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Accompagnare le perdite. 5 libretti sul tema. Ediz. illustrata
Con questo primo cofanetto della collana perMano (curata da Paola Bastianoni) offriamo uno strumento a genitori, educatori ed educatrici per accompagnare i più piccoli nella comprensione e nella elaborazione del lutto. Cinque sono le storie, realizzate da studenti e studentesse del corso di laurea in Scienze filosofiche e dell’educazione, raccolte in una cornice narrativa redatta e illustrata da Marco d’Alessandro che accompagnerà chi legge (e chi ascolta) lungo un sentiero di emozioni, scoperte e riflessioni. Per bambini dai 3 ai 6 anni.
Il cofanetto e i libretti che contiene nascono da un’idea di Rita Bastianoni e sono stati realizzati nelle aule dell’Università di Ferrara, in seno al Laboratorio universitario “Uno sguardo al cielo”
La ricerca intervento come processo formativo nelle comunità per minori: l'esperienza in un contesto residenziale per adolescenti
Scopo di questo lavoro è dimostrare come la ricerca-intervento svolta nelle comunità per minori possa rappresentare un modello di formazione idoneo a contrastare le criticità di matrice “istituzionale/istituzionalizzante” (Codispoti, Bastianoni, Taurino,
2008) ancora pervasivamente presenti negli attuali interventi di comunità.
La ricerca-intervento è stata realizzata in una comunità del nord italia e si è sviluppata in due fasi: a) individuazione del modello culturale prevalente di comunità e delle possibili tracce
istituzionali/istituzionalizzanti in esso presenti. A tale scopo è
stata realizzata una griglia tematica contenente i principali
indicatori istituzionali/istituzionalizzanti rilevabili dalla disamina
della letteratura che ha consentito di codificare e analizzare diversomateriale di ricerca consistente in: 1) osservazioni a carta e matita effettuate durante l’osservazione partecipante e periodica nell’arco
di un semestre alle riunioni d’equipe e di supervisione; 2) interviste semi-strutturate ad alcuni testimoni privilegiati dell’intervento di comunità (psicologo supervisore, coordinatore, tre educatori) e 3) documentazione posseduta dalla comunità (diario giornaliero, relazioni
del Tribunale dei minori, verbali di incontro tra Servizi Sociali e
comunità etc);.
b) restituzione all’èquipe educativa del modello culturale prevalente
e della densità delle tracce istituzionali/istituzionalizzanti in esso presenti allo scopo di esplicitare/conoscere/comprendere/condividere
le rappresentazioni prevalenti esistenti e valutare assieme la
possibile modificabilità/riduzione delle dimensioni
istituzionali/istituzionalizzanti nella direzione di promuovere una
cultura dell’accoglienza e della personalizzazione documentata in altre esperienze residenziali realizzate nel territorio italiano
(Bastianoni 2000; Emiliani, Bastianoni,1991, 1992,1993, 2000)
Come valutare gli interventi educativi e terapeutici in minori fuori famiglia
In questo capitolo, dopo un’approfondita riflessione teorica di matrice psicosociale sui temi della valutazione in ambito educativo, viene presentata e discussa una ricerca valutativa longitudinale effettuata in una comunità per minori dove è stata impiegata la metodologia valutativa ideata da Le Poultier negli anni novanta e revisionata e riadatta da Bastianoni
Dialoghi ininterrotti: dall'educazione alla morte al sostegno nel dolore della perdita
Il volume, ricco di interessanti riflessioni teoriche e di spunti pratici per professionisti e non che si trovano a sostenere adulti e/o bambini colpiti da un lutto, analizza, secondo prospettive diverse ma tra loro dialoganti, due aspetti specifici: il lavoro del lutto e l'educazione alla morte, entrambi irrinunciabili all'interno di una riflessione individuale, sociale e culturale che sia tesa a restituire alla morte il posto che le spetta quale ultimo segmento della vita che merita di essere custodito e a costruire una cultura dell'accettazione della morte che consenta a ciascuno di equipaggiarsi per proporre e sostenere un progetto di vita più autentico e consapevole
Introduzione [Pluralità differenze e identità. Verso una Pedagogia dei Diritti]
La pedagogia, insieme ad altre discipline umanistiche, si è distinta nel secolo scorso e nei primi decenni di questo terzo millennio per la lotta a ogni forma di discriminazione e di violenza verso le minoranze, adottando un lessico rigoroso dal quale non si può prescindere per l'affermazione della differenza come valore e diritto esigibile e da riconoscere ad ogni essere umano, ad ogni categoria sociale che rimandi a soggettività minoritarie, siano esse individuali o gruppali.
