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Homo ferox: The contribution of functional brain studies to understanding the neural bases of aggressive and criminal behavior
I centri per bambini e genitori. Le attività. Cosa si fa in un centro per bambini e genitori.
Sulla base di una ricerca empirica condotta presso Centri per bambini e genitori di due regioni italiane, Emilia-Romagna e Trentino- Alto Adige, si è proceduto all'analisi critica e descrittiva delle principali attività che connotano tali centri, nel rispetto delle diversificazioni assunte e in base a criteri geografico-culturali
I centri per bambini e genitori. Diversità in rete.
Sulla base di una ricerca empirica condotta in centri per bambini e genitori in due regioni italiane, Emilia-Romagna e Trentino-Alto Adige, si è proceduto a focalizzare il tema della diversità di offerta educativa e organizzativa di tali centri, nel rispetto degli obiettivi socio-educativi previsti dalla normativa che ha istituito detti servizi per l'infanzia
Le caratteristiche di un bravo infermiere: opinioni dei bambini a confronto
BACKGROUND: la letteratura che analizza la visione che il bambino ha dell’infermiere è molto carente e se non fosse per un contributo del 2008 (Randall D et al.), anche notevolmente datata (Fleitas JD 1997, Bluebond-Langner 1978). Eppure quando i bambini sono stati consultati hanno dato opinioni dettagliate, accurate e profondamente diverse da quelle dei loro genitori ed assistenti (Miller S 2000, Scott J 2000). OBIETTIVO dello STUDIO: conoscere le opinioni dei bambini ospedalizzati rispetto alle caratteristiche che un bravo infermiere deve possedere. DISEGNO: nello studio qualitativo è stato utilizzato l’approccio fenomenologico per descrivere l’esperienza vissuta dai bambini e scoprire i significati che essi assegnano alla figura infermieristica. DISCUSSIONE e CONCLUSIONI: ciò che sembra emergere dall’analisi dei dati è che un bravo infermiere si nasce e si diventa, che si ha bisogno di una formazione specifica, ma anche di alcune caratteristiche personali. Il bravo infermiere è un professionista calmo, allegro, paziente, capace di dialogare e portare rispetto, preparato, competente nelle tecniche infermieristiche ed esperto nel prendersi cura del bambino. Lo studio seppur realizzato su un piccolo campione mette in evidenzia la profondità e l’accuratezza delle opinioni espresse dai bambini
Le qualità distintive del bravo Infermiere secondo i bambini ospedalizzati: uno studio fenomenologico
IntroduzioneL’aspirazione di essere un “bravo infermiere” è un imperativo etico di tutti i professionisti infermieri, pediatrici e non. Non sempre, però, è chiaro, quali siano le qualità distintive che un infermiere deve possedere per essere considerato “bravo” dal paziente. I codici deontologici dettagliano compiti e virtù del buon infermiere dalla prospettiva delle organizzazioni professionali (1). Ma, probabilmente, ancora più ricco di spunti significativi per la pratica professionale e formativa è il punto di vista del paziente e nel nostro caso, del piccolo degente e della sua famiglia.Obiettivi della ricercaLo scopo dello studio realizzato è quello di analizzare le percezioni dei bambini ospedalizzati e conoscere le loro opinioni riguardo le caratteristiche che un bravo infermiere, che opera in pediatria, deve possedere. Queste informazioni potranno meglio orientare il curriculum formativo dell’infermiere e dell’infermiere pediatrico. L’approccio di ricerca di questo studio qualitativo è stata la fenomenologia, la quale ha come oggetto le esperienze vissute e l’interpretazione che ne danno i soggetti direttamente coinvolti.Materiali e metodiLo studio si è svolto presso il Dipartimento di Pediatria dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico di Modena dal 15 Aprile al 31 Maggio 2009.Lo strumento utilizzato è stata l'intervista qualitativa, proprio perché lo scopo di tale metodo è quello di comprendere il punto di vista del partecipante-intervistato e la sua visione del mondo, in base alle proprie esperienze vissute (8). L'intervista semi-strutturata è uno strumento aperto e flessibile e la sua caratteristica principale è il fatto che l'intervistatore è guidato da una traccia o guida (interview guide), che include una lista di domande o di aree tematiche da esplorare, per le quali abbiamo chiesto prima della somministrazione una verifica alla psicologa del reparto.Il campione scelto era composto da 10 bambini ospedalizzati con un’età compresa tra i 9 e i13 anni, ospedalizzati da almeno 3 giorni e con patologie acute. Costituiva un criterio di esclusione la presenza di patologie neurologiche e condizioni patologiche croniche.L’indagine sul campo si è svolta in due fasi. Nella prima fase è stata condotta e registrata l’intervista ai bambini in un ambiente silenzioso e senza la presenza di particolari distrazioni. Alle interviste erano