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Prefazione al volume Corpi e identità : Donne dal Subcontinente indiano all’Italia di K. Carnà e S. Rossetti
The preface to the book 'Bodies and Identities' highlights some of the themes addressed by the authors - K. Carnà and S. Rossetti. Carnà and S. Rossetti.
Ignazia Bartholini highlights how the theme of body care and facial embellishments is declined in different practices oriented by the culture of origin of the women interviewed. Bangladeshi women, Indian, Pakistani and Sri Lankan women who let us in on some of their secrets of beauty" but, above all, they allow us to share stories to share stories closely linked to rites of passage in which care and beauty are not just ends in themselves, but constitute forms of entry into the native culture
Some consideration about the gender violence in two States of Eastern and Western Europe
The purpose of the essay is to overcome interpretative dualism between Italian people and Serbian people about gender violence against women. In a comparative approach it will find elements of continuity between the decline of male domination in Italy and the decline of patriarchal power in Serbia as a result of a variety of historical and social causes that, inside the paper, are explained. The emancipation of women finds a block in the violence suffered by partners in some familiar contexts. While globalization and unemployment seem to deprive men of the marks of traditional power, but “men in decline” have an post-patriarchal “identity revanche” in assuming the dominant role of perpetrators in private life. Gender violence ‒ is pessimistic conclusion of Ignazia Bartholini ‒ has an instrumental function within the relational dynamics otherwise destined to run out; has a substantive valence and specific characteristics of type cultural, ethnic, sexual able to give meaning to reality of men otherwise dispossessed of their identity
Cittadinizzazione e policy migratorie nella Sicilia occidentale : Progettare servizi innovativi rafforzando le Pubbliche Amministrazioni in attuazione del progetto FAMI Mi.Main n. 2740
L’accesso ai servizi della pubblica amministrazione è spesso, per la popolazione migrante, un cercare la chiave giusta fra un numero spropositato di chiavistelli. Evidenziare come l’inserimento di alcuni servizi innovativi, fra i quali gli sportelli Mi.Main (Migration Mainstreaming) progettati e implementati da giovani laureati all’interno degli uffici della P.A., abbia di fatto favorito processi di “cittadinizzazione”, è stato lo scopo di questo volume. Preliminari ad ogni processo di inclusione sono infatti gli “atti di cittadinanza” che attraversano e ancorano l’universalità dei diritti umani al riconoscimento dei bisogni e delle priorità della persona.
Questo volume, descrive come due team di venti professionisti e ricercatori, coordinati da Ignazia Bartholini, hanno sopperito, grazie al finanziamento del progetto FAMI Mi.Main n. 2740, a quella barriera di incomunicabilità fra burocrazia e cittadini migranti che produce inesattezze, errori e persino infrazioni normative, individuando e perseguendo al contempo le traiettorie ritenute più efficaci al potenziamento di servizi amministrativi di supporto indirizzati alla popolazione migrante di Palermo, città metropolitana, e Trapani, città distrettuale.Access to public administration services is often, for the migrant population, a search for the right key between a disproportionate number of latches. Highlight how the inclusion of some innovative services, including the Mi.Main (Migration Mainstreaming) desks designed and implemented by young graduates within the offices of the P.A., has in fact favored processes of "citizenship"It was the purpose of this volume. Preliminary to every process of inclusion are in fact the "acts of citizenship" that cross and anchor the universality of human rights to the recognition of the needs and priorities of the person.
This volume describes how two teams of twenty professionals and researchers, coordinated by Ignazia Bartholini, have overcome, thanks to the funding of the project FAMI Mi.Main n. 2740, that barrier of incommunicability between bureaucracy and migrant citizens that produces inaccuracies, errors and even normative infractions, identifying and pursuing at the same time the trajectories deemed most effective to the strengthening of administrative support services addressed to the migrant population of Palermo, metropolitan city, and Trapani, district city
La violenza di genere fra cyber spazio e vita quotidiana e la scatola nera della fragilità maschile
The theoretical contribution proposes a reflection that parallels the concrete forms of gender violence (in its various and consequential definitions) (Bartholini, 2019) with virtual ones. It explores peculiarities and boundaries and intends to highlight: the effects of bifocal distor-tion (real-virtual) within the relationships between genders (a); the substantive character of gender-based violence aimed at making havoc of the woman’s body as an archaic simulacrum and the object of a liturgical ritual now completely escaped male control (b); the concept of male fragility as a counterweight to that of superiority and male domination (c). It is through this latter concept that a peculiar key to the phenomenon of proximal and virtual violence is offered, with the intention – declared by the author – of overcoming the categories of “male domination” and “patriarchy” and instead highlight how male fragility – which is expressed in violence – is located in that shared animal heritage that has not known (in the sense that it was not able to internalize) neither culture nor morality and, in its failure to evolve, is at least in part the key to solving this social problem
Respingimenti e politiche di accoglienza orientate, bottom up, al riconoscimento delle vittime della violenza migratoria
Negli ultimi due decenni il settore della gestione delle frontiere e della migrazione è stato caratterizzato dal crescente intreccio tra “discorsi-pratiche di controllo” e “discorsi-pratiche umanitarie” (Walters, 2011; Fassin 2010; Bartholini 2019). Mentre sono state rafforzate le strategie di controllo che impediscono gli sbarchi sulle nostre coste, permane il problema di coloro che, arrivati in Europa, mostrano segni di tortura e di violenza fisica e sessuale, e nei confronti dei quali solo da poco tempo si stanno sperimentando percorsi ad hoc di presa in carico
Questo fascicolo di WeE individua, confronta e riflette sulle best practices finalizzate alla cura e all’empowerment delle stesse vittime. Intercetta, sul piano della riflessione teorica, alcuni dei contributi che si focalizzano su tematiche strettamente connesse ai processi di riconoscimento e disconoscimento delle vittime della violenza migratoria e/o che pongono in luce, attraverso la ricerca sul campo, gli elementi di criticità o le buone prassi poste in essere nelle diverse fasi dell’accoglienza sia in Italia che negli altri paesi europei.