Un gruppo di pedagogisti ha voluto ritrovarsi, discutere assieme e pervenire alla stesura di questo volume, innovativo nell' approccio, nella comune tensione epistemica, e soprattutto nel desiderio di offrire una rigorosa trattazione scientifica ma anche una buona proposta formativa e autoformativa
Psicologia e scuola. La relazione formativa come focus dell'intervento dello psicologo scolastico
L’obiettivo di questo capitolo è quello di individuare, sulla base di un approccio clinico-dinamico ad orientamento socio-costruzionista, le coordinate di riferimento entro cui andare a collocare l’articolato rapporto tra psicologia e scuola, focalizzando l’attenzione, non tanto sull’articolato e ricco dibattito relativo alla figura e all’apporto dello psicologo scolastico (Confalonieri, Tomish, 2007; Salvatore, 2001), quanto più che altro sul contributo che una specifica figura di psicologo come formatore/supervisore -sulla base del modello di formazione/supervisione integrata (Bastianoni, Taurino, 2007)- può offrire nell’individuazione, elaborazione, monitoraggio e supervisione dei processi in atto in specifici livelli dell’esperienza formativa nell’ambiente-scuola.
All’interno di tale contenitore semantico, il capitolo tenterà di chiarire quali possono essere i campi d’azione di una formazione/supervisione psicologica nelle scuole, partendo dal presupposto che tale strumento/metodologia non può prescindere, in primissima istanza, da un precisa impostazione teorica centrata su un modello di scuola come comunità/agenzia educativa globale
Il modello di formazione-supervisione integrata come metodologia di intervento clinico.
Questo capitolo è dedicato alla presentazione del modello integrato di formazione e di supervisione che garantisce il funzionamento nel tempo della comunità per minori come Ambiente terapeutico globale(ATG) monitorando in supervisione il setting esterno (organizzazione quotidiana, attività e interventi rivolti ai minori accolti e ai loro contesti di vita, progetti educativi, obiettivi ed esiti) e in formazione garantendo spazio al riconoscimento e all’elaborazione del setting interno (analisi dei vissuti degli educatori, dei sistemi di alleanze reali e simbolici e dei modelli culturali di intervento interiorizzati) . Partendo dal presupposto che la comunità educativa deve essere considerata come un “ambiente terapeutico globale”- ossia un ambiente in cui la quotidianità/vita quotidiana viene intesa come luogo strutturato nella sua globalità per la realizzazione dell'intervento riparativo e terapeutico (Bettelheim, 1950;Emiliani, Bastianoni, 1992, 1993)- è possibile rilevare che l’adeguatezza di ogni intervento educativo, agito dagli educatori di comunità, può funzionare solo entro un processo di strutturazione di dinamiche relazionali in cui l’accoglienza dell’altro (il minore a rischio) deve passare attraverso il contenimento delle emozioni, la restituzione dei processi emotivo-affettivi in atto, l’ascolto empatico, la corretta analisi della domanda (esplicita ma soprattutto latente/implicita), la costruzione di esperienze protettive che annullino i fattori di rischio personali, l’individuazione di percorsi di intervento pensati sia sull’individualità del soggetto che riceve la cura, sia sulla contingenza della reciprocità relazionale e non sull’applicazione di procedure educative standardizzate. Questi oggetti di lavoro conferiscono una notevole rilevanza al ruolo investito dalla formazione e dalla supervisione nell’analisi, nella restituzione e nella ristrutturazione dei meccanismi alla base delle interazioni/relazioni tra educatori e minori (Bastianoni, Palareti, 2005, Bastianoni, Taurino, 2008) e caratterizzano la peculiarità del setting integrato di formazione e supervisione da noi ideato dove il duplice lavoro di sostegno/contenimento/restituzione degli agiti disfunzionali all’équipe educativa e di monitoraggio/orientamento sui casi consente di integrare i due diversi livelli di lavoro edi intervento sull’èquipe demandando il primo (sostegno/supporto) alla formazione in modo da consentire agli educatori di pervenire alla consapevolezza di quanto il proprio universo interno caratterizzato dai vissuti emotivi soggettivi relativi