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    La communauté residentielle comme facteur de protection lorsq'un enfant est éloigné des siens.

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    Dans ce chapitre sont stipulé les caracteristiques essentielles du placement familial dans une communauté residentielle, consideré comme reponse aux besoins evolutifs des enfants qui doivent etre éloignes de leurs familles, dans le cadre législatif italien. En particulier il est fait référence aux resultants obtenus an cours de lìobservation d’une communaute pour mineurs ayant un caractere experimental, etudieé dans un precedent travail (Bastianoni, Emiliani, 1988). Ont été analysés les caractéristiques de cette communauté qui la definissent comme un « facteur de protection » dans l’historie personnelle des mineurs hébergés. Le concepte de « facteurs de protection » s’est largement affirmé dans ce sens comme un aspect spécifique d’une plus grande capacité individuelle à faire face au stress. Ce deplacement des variabiles aux process a comporté l’adoption d’une perspective theorique de type interactionnel qui explique la « resilience » non pass comme un facteur « individuel » lié à là constitution biologique ou au tempéramnt de l’individu, mais qui la considére dans le contexte des interactions de la personne avec son mileu. Le déplacement s’affectue donc, comme le soutient Rutter (1988) de l’etude del variabiles aux processus de negociation des condition de risque et ce concept de negation met en cause le role actif de la personne dans l’elaboration et la representation de ses propres condition de vie et de ses propres capacités. C’est dans cette optique que la communauté résidentielle peut constituer un système de support qui, permettant aux enfants de se reconstruire une identité positive à travers l’augmentation de l’estime de soi et la « self efficacy » peut favoriser le développement de capacités adéquates pour affronter des condition de vie familiale défavorables rendant possible de cette manière une insertion normale dans la vie sociale

    Time–Frequency Localization Operators: State of the Art

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    We present localization operators via the short-time Fourier transform. For both modulation and ultra-modulation spaces framework, well-known results about boundedness and Schatten-von Neumann class are reported. Asymptotic eigenvalues’ distribution and decay and smoothness properties for L2-eigenfunctions are exhibited. Eventually, we make a conjecture about smoothness of L2-eigenfunctions for localization operators with Gelfand–Shilov windows and symbols in ultra-modulation spaces

    La deistituzionalizzazione dei bambini e degli adolescenti in una prospettiva psicodinamica e psicosociale

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    Il contributo attraversa criticamente il dibattito internazionale sulla chiusura degli istituti, focalizzando in modo particolare l'attenzione sul passaggio da una cultura "istituzionale/istituzionalizzante" ad un modello di "comunità". Viene approfondita in modo specifico l'analisi del costrutto di comunità come ambiente terapeutico globale, centrando l'attenzione sulla rilevanza di interventi integrati finalizzati a promuovere reali processi cdi crescita e cambiamento nei minori ospiti

    Subexponential decay and regularity estimates for eigenfunctions of localization operators

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    We consider time-frequency localization operators Aaφ1,φ2 with symbols a in the wide weighted modulation space Mw∞(R2d), and windows φ1, φ2 in the Gelfand–Shilov space S(1)(Rd). If the weights under consideration are of ultra-rapid growth, we prove that the eigenfunctions of Aaφ1,φ2 have appropriate subexponential decay in phase space, i.e. that they belong to the Gelfand–Shilov space S(γ)(Rd) , where the parameter γ≥ 1 is related to the growth of the considered weight. An important role is played by τ-pseudodifferential operators Opτ(σ). In that direction we show convenient continuity properties of Opτ(σ) when acting on weighted modulation spaces. Furthermore, we prove subexponential decay and regularity properties of the eigenfunctions of Opτ(σ) when the symbol σ belongs to a modulation space with appropriately chosen weight functions. As an auxiliary result we also prove new convolution relations for (quasi-)Banach weighted modulation spaces

    Nuove forme di genitorialità simboliche: il caso delle comunità per minori.

