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    APPROCCI NUTRIZIONALI NELLA PREVENZIONE DEL DECLINO COGNITIVO E DELLA MALATTIA DI ALZHEIMER

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    Vi sono consistenti evidenze epidemiologiche a supporto di una stretta relazione tra alimentazione, de-clino cognitivo e malattia di Alzheimer. È ipotizzabile che il rischio di declino cognitivo nell’anziano possa essere ridotto tramite appropriati interventi dietetici, e che l’adozione di una dieta e di uno stile di vita sani possano contribuire a ritardare l’insorgenza del-la malattia di Alzheimer, anche grazie alla potenzia-le azione sulla prevenzione della aterosclerosi. Sono state studiate diverse sostanze nutritive, componenti alimentari, integratori e modelli dietetici in relazione alla loro associazione con la performance cognitiva e con lo sviluppo del declino cognitivo e della demenza. Il possibile effetto della dieta sulla prevenzione della demenza è di particolare interesse scientifico e generale, anche perché finora non esiste alcuna prova definitiva di un efficace trattamento farmacologico in grado di guarire questa patologia

    LE DISIONIE

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    Con l'invecchiamento, si possono verificare diverse modificazione dell’omeostasi degli elettroliti e dei liquidi corporei. L’acqua corporea totale è frequentemente ridotta e i pazienti più anziani hanno una sensibilità ridotta ai mediatori ormonali che regolano il bilancio idrico, degli elettroliti e dell'equilibrio minerale. Ne deriva una precarietà della omeostasi del ricambio idrosalino che può facilmente andare incontro a squilibri metabolici conclamati a seguito di malattie di varia natura, interventi chirurgici, e/o di un erroneo o incongruo trattamento dietetico o farmacologico (soprattutto di tipo diuretico o infusionale relativo all'apporto di acqua e di sale). L’invecchiamento si accompagna spesso a una riduzione nella sensazione di sete e a una diminuita funzionalità renale che sono i principali fattori che regolano il bilancio idrico-salino. Per questo motivo gli anziano sono più vulnerabili agli eventi iatrogeni e legati alle diverse malattie, che coinvolgono disturbi dell’acqua e degli elettroliti, hanno una minore capacità di regolazione omeostatica e sono meno in grado di correggere o compensare queste alterazioni metaboliche rispetto alle persone più giovani. Pertanto, i pazienti anziani con qualsiasi alterazione dell’equilibrio idro-elettrolitico, hanno un marcato aumento del rischio di eventi avversi. L'incidenza e la gravità delle anomalie elettrolitiche sembrano essere ancora più elevate nelle persone anziane con fragilità. Non soltanto gli anziani fragili sono più suscettibili di sviluppare tali anomalie bensì sono anche meno tolleranti ai danni causati dagli squilibri idro-elettrolitici. Questo può portare a delle conseguenze catastrofiche in questa popolazione, se tali anomalie non sono prontamente riconosciute e trattate. Il monitoraggio scrupoloso del bilancio idrico e di Na+, K+, Ca2+, PO43-, Mg2+ è fondamentale in tutti i setting geriatrici e particolarmente negli anziani che accedono al Pronto Soccorso. La consapevolezza di questa insufficienza della regolazione dell’acqua e degli elettroliti nelle persone anziane, particolarmente negli anziani fragili, è indispensabile affinché il geriatra possa gestire al meglio e tempestivamente queste condizioni evitando danni iatrogeni