presenti i rispettivi genitori per far si che i bambini si sentissero a proprio agio.Nella seconda fase al termine di ogni intervista il ricercatore ha compilato una scheda dove annotava com'era andata l'intervista, se c'erano state interruzioni, come era apparso l'intervistato e qualsiasi cosa fosse utile ricordare.Subito dopo iniziava la trascrizione integrale dell'intervista.Raccolta e analisi dei datiL'analisi qualitativa della ricerca mira a dare un senso a enormi quantità di dati, riducendo il volume delle informazioni. Il nucleo di questa analisi viene estrapolato nel modo in cui categorizziamo i dati e stabiliamo delle connessioni tra di essi.Il sistema di analisi utilizzato è il seguente:•subito dopo la fine di ogni intervista il ricercatore iniziava la trascrizione;•poi la leggeva per vedere se alcuni concetti espressi dai bambini non fossero chiari;•durante una seconda lettura dell'intervista completa, sottolineava le cose che apparivano più interessanti, i temi che emergevano dal racconto;•durante la terza lettura, per ogni tema emerso, ha stabilito un codice colore, un colore diverso per ogni tema;•ha quindi esaminato i testi di tutte le interviste per cercare ciascuno dei temi ed ha formulato un elenco di tutti i temi emersi ed esaminato le relazioni reciproche;•per ogni codice colore è stato creato un file al computer;•infine sono state assemblate tutte le parti di testo che riguardavo uno stesso codice colore, ripetendo la procedura per tutte le interviste, in questo modo tutti i pezzi di testo che riguardavano un codice sono stati riuniti nello stesso file per permettere di rilevare pattern o relazioni tra concetti.I dati raccolti sono stati suddivisi in 4 categorie di analisi:Qualità innatePer questa categoria è emerso che le qualità innate che un bravo infermiere ha o dovrebbe avere sono quelle di essere una persona calma, che non mette agitazione, affettuosa, sempre solare e rispettosa verso i bambini.Apprendimento attitudinaleMolte delle caratteristiche identificate in questa categoria potrebbero essere considerate qualità innate, tuttavia pensiamo che possano essere sviluppate con un’adeguata preparazione o training formativi supportati da infermieri pediatrici più esperti.Apprendimento dall’esperienzaIn questa categoria emergono le caratteristiche di un infermiere esperto nella pratica ed in quello che fa.Dalle risposte si evince l’importanza che ha per i bambini il fatto che gli infermieri passino più tempo con loro e siano disponibili.Apprendimento cognitivo e psicomotorioSicuramente gli aspetti attitudinali sono le prime cose che i bambini guardano e mettono in evidenza, ma non solo quelli.Secondo loro un bravo infermiere deve saper capire lo stato di salute del bambino, conoscere le malattie ed avere un’ottima padronanza delle tecniche infermieristiche.DiscussioneCiò che sembra emergere dall’analisi dei dati è che un bravo infermiere si nasce e si diventa, che si ha bisogno di una formazione specifica, ma anche di alcune caratteristiche personali. Il bravo infermiere è un professionista calmo, allegro, paziente, capace di dialogare e portare rispetto, preparato, competente nelle tecniche infermieristiche ed esperto nel prendersi cura del bambino. Lo studio seppur realizzato su un piccolo campione mette in evidenzia la profondità e l’accuratezza delle opinioni espresse dai bambini.Le qualità distintive del bravo infermiere che i piccoli degenti italiani identificano, sono pressoché sovrapponibili alle caratteristiche riportate negli studi di Randall et al. e Brady.In particolare, le seguenti:ogli aspetti empatici e comunicativi che devono caratterizzare il professionista infermiere (calmo, rilassato, carino, con un bel tono di voce, affettuoso, simpatico, divertente, allegro, che sa ascoltare e dialogare) (1,4,9);ola disponibilità e la presenza (stare a contatto con i bambini ed essere sempre disponibile, passare più tempo con i bambini) (1,4);oil rispetto (a me piace molto l’infermiere che mi dice quello che sta per fare) (1,4,10);ola competenza professionale (bravo a fare le cose, deve saper fare bene le punture, che sia bravo nella pratica) (1,4);ola sicurezza nell’agire professionale (essere istruiti e preparati per bene, così non creano danni magari, portare la medicina giusta al momento giusto) (1).Limiti dello studioI dati sono stati raccolti in un periodo di tempo relativamente limitato. Un durata maggiore della ricerca avrebbe consentito di ottenere un numero maggiore di dati, seppure alcuni dei temi tendevano già a ripetersi. ConclusioniLa presente indagine, pur su piccola scala, ha mostrato che i bambini sanno quali sono gli elementi che servono per formare un bravo infermiere. I piccoli degenti hanno fornito una visione dettagliata dell’infermiere e di ciò che si aspettano da lui, come persona e come professionista
I centri per bambini e genitori. Gli aspetti istituzionali.