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    In antitesi ai grandi istituti assistenziali, le comunità residenziali si sono caratterizzate, fin dalla loro nascita, per il tentativo di fornire ai minori un clima quanto più familiare possibile, in cui la centralità della relazione con adulti significativi e le caratteristiche di intimità e accoglienza dell’ambiente di vita costituiscono i punti cardine attraverso cui avviare processi protettivi e riparatori (Emiliani e Bastianoni, 1993). In tali contesti, l’azione educativa e di cura a cui, quotidianamente, l’adulto è chiamato, stimola la presente riflessione sui modi in cui il tema della genitorialità viene vissuto, compreso e re- interpretato in chiave operativa. Nel complesso, l’analisi della realtà attuale ci porta a osservare quanto il modello familiare - inteso in una prospettiva normativa e non ancora pluralista (Fruggeri, 2005) - sia ancor oggi un importante organizzatore dell’intervento di comunità, esercitando la sua influenza sia dall’esterno, attraverso le politiche che regolano gli invii e definiscono la “gerarchia” di interventi da attuare in previsione della definitiva chiusura di tutti gli istituti[1], sia dall’interno, qualificando i termini della proposta relazionale di cui gli adulti si fanno promotori. Da tempo, infatti, sappiamo che i modelli culturali impliciti - fra i quali quello di madre/padre famiglia - sono particolarmente importanti nella costruzione dell’identità professionale degli educatori e nella determinazione dei loro atti educativi (Le Poultier, 1987; Bastianoni e Palareti, 2005; Fyhr, 2001; Moses, 2000) . Ma quali sono, nello specifico, i modelli genitoriali a cui si rivolgono gli educatori? A tale proposito verranno presentati i risultati di un’indagine qualitativa volta a rilevare le immagini simboliche inerenti il ruolo in un campione di donne impegnate nella conduzione di comunità familiari. Per superare la fuorviante e vetusta antinomia fra familiare e professionale e al fine di rimettere al centro dell’intervento educativo i processi funzionali (a scapito di quelli normativi e strutturali) che nei contesti comunitari permettono di svolgere efficacemente il proprio compito educativo, viene sottolineata la necessità di una pratica professionale che si confronta con teorie scientifiche e supportata da adeguati spazi di riflessione

    Unè experience de vie en communautè pour des enfants retardés mentaux: aspects theoriqués et organisation d'un modeèle d'intervention

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    Cet article présente les premières données d’une expérience qui se déroule depuis 1984 dans une communede la province de Bologne. Il s’agit d’une expérience de vie en communauté destinée à des enfants presentant de graves retards dans leur développement, dus à des conditions de fortes carences familiales. Le schema théorique qui sous-tend cette experience est issu de l’integration de deux perspective : la perspective environnementale en psychologie du développement (Bronfenbrenner, 1979) et l’approche interaction-construction (Schaffer, 1985). Notre contribution vise à montrer que la reglementation de la vie quotidienne, sa stabilité et l’activité structurante des adultes ( « frame », Kaye, 1982), sont des elements essentiels d’une reorganisation des processus développementaux