alla propria esperienza relazionale possa influenzare/guidare/veicolare risposte ed interventi educativi che spesso rimandano ai propri conflitti non risolti piuttosto che alla domanda di aiuto dell’altro. In questo senso l’alleanza di lavoro del formatore con l’équipe educativa attraverso la comprensione e la restituzione dei vissuti degli educatori consente al supervisore di lavorare sui casi con un setting specifico dove gli educatori possano avere energie e motivazioni sufficienti a comprendere i bisogni dei minori, sostenuti dal supervisore nel difficile compito dell’analisi della domanda e dell’individuazione di conseguenti risposte ed interventi educativi mirati e sufficientemente “buoni”
Sistemi di relazione negli interventi di comunità per minori
Questo contributo affronta la complessità dei sistemi di relazione implicati negli interventi di comunità partendo dalle considerazioni che riguardano le continuità e le discontinuità tra le funzioni genitoriali, reali e simboliche, svolte da questi contesti quotidiani deputati provvisoriamente ad occuparsi delle vite di minori segnate dal disturbo/patologia/disagio/violenza familiare, e le famiglie nelle loro molteplici declinazioni e complessità (Fruggeri 2005; Bastianoni, Taurino 2005).
Nello specifico l’intervento è focalizzato sui risultati di una ricerca nazionale, da noi condotta in questi anni sotto la direzione della prof.ssa Francesca Emiliani dell’Università di Bologna, che ci consentono di presentare, discutere e analizzare un modello di valutazione degli interventi di comunità messo a punto adottando una prospettiva teorico/culturale di matrice contestualista (Palareti 2003; Palareti, Berti, Bastianoni in stampa)
Narrare il dolore. Esperienze formative rivolte ai facilitatori dei gruppi di auto mutuo aiuto
Questo libro affronta un tema educativo tanto importante quanto ignorato dalla Pedagogia: il tema del dolore nei suoi risvolti esistenziali e le prassi educative che devono formare chi
deve orientare, nei gruppi di mutuo aiuto, a superare la sofferenza.
Siamo convinti che la conoscenza si generi entro i movimenti di tensione che erompono fra il soggetto e le sue esperienze, costellando di senso la sua vita. Il dolore è uno spazio nel quale
sostare pedagogicamente, ci ricorda Paola Bastianoni, perché qui si genera una conoscenza che si irradia in tutti gli ambiti dell’avventura umana.
La sofferenza, che rappresenta un processo inevitabile, attiva forze che devono essere coscientizzate e orientate. Nel loro configurarsi si sostanzia l’atto del conoscere che è, ad un tempo, comprensione del reale e costruzione della coscienza.
La riflessione su questo fenomeno ci può svelare il modo in cui la questione si è posta come fenomeno culturale nei differenti contesti sociali e può mettere in luce, come ci insegna
Foucault, i momenti di rottura che segnano salti processuali
La comunità per minori: il modello atg (ambiente terapeutico globale)
Questo capitolo è dedicato alla presentazione di un preciso modello di comunità che fonda il suo operato sulla capacità di costituirsi come Ambiente terapeutico globale (ATG), ossia un ambiente in cui la quotidianità/vita quotidiana viene intesa come luogo strutturato nella sua globalità per la realizzazione dell'intervento riparativo e terapeutico (Bettelheim, 1950;Emiliani, Bastianoni, 1992, 1993). Nello specifico viene evidenziato come sia necessario valutare l’adeguatezza di ogni intervento educativo, solo tenendo conto che ogni intervento/azione può funzionare solo entro un processo di strutturazione di dinamiche relazionali in cui l’accoglienza dell’altro (il minore a rischio) deve passare attraverso il contenimento delle emozioni, la restituzione dei processi emotivo-affettivi in atto, l’ascolto empatico, la corretta analisi della domanda (esplicita ma soprattutto latente/implicita), la costruzione di esperienze protettive che annullino i fattori di rischio personali, l’individuazione di percorsi di intervento pensati sia sull’individualità del soggetto che riceve la cura, sia sulla contingenza della reciprocità relazionale e non sull’applicazione di procedure educative standardizzate
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