Il contributo si struttura in tre capitoli differenti. Il primo capitolo, "Dalla Convenzione sui diritti dei bambini e delle bambine alla legge 28 agosto 1997, n. 285" sono analizzati i modelli di infanzia che è possibile evinvere dal testo della Convenzione sui diritti delle bambine e dei bambini e dai documenti ufficiali precedenti fino alla legge 285/97. Le immagini di infanzia individuate vengono affiancate dall'analisi di alcune scelte politiche ed istituzionali di stampo sociale ed educativo messe in atto per permettere il reale godimento dei diritti sanciti. Nel secondo capitolo, "Servizi educativi e sociali. Lo spazio della prevenzione e del sostegno" si affrontano nello specifico le azioni e gli interventi, dunque anche i servizi, a sostegno della genitorialità e della maternità e paternità responsabile che afferiscono sia al piano sociale sia a quello educativo.
Nel terzo capitolo "Nuove tipologie di servizio per i bambini e i genitori" vengono analizzate le proposte europee di servizi per bambini da zero a sei anni e per i loro genitori, dalle Maison francesi ai Mother and Toddler groups inglesi ai centri per bambini e genitori italiani
Profilo nutrizionale in età prescolare: indagine pilota in un campione di bambini della provincia dell’Aquila
INTRODUZIONE
L’infanzia precoce (3-5 anni) è un periodo critico per la prevenzione dell’obesità. I
comportamenti correlati al bilancio energetico, le caratteristiche psicologiche e i processi
fisiologici si strutturano a questa età, quando è ancora possibile l’ ‘imprinting’ con esperienze
determinanti per lo stile di vita futuro.
Lo studio osservazionale, a disegno trasversale, è finalizzato a descrivere il profilo
nutrizionale di bambini in età prescolare e dei rispettivi caregivers (genitori/tutori).
MATERIALI E METODI
Nell’A.S. 2017-2018 sono stati arruolati 108 caregivers degli alunni di due Scuole
dell’Infanzia della Provincia dell’Aquila ai quali sono stati somministrati due questionari proxy
già utilizzati nel progetto europeo ToyBox. Sono state rilevate variabili socio-demografiche,
attitudinali, comportamentali e di contesto e le frequenze di consumo dei principali gruppi di
alimenti. L’elaborazione statistica è stata di tipo descrittivo.
RISULTATI
L’età dei bambini è pari mediamente a 4.6 ± 0.9 anni (range 1.9 – 6.0 anni).
Il consumo di bevande da parte dei caregivers è risultato adeguato (prediligono acqua
limitando le bevande zuccherate) e quello di snack orientato a scelte salutari (per es. il 37%
sceglie frutta e il 28% verdure più di una volta al giorno, il 25% yogurt 5-6 volte alla
settimana). Tuttavia, il 25% di essi non dichiara un netto disaccordo con il consumo di
bevande zuccherate (succhi e bibite) da parte dei bambini ogni volta che questi lo desiderino
o con l’affermazione che berle tutti i giorni possa comprometterne la salute. Inoltre, è chiaro
il ruolo protettivo di frutta e verdura e la necessità di considerarli scelte salubri per lo
snacking, tuttavia una proporzione molto bassa di bambini consuma realmente verdure
crude o cotte, come confermato anche dai dati effettivi di consumo rilevati con il FFQ. Meno
chiara è l’opportunità di scegliere latte e yogurt non zuccherati per il loro bambini. Risultano
scarsi il consumo di prodotti da forno integrali, di pesce e di legumi.
CONCLUSIONI
Tra i limiti dello studio la bassa numerosità campionaria e la modalità di arruolamento non
randomizzato. Tra le prospettive di ricerca future, la definizione di sottogruppi a maggior
rischio, per caratteristiche socio-demografiche come la cittadinanza e il livello di istruzione.
Lo studio fa emergere la necessità di formare i caregivers sulla salute nutrizionale fin dall’età
precoce e di renderli confidenti sulle loro capacità di superare le barriere percepite rispetto a
modelli alimentari più salubri nei loro bambini
Giochi di bambini. Riproduzione interpretativa e culture dei pari
Il capitolo mostra le forme con cui, nei giochi dei bambini all'interno degli spazi per l’infanzia, le tensioni,i conflitti e le alleanze si combinano in un ambito nel quale l’intervento degli insegnanti corre il pericolo di distruggere mondi e modi di costruire le culture dei bambini, quelle che essi costruiscono attraverso le loro interazioni tra pari
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