1,720,998 research outputs found

    ‘Something I cannot look at’: Ruins and dialectic of temporalities in southwest post-mining Sardinia (Italy)

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    A partire da un’ampia ricerca sul campo nel sud-ovest della Sardegna incentrata sulle memorie degli ex minatori, questo articolo esplora la dialettica delle temporalità all’interno delle comunità post-minerarie. Attraverso il punto di vista degli ex minatori e degli individui coinvolti nei processi di patrimonializza- zione, il testo esamina i diversi percorsi che emergono dal declino dell’industria mineraria e le rovine materiali e sociali che questo ha lasciato nel quadro delle nozioni di ruins e ruination come discusse da Ann Stoler. Leggendo la chiusura delle miniere attraverso i concetti di apocalisse culturale e crisi di presenza di Ernesto De Martino, l’articolo esplora come la crisi conduca a varie forme di coinvolgimento con il passato minerario. La storia mineraria viene rivitalizzata attraverso molteplici attività che reinterpretano e utilizzano diversamente ruins e ruination. Mentre i soggetti patrimonializzanti vedono le ruins come monumenti da promuovere per il turismo, essi percepiscono il degrado ambientale come una ruination attiva che necessita di essere bonificata. Al contrario, gli ex minatori vedono le vestigia dell’attività mineraria come una costante ruination, che sim- boleggia il decadimento e il rischio di una crisi di presenza. Le relazioni sociali forgiate all’interno della comunità mineraria sono viste come una forma di rovina mitica che può essere utilizzata per rilanciare le relazioni sociali, principalmente quelle di classe, che sono decadute nel tempo.Based on extensive fieldwork in southwest Sardinia focused on the memories of former miners, this article explores the dialectic of temporalities within post- mining communities. Through the perspectives of former miners and indivi- duals involved in heritage-making, the article examines different pathways emerging from the decline of the mining industry and the resulting material and social remnants. This framework relates to the material and social aspects of ruins and ruination, as Ann Stoler discusses. I analyse the closure of mines through De Martino’s concepts of cultural apocalypse and crisis of presence. The article explores how the crisis, triggered by mine closures, leads to various forms of engaging with the mining past. Different subjects interpret and use ruins and ruinations, revitalizing mining history differently. While heritage- makers view ruins as monuments to be promoted for tourism, they also perceive environmental degradation as active ruination requiring remediation. Conversely, former miners see remnants of mining as ongoing ruination, sym- bolizing decay and the risk of a crisis of presence. The social relations forged within the mining community are seen as a form of mythical ruin that can be employed to revive social relations, primarily those of class, which have faded over time

    Sull'orlo del pregiudizio. Razzismo e islamofobia in una prospettiva antropologica

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    «Io non sono razzista!» è una premessa a molti discorsi, più o meno pubblici, più o meno etnocentrici. Essa precede spesso un «ma» e colloca automaticamente il soggetto che parla fuori da un campo ritenuto non “presentabile”, “barbaro” e “incivile” almeno quanto i protagonisti delle frasi che la seguono: migranti, stranieri, musulmani o altri ancora. Dietro quel «ma» si celano i discorsi oggetto di questo libro. Frutto di un percorso pluriennale di ricerca, Sull’orlo del pregiudizio esplora, a partire da una prospettiva antropologica, alcune pratiche discorsive (interventi parlamentari, vecchia e nuova comunicazione scritta, video) entro cui si producono forme di costruzione dell’alterità e delle appartenenze. Scavare all’interno dei discorsi, sviscerarne le premesse e le conseguenze, le condizioni storico-politiche e la performatività è il contributo che questo libro vuole dare affinché si eviti di cadere dall’orlo del pregiudizio

    Mondi sconosciuti. La scoperta della miniera nelle storie di vita dei minatori sardi

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    A partire da una pluriennale ricerca etnografica sulle memorie dei minatori del Sulcis-Iglesiente (Sardegna), l'articolo presenta alcuni frammenti di storie di vita riguardanti la 'scoperta' della miniera. Analizzando le narrazioni attorno all'ingresso in miniera e all'incontro con mondi sotterranei sconosciuti, vedremo come differenti origini geografiche dei minatori influenzino significativamente il loro rapporto con il lavoro minerario. L'articolo mostra come il differente capitale culturale dei minatori è coinvolto nella loro interpretazione dell'incontro con ambienti sconosciuti. Differenti concezioni del lavoro producono diverse idee di lavoro minerario, influenzando la modalità con cui i minatori concepiscono il rischio e l'addomesticamento dello spazio.Starting from a multi-year ethnographic research on the memories of the miners of Sulcis-Iglesiente (Sardinia), the article presents some fragments of life histories concerning the 'discovery' of the mine. Analyzing the narratives about the admittance to the mines and the encounter with unknown underground worlds, we will see how different geographical origins of the miners significantly influences their relationship with the mining work. The article show how the different cultural capital of the miners is involved in their interpretation of encounters with unknown environments. Different conception of work produce different conception of mining world, influencing the way in which the miners feel the risk and the domestication of mining space

