1,721,007 research outputs found

    Le rituel de la mort il y a 12.000 ans: la sépulture de Villabruna en Italie

    No full text
    L’Abri Villabruna se trouve le long du flanc gauche de la Vallée du Cismon dans les Dolomites Vénitiennes, à 500 mètres d’altitude. Immédiatement en amont de la confluence des torrents Cismon et Rosna, la démolition d’un grand conoide détritique adossé à une paroi rocheuse a mis au jour des abris sous roche, en grande partie remplis d’apports détritiques. Les travaux de déblaiement ont détruit une parte importante des dépôts, n’épargnant que quelques restes contre la paroi rocheuse, fouillés en 1988-89. Le remplissage de l’abri le plus grand est formé par des apports détritiques dans lesquels s’intercalent des niveaux de fréquentations humaines de la dernière phase du Paléolithique supérieur (Epigravettien récent). Cinq datations au radiocarbone assignent au niveau d’occupation inférieur un age radiocarbone de 12.000 ans, qui correspond à un age réel autour de 14.000 ans. L’existence d’une sépulture fut suggérée au début des recherches par le nettoyage d’une coupe artificielle, qui mit au jour deux fémurs humains encore en position anatomique, mais brisés par les moyens mécaniques qui permirent la découverte du site. Les fouilles montrèrent une fosse de forme à peu près rectangulaire, creusée dans les sédiments détritiques, d’une profondeur de 30 - 40 centimètres. Le corps d’un homme de près de 170 centimètres de hauteur, décédé aux environs de 25 ans, avait été déposé en position étendue, couché sur le dos, la tête appuyée contre la paroi rocheuse de l’abri et penchée vers la gauche, les bras étendues le long des flancs. La datation des charbons dans le terreau qui remplissait la fosse est la même que celle de la couche archéologique

    La Grotta di Fumane, gli ultimi Neandertaliani e i primi sapiens nei Monti Lessini.

    No full text
    Il progetto di ricerca vuole approfondire il quadro delle conoscenze sulla cultura e sul modo di vita degli ultimi neandertaliani che frequentavano la Grotta di Fumane e i Monti Lessini occidentali e confrontarle con quelle dei primi sapiens. In particolare, si vogliono ricostruire le modalità delle frequentazioni antropiche, comprenderne le finalità e porle in rapporto con le potenziali risorse litiche e alimentari disponibili nel territorio montano e nelle zone vallive. Fine ultimo è il confronto tra i comportamenti dei neandertaliani e dei primi uomini anatomicamente moderni per comprendere le cause che hanno portato al successo bio-culturale di questi ultimi in un breve intervallo cronologico. Finanziato con 60.500euro da: Comunità Montana della Lessinia, Fondazione CARI Verona, Regione del Veneto – Dipartimento Cultura, Comune di Fumane, Comune di Sant’Anna d’Alfaedo

    The symbolic behaviour of the first modern humans the Fumane cave evidence (venetian Prealps)

    No full text
    Despite the modest number of finds, the production of Aurignacian figurative art shows notable variety. All the sculptures from the caves of the Swabian Jura (Conard and Bolus, 2003; Hahn, 1970, 1982) all the engravings of the Dordogna shelters (Leroi-Gourhan, 1965), the paintings at the entrance of the Fumane Cave and the paintings of the Chauvet Cave (Clottes, 1997, 1999, 2001) suggest some centers, every one of which develops themes, in part common to each other, using one’s own expressive language. This admission is not opposed with the attribution of all the Aurignacian sites, that is seen as a great systematic entity characterized by common technological bases - the blade and bladelet production in the lithic industry, the making of points taken from animal bones - to which groups used to different environments who had developed ways of life, economic systems, social structures and most probably different cultures, joined