In particolare, si sofferma su:
(a) Il concetto di confine, come ostacolo e limite al riconoscimento dell’altro.
(b) I processi di riconoscimento della violenza migratoria.
(c) I processi di affiancamento e presa in carico delle vittime della violenza migratoria.
In una prospettiva squisitamente empirica, descrive alcune esperienze di professionisti diversi che operano all’interno delle strutture di accoglienza e interagiscono con i richiedenti asilo, avendo imparato on field a riconoscere i segni della violenza migrante e a concorrere alla individuazione di percorsi di sostegno ed empowerment delle stesse vittime
Introduzione. Vulnerabilità e pratiche di resilienza nel verificarsi di eventi catastrofici
L'introduzione al numero 2/2023 di Sicurezza e Scienze Sociali, curato da Ignazia Bartholini e Milena Gammaitoni, si sofferma nel considerare il disastro come “una situazione sociale” precipitata a causa di un evento non routinario delle forze della natura
Descrive il criterio con cui i singoli articoli, che costituiscono degli studi di caso, sono stati selezionati.
Sottolinea l'importanza delle pratiche di fronteggiamento in risposta agli eventi calamitosi e della valutazione degli esiti
Violenza di prossimità. La vittima, il carnefice, lo spettatore e il "grande occhio"
Il volume trova il suo incipit nella constatazione di come, rispetto al passato, la violenza di genere non è rivolta a donne estranee al contesto dei propri carnefici, bensì alle stesse partner – alle donne quindi più prossime ‒ con cui essi condividono una relazione di intimità. L’autrice indica tale violenza, con una scelta terminologica di campo, come “ “violenza di prossimità” per sottolineare come essa venga agita dal “più vicino nella reciproca referenza”. Essa è autosufficiente (1), autoimmune (2) ed escludente il conflitto (3). Si innesta in un contesto oppressivo e rituale, costituendo “quindi” l’asse portante della relazione e definendo pur nella varietà delle modalità – fisiche, psicologiche e simboliche in cui si manifesta ‒ le reciproche identità di ruolo dei partecipanti all’interazione violenta. Secondo l’autrice la violenza di prossimità può realizzarsi solo se il rituale, al pari della messa in scena di uno spettacolo, prevede degli spettatori sia diretti (figli e parenti coinvolti) che indiretti (amici, vicini di casa, colleghi di lavoro). Costoro assumono una funzione cruciale per la stessa replica della performance violenta, consentendo l’acquisizione da parte dei soggetti coinvolti nella performance drammaturgica di ruoli che conferenti quelle identità che nella vita pubblica erano venute a mancare. Ignazia Bartholini percorre alcune delle principali articolazioni teoriche del dibattito contemporaneo concernenti la violenza di prossimità e le pone a confronto con l’esperienza e il vissuto di donne siciliane vittime “esse stesse” di violenza. La ricerca qualitativa che fa da contraltare all’articolazione teorica del volume si compone interviste narrative ad un campione di donne vittime di violenza che l’autrice ha intervistato in alcuni centri di ascolto e residenze protette della Sicilia occidentale. Gli ultimi due capitoli, rispettivamente di Roberta T. Di Rosa e Francesca Rizzuto, affrontano i temi della violenza sulle donne migranti l’una, e del ruolo della stampa l’altra, contribuendo efficacemente a definire gli ambiti ulteriori della ricerca.This publication draws its inspiration from the affirmation that, when compared to the past, gender violence is not directed at women outside the context of the actual perpetrator, but is actually directed at the female partner herself, the person with whom one shares an intimate relationship (therefore women closer-at-hand). Using specific disciplinary terminology the author defines this violence as “close-at-hand violence”, in order to underline the way in which it is perpetrated by the “closest person in the relationship of reference”. This violence is self-sufficient (1), auto-immune (2) and conflict-excluding (3). It is inserted in an oppressive and ritual context constituting the supporting basis for the relationship and defining (in the variety of modes in which it manifests itself i.e. physical, psychological and symbolic) the reciprocal identities of the participants’ roles in the violent interaction. According to the author, close-at-hand violence can only be implemented if it is ritual, like the staging of a show; it envisages both direct (involving offspring and relatives) and indirect (friends, neighbours, work colleagues) onlookers. These take on a crucial function in the actual staging of the violent performance, consenting the subjects involved in the drama to assume roles and identities lacking in actual public life. Ignazia Bartholini examines some of the main theoretical aspects of the contemporary debate regarding violence and close relationships and compares them through the events and experiences of Sicilian women as victims of violence. The qualitative research that functions as counterpart to the publication’s theoretical aspects comprises interviews carried out by the author with a cross-section of women subjected to violence, in counselling centres and protected residences in western Sicily. The last two chapters, by Roberta T. Di Rosa and Francesca Rizzuto respectively, tackle themes of violence on migrant women in the first case and the role of the press in the second, contributing most effectively to exploring further areas of research
Proximity Violence in Migration Times. A Focus in some Regions of Italy, France and Spain
This volume, edited by Ignazia Bartholini, principal investigator of the PROVIDE - Proximity on Violence: Defence and Equity project (Rights, Equality and Citizenship Programme - 2014-2020) funded by the EU, shifted the interpretative focus of its research from gender-based to proximity violence.
