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ARCHEOLOGIA DEI MEDIA. IL (POSSIBILE) PUNTO DI INCONTRO TRA STORIA DEL CINEMA, MEDIA ART, E TEORIE DEI NUOVI MEDIA
Contributo fondativo dell'approccio mediarcheologico che delinea filoni e temi chiave, passando in rassegna gli studi dei principali studiosi in campo internazionale
Pratiche artistiche mediarcheologiche
Il testo introduce una sezione che raccoglie tre contributi seminali nel settore dell'archeologia dei media in relazione alla pratica artistica sperimentale. Vengono evidenziate le line di riflessione comune, i prestiti, l'evoluzione concettuale di alcune nozioni fondamentali per la disciplina
G. Hertz, J. Parikka, Zombie media: archeologia dei media come arte del circuit bending
Da G. Hertz, J. Parikka, “Zombie media: Circuit bending media archaeology into an art method”, in Leonardo, 5, 2012, pp. 425-430. Una ricerca sulla cultura dei media, sulle temporalità degli oggetti mediali e sull'obsolescenza programmata in piena crisi ecologica e all'interno di una società che produce una gran quantità di rifiuti elettronici. Gli autori affrontano l’argomento collocandolo sotto il cappello dell’archeologia dei media, e ambiscono a fare di questo ramo della teoria dei media di orientamento storiografico una metodologia utile per la pratica artistica contemporanea. Così, l’archeologia dei media diventa non solo un metodo di scavo di discorsi mediali rimossi o dimenticati, ma si prolunga in un metodo artistico prossimo a quello della cultura Do-It-Yourself (DIY), del circuit bending, dell’hardware hacking, e di altre pratiche hacktiviste strettamente correlate all’economia politica della tecnologia dell’informazione. I dead media, infine, vengono qui interpretati come "zombie media" – ovvero media morti rivitalizzati e riportati all’uso dopo essere stati modificati
Oltre i limiti della rappresentazione. La genealogia delle immagini di guerra in Harun Farocki
Il saggio ripercorre l'opera di Harun Farocki a partire dal mondo in cui essa ha messo in questione elaborandole le immagini di guerr
Cinema, XR Media e immaginari della disabilità.
Curatela numero speciale della rivista Imago dedicato agli immaginari della disabilità nell'audiovisivo contemporaneo
Forme di visualizzazione del sé quantificato
Il presente paper intende mettere a fuoco una direttrice dell'auto-configurazione identitaria che pone al
centro della propria progettualità i dati. Con l'affermarsi della "cultura metrica" (Ajana 2018) i dati personali
hanno assunto una rilevanza cruciale, non solo ricostruiscono i diversi ambiti del nostro vissuto quotidiano,
ma ci permettono di coglierne i pattern nascosti, sconosciuti (Sampaio, Ribas, Angelo 2019). L'autoritratto
nell'era dei Big Data cambia pelle e si riposiziona al crocicchio tra self-tracking e quantificazione, tra
automatismo e processi computazionali, per dare vita a forme di visualizzazioni funzionali che restituiscono
la nostra esperienza individuale. Il saggio, dopo un posizionamento teorico del data portrait, prenderà in
analisi alcuni studi di caso nel panorama artistico contemporaneo
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