    INVECCHIAMENTO E SESSUALITÀ

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    La sessualità è una dimensione che riguarda la salute dell’uomo in tutte le età della vita ed ha risvolti di natura non solo biologica e psicologica, ma anche sociale e culturale. È tuttavia ancora comune considerare l’anziano come un “asessuato”, o come una persona “non avente diritto” a sentire stimoli sessuali, ad esercitare il sesso e molto meno a esprimere o a manifestare desideri sessuali, sino a considerare perversi o insolenti gli anziani che mostrino tali interessi anche soltanto platonici. La sessualità dell’anziano è condizionata ancora da prevenzioni, pregiudizi e da una visione stereotipata della vecchiaia, nonostante diversi studi e inchieste hanno dimostrato che gli anziani, di entrambi i sessi, possiedano potenzialità sessuali da esprimere, Per le donne, l’esperienza della sessualità in tarda età è fondamentalmente plasmata dai cambiamenti fisiologici e psicologici che si verificano con la menopausa. Queste modificazioni includono un calo della libido, della risposta sessuale, alterato livello di comfort e della frequenza sessuale. Con l’invecchiamento, negli uomini si verifica un declino nella produzione di testosterone che alcune volte si associa ad un calo nel desiderio sessuale, nell’erezione e nella frequenza delle eiaculazioni. Nelle inchieste di popolazione, la maggior parte degli uomini e delle donne over 60 hanno riferito di avere rapporti sessuali almeno una volta al mese. Il fattore predittivo più influente della attività sessuale sembra essere la salute fisica negli uomini più anziani, e la qualità della relazione nelle donne anziane. I fattori che possono contribuire alla disfunzione sessuale negli anziani sono gli effetti fisici delle malattie, l’uso di farmaci, disturbi psichiatrici concomitanti e fattori di stress psicosociali comprese le perdite di partner e difficoltà nei rapporti interpersonali. I disturbi sessuali più frequenti negli uomini anziani sono la disfunzione erettile e la eiaculazione ritardata. I disturbi più frequentemente osservati nelle donne anziane includono un ridotto interesse sessuale, disturbi dell’eccitazione, disturbi dell’orgasmo femminile, dolore genito-pelvico e disturbi alla penetrazione. Un’attenta indagine dello status sessuale può identificare la presenza e il grado di severità delle problematiche della funzione sessuale nelle fasi del ciclo di risposta sessuale. L’esame esplora il funzionamento sessuale usuale della persona, le esperienze sessuali precedenti, l’atteggiamento nei con-fronti della sessualità, e lo stato di ogni rapporto attuale. La gestione della disfunzione sessuale nelle persone anziane deve includere la rassicurazione, l’educazione, la terapia sessuale e/o, in casi specifici, i farmaci. I pazienti dovrebbero essere istruiti sul normale processo d’invecchiamento e sugli interventi disponibili per cause trattabili di disfunzione sessuale. Gli interventi per i disturbi specifici non differiscono in modo significativo dalle modalità eseguite nei giovani adulti, ma può essere necessario tener conto di alcuni fattori specifici per il paziente anziano, ad esempio, il dolore, il disagio, problemi di relazione sottostanti e condizioni mediche croniche

    CONTINUITA' OSPEDALE TERRITORIO

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    L’Italia ha una percentuale di popolazione ultrasessantacinquenne che supera il 20%, e che dovrebbe salire a oltre il 35% nel 2050. Circa 2 milioni di persone anziane non sono autonome. La prevalenza di disabilità è più alta nelle regioni meridionali del paese. L'età avanzata è un fattore di rischio indipendente per le fratture da fragilità che a lungo termine comportano un maggiore e considerevole rischio di disabilità. L’impatto delle fratture di femore è particolarmente grave negli anziani fragili. I casi più gravi di disabilità (più concentrati negli ultraottantenni) sono aumentati drammaticamente nelle ultime decade. Di conseguenza, il bisogno dei servizi di cure continuative territoriali in grado di gestire questa crescente fetta della popolazione, cioè, anziani con patologie multiple e/o con disabilità grave, spesso come conseguenza delle fratture da fragilità, è in continuo aumento. La cura a lungo termine di queste persone, con un carico sociale complesso e oneri di assistenza gravosi pongono seri problemi sia agli operatori sanitari che all'intero sistema di welfare. Da sottolineare che nei pazienti istituzionalizzati la incidenza di fratture di femore è circa 2-3 volte maggiore rispetto alle persone che vivono in comunità, comportando ancora un ulteriore rischio di disabilità, costi sociali e finanziari. Pertanto, negli anziani istituzionalizzati è di fondamentale importanza l’attuazione di programmi di prevenzione delle fratture da fragilità e soprattutto del rischio di ulteriori fratture. Le cure continuative territoriali in Italia sono contraddistinte da una bassa quota di finanziamenti pubblici e di un basso numero di prestazione se paragonate con la situazione in altri paesi del centro-nord europeo. Ad esempio, nell’anno 2007 la spesa pubblica per le cure domiciliari e residenziali (long term care – LTC) è stata del 1,13% del PIL e gli utenti di questi servizi erano soltanto circa il 5% del totale della popolazione ultrasessantacinquenne. Il sistema pubblico di cure continuative italiano si basa su due forme parallele di intervento: il primo, e più rilevante (50% del totale delle spese pubbliche per le cure continuative), consiste in programmi di erogazioni monetarie ("indennità di accompagnamento"), il secondo è dato dai programmi sociali e sanitari, compresa la erogazione di assistenza residenziale e domiciliare. La responsabilità delle cure è in gran parte delegata alle famiglie anche se la tradizionale capacità assistenziale delle famiglie italiane si è ridotta notevolmente nell'ultimo decennio a causa, al meno in parte, del continuo aumento del tasso di occupazione femminile. Le tendenze demografiche minacciano la sostenibilità del sistema di welfare italiano esistente, in particolare nei servizi di cure croniche territoriali, per i quali la domanda è in gran parte aumentata e si prevede che continuerà ad aumentare nei prossimi decenni

