1,720,976 research outputs found

    Recensione di: Marta Nicolo, Un impegno controcorrente. Umberto Terracini e gli ebrei (1945-1983), Zamorani, Torino, 2018

    No full text
    Recensione di: Marta Nicolo, Un impegno controcorrente. Umberto Terracini e gli ebrei (1945-1983), Zamorani, Torino, 201

    La sinistra e gli ebrei, tra concezioni ideologiche e scelte politiche

    Full text link
    Passando in rassegna alcune pubblicazioni straniere sull’evoluzione del rapporto tra la sinistra e gli ebrei, la nota affronta questo complesso e sfaccettato tema in una prospettiva di lungo periodo. Mette in evidenza come tale rapporto sia stato influenzato tanto dal modo in cui la questione ebraica fu affrontata dai principali teorici marxisti tra la seconda metà dell’Ottocento e la Shoah, quanto dalla politica seguita dall’Unione Sovietica nei confronti della minoranza ebraica e dalle posizioni assunte dalla forze di sinistra in merito al conflitto arabo-israeliano, soprattutto in seguito alla guerra dei sei giorni. Sottolinea come la sinistra non sia stata immune dall’influenza di stereotipi riguardanti gli ebrei e come il rapporto tra antisionismo e antisemitismo rappresenti un nodo storico difficile da sciogliere

    Il processo Slánský e la sinistra italiana

    No full text
    Nell’ambito dell’ondata di epurazioni imposte da Stalin nelle “democrazie popolari” nel secondo dopoguerra, il processo-farsa tenutosi a Praga nel novembre 1952, e che vide come principale imputato l’ex numero due del regime cecoslovacco, Rudolf Slánský, rappresenta uno dei casi più emblematici e significativi. Per i profili dei personaggi coinvolti, e per il rilievo attribuito all’accusa di “sionismo”, tale processo segnò una svolta rispetto ad analoghi casi precedenti. Una svolta che si conciliava con i mutamenti in atto nella politica mediorientale del Cremlino e con l’intensificarsi all’interno dell’Unione Sovietica di campagne e misure di stampo antisemita, culminate – il 13 gennaio 1953 – nella denuncia del “complotto dei medici”. Proponendosi di analizzare l’atteggiamento tenuto da comunisti, socialisti e socialdemocratici italiani di fronte agli sviluppi del “caso Slánský”, il saggio mette in evidenza come quella vicenda diede adito ad un acceso e aspro confronto tra le forze della sinistra italiana, incentrato su questioni fondamentali, come quelle dell’antisemitismo e della natura del regime sorto dalla rivoluzione bolscevica, che fu profondamente influenzato dalle logiche di schieramento dei primi anni della Guerra Fredda, e che finì per intrecciarsi anche con le polemiche sulla controversa condanna dei coniugi Rosenberg negli Stati Uniti e sulla cosiddetta “legge truffa”.The show trial against Rudolf Slánský, the second-in-command of Czechoslovakia’s regime until his arrest, was one of the most emblematic and important cases among the purges organised by Stalin in the “people’s democracies”. This trial took place in November 1952 in Prague, and is considered as a turning point due to the profile of the people involved and the relevance given to the charge of “Zionism”. This turning point has to be seen in accordance with the changes occurring in the Middle East policy of the Kremlin as well as with an increase of anti-Semitic campaigns and measures, which culminated – on January 13, 1953 – in the “doctors’ plot” complaint. This essay has the twofold aim of analysing the approach of Italian communists, socialists and social democrats to the Slánský case, and of presenting the subsequent heated confrontation among the Italian Left Parties. This essay shows how the Slánský Trial triggered the discussion on such key subjects as anti-Semitism and the nature of the regime arisen from the Bolshevik revolution. The discussion among the Italian Left Parties was deeply influenced by political alignments during the first years of the Cold War and was also intertwined with the controversy on the Rosenbergs’ sentence in the United States and on the so-called legge truffa

