonaparte, il luogo, ideale e geometrico, delle relazioni tra i grandi manufatti, la cui scrittura è, per così dire, ridotta al grado zero, segni elementari della trama urbana a grande scala, capaci, proprio per questo, di accogliere in un pur differente disegno le tracce di una storia minore, e tuttavia resistente, che concorre alla definizione del carattere dei luoghi. La nuova strada che, parzialmente in sottosuolo, prosegue viale Tunisia fino allo svincolo autostradale del nuovo polo fieristico, confermando l’andamento della maglia parallela ai Bastioni di porta Venezia, costituisce l’asse di collegamento nord-ovest/sud-est della città, mentre il Cimitero Monumentale si inscrive in una promenade che collega Porta Volta con viale Jenner. Allineato a via Valtellina, un impianto a corti, che culmina nella grande piazza coperta sul margine nord dell’area di intervento, aperta ai quartieri limitrofi, accoglie i servizi collettivi
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