    Annamaria Rivera, La città dei gatti: Antropologia animalista a Essaouira, Bari, Dedalo, 2016, pp. 200

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    Book review of Annamaria Rivera, La città dei gatti: Antropologia animalista a Essaouira, Bari, Dedalo, 2016, pp. 200.Recensione di Annamaria Rivera, La città dei gatti: Antropologia animalista a Essaouira, Bari, Dedalo, 2016, pp. 200

    Un silenzio pieno di rumori: Il contesto sonoro nella storia di vita di un minatore

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    4’33” John Cage’s work can be read as an attempt to desacrate the mindful listening of classical music by the elimination of the “sound” in a place programmatically aimed at removing the “noise”. The setting of life histories is conceived like a “place of silence”, in which technical tools and ethnographer’s skills contribute to reduce the background noises. However, in ethnography, “silence” can be read not only as absence of communication – although that could also be assumed as significant (Basso 1970) –, but as an aural field to explore, with its soundscapes and corporeal signals. Starting from Michael Herzfeld’s challenge (2006), who suggests to re-think the sensory ethnography in order to «resensitize» anthropology as a whole, this article proposes a tranche de vie of Giovanni, an elderly miner from Sardinia. The ethnographic description focuses on the voice of Giovanni, and the aural spectrum of the place and the bodies involved, recording them by a videocamera. The «silence full of noise» (Cage 1977: 221) that emerges during the “deferred listening” of the video allows to extend the thick description of Giovanni’s remembrance.L’opera 4’33” di John Cage può essere letta come un tentativo di dissacrare lo spazio dell’ascolto attento della musica “colta” attraverso l’eliminazione del “suono” in un luogo in cui paradigmaticamente si punta a ridurre il “rumore”. Il setting delle storie di vita viene costruito come un luogo “del silenzio”, in cui la predisposizione tecnica e l’abilità dell’etnografo concorrono alla riduzione dei rumori di fondo e dei disturbi. Il silenzio in etnografia non può, tuttavia, essere letto soltanto come una assenza di comunicazione, per quanto “significativa” (Basso 1970), ma come un campo da esplorare anche uditivamente, che lascia emerge soundscapes e segnali corporei. A partire dalla sfida della sensory ethnography come contributo alla «risensibilizzazione» dell’antropologia (Herzfeld 2006) l’articolo presenta un frammento di storia di vita di Giovanni, anziano minatore sardo. La descrizione etnografica si concentra sulla voce di Giovanni e sull’intero spettro sonoro del luogo e dei corpi presenti, registrati tramite una videocamera. Il «silenzio pieno di rumore» (Cage 1977: 221) che emerge dall’“ascolto differito” del video consente di offrire una maggiore densità alla rammemorazione e al racconto di Giovanni

    Huwiyya. Figli di profughi palestinesi e migranti dal Mashreq in Sardegna

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    Il volume raccoglie saggi scaturiti dal progetto Hawia, l’identità, promosso dall’Associazione Amicizia Sardegna Palestina al fine di favorire una riflessione critica e consapevole sulle stratificazioni di appartenenza tra i giovani di ‘seconda generazione’ nell'area vasta di Cagliari. I testi pro­posti ripercorrono i principali risultati della ricerca concentrandosi sui temi della produzione e riproduzione delle appartenenze, delle relazioni sociali e sul rapporto con le religioni

    Rom: linguaggi istituzionali e (auto)rappresentazioni in due recenti volumi

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    Book review of Martina Giuffré, ed, Uguali, diversi, normali. Stereotipi, rappresentazioni e contronarrative del mondo rom in Italia, Spagna e Romania, Roma, Castelvecchi, 2014, pp. 286; Leonardo Piasere, Nicola Solimano, Sabrina Tosi Cambini, eds, Wor(l)ds which Exclude. The Housing Issue of Roma, Gypsies and Travellers in the Language of the Acts and the Administrative Documents in Europe, Fiesole, Fondazione Michelucci Press, 2014, pp. 240.Nota critica di Martina Giuffré, a cura di, Uguali, diversi, normali. Stereotipi, rappresentazioni e contronarrative del mondo rom in Italia, Spagna e Romania, Roma, Castelvecchi, 2014, pp. 286; Leonardo Piasere, Nicola Solimano, Sabrina Tosi Cambini, eds, Wor(l)ds which Exclude. The Housing Issue of Roma, Gypsies and Travellers in the Language of the Acts and the Administrative Documents in Europe, Fiesole, Fondazione Michelucci Press, 2014, pp. 240

    Cose da prendere sul serio. Le antropologie di Giulio Angioni

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    Questa raccolta di scritti rendere omaggio all’antropologo Giulio Angioni: senza cedere alla tentazione celebrativa ma cogliendo l’occasione per discutere temi e problemi, offrendo un contributo di riflessione. Non solo memorie, ricordi e scritti di circostanza, quindi, ma – direbbe Gramsci – «cose da prendere sul serio», come quelle con cui l’antropologo (ma anche il narratore) che si omaggia con questo libro, ha cercato – e ancora cerca – di fare i conti per una vita intera
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