    LA PREVENZIONE DELLE FRATTURE: THE EUROPEAN UNION GERIATRIC MEDICINE SOCIETY (EUGMS) STATEMENT

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    La prevenzione delle fratture da fragilità nelle persone anziane è diventata una priorità dovuta al rilevante impatto sanitario, finanziario e sociale che comportano. Le strategie più appropriate per fare fronte a questo importante problema di salute pubblica sono ancora materia di discussione. Negli ultimi anni l’approccio tradizionale centrato quasi univocamente sulle terapie farmacologiche e sulla valutazione della densità minerale ossea (DMO) è cambiato alla luce del riconoscimento del ruolo di altri fattori di rischio per le fratture da fragilità che sono indipendenti della DMO e che possono essere di maggior rilievo in popolazioni anziane, nelle quali si verificano tre quarti di tutte le fratture da fragilità vertebrali e più di tre quarti delle fratture femorali. Tra i più importanti fattori DMO-indipendenti ricordiamo tra gli altri: a) il rischio di cadute, b) la sarcopenia, c) le alterazioni della mobilità e d) la perdita di peso. Il rapporto costo-efficacia di un approccio farmacologico per il trattamento dell’osteoporosi è in discussione. Alcuni farmaci hanno dimostrato una accertata efficacia nel ridurre il rischio di fratture in soggetti osteoporotici con T-score inferiore a -2.5 DS e fratture prevalenti, anche se i trials che hanno dimostrato tale efficacia non includevano solo persone anziane e spesso escludevano gli anziani più fragili. Nel Aprile 2016, l’ “Interest Group on Falls and Fracture Prevention” della “European Union Geriatric Medicine Society (EUGMS)” insieme all'International Association of Gerontology and Geriatrics-European Region (IAGG-ER), all'Unione Europea dei Medici Specialisti (EUMS), all'International Osteoporosis Foundation, all’European Society for Clinical and Economic Aspects of Osteoporosis and Osteoarthritis, hanno pubblicato uno statement che delinea la loro opinione sui punti principali nel (del?) dibattito in corso in relazione alla prevenzione primaria e secondaria delle cadute, alla diagnosi e il (al?) trattamento della fragilità ossea, e all’implementazione di servizi multidisciplinari (“Liasson Services”) per la prevenzione delle cadute e delle fratture nelle persone anziane. Questo statement sostiene una strategia globale e suggerisce: 1) una migliore informazione sia per le persone anziane che per gli operatori sanitari per quanto riguarda lo stile di vita generale e misure mediche per ottimizzare la salute ossea e la prevenzione delle cadute; 2) un miglioramento delle conoscenze su screening e un’ottimizzazione della gestione delle persone anziane con fragilità ossea o ad alto rischio di cadere sia nelle cure primarie che nelle istituzioni; e 3) una forte collaborazione tra i “Fracture Liasson Services”, i reparti di medicina geriatrica (Liasson Services di cadute e fratture) e le cure primarie. I decisori politici dovranno svolgere un ruolo importante nello sviluppo di programmi comunitari e istituzionali sulla prevenzione delle cadute, nello stabilire i “Liasson Services” di cadute e fratture e nel sviluppare percorsi adeguati per la prevenzione delle fratture che includano sia la valutazione che la gestione delle persone anziane che cadono frequentemente e l’ottimizzazione della gestione medica nelle persone con fragilità ossea

    LE LINEE GUIDA: VALUTAZIONE E DIAGNOSI DEL RISCHIO DI FRATTURE DA FRAGILITÀ

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    La fragilità ossea, soprattutto nelle popolazioni anziane, ha un costo sociale ed economico elevato per l’aumentato rischio di fratture da fragilità in diversi siti dello scheletro. Molti fattori di rischio per le fratture da fragilità, come le cadute, la sarcopenia, la malnutrizione e la ridotta mobilità, hanno una prevalenza particolarmente elevata nelle popolazioni anziane. Il numero di fratture di femore è in continua crescita in numeri assoluti, principalmente per l’invecchiamento del-la popolazione, e contribuisce alla elevata morbilità, mortalità e disabilità in questa fascia di popolazione. Per tali ragioni, negli ultimi decenni sono state formulate (e costantemente aggiornate) diverse linee guida nazionali e internazionali che hanno come oggetto la fragilità ossea, nel tentativo di unificare le strategie di gestione di questo grave problema di sanità pubblica. In molte delle raccomandazioni e indicazioni, le linee guida per la valutazione e la diagnosi della fragilità ossea sono simili