    Neomaggiorenni e autonomia personale

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    Diventare maggiorenni quando si vive in una comunità per minori o presso una famiglia affidataria non potendo rientrare nella propria famiglia d’origine a causa delle serie problematicità che hanno determinato l’allontanamento quando si era ancora minorenni non è né semplice né banale. La carenza di interventi a favore di neomaggiorenni in uscita dai percorsi di cura e tutela pubblica in Italia rappresenta un forte limite nei processi di emancipazione e di uscita definitiva dall’assistenza pubblica da parte di chi ne ha usufruito fin dall’infanzia, non per problematiche personali o per danni compiuti su terzi, ma a causa della gravità e/o disfunzionalità del funzionamento della sua famiglia d’origine. Solo negli ultimi due decenni è stato avviato un dibattito internazionale– e, più di recente, nazionale – sui percorsi di accompagnamento all’autonomia di neomaggiorenni. Ciò giustifica l’eterogeneità degli interventi così come l’assenza di una terminologia condivisa, sia in ambito nazionale che internazionale. La letteratura internazionale utilizza l’espressione young adults in transition from care to adulthood, ovvero “giovani adulti in transizione dall’assistenza (residenziale) all’età adulta”, e young people leaving care, traducibile in “giovani che lasciano la tutela” da cui deriva il termine care leaver, che sta a indicare “colui che lascia l’assistenza”. Nella letteratura italiana le definizioni utilizzate sono diverse ma, aldi là della varietà dei termini, le riflessioni contenute in questo volume concernono tutti quei giovani in protezione e tutela pubblica che, una volta maggiorenni, perdono il diritto di essere protetti e supportati e sono obbligati a una rapida adultità indipendentemente dalla contingenza del momento evolutivo, dal percorso di riparazione ancora in atto per lui/lei e per il sistema familiare; dagli obiettivi raggiunti da entrambi e/o ancora da raggiungere e dagli esiti che devono ancora essere consolidati; al di là, quindi, di ogni azione protettiva preventiva ai rischi psicosociali e/o psicopatologici facilmente identificabili. Tra i tecnici del settore – educatori, psicologi e assistenti sociali- c’è unanime riconoscimento sulla necessità di promuovere interventi a sostegno dei neomaggiorenni in uscita dai sistemi di protezione e di cura pubblica perché ogni neomaggiorenne, in dimissione dalla comunità che lo accoglie, possa effettivamente portare a compimento il proprio progetto di vita potendo contare sull’aiuto psicologico, pratico, economico ed etico di qualcuno che crede in lui/lei

    Una normale solitudine

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    In questo libro viene descritto l'intervento sperimentale di comunità per minori destinato a bambini/e maltrattati/e e deprivati/e allontanati/e dalla loro famiglia d'origine, realizzato a metà degli anni ottanta dall'Università di Bologna in collaborazione con una realtà territoriale dell'hinterland bolognese, allo scopo di realizzare un modello di accoglienza alternativo alle esperienze di piccolo gruppo alternativo agli istituti che avevano già manifestato aspetti di criticità e di vulnerabilità. Un primo capitolo teorico introduce i costrutti principali impiegati per comprendere l'approccio teorico adottato nella costruzione e nella progettazione della comunità a partire dal concetto di "Ambiente Terapeutico Globale" di Bettelheim, di "altro significativo" di Sullivan, di "tutoring e scaffolding". Adottando un approccio ecologico dello sviluppo (Bronfenbrenner, 1995) nell'ambito della psicopatologia evolutiva vengono argomentati il valore terapeutico della vita quotidiana e la capacità di perturbazione di interazioni quotidiane caratterizzate da sintonizazzione affettiva, sincronia e responsività sensibile. Il volume documenta il percorso evolutivo dei 5 bambini che hanno partecipato alla sperimentazione negli anni di documentazione a cui il testo fa riferimento attraverso osservazioni di tipo etnografico condotte in comunità nell'arco degli anni di sperimentazione, interviste ad hoc realizzate agli educatori e agli stessi soggetti una volta diventati adolescenti

    Characterization of Smooth Symbol Classes by Gabor Matrix Decay

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    For m∈ R we consider the symbol classes Sm, m∈ R, consisting of smooth functions σ on R2d such that | ∂ασ(z) | ≤ Cα(1 + | z| 2) m/2, z∈ R2d, and we show that can be characterized by an intersection of different types of modulation spaces. In the case m= 0 we recapture the Hörmander class S0,00 that can be obtained by intersection of suitable Besov spaces as well. Such spaces contain the Shubin classes Γρm, 0 < ρ≤ 1 , and can be viewed as their limit case ρ= 0. We exhibit almost diagonalization properties for the Gabor matrix of τ-pseudodifferential operators with symbols in such classes, extending the characterization proved by Gröchenig and Rzeszotnik (Ann Inst Fourier 58(7):2279–2314, 2008). Finally, we compute the Gabor matrix of a Born–Jordan operator, which allows to prove new boundedness results for such operators
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