    La missione di Randolfo Pacciardi in Medio Oriente (11 settembre-5 ottobre 1958)

    No full text
    Tra l’11 settembre e il 5 ottobre 1958 Randolfo Pacciardi si recò nelle principali capitali del Medio Oriente ed incontrò i maggiori dirigenti del mondo arabo e di Israele dell’epoca: da Nasser a Ben Gurion, da Kassem a re Saud, da re Hussein a Camille Chamoun. La missione, pur non avendo un carattere ufficiale, gli era stata affidata dal presidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Amintore Fanfani, e si svolse pochi mesi dopo che importanti avvenimenti avevano mutato l’assetto mediorientale: la fondazione della Repubblica Araba Unita, il colpo di Stato che aveva rovesciato la monarchia filo-britannica in Iraq e l’intervento militare angloamericano in Libano e Giordania. Il saggio, dopo averla contestualizzata nel quadro politico italiano e mediorientale, ne ricostruisce le tappe attraverso i dettagliati – e finora inediti – resoconti redatti dall’autorevole esponente del Partito repubblicano italiano, sottolineando la scaltrezza con cui Pacciardi seppe condurre i suoi colloqui e cercando di individuare gli intenti che spinsero Fanfani ad attribuirgli tale incarico.Between September 11th and October 5th, 1958 Randolfo Pacciardi visited the main capitals of the Middle East and met all the most important executives of the Arab world and of Israel, among which Nasser and Ben Gurion, Kassem and King Saud, King Hussein and Camille Chamoun. The Premier and Ministry of Foreign Affairs Amintore Fanfani had entrusted him with this task, even if not officially. The mission took place only few months after some important events had changed the Middle Eastern context: the founding of the United Arab Republic, the coup d’état which had overthrown the pro-British monarchy in Iraq and the AngloAmerican military intervention in Lebanon and Jordan. This essay contextualizes Pacciardi’s mission in the Italian and Middle Eastern situation and retraces its stages through the unpublished and detailed reports written by this important representative of the Italian Republican Party. While the essay identifies the reasons that led Fanfani to entrust him with this task, it also puts particular emphasis on Pacciardi’s cleverness in carrying out his Middle-Eastern talks

    Recensione di: Marcella Emiliani, Medio Oriente. Una storia dal 1918 al 1991, Laterza, Roma-Bari, 2012; Marcella Emiliani, Medio Oriente. Una storia dal 1991 a oggi, Laterza, Roma-Bari, 2012

    No full text
    Recensione dei volumi "Medio Oriente. Una storia dal 1918 al 1991" e "Medio Oriente. Una storia dal 1991 a oggi" di Marcella Emilian

    La stampa della sinistra italiana e il conflitto arabo-israeliano-palestinese. Dalla guerra dei sei giorni alla guerra dello Yom Kippur

    No full text
    L’articolo ricostruisce il modo in cui il conflitto arabo-israelo-palestinese viene percepito e rappresentato, nei sette anni che vanno dalla guerra dei sei giorni (5-11 giugno 1967) alla guerra dello Yom Kippur (6-25 ottobre 1973), dagli organi di stampa del Pci («l’Unità»), del Psiup («Mondo nuovo»), del Psi («Avanti!»), del Psdi («Umanità»), del Pri («la Voce repubblicana») e di due gruppi della sinistra extraparlamentare sorti in seguito al ’68 («il Manifesto» e «Lotta continua»). In particolare, vengono analizzate le loro differenti valutazioni sul terzo conflitto arabo-israeliano; sulle priorità e gli ostacoli ad una soluzione della controversia che caratterizza il Medio Oriente; sullo Stato di Israele e i regimi nasseriano in Egitto e baathista in Siria; sul sionismo e il socialismo arabo; sulla riemersione della questione palestinese e il fenomeno del terrorismo palestinese; sul quarto conflitto arabo-israeliano e la crisi petrolifera ad esso collegata.This article restores the way the Arab-Israeli-Palestinian conflict has been described and perceived from the Six-Day war (5-11 june 1967) to the Yom Kippur war (6-25 october 1973), by the official newspapers of the Pci («L’Unità»), the Psiup («Mondo nuovo»), the Psi («Avanti!»), the Psdi («Umanità»), the Pri («La Voce repubblicana»), and by two groups of the extra-parliamentary left formed in the years after the 1968 («il Manifesto» and «Lotta continua»). In particular, their different considerations on the third Arab-Israeli war have been examined as well as on the priority and the obstacles to the settlement of the controversy which characterizes the Middle East; on the State of Israel and the Nasserian regime in Egypt and the Ba’athist one in Syria; on the Zionism and the Arab socialism; on the re-emerging Palestine question and the phenomenon of Palestinian terrorism; and finally on the fourth Arab-Israeli war and the consequent energy crisis