    LONGEVITY AND THE SECRETS OF CENTENARIANS

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    Aging of the world populations represents one of the most remarkable success stories of medicine and of humankind. Hence, the search for ways to prolong health expectancy is a primary goal in medicine. Human life expectancy increased extraordinarily during the last century worldwide. Life expectancy at birth has almost doubled in most developed countries over the last century, with the oldest group being the most rapidly growing segment of the population. The number of centenarians in Italy is over 16.000 and the number is over tripled in few years (they were 5.000 in 2001). Among older population, centenarians may be considered the best example of successful aging. The capacity to avoid, delay or limit aging-related diseases has been proposed as one of the mechanisms that may help to explain the successful aging in centenarians. In the world there some areas called Blue zones rewarded by longevity. Aging is a multifactorial and progressive process, that takes place at different levels, affecting practically all-living organisms. Currently, there is growing evidence that there are modifiable factors that contribute to ageing per se, and particularly to longevity (i.e. diet, physical and mental activity). These factors may interact with the ageing process and may alter the susceptibility of an individual to develop age-associated diseases. There is currently much promise in research that provides information about the underlying biology of ageing and longevity, which has unveiled possible interventions to slow the ageing process, including a healthy lifestyle in terms of nutrition, exercise, and smoking cessation, as well as new discoveries that result from basic research. Also in Sicily, an island in the center of Mediterranean sea, there are some areas where there is a very high concentration of centenarians. In Giuliana (Palermo), a small village of just over 2,000 souls, in the last thirty years, 21 people have reached one hundred years, with a percentage (3.35 per thousand) that exceeds the regional average (0.20 per thousand) and national (0.25 per thousand). In order to explain this evidence, there is a growing number of hypothesis that consider a combination of genetic factors and lifestyle aspects to elucidate the exceptional longevity of centenarians, able to overcome the most frequent mortality cause. Genetic component affects not more than 25% in the phenomenon of longevity. Several lines of evidence have led to the general acceptance of a link between low-grade inflammation (inflamm-ageing) and the ageing process. Many age-related diseases, such as cardiovascular diseases, atherosclerosis, diabetes mellitus type 2, COPD, neurodegenerative diseases and cancer are closely associated with chronic inflammation. There is growing evidence of the influence of diet and physical activity on the quality of life during aging, since these factors are major determinants of the aging process itself as well as of the development of age-associated diseases. The assumption of a link between inflammation and age-related diseases raises the possibility that lifestyle and dietary interventions aimed at slowing down inflammation may also increase longevity. A number of studies in different populations have established a beneficial antioxidant and anti-inflammatory role for many components, typical of Sicily and of the Mediterranean diet (i.e. vegetables, fruits, olive oil, wine). This evidence has definitely set up the role of adherence to a Mediterranean diet as a model of healthy eating which contributes to longevity

    Specific approaches to patients affected by dementia and covid-19 in nursing homes: the role of the geriatrician

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    The coronavirus disease 19 (COVID-19) is relevant in older people. Attention was given to the nursing homes in which frailer people are usually admitted. In this review, we discuss the approaches for daily problems found in nursing home as geriatricians and potentially new research directions. We start with the problem of the older people affected by dementia and Behavioral and Psychological Symptoms of Dementia for which also the execution of a simple diagnostic test (such as nasopharyngeal swab) could be problematic. Another important problem is the management of wandering patients for which the re-organization of the spaces and vaccination could be the solutions. The relationship with families is another important problem, also from a medico-legal point of view, that can be faced using video conferencing tools. Moreover, we discussed the importance of stratifying prognosis in older nursing home residents for the best management and therapeutically approach, including palliative care, also using telemedicine and the inclusion of prognostic tools in daily clinical practice. Finally, we approached the therapeutical issues in older people that suggests the necessity of future research for finding older-friendly medications. © 2021 Elsevier B.V

    Nutritional prevention of cognitive decline and dementia

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    Cognitive impairment results from a complex interplay of many factors. The most important independent predictor of cognitive decline is age but other contributing factors include demographic, genetic, socio-economic, and environmental parameters, including nutrition. The number of persons with cognitive decline and dementia will increase in the next decades in parallel with aging of the world population. Effective pharmaceutical treatments for age-related cognitive decline are lacking, emphasizing the importance of prevention strategies. There is extensive evidence supporting a relationship between diet and cognitive functions. Thus, nutritional approaches to prevent or slow cognitive decline could have a remarkable public health impact. Several dietary components and supplements have been examined in relation to their association with the development of cognitive decline. A number of studies have examined the role of dietary patterns on late-life cognition, with accumulating evidence that combinations of foods and nutrients may act synergistically to provide stronger benefit than those conferred by individual dietary components. Higher adherence to the Mediterranean dietary pattern has been associated with decreased cognitive decline and incident AD. Another dietary pattern with neuroprotective actions is the Dietary Approach to Stop Hypertension (DASH). The combination of these two dietary patterns has been associated with slower rates of cognitive decline and significant reduction in incident AD. This review evaluates the evidence for the effects of some dietary components, supplements, and dietary patterns as neuroprotective, with potential to delay cognitive decline and the onset of dementia
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