This theoretical intuition-assertion, fruitful too at empirical level, is informed by a wide-scale reconstruction of the phenomenon of migratory violence and corroborated by the results of the action research carried out by six international teams ˗ Ismu, Oxfam, Telefono Donna, Badia Grande, Aseis Lagarto, Samù International, the University of Jaén and the University of Palermo.
Systems of protection, formal and informal good practices, as well as critical issues regarding the hosting of migrants, are explored and narrated by the co-authors of the volume thanks to the action research they conducted with the collaboration of a plethora of professionals who narrate and illustrate the topic of proximity violence, providing their own particular frames of reference, views and counterfactual reflections.
Furthermore, the discussion of legislation provided offers a cogent cross-section of what has been done to contrast the violence which thousands of asylum-seeking refugees undergo and how much national governments need to do to host and recognise victims of proximity violence
Il capitale sociale e la rete partecipativa
Nella “regia” della curatrice il tema del capitale sociale è messo in relazione alle reti comunicative dei new media e alle stesse culture di partecipazione che animano la società civile. L’ampiezza di orizzonti interpretativi in cui il concetto di capitale sociale viene declinato in ambito pluridisciplinare, trova nel volume una reductio sensu, una recinzione categorematica che lo interrela anche alla società meridionale e ai cambiamenti in essa verificatisi nel corso degli ultimi anni.
Studiosi autorevoli (Colozzi, De Nicola, Boccia Altiri, Ferrucci, Bartholini et Al.) si confrontano quindi all’interno di una tripartizione concettuale, tracciata dalla curatrice, che mette in relazione le prospettive storico-concettuali del c.s. con le attuali reti comunicative e le modalità procedurali delle culture di partecipazione, offrendo originali approfondimenti, in grado di avviare e alimentare un dibattito relativo alle questioni trattate in ambito sociologico.
Come scrive Vincenzo Cesareo, nella prefazione al volume, «tematizzare il rapporto tra capitale sociale, reti comunicative e culture di partecipazione si presenta come particolarmente utile e necessaria non solo per la rilevanza in sé della questione, ma anche per la declinazione di tale rapporto nell’ambito della realtà del Mezzogiorno d’Italia». È quello che cerca di fare l’autrice del saggio, curatrice altresì dello stesso volume, che partendo da una breve ridefinizione dei concetti di società civile e capitale sociale, rintraccia nell’apporto degli strumenti di comunicazione tradizionale e di quelli più recenti della comunicazione telematica un plausibile contributo incrementale alla partecipazione democratica, che favorisca la formazione di “società civile istituente”
Mediterraneità e violenza di prossimità
L’emersione di un fenomeno che solo apparentemente è in crescita, e che collide (si scontra) con una più generale emancipazione femminile, induce l'autrice a riflettere sulla inadeguatezza del considerare la “gender violence” come una variabile deviante dell’agire, e su come essa sia di fatto da ritenersi una vera e propria pratica “normalizzata” e istituente talune relazioni di coppia. Indicata da Ignazia Bartholini come "violenza prossimale" all'interno del saggio, per sottolinearne il carattere intimo e fiduciario che la contraddistingue, essa non viene descritta solo nei suoi effetti procedurali, ma analizzata nei suoi aspetti culturalmente radicati di "shame and honour" nell'area mediterranea, e posta a confronto con la crisi epocale dell'identità maschile.The emergence of a phenomenon only seemingly on the increase, which is in collision with a more general female emancipation, has prompted the author to reflect on the inadequacy of considering “gender violence” as a mere deviant variable of action itself, and how it can actually be deemed to be a truly “normalized” practice serving as a basis for relationships between couples. In this paper Ignazia Bartholini describes it as “proximal violence”, thus underlining the intimate character and air of trust that distinguishes it. It is not merely described in terms of procedural effect, but is analysed with regard to its cultural aspects, rooted in shame and honour in the Mediterranean area and is compared with the epochal crisis in masculine identity
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