    Recensione di: Claudio Vercelli, Il negazionismo. Storia di una menzogna, Laterza, Roma-Bari, 2013

    No full text
    Recensione del volume "Il negazionismo. Storia di una menzogna" di Claudio Vercell

    Le sinistre italiane e il conflitto arabo-israelo-palestinese. 1948-1973

    Full text link
    Il conflitto arabo-israelo-palestinese rappresenta una delle questioni internazionali che hanno maggiormente caratterizzato il Novecento, una controversia complessa che si sviluppa su diversi piani e che costituisce ancora oggi un tema della politica mondiale. Il volume ricostruisce il modo in cui tale conflitto è stato percepito, letto, interpretato e rappresentato dalle forze politiche italiane “di sinistra”, nel periodo compreso tra la fondazione di Israele e la guerra del Kippur. Analizza le posizioni assunte dal Pci, dalle diverse anime del socialismo italiano, dalla cosiddetta “nuova sinistra”, ma anche dalla sinistra laica e dalla sinistra democristiana. Mette in evidenza come le molteplici sfaccettature e implicazioni delle vicende mediorientali abbiano offerto a partiti e movimenti politici l’occasione per confrontarsi con processi storici più generali, costringendoli a una costante verifica delle loro impostazioni ideo­logiche e delle loro analisi della situazione internazionale, sollecitandoli a una riflessione sui temi della condizione ebraica, dell’antisemitismo e della decolonizzazione nell’età contemporanea