    Pitture aurignaziane nella Grotta di Fumane

    No full text
    L’arte figurativa aurignaziana è nota soltanto attraverso un piccolo numero di ritrovamenti, anche se la si considera in rapporto alla produzione artistica paleolitica di età più recente. Tali ritrovamenti sono concentrati soprattutto in due aree: nel Giura svevo e in Dordogna. Le sculture animali e antropomorfe trovate nei depositi aurignaziani di sette grotte dell’Alta Valle del Danubio, nel Giura svevo, costituiscono un insieme omogeneo. Esso si caratterizza per natura dei supporti (avorio) varietà degli animali rappresentati (tra i quali hanno un ruolo preminente felini e mammut), realismo nelle raffigurazioni di particolari anatomici, ampio uso di motivi costituiti da bande di punti, di tratti o di croci sulle figure animali o umane, senza rapporto con la loro anatomia (forse con intenzione unicamente decorativa), colorazione delle statuette. Un particolare interesse, in relazione all’antropomorfo di Fumane, rivestono i quattro antropomorfi, diversi l’uno dall’altro per il modo di rappresentare la figura umana (raffigurazione sommaria a Vogelherd, schematica a Geissenklösterle, molto complessa a Hohlenstein-Stadel) e i per contenuti (raffigurazione di esseri ibridi o di uomini mascherati) (Hahn, 1971, 1982). Va ricordato un altro ritrovamento isolato nordalpino, proveniente dalla media Valle del Danubio: la figura femminile ritagliata in una lastra di scisto del sito aurignaziano all’aperto di Galgenberg (Neugebauer Maresch, 1989). Un secondo centro, anch’esso omogeneo, è rappresentato dalla produzione venuta in luce nei depositi aurignaziani di alcuni ripari della Dordogna: grandi blocchi dipinti o più frequentemente incisi con tratti grossolani ottenuti mediante picchettature seguite da raschiatura. Le incisioni rappresentano figure di vulve o di animali disegnati molto sommariamente (Peyrony, 1934). In questo quadro, la produzione pittorica di Fumane può rappresentare un terzo centro, caratterizzato dall’utilizzo dell’ocra rossa per rappresentare le figure animali e umane con un linguaggio pittorico molto “primitivo”

    Grotta di Fumane

    No full text
    Direzione dello scavo archeologico nella Grotta di Fumane, comune di Fumane in Valpolicella, VR, in convenzione con il Ministero dei Beni Ambientali e Culturali. Sito abitato nel Paleolitico medio e superiore, datato tra 90.000 e 30.000 anni dal presente. La campagna di scavo ha interessato gli strati aurignaziani nel settore esterno della cavità

    La spiritualità dei primi uomini moderni: le evidenze della Grotta di Fumane

    No full text
    Le conchiglie marine ritrovate nel deposito aurignaziano della Grotta di Fumane rappresentano una delle collezione più numerose e meglio conservate trovate in siti abitati dai primi uomini moderni. L’interesse dei cacciatori aurignaziani era rivolto verso specie con colorazioni vivaci come Homalopoma sanguineum, la più rappresentata all’interno dell’associazione. Le conchiglie, che in base alle datazioni radiometriche effettuate su tre campioni risultano contemporanee all’occupazione, rappresentano una testimonianza importante della malacofauna vivente nel Mediterraneo durante l’Interpleniglaciale würmiano, in una fase di relativa trasgressione marina. Sono state raccolte tra il detrito conchigliare; l’acquisizione delle stesse può essere avvenuta mediante una apposita spedizione oppure tramite una rete di scambi tra gruppi diversi. La distribuzione spaziale delle conchiglie relativa alle unità stratigrafiche A2+A2R+A3 evidenzia la presenza di una riserva di conchiglie intere non forate nella zona orientale dell’atrio della grotta. I rimontaggi tra frammenti appartenenti alla specie di bivalve Glycymeris insubrica hanno permesso la ricostruzione di qualche esemplare intero, offrendo indicazioni utili per una corretta lettura della serie stratigrafica. Alcune conchiglie forate recano sui margini della perforazione le tracce evidenti di abrasione e lucidatura, dovute allo scorrimento della conchiglia su cordame vegetale; si può ipotizzare che esse venissero impiegate come puri oggetti ornamentali o come elementi simbolici (gerarchia all’interno del clun, distinzione tra clun differenti, ...)
    corecore