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Il potere apparente. Uno studio sulle associazioni non riconosciute
Il libro raccoglie alcune riflessioni in tema di rappresentanza apparente, osservata dalla prospettiva dell’imputazione dei rapporti giuridici all’associazione non riconosciuta.
Nel ripensare la funzione del riconoscimento, si viene svolgendo il discorso intorno alla ‘soggettività’ giuridica dell’associazione, nelle differenze ed assonanze con la ‘personalità’ giuridica, per poi verificare il rapporto tra l’amministratore/rappresentante e l’assemblea, ed accogliere la tesi del rapporto organico atipico.
Atto di legittimazione del rappresentante e imputazione all’ente di obbligazioni negoziali sembrano stringersi nell’equazione che lega tra loro i due soggetti, all’esito dell’analisi dell’art. 38 c.c.
L’esigenza di un atto che giustifichi l’‘agire in sostituzione altrui’ conduce ad interrogarsi sulla legittimità dell’autorizzazione conferita mediante un contegno concludente, nella distinzione di quest’ultimo dalla mera tolleranza e dalla semplice inerzia, per approdare alla domanda sull’ubi consistam dell’‘apparenza colposa’.
Nel volgere dell’indagine tra principio di autoresponsabilità e responsabilità da ‘contatto sociale’, si propone una lettura del contratto stipulato dal falsus procurator in chiave di “danno” per il dominus, ove si ritenga di ravvisare una “colpa” di quest’ultimo.
Alla ricerca del paradigma della ‘rappresentanza apparente’, di matrice giurisprudenziale, la riflessione attraversa le norme in tema di rappresentanza volontaria, soffermandosi sulla posizione di ciascuno dei tre protagonisti: da un lato, la responsabilità del falsus procurator, dall’altro, gli oneri attribuiti al terzo e al dominus.
L’affidamento incolpevole – nel raffronto tra la prospettiva italiana e quella europea – merita una tutela che deve essere ancorata al dato positivo: per questa via, si giunge ad ipotizzare uno “statuto della responsabilità” del falso rappresentato, costruito sulle norme in tema di rappresentanza volontaria, utili a determinare una colpa speciale del presunto dominus.
In tema di associazioni non riconosciute, resta però il problema di individuare il soggetto (persona fisica), il cui comportamento colposo sia idoneo ad impegnare l’ente, al fine di giustificare l’imputazione degli effetti negoziali non già il solo risarcimento per equivalente.
In quest’ambito, in cui l’amministratore costituisce il fulcro della vita associativa, non pare possa derogarsi alla necessità giuridica di quell’atto autorizzativo, intorno al quale ruota l’intera organizzazione del gruppo.
Nel quadro così delineato, si deve allora reputare ‘illusoria’ la sussistenza di un principio generale dell’apparenza del diritto: l’apparenza può rilevare solo se presa in considerazione da una norma, facendosi, in tal caso, essa stessa realtà giuridica
L’illecito antitrust nella prospettiva della crisi: riflessioni a margine de “Il danno antitrust” di Andrea Montanari, nel dialogo con Roberto Pardolesi
Sulle interferenze tra public e private enforcement, la riflessione si innesta intorno al nuovo concetto di abuso di posizione dominante, che appare ormai disgiunto finanche dalla presenza di un danno risarcibile per diventare una sorta di illecito antitrust «atipico», nel quale sembrano confluire comportamenti di vario genere, spesso non riconducibili all’‘abuso’ e, talvolta, neppure al ‘dominio’. In questa prospettiva, sarebbe forse opportuno rimeditare il confine tra ‘movente anticoncorrenziale’ e legittima strategia imprenditoriale in rapporto al potere di gestione
La consapevolezza del consumatore nella costruzione giuridica del mercato (rileggendo la pagina di Tullio Ascarelli)
Il (visibile) filo rosso tra intesa anticoncorrenziale e contratti a valle” (nota a Cass. Sez. Un. 41994/2021)
Accordo, consenso e assenso (brevi note nella prospettiva della crisi del contratto)
Lo scritto invita a riflettere sulla lentezza dell’accordo rispetto alla velocità dello scambio, richiamando alla memoria il “contratto automatico” di Antonio Cicu: dallo iactus pecuniae al “cliccare” sulla tastiera di un computer.
Nella prospettiva della crisi del contratto, l’intento negoziale sembra modularsi oggi in ‘consenso’, ‘assenso’, ‘adesione’, ‘scelta di compiere o meno un atto giuridico’, ‘scelta di tenere o meno un dato comportamento’, recando con sé in ogni caso irreversibili effetti giuridici. Mentre la parola ‘consenso’ evidenzia la “formazione della singola volontà che confluisce poi nell’accordo”, la parola ‘assenso’ non risulta idonea a disporre autonomamente per l'avvenire, assomigliando ad un aderire piuttosto che ad un conformare.
Ci si chiede, allora, se, nell’ambito delle fonti delle obbligazioni, si possa ipotizzare la collocazione dell’atto di consumo (costruito sull’assenso e non sul consenso nel senso sopra indicato) a metà del percorso che muove dal fatto illecito fino al contratto, popolato di varie figure che chiedono di essere individuate, ciascuna nei suoi peculiari caratteri, riscoprendo la figura del quasi-contratto, che potrebbe tornare utile anche per attribuire una collocazione ai cc.dd. rapporti contrattuali di fatto
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