    Nasser e il conflitto arabo-israeliano

    No full text
    I sedici anni in cui Jamâl ‘Abd al-Nâsir (Nasser) ha governato l’Egitto hanno segnato, tanto sul piano diplomatico-militare quanto su quello ideologico, una fase molto importante del conflitto arabo-israeliano. La visione nasseriana della questione palestinese, partendo dalla convinzione che l’origine di tutte le rivendicazioni israeliane e palestinesi sia da ricondurre all’ambiguità della politica britannica durante il primo conflitto mondiale, collega in maniera inscindibile l’unità araba, la causa antimperialista e la lotta contro lo Stato ebraico. Nell’articolo, dopo un breve excursus storico-culturale sulla collocazione geopolitica dell’Egitto nel quadrante mediorientale, vengono analizzate le vicende storiche degli anni caratterizzati dell’egemonia politica di Nasser: dalla sua ascesa al potere alla sua consacrazione come guida del mondo arabo in seguito al successo diplomatico riportato al termine della guerra del Sinai, alla disfatta militare e politica riportata nella guerra dei sei giorni. In particolare viene approfondito il filo conduttore della politica e dell’ideologia nasseriane: la rivendicazione per l’Egitto del ruolo di paese-guida del mondo arabo, sentita come assunzione della responsabilità politica di risolvere la questione palestinese attraverso la realizzazione dell’unità araba e la cacciata degli stranieri dal suolo arabo. D’altra parte emerge come l’egemonia culturale e politica di Nasser – anche al suo apice – fosse apparente e minata da forti limiti endogeni: le rivalità interne al mondo arabo. La fine del sogno dell’unità araba, con l’allontanamento dalle ideologie del panarabismo e del socialismo arabo, e la conseguente sostituzione delle concezioni laiciste con un islamismo politico fondamentalista hanno caratterizzato l’intero mondo musulmano dalla guerra del ’67 fino ai nostri giorni.In the course of sixteen years of Jamâl ‘Abd al-Nâsir’s (Nasser’s) Egyptian government, a very important phase of the Arab-Israelian conflict (both about diplomatic-military and ideological plan) has taken place. Nasser’s sight of the question was a consistent elaboration of the belief that the starting-point of every Palestinian and Israelian claim has to be taken back to the British politic’s ambiguity starting from the First World War. This point of view links the Arab unity, the anti-imperialist question and the fight against the Jewish State in an inseparable way. The historical events concerning the period of Nasser’s political hegemony are analyzed after a short historical-cultural excursus regarding the Egyptian geopolitical position in the Middle East’s scenario. This article analyse the whole situation in Egypt, starting from Nasser’s rise to power, arriving to his “anointment” as the Arabian world’s leader after this diplomatic success during the Sinai’s war and ending with the military-political defeat carried during the Six Days War. The guiding thread regarding Nasser’s politic and ideology is investigated with all the details of the situation, looking at the Egyptian’s claim to be the leader-country in Arab world, as a political taken – upon responsibility for something like the Palestinian question’s solution through the Arab unity realization and the stranger’s expulsion from the Arab land. Nasser’s political-cultural hegemony was, however, a not real thing and it was damaged because of internal problems: the fights inside Arab world. The end of Arab unity dream, with the panarabic and socialist ideology’s removal, the consequent laical conceptions’ sostitution replacement with extremist political Islamism, has marked the Muslim world starting from the war of ’67 and the ending of our days.Les seize années pendant lesquels Jamâl ‘Abd al-Nâsir (Nasser) a gouverné l’Égypte ont marqué, aussi sous l’aspect diplomatique et militaire, que du coté de l’idéologie, une phase très important du conflit israélo-arabe. Dans la vision nassérienne de la question palestinienne, qui se fonde sur sa conviction que l’origine de toutes les revendications israéliennes et palestiniennes puisse se reconduire à l’ambiguïté de la politique britannique pendant la première guerre mondiale, l’unité du monde arabe, la cause antimpérialiste et la lutte contre l’État juif sont inséparablement liées. L’article, après un bref excursus historique-culturel concernant la collocation géopolitique de l’Égypte au quadrant du Moyen Orient, a analysé les événements historiques des années de l’hégémonie politique de Nasser, à partir de sa prise du pouvoir à la consécration comme guide du monde arabe, suivie au succès diplomatique à la fin de la guerre du Sinaï, jusqu’à la défaite militaire et politique subie au temps de la guerre des six jours. Cet article approfondit surtout le fil rouge de la politique et de l’idéologie nassériennes: la revendication pour l’Égypte du rôle de leadership du monde arabe, perçue comme sa propre prise de responsabilité politique pour résoudre la question palestinienne par le moyen de la création de l’Arabie unie et l’expulsion des étrangers du sol arabe. De toute façon on s’aperçoit que l’hégémonie culturel et politique de Nasser — même à son sommet — était minée par un facteur endogène, la rivalité à l’intérieur du monde arabe. La fin du rêve de l’Arabie unie avec l’abandon des idéologies du panarabisme et du socialisme arabe, et le remplacement de ces idées empreintes de laïcisme avec un islamisme politique fondamentaliste ont caractérisé le monde musulman tout entier depuis la guerre du 1967 jusqu’aujourd’hui

    Recensione di: Marco Gervasoni (a cura di), Storia delle sinistre nell'Italia repubblicana, Marco Editore, Lungro di Cosenza, 2011

    No full text
    Recensione di Marco Gervasoni (a cura di), Storia delle sinistre nell'Italia repubblicana, Marco Editore, Lungro di Cosenza, 201
    corecore